Estate (da incubo), ma l'autunno non scherza: gli effetti del Super El Niño in Sicilia
Che quest'estate stia risultando tra le più calde degli ultimi anni in Sicilia non ci sono dubbi, ma quali sono gli effetti previsti per questo autunno. I dettagli
Che quest'estate stia risultando tra le più calde degli ultimi anni in Sicilia non ci sono dubbi, ma già ve l'avevamo anticipato in un precedente articolo che sarebbe arrivato "El Super Niño" e che il surriscaldamento anomalo dell'Oceano Pacifico ha promesso di infiammare, per i prossimi sei mesi, (anche) l'Isola. Ma quali sono gli effetti previsti per questo autunno?
Secondo gli ultimi aggiornamenti dei centri di calcolo internazionali, i primi effetti sul clima planetario potrebbero farsi sentire già nei prossimi mesi autunnali: sebbene l'epicentro del fenomeno risieda nel Pacifico, le grandi quantità di calore e umidità nell'atmosfera porteranno a delle modifiche, proiettando i primi segnali indiretti su precipitazioni e temperature anche in Sicilia.
Si tratta di un fenomeno naturale ciclico (ogni 3-5 anni, l'ultimo è stato nel 2023), che si manifesta con un riscaldamento anomalo delle acque dell'Oceano Pacifico equatoriale centro-orientale. L'innalzamento delle temperature oceaniche innesca a catena una serie di alterazioni globali, come caldo estremo e siccita o forti piogge, con effetti che si ripercuotono su tutti i continenti.
Da tempo gli scienziati hanno avvertito che potrebbe essere il più intenso di questo secolo, motivo per cui è già stato indicato da alcuni come un Super El Niño. Per Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, il mondo «deve considerarlo come un urgente allarme climatico».
Durante una fase di El Niño, un'enorme quantità di calore immagazzinata nell'oceano viene rilasciata nell'atmosfera. Il cambiamento climatico non crea El Niño, fenomeno del tutto naturale, ma agisce come un potente amplificatore. Ma cosa succederà in Italia e in Sicilia in autunno? In questo periodo potrebbero subire gli effetti indiretti, anche marcati di un probabile "Super El Niño".
Sebbene l'epicentro sia nel Pacifico, le correnti vengono alterate, favorendo stagioni autunnali e invernali molto più miti della norma e riducendo le tipiche irruzioni fredde.
Nello specifico in Italia e in Sicilia, incrociandosi con le acque del Mediterraneo che hanno registrato temperature elevate, questa dinamica aumenterà drasticamente il rischio di piogge torrenziali, alluvioni lampo e l'uragano mediterraneo, che stanno diventando sempre più frequenti sulle nostre coste.
Il fenomeno di El Niño, la fase calda dell'oscillazione meridionale di El Niño (ENSO), è attualmente in corso e si prevede che raggiungerà picchi senza precedenti a cavallo tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027.
Lo conferma anche Meteo Giuliacci: «El Niño nasce dall'indebolimento degli alisei, che permette alle acque calde del Pacifico di spostarsi verso le Americhe, modificando la circolazione atmosferica e il clima su vasta scala. Il fenomeno opposto è La Niña».
Ma quali effetti può avere?: «Può aumentare il rischio di ondate di calore, siccità e piogge intense in molte regioni del mondo. Inoltre, potrebbe contribuire a rendere il 2026 o il 2027 tra gli anni più caldi mai registrati. Gli esperti precisano che un super El Niño non provoca automaticamente eventi estremi: aumenta soltanto la probabilità che si verifichino in alcune regioni del mondo».
Secondo quanto ha spiegato il Presidente della Società Meteorologica Italiana, giornalista e divulgatore scientifico Luca Mercalli a Fanpage.it, il clou è previsto per i prossimi mesi: «Ci aspettiamo che sia un evento che per i prossimi 7-8 mesi circa condizionerà il clima di tutto il pianeta. Il culmine del riscaldamento dell'Oceano Pacifico sarà nei mesi invernali, tra dicembre e febbraio, quindi a settembre non saremo ancora nella fase più potente: il fenomeno è in formazione. Tra novembre, dicembre, gennaio e febbraio raggiungerà i valori di picco e poi comincerà a declinare con la primavera del 2027».
Quindi potrebbe accadere che il 2026 e il 2027 siano tra gli anni più caldi di sempre, perché finora, nella serie storica dei dati, gli anni più caldi sono stati quelli di El Niño.
