Chiuso da oltre 20 anni, ora la svolta: nuova vita per l’ex Palazzo delle Finanze a Palermo
Negli anni sono stati ipotizzati diversi riusi, senza nessuna soluzione, adesso è l’Università a provare a dargli una destinazione stabile. L'intervista al rettore
L'ex Palazzo delle Finanze (foto de "Le Vie dei Tesori")
L’ex Palazzo delle Finanze di piazza Marina potrebbe diventare il primo grande studentato gestito direttamente dall’Università di Palermo. Dopo oltre vent’anni di abbandono, l’Ateneo ha avviato il percorso per ottenere l’edificio e trasformarlo in un polo universitario con alloggi, biblioteche e spazi aperti anche alla città.
L’assegnazione non è ancora formalizzata, ma l’iter è già partito. «Entro l’autunno dovrebbe arrivare la concessione definitiva da parte del Demanio», racconta a Balarm il rettore Massimo Midiri. Subito dopo dovrebbe partire la progettazione degli interventi necessari per recuperare un immobile rimasto inutilizzato dal 2004.
L’idea nasce soprattutto da una necessità che l’Università considera ormai urgente: trovare nuovi posti letto per gli studenti. UniPa, infatti, non dispone di residenze gestite direttamente ma dipende dall’Ersu, l’ente regionale per il diritto allo studio. «I posti disponibili sono tutti occupati, e sappiamo che migliaia di ragazzi restano fuori», sottolinea Midiri.
Tra chi resta fuori c’è anche chi non rientra nelle graduatorie perché supera, magari di poco, le soglie previste, mentre molti studenti che arrivano dalla provincia sono costretti a rivolgersi al mercato privato. È proprio su questo fronte che l’Ateneo vuole iniziare a intervenire: «Dobbiamo offrire a chi è in difficoltà non soltanto la possibilità di studiare senza pagare le tasse, ma anche quella di avere un posto dove stare», spiega il rettore.
La disponibilità di alloggi è diventata anche una condizione essenziale per attrarre studenti stranieri e rafforzare gli scambi internazionali: «Molti accordi con università straniere non partono perché non riusciamo a garantire una sistemazione - osserva Midiri -. Ci chiedono dove potranno alloggiare: se l’unica soluzione è cercare un B&B, spesso rinunciano a venire».
Ma il nuovo polo non sarà soltanto una residenza universitaria. All’interno dell’edificio l’Università immagina anche biblioteche, luoghi di studio e di incontro e un caffè letterario accessibile a tutti: «Vorrei creare spazi dove le persone possano fermarsi, leggere un libro, incontrarsi», racconta il rettore.
La posizione, del resto, è particolare: il palazzo sorge accanto allo Steri, che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più centrale nella vita culturale cittadina, ospitando concerti, incontri e manifestazioni: «Abbiamo lavorato molto per creare un rapporto di osmosi tra Università e cittadinanza», osserva Midiri. L’idea è di estendere la stessa vocazione anche al nuovo complesso.
Prima di arrivarci, però, bisognerà affrontare il recupero di un edificio enorme e a lungo lasciato al degrado. Le risorse dovrebbero arrivare da un mutuo di circa cento milioni di euro che l’Università intende accendere nei prossimi mesi. Il finanziamento non sarà interamente destinato al Palazzo delle Finanze: una parte servirà anche ad ampliare gli spazi didattici in viale delle Scienze, dove la disponibilità di aule è ormai diventata un limite alla possibilità di attivare nuovi corsi.
Il passaggio successivo sarà quindi quello della progettazione e dell’avvio dei lavori. Per piazza Marina l’obiettivo è partire entro l’anno, anche se per vedere aperta una prima parte dell’edificio ci vorrà comunque tempo. «Credo che sarà necessario almeno un anno e mezzo», prevede Midiri. I lavori procederanno per fasi, così da rendere utilizzabili alcune parti del palazzo senza attendere la conclusione dell’intero intervento.
Nella sua lunga storia, il palazzo di piazza Marina ha già cambiato più volte funzione. Costruito nel 1578 come Regia Dogana, alla fine del Cinquecento divenne sede delle carceri della Vicaria: al primo piano si trovava il tribunale, mentre celle e ambienti di detenzione occupavano il pianterreno e i sotterranei, insieme alle stanze della tortura.
Con la costruzione delle nuove carceri dell’Ucciardone, tra il 1840 e il 1844 l’architetto Emanuele Palazzotto trasformò la vecchia Vicaria nell’edificio neoclassico che ancora oggi si affaccia su piazza Marina. Negli anni successivi vi trovarono posto il Banco Regio, poi Banco di Sicilia, l’Intendenza di Finanza e, infine, gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.
Quando questi ultimi lasciarono l’immobile, nel 2004, cominciò una lunga stagione di abbandono e saccheggi. Sparirono infissi, cancellate, cavi e parti delle finiture; nel 2013 venne rubata persino la Vittoria Alata dello scultore Antonio Ugo, successivamente ritrovata e restaurata.
