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In Sicilia tutti pazzi per l'AperiSup: un saggio (breve) sulla nuova moda dell'estate

Un piccola recensione sulla nuova mania che sta spopolando, che prevede un happy hour dopo lunghe remate a bordo di una tavola, perlopiù gonfiabile

Gianluca Tantillo
Appassionato di etnografia e storia
  • Pubblicato il
    21 agosto 2026

Oggi citerò una frase che non cita mai nessuno: “Affinché tutto resti com’è, bisogna che tutto cambi”. La dice Rocky Balboa in Rocky IV, dopo aver sconfitto il temibile Ivan Drago, in trasferta, in Russia. Per certi versi è l’esatto opposto da quella pronunciata dal bel Tancredi ne Il Gattopardo, a suo zio Don Fabrizio: “Se io posso cambiare e voi potete cambiare, tutto il mondo può cambiare”.

Forse sarebbe più divertente le IA riuscisse a fare parlare Don Fabrizio in "balboiano", e viceversa, ma non servirebbe comunque per spiegare il concetto di "cambiamento". L’etimologia della parola viene dal verbo greco “kamptein”: curvare, piegare, girare intorno. Sorella di cambiamento è “metamorfosi”, ovvero "cambiare forma", "cambiare pelle".

Chi, quindi, più di noi italiani, soprattutto noi siciliani (che Pietro Germi definiva italiani due volte) potrebbe riconoscere, nella proliferazione stessa dei mutamenti, quella segreta continuità che fa del cambiamento non già la negazione della stasi, ma la sua più sofisticata forma di sopravvivenza? Pertanto, da questo primo, nasce naturale e spontaneo un secondo interrogativo: AperiSUP is the new Paddle?

Ecco, per intenderci, l’AperiSUP è quella nuova mania/disciplina che sta spopolando tra i bagnanti siciliani, e che prevede lunghe remate a bordo di una tavola, perlopiù gonfiabile, denominata per l’appunto SUP, culminante in assembramenti di tavole, in punti specifici e/o panoramici, sulle quali quasi sempre si consuma un aperitivo a base di vino o Spritz, salatini o pizza, godendosi il tramonto.

Sono tanti gli interrogativi. Ci avevano assicurato che dal Covid saremmo usciti migliori. E intanto, cosa è successo? Ci eravamo lasciati in assembramenti di motoscafi con la musica neomelodica a tutto volume, mentre gli acquascooter sfrecciavano strafottenti a riva, e ci ritroviamo tornati nel Mesolitico? È così che vogliamo veramente evolverci?

Se il povero buon vecchio Darwin potesse resuscitare, ci direbbe: «Ma va fatti ‘na SUP i cachì!». Ma per trattar del ben ch'i' vi trovai, nel tentativo di rispondere al nostro primo quesito, sì, per certi versi il SUP is the new Paddle. Non fosse altro che per il fatto che SUP è l’acronimo di Stand Up Paddle, letteralmente: pagaia in piedi, nonché remata "additta". La stessa pagaia associata anche alla racchetta da Paddle per la sua forma. In pratica, quello che odiavano fare i nostri nonni con i barchini, e che per qualche strano motivo amiamo fare oggi noi.

Scherzi a parte, quest’anno, trovandomi in barca a Ustica, il simpatico e mitologico escursionista Giuseppe mi raccontò che, quando iniziò a fare questo mestiere, i motori non c’erano ancora; o, quantomeno, non ancora a disposizione di semplici pescatori. La sera tornava recitando le sue ultime preghiere, credendo di non risvegliarsi il giorno appresso. Quando invece acquistò il primo motore, questo era così rumoroso che i turisti erano costretti a indossare i tappi per le orecchie. «Era il rumore più felice della mia vita» mi disse.

Tornando a noi, così, citando a memoria, ricordo, partimmo dallo Step: una divertentissima pedana dalla quale si faceva acchiana e scinni a ritmo di musica. Eravamo gente semplice. Poi con l’avvento della modernità non ci abbiamo capito più niente: Spinning indoor, CrossFit, Calisthenics, Fitboxe, Acquagym, Zumba, Pilates, Arrampicata indoor, Paddle.

Un tradizionalista potrebbe dire: “chiù longa è a pinsata, chiù grossa è a minchiata”. Un tradizionalista con la laurea in fisica, invece: “la magnitudo dell’errore generato da un sistema cognitivo umano aumenta in modo proporzionale con la durata del processo di elaborazione, in presenza di sovraccarico decisionale”. È veramente così? Buh, non lo so.

Forse, semplicemente, la necessità di cambiamento è insita nella natura umana. Forse, molto più banalmente, sempre pasta cu sucu, siddìa. In fondo noi siciliani siamo "abituati ad abituarci"; da sempre. Era così che facevamo a suon di dominazioni che dall’oggi al domani cambiavano cantata e sunata, nonché leggi, padroni e invasori.

U pitittu e i malidiscursi però erano sempre gli stessi: è qui che ritorna imperioso Il Gattopardo, quello vero. Che poi, per quello che ho detto su internet, la disciplina del SUP nasce (almeno nella sua forma moderna) negli anni ’40 e ’50 a Waikiki (Hawaii), dove i maestri di surf iniziarono a pagaiare in piedi sulle tavole, per controllare i movimenti degli allievi.

Che detta così sembra una cosa dell’altro mondo, e invece è un po’ quello che faceva il Rais durante la mattanza dei tonni, guidando tutti dalla sua Musciara, la barca di comando. Mi fermo un attimo, stoppo questo terribile flusso di coscienza e mi chiedo il perché di queste seghe mentali. La verità è che sono in spiaggia e la compagna del mio amico lo ha costretto a un AperiSUP in comitiva. Di conseguenza, ha costretto anche me e altre povere vittime.

Non dico che la salita a bordo è agevole, ma mi aspettavo di peggio. Destr-sinistr, destr-sinistr, faccio le mie prime pagaiate e sono già dove non si tocca. Mi sento euforico. Robinson Crusoe. Un malaminchiata. Metto gli auricolari, play su Spotify (mi hanno detto che si fa così). Parte Mercedes Sosa: “Cambia lo superficial, cambia también lo profundo, cambia el modo de pensar, cambia todo in este mundo”. Forse ha ragione il titolo della canzone, penso a colpi di pagaiate: “Cambia, todo cambia”.
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