CRONACA

Con Teresa Mannino nasce una foresta urbana a Palermo: dove sarà il nuovo parco

Tra agrumi, ulivi e aree sportive, non sarà solo un luogo da attraversare ma da vivere. L'attrice donerà il ricavato di un suo spettacolo per il progetto

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • Pubblicato il
    12 ottobre 2026

L'area in cui sorgerà la foresta urbana di Palermo

Per arrivare a Danisinni bisogna imboccare una strada stretta, farsi avvolgere dalle case e lasciarsi alle spalle il traffico della città. Il percorso conduce fino alla piazza, dove sembra che Palermo finisca. La strada si interrompe, le case si stringono attorno a uno spazio che appare quasi isolato dal resto del capoluogo. Eppure siamo a pochi passi dal centro, in un quartiere che per lungo tempo è rimasto ai margini, non soltanto geograficamente.

Oltre quella piazza c'è un'altra Palermo, che dalla strada quasi non si vede. Basta fare qualche passo e, al di là di un cancello arrugginito, ci sono terreni incolti, un paesaggio che conserva ancora tracce della campagna e, più in alto, una vista che si apre sui tetti della città. Spazi rimasti per anni difficili da raggiungere, tra rifiuti e vegetazione abbandonata, che adesso potrebbero cambiare volto.

È qui che la Comunità di Danisinni vuole far nascere una foresta urbana. Un'area verde con alberi, luoghi per incontrarsi e praticare sport, aperta non soltanto agli abitanti del quartiere, ma a tutti i palermitani. Un progetto che punta a restituire alla città un pezzo del suo paesaggio perduto e che ha già compiuto il primo passo concreto: l'acquisto di circa quattromila metri quadrati di terreno nel fondo Cavaliere, grazie a una donazione privata.

Per comprendere il valore di questo luogo bisogna però tornare indietro nel tempo. Prima che l'espansione urbana ne modificasse profondamente il paesaggio, Danisinni era attraversata dal Papireto e la presenza dell'acqua alimentava orti e coltivazioni. Qui si trovava anche una cava di calcarenite, la pirrera, dalla quale, secondo le ricostruzioni tramandate, sarebbe stata estratta parte della pietra utilizzata per costruire il Palazzo dei Normanni e il Teatro Massimo.

Un legame con la città che oggi riemerge in una forma diversa. Proprio il Teatro Massimo, infatti, è tra le realtà che hanno scelto di sostenere la nascita della foresta.

E nel sottosuolo potrebbe nascondersi un'altra parte di questa storia. Nell'area è stata individuata una grotta che, secondo le ipotesi emerse, potrebbe estendersi fino alla zona dei Cappuccini. Un collegamento ancora da accertare, ma che apre una possibilità ulteriore: recuperare e valorizzare la cavità, rendendola in futuro accessibile ai visitatori. Un'occasione per riscoprire anche ciò che è rimasto nascosto sotto il quartiere.

Un progetto nato dalla comunità

La foresta urbana è una nuova tappa di un percorso cominciato molti anni fa grazie all'impegno della comunità raccolta attorno alla parrocchia di Sant'Agnese e a fra Mauro. Un lavoro che ha permesso di trasformare progressivamente diversi spazi abbandonati in luoghi aperti agli abitanti.

È il caso della fattoria comunitaria, ma anche della palestra, della biblioteca e della sartoria. «È un cammino di amicizia, di comunità, di riscatto, di restituzione di dignità a un territorio, al nostro rione», racconta fra Mauro, che considera queste esperienze un esempio di ciò che si può fare anche nei luoghi di Palermo meno conosciuti o ricordati soltanto per le loro difficoltà.

È anche attraverso questi luoghi e le persone che li animano che Teresa Mannino ha imparato a conoscere Danisinni, al quale racconta di essersi profondamente affezionata. «Già soltanto arrivare qui e vedere quell'orto sulla destra della strada mi dà la misura della capacità dell'uomo di prendersi cura, ricevendo e dando, senza distruggere».

Un impegno che riconosce soprattutto in fra Mauro, che definisce «un catalizzatore di persone», capace di coinvolgere gli altri e «far sembrare possibile ciò che a Palermo appare spesso difficilissimo da realizzare».

Da questo legame è nata l'idea di recuperare i terreni del fondo Cavaliere. Fra Mauro ricorda le passeggiate insieme a Mannino e ad altre persone vicine alla comunità, quando quei terreni erano ancora in vendita e versavano in condizioni di abbandono. Guardandoli, immaginavano cosa sarebbero potuti diventare, senza sapere che un giorno sarebbe stato possibile acquistarli.