Negli anni sono stati ipotizzati diversi riusi, senza che nessuno arrivasse fino in fondo. Adesso è l’Università a provare a dare al palazzo una destinazione stabile. E questa volta il progetto incrocia una questione sempre più concreta per chi sceglie Palermo per studiare: riuscire a trovare un luogo in cui vivere.
L’assegnazione non è ancora formalizzata, ma l’iter è già partito. «Entro l’autunno dovrebbe arrivare la concessione definitiva da parte del Demanio», racconta a Balarm il rettore Massimo Midiri. Subito dopo dovrebbe partire la progettazione degli interventi necessari per recuperare un immobile rimasto inutilizzato dal 2004.
L’idea nasce soprattutto da una necessità che l’Università considera ormai urgente: trovare nuovi posti letto per gli studenti. UniPa, infatti, non dispone di residenze gestite direttamente ma dipende dall’Ersu, l’ente regionale per il diritto allo studio. «I posti disponibili sono tutti occupati, e sappiamo che migliaia di ragazzi restano fuori», sottolinea Midiri.
Tra chi resta fuori c’è anche chi non rientra nelle graduatorie perché supera, magari di poco, le soglie previste, mentre molti studenti che arrivano dalla provincia sono costretti a rivolgersi al mercato privato. È proprio su questo fronte che l’Ateneo vuole iniziare a intervenire: «Dobbiamo offrire a chi è in difficoltà non soltanto la possibilità di studiare senza pagare le tasse, ma anche quella di avere un posto dove stare», spiega il rettore.
La disponibilità di alloggi è diventata anche una condizione essenziale per attrarre studenti stranieri e rafforzare gli scambi internazionali: «Molti accordi con università straniere non partono perché non riusciamo a garantire una sistemazione - osserva Midiri -. Ci chiedono dove potranno alloggiare: se l’unica soluzione è cercare un B&B, spesso rinunciano a venire».
Ma il nuovo polo non sarà soltanto una residenza universitaria. All’interno dell’edificio l’Università immagina anche biblioteche, luoghi di studio e di incontro e un caffè letterario accessibile a tutti: «Vorrei creare spazi dove le persone possano fermarsi, leggere un libro, incontrarsi», racconta il rettore.
La posizione, del resto, è particolare: il palazzo sorge accanto allo Steri, che negli ultimi anni ha assunto un ruolo sempre più centrale nella vita culturale cittadina, ospitando concerti, incontri e manifestazioni: «Abbiamo lavorato molto per creare un rapporto di osmosi tra Università e cittadinanza», osserva Midiri. L’idea è di estendere la stessa vocazione anche al nuovo complesso.
Prima di arrivarci, però, bisognerà affrontare il recupero di un edificio enorme e a lungo lasciato al degrado. Le risorse dovrebbero arrivare da un mutuo di circa cento milioni di euro che l’Università intende accendere nei prossimi mesi. Il finanziamento non sarà interamente destinato al Palazzo delle Finanze: una parte servirà anche ad ampliare gli spazi didattici in viale delle Scienze, dove la disponibilità di aule è ormai diventata un limite alla possibilità di attivare nuovi corsi.
Il passaggio successivo sarà quindi quello della progettazione e dell’avvio dei lavori. Per piazza Marina l’obiettivo è partire entro l’anno, anche se per vedere aperta una prima parte dell’edificio ci vorrà comunque tempo. «Credo che sarà necessario almeno un anno e mezzo», prevede Midiri. I lavori procederanno per fasi, così da rendere utilizzabili alcune parti del palazzo senza attendere la conclusione dell’intero intervento.
Nella sua lunga storia, il palazzo di piazza Marina ha già cambiato più volte funzione. Costruito nel 1578 come Regia Dogana, alla fine del Cinquecento divenne sede delle carceri della Vicaria: al primo piano si trovava il tribunale, mentre celle e ambienti di detenzione occupavano il pianterreno e i sotterranei, insieme alle stanze della tortura.
Con la costruzione delle nuove carceri dell’Ucciardone, tra il 1840 e il 1844 l’architetto Emanuele Palazzotto trasformò la vecchia Vicaria nell’edificio neoclassico che ancora oggi si affaccia su piazza Marina. Negli anni successivi vi trovarono posto il Banco Regio, poi Banco di Sicilia, l’Intendenza di Finanza e, infine, gli uffici dell’Agenzia delle Entrate.
Quando questi ultimi lasciarono l’immobile, nel 2004, cominciò una lunga stagione di abbandono e saccheggi. Sparirono infissi, cancellate, cavi e parti delle finiture; nel 2013 venne rubata persino la Vittoria Alata dello scultore Antonio Ugo, successivamente ritrovata e restaurata.
Negli anni sono stati ipotizzati diversi riusi, senza che nessuno arrivasse fino in fondo. Adesso è l’Università a provare a dare al palazzo una destinazione stabile. E questa volta il progetto incrocia una questione sempre più concreta per chi sceglie Palermo per studiare: riuscire a trovare un luogo in cui vivere.
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