SANITÀ

Primi casi in Sicilia, non è ancora influenza: i consigli per i malanni di settembre

Mentre tosse e mal di gola possono fare la loro comparsa già adesso, la stagione influenzale vera e propria è ancora davanti a noi. L'intervista ad Antonio Cascio

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • Pubblicato il
    10 settembre 2026

Influenza

Settembre a Palermo ha ancora il sapore dell’estate. Il caldo non molla, le giornate al mare continuano e dell’autunno, almeno fuori, si vede ancora poco. A cambiare, semmai, sono soprattutto i ritmi quotidiani: si rientra dalle ferie, gli uffici tornano a riempirsi e tra pochi giorni riapriranno anche scuole e asili.

E insieme alla routine ricompaiono anche loro: mal di gola, tosse, raffreddore, qualche linea di febbre. I cosiddetti “malanni da rientro”, come vengono spesso chiamati. Ma esistono davvero?

Antonio Cascio e i "malanni da rientro"

«No, non ci sono dei malanni da rientro in senso stretto», spiega a Balarm Antonio Cascio, professore ordinario di Malattie infettive dell’Università di Palermo e direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive del Policlinico Paolo Giaccone. Ci si ammala anche d’estate e i virus respiratori non aspettano certo il cambio di stagione. Con l’avvicinarsi dell’autunno cambiano piuttosto le nostre abitudini.

«Non è il freddo di per sé a far venire l’influenza - chiarisce Cascio -. Quando le temperature scendono si sta maggiormente in ambienti chiusi e aumenta quindi la probabilità di contagio». Una dinamica che nelle prossime settimane diventerà ancora più evidente con il ritorno a pieno regime di scuole, uffici e attività quotidiane.

Quando inizia la stagione influenzale

Per la vera stagione influenzale, però, è ancora presto: «Da noi la maggior parte dei casi arriva generalmente tra fine novembre, dicembre e gennaio», spiega l’infettivologo, anche se il picco può spostarsi più avanti, fino a gennaio o febbraio.

Quello che non possiamo sapere, almeno per il momento, è quanto sarà pesante la prossima stagione: «Non è assolutamente prevedibile se l’influenza sarà più o meno aggressiva», precisa Cascio. È già definita, invece, la composizione del vaccino. Sarà trivalente e proteggerà contro tre virus influenzali: due di tipo A, H1N1 e H3N2, e uno di tipo B appartenente al lineaggio Victoria.

E se a settembre è ancora presto per vaccinarsi, è invece il momento giusto per cominciare a pensarci: «Il vaccino conviene farlo quando parte la campagna», spiega Cascio. Ottobre e novembre sono infatti i mesi indicati per arrivare protetti alla fase di maggiore circolazione, considerando che il picco non cade ogni anno nello stesso periodo.

La vaccinazione antinfluenzale può essere effettuata a partire dai sei mesi di vita ed è raccomandata in particolare alle persone più esposte al rischio di complicanze: bambini fino ai sei anni, over 60, donne in gravidanza, operatori sanitari e persone con patologie croniche. «È importante che soprattutto chi ha delle comorbidità, problemi cardiaci, malattie polmonari croniche o altre condizioni di fragilità prenda in considerazione la vaccinazione», sottolinea Cascio.

I vaccini

Ma l’antinfluenzale è soltanto una delle protezioni da valutare in vista dell’inverno. C’è anche quella contro lo pneumococco, il batterio responsabile, tra le altre cose, di alcune forme di polmonite: «La polmonite batterica da pneumococco può complicare un’influenza», ricorda l’infettivologo. Il vaccino antipneumococcico viene somministrato già nei primi mesi di vita ed è raccomandato anche negli adulti e negli anziani in base all’età e alle condizioni di rischio.

Un altro virus con cui torneremo a fare i conti nei mesi freddi è poi il respiratorio sinciziale, il VRS, conosciuto soprattutto dai genitori perché può provocare bronchioliti anche importanti nei neonati. Per proteggerli oggi esistono due possibilità: la prima passa dalla vaccinazione della madre durante la gravidanza, che permette di trasmettere gli anticorpi al bambino; la seconda è l'immunizzazione del neonato attraverso un anticorpo monoclonale.

«Non è un vaccino - precisa Cascio -. Si tratta di due forme di protezione differenti contro lo stesso virus. Con il vaccino fatto alla mamma il bambino nasce con gli anticorpi materni; con il monoclonale riceve invece anticorpi già preformati». Il VRS, però, non è soltanto un problema dei bambini: «Il vaccino è raccomandato anche agli adulti sopra i 75 anni e, tra i 50 e i 74, a chi ha problemi polmonari, cardiopatie, diabete o altre malattie debilitanti», aggiunge l’infettivologo.

Il Covid non ci abbandona

Poi c’è ancora il Covid. Anche in questo caso l’attenzione resta rivolta soprattutto a chi rischia maggiormente conseguenze serie. «Per le persone più anziane e a rischio il vaccino continua a essere indicato», ricorda Cascio. La parola chiave, dunque, è prevenzione.

Non servono però comportamenti straordinari. Restano utili quelle semplici precauzioni che abbiamo imparato a conoscere bene: lavare frequentemente le mani, arieggiare gli ambienti e cercare di proteggere le persone più fragili quando abbiamo sintomi respiratori. Per chi è immunodepresso o soffre di gravi malattie respiratorie o cardiache Cascio, invece, suggerisce qualche cautela in più. «Se ci si trova in posti molto affollati è ragionevole indossare la mascherina e lavarsi più spesso le mani».

Settembre, insomma, non inaugura una misteriosa stagione dei “malanni da rientro”. Ma segna il momento in cui ricominciamo a trascorrere più tempo insieme e, progressivamente, anche più tempo al chiuso. E mentre tosse e mal di gola possono fare la loro comparsa già adesso, la stagione influenzale vera e propria è ancora davanti a noi. Proprio per questo le prossime settimane sono quelle giuste per arrivarci preparati.
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