CRONACA

In Sicilia si chiama "U chianu ri bagni" e ora è rinata: Piazza delle Terme cambia volto

Conosciuta come Piano dei Bagni, la piazza recupera tutto il fascino della sua storia grazie all'intervento di riqualificazione, finanziato da Comune e Terna

Roberto Tedesco
Architetto, giornalista e altro
  • Pubblicato il
    8 agosto 2026

Piazza delle Terme, a Termini Imerese

Una delle piazze più belle di Termini Imerese torna a risplendere. Si tratta di Piazza delle Terme, nota anche come Piano dei Bagni o meglio ancora “U chianu ri bagni”, che recupera tutto il fascino della sua storia.

L'intervento, cofinanziato dal Comune e da Terna, ha previsto la riqualificazione dello spazio urbano e la riorganizzazione della viabilità, rendendola più funzionale e contribuendo a migliorare la vivibilità e la sicurezza dell'intera area.

Si è trattato di un importante intervento di riqualificazione, portato a termine grazie al coordinamento dell'Ufficio Tecnico del Comune e alla costante attività di alta sorveglianza della Soprintendenza per i Beni Culturali e Ambientali di Palermo, che ha seguito tutte le fasi dell'intervento.

La piazza, situata nella parte bassa del centro storico, è uno dei luoghi più rappresentativi della città, caratterizzata dalla presenza del complesso delle Antiche Terme e dello storico Grand Hotel delle Terme.

In questa area, sin dall’antichità, sgorgano incessantemente preziose acque di origine vulcanica, che raggiungono una temperatura di circa 43 °C note per le loro proprietà antinfiammatorie e analgesiche, caratteristiche che le rendono particolarmente pregiate e non facilmente riscontrabili in altre sorgenti termali.

Le fonti letterarie antiche tramandano numerose testimonianze sulla presenza delle acque termali. La più antica è quella di Pindaro che, nella XII Olimpica, dedicata all'atleta imerese Ergotele, ricorda i bagni caldi situati nei pressi delle sue terre. Si tratta di una preziosa testimonianza che conferma come le terme fossero già note e frequentate dagli abitanti della vicina Himera e, con ogni probabilità, anche dalle popolazioni degli altri centri dell'area.

Anche lo storico agirese Diodoro Siculo, nella Biblioteca storica, racconta l'origine mitica delle terme. Secondo il suo racconto, Atena, con l'aiuto delle ninfe e delle Naiadi, fece “scaturire dei bagni caldi” affinché il leggendario Eracle potesse rifocillarsi e recuperare le forze dopo aver portato a termine una delle sue celebri fatiche. Secondo la tradizione mitologica, fu proprio Eracle il primo a beneficiare delle acque termali di Termini Imerese, inaugurando idealmente una storia millenaria di benessere e cura. Eracle giunse nel territorio dell'antica Himera durante il viaggio di ritorno da una delle sue celebri fatiche, quella che lo vide impadronirsi della mandria del gigante tricorporeo Gerione, considerato il più potente tra gli esseri viventi. Proprio in quell'occasione, il mito colloca il suo incontro con le acque termali.

L’edificio più antico fu realizzato nel XVII secolo, in parte sovrapposto alla struttura circolare delle antiche Terme romane. Costruito con pianta rettangolare, presentava la facciata principale in corrispondenza del diametro dell'originario impianto romano. Nei secoli successivi, e in particolare tra il XVIII e il XX secolo, il complesso fu interessato da numerosi interventi di ampliamento e ristrutturazione.

Tra questi, il più significativo risale al 1817, quando l'architetto palermitano Alessandro Emanuele Marvuglia (1771-1845), su incarico di Francesco I di Borbone, allora principe ereditario del Regno, ridisegnò la facciata conferendole l'aspetto monumentale che ancora oggi la caratterizza. Marvuglia realizzò, in perfetta simmetria, ampie finestre modanate sormontate da timpani e lunette e collocò al centro della facciata lo stemma della città insieme a una lapide datata 1820, che ricorda l'impiego di fondi pubblici per la realizzazione dell'intervento.

La struttura settecentesca mantenne la sua originaria funzione termale fino ai primi anni Sessanta del secolo scorso. In seguito fu destinata ad altri usi: dapprima ospitò un poliambulatorio, quindi una scuola.

Alla fine dell’Ottocento emerse l’esigenza di valorizzare pienamente le fonti termali, in un periodo in cui iniziava ad affermarsi un nuovo fenomeno: il turismo termale. Ecco perché gli amministratori di quel tempo deliberarono la costruzione del Grand Hotel delle Terme, da realizzare in adiacenza all’edificio delle “Antiche Terme”, sin dall’inizio un principio apparve subito chiaro: la nuova struttura avrebbe dovuto stupire i visitatori e rappresentare un simbolo di prestigio, senza badare a spese.

La progettazione dell’imponente struttura alberghiera fu affidata a uno dei più prestigiosi architetti dell’epoca: Giuseppe Damiani Almeyda. Reduce dal completamento di una delle opere più prestigiose di Palermo, il Politeama Garibaldi, l’architetto si accinse a realizzare un edificio in stile neoclassico destinato a diventare uno dei luoghi più frequentati dalla nobiltà e dall’alta borghesia siciliana, e non solo.

Il periodo compreso tra il 1910 e il 1960 rappresentò senza dubbio l’età d’oro del Grand Hotel delle Terme. In quegli anni la struttura divenne il cuore pulsante della Targa Florio, la più antica corsa automobilistica del mondo, ospitando piloti, autorità e protagonisti di un’epoca indimenticabile.

In quegli anni il Grand Hotel delle Terme accolse nelle sue prestigiose camere numerosi campioni e protagonisti dell’automobilismo mondiale. Tra loro vi fu anche Enzo Ferrari, ospite abituale della struttura durante gli anni della Targa Florio, la leggendaria corsa automobilistica che richiamava a Termini Imerese i più grandi nomi del panorama internazionale.
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