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Ha ridato vita a un quartiere "dimenticato": la rivoluzione di Fra Mauro ai Danisinni

La comunità parrocchiale di Sant’Agnese è diventata un vero e proprio presidio sociale, un punto di riferimento per giovani, famiglie e bambini: ve la raccontiamo

Nicoletta Sanfratello
Studentessa di Lettere classiche
  • 4 marzo 2026

Fra Mauro

A due passi dal centro storico di Palermo, c’è un quartiere in cui la parrocchia locale è molto di più di un semplice luogo di culto. La comunità parrocchiale di Sant’Agnese è diventata un vero e proprio presidio sociale, un punto di riferimento per giovani, famiglie e bambini.

Danisinni non è un luogo di transito. Chi vi entra percorre un'unica via d'accesso e la stessa via d'uscita, una caratteristica geografica che per decenni ha contribuito a isolare questo antico rione storico di Palermo, spingendolo ai margini della città e della memoria collettiva. Eppure, negli ultimi dieci anni, quella che sembrava una condanna si è trasformata in un punto di forza: un'oasi silenziosa, custodita a 800 metri dal Palazzo dei Normanni.

A guidare questa metamorfosi è la comunità parrocchiale di Santa Agnese, animata dai frati cappuccini. Fra Mauro, uno dei tre frati che insieme alle sorelle cappuccine coordina la vita pastorale del quartiere, racconta un percorso iniziato nel 2013 con una certezza: non bastava rispondere alle emergenze.

«Siamo in un contesto parecchio precario per la fragilità indigente, per la disoccupazione abbastanza diffusa», spiega Fra Mauro. La parrocchia per anni è stata l'unico presidio sociale del quartiere, occupandosi di bisogni immediati. Ma da subito è emersa la consapevolezza che questo non poteva bastare.

«Abbiamo messo in atto un processo di riqualificazione urbana, rimettendo al centro dei luoghi che poi vengono destinati all’uso comune. Sono tanti i servizi che vengono promossi affinché il quartiere possa offrire una vita dignitosa ai residenti, ma anche dei servizi per chiunque voglia accedere, da ogni parte della città. Esperienze come la nostra sono frutto di un processo collettivo, di una condivisione che mette al centro le persone che vivono il quartiere».

Le azioni pensate e condivise con tutta la comunità del territorio non seguono logiche calate dall'alto, ma nascono dall'ascolto reciproco. Sono azioni di ordine pastorale, certo, ma con una componente sociale forte: riqualificare luoghi degradati e restituirli alla comunità come beni comuni.

«Di fronte a quello che oggi è un grave individualismo, noi poniamo invece al centro la fraternità, la comunità, le relazioni che vedono l'altro come compartecipe della propria felicità. Nessuno può essere felice da solo». La parrocchia non è, quindi, mossa solo da un principio evangelico, ma anche profondamente umano.

Tra i progetti più significativi spicca la fattoria comunitaria: un ettaro di terreno ricevuto in comodato d'uso gratuito da una famiglia del quartiere, un tempo completamente spoglio, oggi trasformato in uno spazio vivo: «Ci sono alberi da frutto, un parco giochi per i bambini, uno spazio ristoro con forno a legna, un anfiteatro, animali da accudire».

Ma la fattoria è anche luogo di riscatto sociale: accoglie circa 40 persone in misura alternativa alla detenzione, che attraverso il lavoro e la cura degli spazi trovano una seconda opportunità.

«Queste persone trovano la possibilità di riscattarsi e di avere una seconda vita anziché il carcere - racconta Fra Mauro -. Nella fattoria è nata anche una collaborazione straordinaria con il Teatro Massimo: tre opere liriche messe in scena tra gli alberi e le aiuole, con il coro formato dagli stessi abitanti di Danisinni. Questo momento ha lasciato il segno nella memoria del quartiere».

La vocazione culturale di Danisinni non si ferma alla fattoria. Il rione ospita un circo sociale che offre laboratori di acrobatica ai bambini e attira artisti da tutta Europa per residenze e spettacoli. C'è un'agorà culturale all'aperto, decorata dal collettivo di pittori coordinato da Igor Scalisi Palminteri, dove si tengono rassegne musicali, teatrali e presentazioni di libri.