È proprio questo contrasto a rendere El Niño un fenomeno complesso. Un aumento delle temperature medie globali non si traduce esclusivamente in ondate di calore più frequenti o intense. Lo squilibrio può generare anche forti precipitazioni. Mentre alcune aree possono affrontare lunghi periodi di siccità, mentre altre possono essere colpite da piogge eccezionalmente abbondanti. Saranno i prossimi mesi a chiarire l’evoluzione de El Niño.
Secondo gli ultimi aggiornamenti dei centri di calcolo internazionali, i primi effetti sul clima planetario potrebbero farsi sentire già nei prossimi mesi autunnali: sebbene l'epicentro del fenomeno risieda nel Pacifico, le grandi quantità di calore e umidità nell'atmosfera porteranno a delle modifiche, proiettando i primi segnali indiretti su precipitazioni e temperature anche in Sicilia.
Si tratta di un fenomeno naturale ciclico (ogni 3-5 anni, l'ultimo è stato nel 2023), che si manifesta con un riscaldamento anomalo delle acque dell'Oceano Pacifico equatoriale centro-orientale. L'innalzamento delle temperature oceaniche innesca a catena una serie di alterazioni globali, come caldo estremo e siccita o forti piogge, con effetti che si ripercuotono su tutti i continenti.
Da tempo gli scienziati hanno avvertito che potrebbe essere il più intenso di questo secolo, motivo per cui è già stato indicato da alcuni come un Super El Niño. Per Antonio Guterres, segretario generale delle Nazioni Unite, il mondo «deve considerarlo come un urgente allarme climatico».
Durante una fase di El Niño, un'enorme quantità di calore immagazzinata nell'oceano viene rilasciata nell'atmosfera. Il cambiamento climatico non crea El Niño, fenomeno del tutto naturale, ma agisce come un potente amplificatore. Ma cosa succederà in Italia e in Sicilia in autunno? In questo periodo potrebbero subire gli effetti indiretti, anche marcati di un probabile "Super El Niño".
Sebbene l'epicentro sia nel Pacifico, le correnti vengono alterate, favorendo stagioni autunnali e invernali molto più miti della norma e riducendo le tipiche irruzioni fredde.
Nello specifico in Italia e in Sicilia, incrociandosi con le acque del Mediterraneo che hanno registrato temperature elevate, questa dinamica aumenterà drasticamente il rischio di piogge torrenziali, alluvioni lampo e l'uragano mediterraneo, che stanno diventando sempre più frequenti sulle nostre coste.
Il fenomeno di El Niño, la fase calda dell'oscillazione meridionale di El Niño (ENSO), è attualmente in corso e si prevede che raggiungerà picchi senza precedenti a cavallo tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027.
Lo conferma anche Meteo Giuliacci: «El Niño nasce dall'indebolimento degli alisei, che permette alle acque calde del Pacifico di spostarsi verso le Americhe, modificando la circolazione atmosferica e il clima su vasta scala. Il fenomeno opposto è La Niña».
Ma quali effetti può avere?: «Può aumentare il rischio di ondate di calore, siccità e piogge intense in molte regioni del mondo. Inoltre, potrebbe contribuire a rendere il 2026 o il 2027 tra gli anni più caldi mai registrati. Gli esperti precisano che un super El Niño non provoca automaticamente eventi estremi: aumenta soltanto la probabilità che si verifichino in alcune regioni del mondo».
Secondo quanto ha spiegato il Presidente della Società Meteorologica Italiana, giornalista e divulgatore scientifico Luca Mercalli a Fanpage.it, il clou è previsto per i prossimi mesi: «Ci aspettiamo che sia un evento che per i prossimi 7-8 mesi circa condizionerà il clima di tutto il pianeta. Il culmine del riscaldamento dell'Oceano Pacifico sarà nei mesi invernali, tra dicembre e febbraio, quindi a settembre non saremo ancora nella fase più potente: il fenomeno è in formazione. Tra novembre, dicembre, gennaio e febbraio raggiungerà i valori di picco e poi comincerà a declinare con la primavera del 2027».
Quindi potrebbe accadere che il 2026 e il 2027 siano tra gli anni più caldi di sempre, perché finora, nella serie storica dei dati, gli anni più caldi sono stati quelli di El Niño.
È proprio questo contrasto a rendere El Niño un fenomeno complesso. Un aumento delle temperature medie globali non si traduce esclusivamente in ondate di calore più frequenti o intense. Lo squilibrio può generare anche forti precipitazioni. Mentre alcune aree possono affrontare lunghi periodi di siccità, mentre altre possono essere colpite da piogge eccezionalmente abbondanti. Saranno i prossimi mesi a chiarire l’evoluzione de El Niño.
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