Quello che inizialmente sembrava soltanto un desiderio ha trovato una prima possibilità concreta grazie a una donazione privata. «Una persona che ha scelto di mantenere l'anonimato - racconta ancora Mannino - ha messo a disposizione una somma importante, sufficiente ad acquistare il terreno e ad avviare i primi interventi di pulizia». Una generosità che l'attrice tiene particolarmente a sottolineare anche per un altro motivo: la donatrice non è palermitana, ma è profondamente legata alla città e ha voluto contribuire concretamente alla sua trasformazione.

Come sarà la nuova foresta urbana

Il terreno acquistato è soltanto il primo tassello di un progetto più ampio. La foresta urbana è pensata come un'area distribuita su tre livelli terrazzati, dove troveranno spazio alberi e vegetazione mediterranea, con agrumi, ulivi, lecci, carrubi e altre specie che richiamano l'antico paesaggio della Conca d'Oro. L'obiettivo è creare un ambiente naturale in cui trovare ombra e frescura, recuperando al tempo stesso la relazione tra il quartiere e la sua storia agricola.

Accanto agli spazi verdi sorgerà un'area sportiva ecosostenibile, pensata per accogliere diverse attività, dalla pallavolo al tennis, dalla pallacanestro al calcetto. Sono previsti inoltre ambienti per incontrarsi, laboratori artistici e iniziative educative. Non un giardino da attraversare, quindi, ma un'area da vivere quotidianamente, tra sport, cultura e natura.

La progettazione è affidata all'Università degli Studi di Palermo, con il sostegno e la collaborazione di AssoCEA Messina, e coinvolgerà gli abitanti del quartiere attraverso incontri, sopralluoghi e laboratori. Un percorso ancora in costruzione, nel quale saranno proprio le persone che vivono Danisinni a contribuire alla definizione degli spazi e delle loro funzioni.

Per fra Mauro, la foresta dovrà essere soprattutto «un contesto accessibile a tutti», capace di offrire nuove occasioni di incontro ai ragazzi del quartiere e al resto della città, facendo del recupero ambientale anche un'opportunità per costruire relazioni.

Il Teatro Massimo e Teresa Mannino per Danisinni

È proprio attorno a questa idea di partecipazione che si è costruito il coinvolgimento del Teatro Massimo, da anni presente a Danisinni attraverso concerti e spettacoli nell'ambito del progetto "Il Massimo per la città". Un rapporto che fra Mauro ricorda attraverso un'immagine: gli abitanti affacciati ai balconi della fattoria comunitaria per assistere alle prove degli artisti, qualcuno che canticchiava e qualcun altro che suggeriva persino di ripetere un passaggio.

Per il sovrintendente Marco Betta, questa esperienza è anche un esempio del ruolo che le istituzioni culturali possono avere oltre le proprie sedi. Non basta produrre spettacoli o aprire le porte dei teatri, spiega, se l'attività artistica non riesce a costruire relazioni con ciò che la circonda. E per descrivere questa necessità ricorre alla musica: «Non puoi suonare se non ti accordi con chi è vicino a te, non puoi cantare se non ti intoni con chi è vicino a te».

Un principio che il Teatro Massimo ha scelto di tradurre in un nuovo impegno concreto. Il 4 novembre, alle ore 20.30, Teresa Mannino salirà sul palco del teatro con I monologhi del mio cuore, una serata speciale il cui ricavato sarà interamente destinato alla realizzazione della foresta urbana.

L'attrice proporrà alcune pagine dei suoi spettacoli, con l'intenzione di coinvolgere il maggior numero possibile di palermitani. L'acquisto del biglietto diventerà così un modo per contribuire, anche con una piccola somma, a un intervento di cui tutti potranno beneficiare.
Un gesto che si lega a una riflessione più ampia sul rapporto con Palermo. Perché, osserva l'attrice, amare una città significa anche prendersene cura con gesti concreti, e non soltanto a parole. «Siamo in tanti a farlo», racconta, sottolineando come il lavoro quotidiano di chi prova a migliorare Palermo finisca spesso per essere meno visibile dei gesti che la danneggiano.

I primi interventi di pulizia sono già cominciati, ma per completare il recupero dell'area e realizzare il progetto serviranno ancora risorse. Intanto, dietro quel cancello che separa i terreni dalla piazza, comincia a prendere forma la possibilità di restituire alla città un luogo rimasto a lungo inaccessibile.

E forse, un giorno, quella strada che oggi sembra finire a Danisinni non sarà più un punto d'arrivo, ma l'inizio di un percorso nuovo, tra gli alberi, con Palermo che si apre davanti agli occhi. Una città che è sempre stata a pochi passi, ma che da qui, per troppo tempo, è sembrata molto più lontana.
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