ITINERARI E LUOGHI

È una delle tappe imperdibili dell'autunno in Sicilia: le meraviglie del Bosco di Centorbi

Siamo appena entrati in autunno, una stagione straordinaria: temperature ancora calde, luce fino al tardo pomeriggio con colori che si accendono di toni accesi

Giovanna Gebbia
Esperta di turismo relazionale
  • Pubblicato il
    27 settembre 2026

Il bosco di Centorbi

Il Bosco di Centorbi è una delle tappe imperdibili per chi vuole vivere la magia autunnale in Sicilia, molto più che un bosco fitto e incontaminato, un vero e proprio ecosistema dove vivono natura, geologia, tradizioni rurali anitichissime. Siamo appena entrati in autunno, una stagione straordinaria in Sicilia: temperature ancora calde, luce fino al tardo pomeriggio, colori e atmosfere che si accendono di toni caldi e accesi. È il momento perfetto per scoprire la bellezza naturalistica con weekend o partenze nel cuore di boschi, riserve e aree naturalistiche sparse su tutto il territorio.

Il Bosco di Centorbi

Il Bosco di Centorbi, dove riposano i lecci ai piedi dell’Etna, qui si cammina immersi in una atmosfera da favola circondati dal silenzio con il rumore dei propri passi e i suoni soffusi della natura: la lecceta di Prato Fiorito detta anche di Bosco di Centorbi, la più estesa del territorio del Parco dell’Etna, un luogo dove la varietà del paesaggio consente di trovare molti sentieri e itinerari perfetti per la stagione autunnale.

Il nome fa riferimento al nome del comune di Centuripe perché in passato gli abitanti che provenivano dal paese potevano raccogliere il legno in questa area. Il territorio etneo è meta di appassionati di trekking ed escursionismo, una opportunità che apre a scenari che vanno oltre la sola ascesa per vedere lo spettacolo della lava sulla quale si cammina e dei crateri attivi. Un posto che ha il fascino degli incantesimi in una splendida area boschiva nel territorio tra Bronte e Adrano, sul versante occidentale dell'Etna, dove il paesaggio è caratterizzato da numerosi crateri ormai spenti che non superano quota 1.700 mt slm, che creano un ambiente suggestivo nel panorama del paesaggio naturalistico.

Il percorso tra gli alberi

Durante il percorso si possono ammirare anche alcune costruzioni rustiche della tradizione rurale testimonianza di un tempo nel quale il bosco era una risorsa come i “pagghiari” tradizionali, la struttura riparo usata durante le attività stagionali dai pastori, costruita con legno, sterpaglie, rami e utilizzando una base di pietra e legno. Qui troviamo anche una delle tipiche masserie rurali, tra le più grandi dell’area etnea, costruita nel XIX° secolo. Il percorso per vivere la bellezza parte dalla Casa Forestale a quota 1.160 metri, partendo del paese di Bronte seguendo la strada sul basolato in pietra lavica che arriva alla "Grotta della Neve", una delle testimonianze che ancora raccontano del lavoro dei nivaroli.

Questa antica neviera è una grotta scavata dentro una grossa formazione lavica, il cui utilizzo era destinato alla produzione e commercio del ghiaccio che veniva portato verso le città. Dalla Casa Forestale è possibile percorrere i sentieri in terra battuta che attraversano la lecceta: L’itinerario unisce insieme la vita naturale e la storia geologica ai piedi del vulcano con il racconto della vita rurale legata all’utilizzo dei boschi con le sue maestranze andate perdute. L’itinerario si sviluppa ad anello in un contesto paesaggistico spettacolare e permette di scoprire questo straordinario ambiente, percorrendo anche un tratto della storica Via Fabaria, una arteria di passaggi per la transumanza che attraversa uno dei territori più rappresentativi del Parco dell’Etna.

Salendo all’interno del bosco nel cuore alberato, si raggiungere il suggestivo rifugio forestale di Case Zampini passando accanto i rilievi di Monte Sellato e Monte Peloso immersi nell’atmosfera che racconta la purezza dell’habitat. Proseguendo si incontra uno dei “pagghiari” perfettamente conservato tra i più antichi del parco etneo, immerso nello scenario fiabesco dove il tempo si è davvero fermato.

Sul tetto veniva lasciato un foro dal quale usciva il fumo dei fuochi accesi dai pastori per riscaldarsi o cucinare all'interno quando non si poteva uscire, e la struttura veniva ricoperta con terra e fango sul quale crescevano i muschi che lo ricoprivano. Lasciato il bosco si arriva al suggestivo piano nero di lava risalente alla colata del 1763, che con il suo tono scuro fa da contrasto ai toni accesi e dorati che colorano l’autunno, di fronte al quale su può ammirare l’imponenza di Monte Ruvolo e godere di una vista meravigliosa.

Una terrazza naturale panoramica

Una terrazza naturale panoramica con un piccolo rifugio sospeso su uno dei panorami più suggestivi del parco, nel silenzio di una bellezza mozzafiato. Per imboccare la strada del ritorno si prosegue lungo il cratere passando per Piano delle Ginestre, fino ad aggirare Monte Minardo per rientrare al punto di partenza.

La durata di una mezza giornata che inizia al mattino e si conclude nella prima metà del pomeriggio, per una full immersion a stratto contatto con un ambiente che ispira anche al relax e restituisce una rigenerazione sia fisica che mentale, camminando in un contesto che coinvolge tutti i sensi.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

LEGGI ANCHE