ITINERARI E LUOGHI

È un paradiso terrestre, da qui ammiri le Egadi: la spiaggia che ti conquista in Sicilia

Lo spirito di osservazione inizia a scrutare le “gemme preziose” del territorio, la prima tappa ci porta a entrare nella terra del sale. Ve la raccontiamo

Salvatore Di Chiara
Ragioniere e appassionato di storia
  • Pubblicato il
    17 agosto 2026

San Teodoro (foto di Balarm)

«Il mare porta equilibrio. Tanto equilibrio alla mente, al corpo e ai pensieri. Il mare è come una donna: accarezzi e abbracci le sue essenze. Il mare è la cura a ogni imperfezione della vita».

Con questo pensiero semplice inizia la nostra nuova ricerca, volta a toccare uno dei paradisi terrestri della Sicilia occidentale. Il suo nome è San Teodoro. Entrati nel territorio marsalese, sappiamo quanto la costa sia ricca di vizi e virtù. Questa non si lascia pregare due volte, anzi, a dirla tutta, sente il bisogno di essere coccolata.

Percorsa buona parte della strada “salinara”, e superate le tanto conosciute “Genna” e “Mamma Caura”, il nostro obiettivo si sposta a San Teodoro. Un cartello indica Birgi Novo, e capisci, per chi ama la geografia, quanto i territori di Trapani e Marsala siano così tanto vicini.

E se il provincialismo indesiderato fosse messo da parte, forse, a dirla tutta, parleremmo di cambiamento. Lo spirito di osservazione inizia a scrutare le “gemme preziose” del territorio. È un lavoraccio a cui teniamo tanto, da sempre. La tappa di avvicinamento ci porta a entrare nella terra del sale.

A due passi troviamo l’aeroporto di Trapani-Marsala (Birgi), mentre a uno, per non farci mancare nulla, la zona di Marausa. Prima di addentrarci, decidiamo di andare a piedi. Una piccola spiaggia racconta di frammenti ambientali messi a dura prova dalla presenza turistica. I passi sono celeri, come a indicarci la retta via.

Le acque assumono una colorazione blu “rude”. Una tonalità forte, cattiva nel vero senso della parola. Dov’è la magia di San Teodoro? Ancora 3-4 minuti circa e lo scenario assume forme e contenuti diversi. Il passaggio precedente fa parte dei ricordi, lo dimentichiamo in fretta.

Una struttura fatiscente ci accoglie; è il segno del tempo, della salsedine e delle brezze marine protagoniste indiscusse. La spiaggia ha una colorazione grigiastra, con “pezzetti” di alghe secche. Imperversa il caldo, attorniato alle spalle dal vento. Dicono che in quelle zone si faccia sentire.

Le correnti mediterranee si incontrano e scontrano con quelle tirreniche. Giocano, litigano e lasciano spazio ai “sentimenti marini”. Di fronte a noi, staccati dalla terraferma, a una distanza non rilevante, affiorano i resti di vecchie strutture. È Isola Grande.

Il territorio “strittu e longu” ha le sue caratteristiche e noi, da curiosi, vogliamo raggiungerla. Inizia la passeggiata “via mare”. Volgiamo lo sguardo ovunque, come segno di rispetto. Le acque cristalline riflettono le anime. Siamo prede dei pesciolini imperterriti. La nostra passeggiata è un’emozione a cielo aperto.

“Infuria” la “caloria acquifera”, testimone esigente della nostra presenza. I passi portano fretta, mentre ai nostri lati guardiamo attoniti, il mare. Cambia pelle, colorazione, visione e dimensione. Andiamo avanti finché, a pochi passi da Isola Grande, alla nostra sinistra, si apre un passaggio, una spiaggetta naturale.

A emergere sono i fanghi, che assumono una vivacità bianco-grigiastra. I curiosi aumentano i decibel degli scatti, suoni che trovano spazio tra “onde sbattute” sulle rocce e vociare incontrollato. Di fronte troviamo un vecchio cancello e una lunga recinzione persa nei ricordi.

Un tempo, non molto lontano, era possibile raggiungere l’isola e toccare con mano il “rosato marino" delle saline e la bellezza paesaggistica del luogo. Oggi è tutto privato, diviso a fette (e rispettiamo le scelte).

Il nostro viaggio non è terminato, anzi, rinverdiamo la presenza distendendo corpo (e anima) nello spazio di “bassa marea” per sentire il contatto diretto con le acque. È una sensazione unica, riscontrata in pochi luoghi della Sicilia. Un punto a favore di San Teodoro, da sempre dichiarato patrimonio della città. Il paesaggio non smette di sorprenderci, i confini spostano gli equilibri e più in là, ecco le Isole Egadi. Tra “Favignana” e “Levanzo” spunta la piccolissima Isola Formica.

Sorge spontaneo un pensiero banale a forti tinte ironiche: «Tanti paradisi cosa formano? Il paradiso terrestre». La pura verità! Durante il tragitto di ritorno sono i tuffi a prendere in mano il nostro destino. Ci lasciamo coinvolgere dalla limpidezza, fieri di essere spettatori silenziosi.

La giornata volge al termine tra bambini gioiosi, genitori alla ricerca di relax e un ultimo sguardo rivolto alla Laguna. “Picchi lu Stagnuni è sempri lu Stagnuni” e San Teodoro merita l’Oscar per la migliore interpretazione.
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