La Chiesa di Palermo resta ferma sui 5 anni di catechismo: "Nessun corso intensivo"
Un dibattito aperto con la nota di Confimprese Palermo che cercava soluzioni condivise con la proposta di un percorso transitorio intensivo per i più grandi
Una rivoluzione gentile ma su cui l'Arcidiocesi di Palermo non arretra. Non chiude le porte al dialogo ma dice "no" alla possibilità di intensificare i corsi per accedere ai sacramenti che adesso diventano un percorso unico della durata di 5 anni (ve ne abbiamo parlato qui). Non sono poche le famiglie che hanno storto il naso e affermato che alcuni ragazzi potrebbero ricevere i sacramenti a 14 anni.
Un dibattito alimentato dalla nota di Confimprese Palermo che cercava soluzioni condivise con la proposta di un percorso transitorio intensivo per i bambini più grandi, senza ridurre il programma né modificare il nuovo progetto pastorale.
Un "no" che non resta indifferente alle difficoltà emerse per le famiglie e per l'economia legata alle celebrazioni per i sacramenti come la comunione: «Comprendiamo le fragilità e le sofferenze del tessuto produttivo locale, fatto di piccoli imprenditori, lavoratori e padri di famiglia che vivono con fatica questo tempo storico. Tuttavia, la proposta che è stata fatta circolare attraverso i social da alcune organizzazioni di categoria di comprimere il cammino di fede in “corsi intensivi di catechismo” per poter celebrare le prime comunioni già nel 2027, appare indifferente e addirittura contraddittoria rispetto alla natura stessa della riforma così faticosamente e meticolosamente costruita: una simile riduzione, infatti, priverebbe i nostri bambini del tempo necessario per fare un’autentica esperienza di maturazione individuale e comunitaria, snaturando e svuotando il senso stesso del Progetto».
Un progetto che, seppur ai primi passi, secondo la chiesa palermitana vede «già l’apprezzamento e il coinvolgimento sereno e corresponsabile della stragrande maggioranza delle famiglie delle nostre parrocchie,rappresentando quindi un impegno condiviso dalle diverse espressioni della Chiesa di Palermo».
Dopo la prima comunione sia bambini sia i genitori abbandonano le parrocchie, sempre più di rado tendono ad andare a messa se non per le feste comandate. Probabilmente anche a questo è legato il secondo fenomeno: sempre meno sono i cattolici che decidono di ricevere il sacramento della cresima. La maggior parte lo fa da adulti e - tranne rari casi - spesso si richiede quando necessario per esempio per sposarsi in chiesa.
Due problemi su cui la Diocesi palermitana lavora da anni, dal 2019. Il cambio di passo nelle comunioni/cresime dovrebbe essere proprio una delle soluzioni in campo. «Su questa inderogabile responsabilità la Chiesa di Palermo non intende arretrare, pur confermandosi sempre come una casa dalle porte aperte, in ascolto delle fatiche di chi vive e lavora nella nostra Città, che certamente possono essere affrontate ad altri livelli e valutando soluzioni che coinvolgano altri aspetti della vita comunitaria, in un percorso di confronto tra tutte le istituzioni a cui l’Arcidiocesi si dichiara sin d’ora disponibile a partecipare».
Un dibattito alimentato dalla nota di Confimprese Palermo che cercava soluzioni condivise con la proposta di un percorso transitorio intensivo per i bambini più grandi, senza ridurre il programma né modificare il nuovo progetto pastorale.
Cosa dice l'Arcidiocesi di Palermo
In merito alle recenti sollecitazioni giunte da alcune realtà del tessuto economico cittadino riguardo al Progetto Catechistico Diocesano per l’iniziazione cristiana dei fanciulli e dei ragazzi, l’Arcidiocesi «desidera ribadire lo spirito di un cammino, avviato nel 2024 dopo anni di confronto, che ha a cuore unicamente il bene delle famiglie e si colloca pienamente nel cammino sinodale della Chiesa italiana, così come ricordato dal Santo Padre: "L’iniziazione cristiana non può essere pensata solo come una preparazione ai Sacramenti ma come un percorso di maturazione, un vero e proprio itinerario"».Un "no" che non resta indifferente alle difficoltà emerse per le famiglie e per l'economia legata alle celebrazioni per i sacramenti come la comunione: «Comprendiamo le fragilità e le sofferenze del tessuto produttivo locale, fatto di piccoli imprenditori, lavoratori e padri di famiglia che vivono con fatica questo tempo storico. Tuttavia, la proposta che è stata fatta circolare attraverso i social da alcune organizzazioni di categoria di comprimere il cammino di fede in “corsi intensivi di catechismo” per poter celebrare le prime comunioni già nel 2027, appare indifferente e addirittura contraddittoria rispetto alla natura stessa della riforma così faticosamente e meticolosamente costruita: una simile riduzione, infatti, priverebbe i nostri bambini del tempo necessario per fare un’autentica esperienza di maturazione individuale e comunitaria, snaturando e svuotando il senso stesso del Progetto».
Un progetto che, seppur ai primi passi, secondo la chiesa palermitana vede «già l’apprezzamento e il coinvolgimento sereno e corresponsabile della stragrande maggioranza delle famiglie delle nostre parrocchie,rappresentando quindi un impegno condiviso dalle diverse espressioni della Chiesa di Palermo».
La fede come Dono
L’iniziazione alla fede e la celebrazione dei sacramenti, ribadiscono dalla Curia «attingono unicamente all'orizzonte del Dono. Sin dalle loro origini evangeliche, i sacramenti non sono in alcun modo legati alle consuetudini di natura squisitamente commerciale che, nel corso del tempo, si sono sovrapposte alle fondamenta religiose di questi passaggi decisivi del cammino di fede cristiana. È preciso compito della Chiesa tutelarne la natura intrinseca, impegnandosi a porli in dialogo fecondo con le urgenze del presente, certo, ma in una chiave specifica: proprio in questo contesto storico, infatti, il rinnovamento proposto si traduce nell’offrire un maggiore coinvolgimento alle famiglie, restituendo alle parrocchie la vocazione di significativi spazi di condivisione e di accompagnamento nei percorsi educativi, soprattutto in vista di una vita personale e sociale illuminata dal Vangelo di Cristo e alimentata nella comunità cristiana».Dopo la prima comunione sia bambini sia i genitori abbandonano le parrocchie, sempre più di rado tendono ad andare a messa se non per le feste comandate. Probabilmente anche a questo è legato il secondo fenomeno: sempre meno sono i cattolici che decidono di ricevere il sacramento della cresima. La maggior parte lo fa da adulti e - tranne rari casi - spesso si richiede quando necessario per esempio per sposarsi in chiesa.
Due problemi su cui la Diocesi palermitana lavora da anni, dal 2019. Il cambio di passo nelle comunioni/cresime dovrebbe essere proprio una delle soluzioni in campo. «Su questa inderogabile responsabilità la Chiesa di Palermo non intende arretrare, pur confermandosi sempre come una casa dalle porte aperte, in ascolto delle fatiche di chi vive e lavora nella nostra Città, che certamente possono essere affrontate ad altri livelli e valutando soluzioni che coinvolgano altri aspetti della vita comunitaria, in un percorso di confronto tra tutte le istituzioni a cui l’Arcidiocesi si dichiara sin d’ora disponibile a partecipare».
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