«Sulle pareti delle case del quartiere sta prendendo forma un grande progetto di arte urbana intitolato "Fiume di Vita": un percorso pittorico che recupera il tema del fiume Papireto che scorre sotto Danisinni e le radici arabe del luogo, con richiami ai motivi del Palazzo dei Normanni e della sala di Ruggero, reinterpretati in chiave contemporanea.

Quella stessa agorà ha ospitato anche momenti di riflessione sul Mediterraneo, sulla crisi dei migranti e tanto altro. È importante aprirsi e guardare agli scenari più ampi».

La prospettiva è quindi quella di rendere il quartiere un punto di osservazione sul mondo e di «creare riflessioni che vanno oltre Danisinni, oltre Palermo e vedono il nostro contesto come uno spazio allargato nel cuore del mediterraneo. Una delle ultime iniziative riguarda le migliaia di morti di migranti che sono salpati durante il ciclone Harry, che ha devastato le coste siciliane. Non si può rimanere indifferenti davanti a una tragedia del genere».

In questo ecosistema di iniziative trova il suo posto anche il caffè letterario, che Fra Mauro definisce "un fulcro catalizzatore". Non è uno spazio grande, raccoglie venti, trenta persone al massimo, ma «la sua forza sta nella qualità dell'incontro: una degustazione di caffè ascoltando musica dal vivo, la presentazione di un libro, una piccola recita teatrale.

Il caffè si inserisce in una rete più ampia che comprende una biblioteca di quartiere, oasi di lettura nella fattoria e un centro educativo dove ogni giorno cinquanta tra bambini, ragazzi e adolescenti studiano e partecipano a laboratori», spiega fra Mauro.
Il caffè letterario diventa il centro di una spinta di crescita culturale che scuote tutto il quartiere, diventando motivo di orgoglio.

Il cambiamento più profondo che Fra Mauro descrive è infatti identitario. Quando è arrivato nel 2013, il senso di appartenenza al quartiere era difensivo, ferito dalla nomea di spazio ghettizzato e dimenticato.

Oggi è orgoglioso: «Chi viene a Danisinni scopre Danisinni con stupore - racconta -. E gli abitanti di quello stupore si fanno portavoce, guide, custodi. Sono orgogliosi di mostrare il quartiere a chiunque venga da fuori, mostrando un quartiere vivo, protagonista e che si è trasformato partendo dal basso».

Eppure Fra Mauro è chiaro: la comunità non può e non deve sostituirsi allo Stato. La riapertura dell'asilo nido, per cui la parrocchia ha contribuito anche economicamente alla progettazione, è stata una battaglia simbolica e concreta, perché «l'asilo nido significa prendere in carico i bambini i primi tre anni e quindi da lì accompagnarli. Abbiamo lottato a lungo per averne la riapertura, auspichiamo in un supporto reale da parte delle istituzioni.

La dispersione scolastica era altissima: senza basi solide, bambini con intelligenza creativa venivano etichettati come iperattivi. Ora si attende l'apertura del consultorio familiare in concertazione con l'Asp. Nel frattempo, un ambulatorio popolare con medici volontari garantisce le visite mediche essenziali che altrimenti molti non potrebbero permettersi».

La fase attuale punta alla sostenibilità economica del quartiere. Officine di sartoria, ceramica, falegnameria e pittura formano un tessuto artigianale che potrebbe dare vita a microimprese. La cooperativa "Dare” (nata proprio da persone arrivate in misura alternativa, oggi guidata da Paolo Ferruccia) si occupa di manutenzione e giardinaggio.

Per custodire e coordinare tutto questo processo è stata costituita la “Fondazione Comunità di Danisinni ETS”, che gestisce i locali avuti in comodato e li mette a servizio della collettività. A breve aprirà una nuova area sportiva per bambini e ragazzi, ad affiancare la già esistente palestra di pugilato.

«A noi non interessa che venga il grande imprenditore che crea chissà quale centro commerciale - dice Fra Mauro con fermezza -. Piuttosto è importante che rispettando la cultura e l'identità del luogo si possa fare un investimento che permetta di rispettare la dignità e l'emancipazione degli abitanti». Non il business, dunque, ma l'autonomia. Non la rendita, ma la vita e la libertà.
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