CRONACA

Così prezioso che sarà area protetta: divieti in arrivo a Capo Zafferano, cosa cambia

Uno dei promontori più affascinanti e vicini a Palermo è a un passo nell'essere riconosciuta area marina protetta. Scattano le prime misure di protezione, quali

Anna Follari
Giornalista
  • Pubblicato il
    30 settembre 2026

Capo Zafferano

Capo Zafferano a un passo dal riconoscimento come area protetta. Sono serviti anni di battaglie affinché il tratto di costa tra Bagheria e Santa Flavia potesse ottenere le tutele attese. Nel dicembre 2019, il dipartimento regionale dell’Ambiente ha riconosciuto come sito di interesse comunitario (Sic) l’area compresa tra Aspra e Solanto. Un primo passo che doveva essere seguito dalla definizione, da parte della Regione, delle misure di conservazione, del piano di gestione e dall’individuazione del soggetto gestore. Senza questi passaggi dunque, «tutto rimaneva solo sulla carta».

Da allora sono trascorsi sette anni, fino alla svolta degli ultimi giorni. La Regione ha approvato lo schema delle misure di conservazione, dando così avvio all’iter che dovrebbe portare all’effettiva operatività delle tutele previste per l’area.

Le misure di conservazione

«Dopo sette anni la Regione ha pubblicato le misure di conservazione dei siti di interesse comunitario, che adesso saranno sottoposte a consultazione pubblica per raccogliere eventuali osservazioni – spiega Orazio Amenta, coordinatore del comitato promotore dell’Area marina protetta Capo Zafferano – al termine dell’iter, le nuove disposizioni diventeranno operative».

Dall'1 gennaio 2027, chi trasgredirà le misure di protezione sull’area indicata dalla cartina dal Gallo d’oro di Aspra fino a San'Elia, «verrà perseguito penalmente per danno all'ambiente: ormeggi selvaggi, le evoluzioni degli acquascooter, la musica a palla a tutte le ore del giorno e della notte, l'immondizia e le bottiglie di birra buttate in mare, verranno sanzionate secondo il codice penale», sottolinea Amenta.

In questi mesi dunque la Regione avvierà la consultazione pubblica (della durata di un mese), in cui verranno raccolte le osservazioni del territorio in modo tale da definire le misure di protezione che diventeranno legge. A seguire l’ultimo passaggio burocratico, «nel 2027 la Regione Siciliana avvierà il bando pubblico per la ricerca dell'ente gestore dell'area, cioè il soggetto che avrà il compito fondamentale di garantire la tutela e lo stato di conservazione soddisfacente di habitat e specie di interesse comunitario appartenenti alla Rete Natura 2000», spiega il coordinatore del comitato.

I nodi da sciogliere

Ma l’area presenta ulteriori nodi da sciogliere. Ormai trent’anni fa era stato progettato il Parco di Catalfano, che avrebbe dovuto estendersi tra Bagheria e Santa Flavia. Nel primo comune il parco è stato di fatto realizzato, con una superficie di circa 400 ettari, mentre la parte che avrebbe dovuto interessare Santa Flavia non ha mai visto la luce, nonostante fossero stati stanziati 1,7 milioni di euro.

«Oggi scopriamo che una parte consistente del versante nord orientale del promontorio del faro appartiene ad una persona condannata per associazione mafiosa, Salvatore Scardina», dichiara Amenta. Da qui nasce la volontà di capire «cosa sia realmente accaduto e se le vicende legate a queste proprietà possano aver avuto un ruolo nel mancato sviluppo dell’area», specifica.

Dal 2021 inoltre, Capo Zafferano è stato considerato a rischio caduta massi e dopo il danno, la beffa: qualche giorno fa anche il faro è stato transennato per evitare possibili pericoli: «Come comitato faremo tutto il possibile affinché si faccia chiarezza e si intervenga per salvaguardare questo patrimonio», conclude.
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