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Il caso Klebsiella al Civico di Palermo: "Nessuna emergenza, episodio isolato"

Problema sollevato dalla Cgil dopo un caso segnalato in Nefrologia. L'ospedale replica: "Episodio registrato mesi fa, non c'è alcuna criticità infettivologica in atto"

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 3 agosto 2026

Nessuna emergenza nel reparto di Nefrologia e Trapianti del Civico di Palermo e nessuna sospensione dell’attività trapiantologica. L’ospedale interviene per rassicurare pazienti e cittadini dopo le notizie sulla presenza di un cluster di Klebsiella: l’episodio, precisa la direzione, risale ad alcuni mesi fa, sarebbe stato circoscritto e immediatamente bloccato. Oggi, assicura l’azienda, «non sussiste alcuna criticità infettivologica» nell’unità operativa.

La precisazione arriva dopo una richiesta di chiarimenti della Cgil e una prima risposta ufficiale dell’Arnas Civico Di Cristina Benfratelli. Una sequenza di comunicazioni che ha acceso l’attenzione sul reparto e che l’ospedale adesso prova a ricondurre entro confini precisi: il caso infettivo c’è stato, ma non è attuale e non ha fermato i trapianti.

La vicenda comincia il 24 luglio, quando la Cgil scrive alla direzione generale del Civico e, per conoscenza, all’assessorato regionale alla Salute, alla commissione Sanità dell’Ars e all’Aned. Nella nota, firmata dal segretario generale Andrea Gattuso, il sindacato fa riferimento alle «recenti criticità infettivologiche» che avrebbero interessato l’Unità operativa complessa di Nefrologia e Dialisi e ai successivi interventi organizzativi e di sanificazione. Chiede quindi all’azienda di spiegare che cosa sia accaduto, come si sia evoluta la situazione e quali misure siano state adottate per tutelare pazienti e personale.

Ma il sindacato solleva anche una seconda questione, legata all’organizzazione dell’attività trapiantologica. Gattuso chiede infatti se la Chirurgia dell’Uremico disponga di una «dotazione organica prevista e adeguata» alle proprie funzioni, con particolare riferimento al numero di medici, infermieri e operatori socio-sanitari necessari a garantirne il pieno funzionamento.

Qualora l’organico non fosse completo, la Cgil domanda perché sia stato mantenuto l’attuale assetto e se siano state valutate soluzioni alternative, come «l’integrazione o l’accorpamento con altre strutture chirurgiche» già impegnate nei trapianti. L’obiettivo dichiarato è conoscere quali iniziative siano state programmate per assicurare «la continuità e lo sviluppo delle attività di trapianto e di prelievo d’organo».

Il 27 luglio arriva la risposta del Civico. L’azienda parla esplicitamente di un «cluster infettivo segnalato» e riferisce che il Gruppo operativo del Comitato infezioni ospedaliere è intervenuto tempestivamente, mettendo in atto le misure previste per la gestione dell’evento.

Secondo la direzione, gli interventi avrebbero consentito di contenere la situazione, con il supporto della struttura che si occupa della prevenzione e del controllo delle infezioni correlate all’assistenza. Il caso sarebbe stato inoltre sottoposto a uno specifico audit, coordinato dall’Unità Qualità e Rischio clinico, per individuare ulteriori misure di prevenzione e controllo. Le iniziative adottate sarebbero state discusse anche dal Comitato infezioni ospedaliere durante la seduta del 13 luglio.

Nella stessa risposta, il Civico affronta il tema dell’organico della Chirurgia dell’Uremico, comunicando che è in corso la definizione di un nuovo assetto organizzativo, mentre le attività di trapianto vengono definite «in piena operatività e sviluppo».

Dopo la diffusione della notizia, l’ospedale interviene una seconda volta, ma con toni più netti. «Per la serenità della popolazione, anche ospedalizzata», la direzione ribadisce che «in atto non sussiste alcuna criticità infettivologica» nel reparto e marca la distanza tra l’episodio avvenuto nei mesi scorsi e la situazione attuale.
I
l Civico passa infine al contrattacco annunciando che valuterà eventuali azioni legali «a tutela della propria immagine, del personale dell’Uoc e soprattutto dell’interesse pubblico», qualora la diffusione di notizie ritenute «fuorvianti e non attendibili» dovesse provocare «allarmi ingiustificati alla popolazione» e turbamento tra i pazienti.
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