C'è chi rischia di fare la prima comunione a 14 anni: è polemica a Palermo, che succede
Possibilità che hanno fatto storcere il naso a diverse famiglie. Confimprese Palermo scrive all’Arcivescovo Corrado Lorefice. Vi raccontiamo che succede
L'anno sabbatico e la prima comunione a 14 anni. Una possibilità (e non più così remota) che ha fatto storcere il naso a diverse famiglie. Confimprese Palermo, allora, scrive all’Arcivescovo Corrado Lorefice, chiedendo di ripartire nel 2027 con la proposta di un percorso transitorio intensivo per i bambini più grandi, senza ridurre il programma né modificare il nuovo progetto pastorale.
Si propone di concentrare nell’anno pastorale 2026-2027 i contenuti delle due o tre annualità mancanti, lasciando alla Curia, ai responsabili della catechesi e alle parrocchie il compito di definire gruppi, tempi, contenuti e modalità pedagogiche».
Confimprese obietta, infatti, sulla fase di transizione, contestando che, dovendo fare due o tre anni in più, ed essendosene già perso uno, quanto perso si poteva integrare con un percorso intensivo. «Ci sono famiglie che dicono che i figli faranno la comunione a 14 anni – prosegue Felice -. Di conseguenza, il problema è per chi non è riuscito a cominciare con la nuova riforma».
Secondo la proposta di Confimprese, «nessuna parte del programma dovrebbe essere eliminata: cambierebbe, soltanto per questa fase e per i bambini più grandi, la sua scansione temporale». Tutto questo, secondo un principio organizzativo già utilizzato nei percorsi di recupero scolastico: gli obiettivi formativi restano integri, mentre attività e tempi vengono concentrati.
«Spetta naturalmente alla Curia, ai responsabili della catechesi e alle parrocchie individuare i gruppi interessati – dice Felice - stabilire se debbano essere recuperate due o tre annualità e organizzare contenuti, incontri e strumenti pedagogici». Confimprese Palermo ha trasmesso all’Arcivescovo metropolita, Mons. Corrado Lorefice, una proposta per consentire la ripresa delle celebrazioni della Prima Comunione già nel 2027.
«A Confimprese Palermo non compete predisporre il programma catechistico – si legge nella lettera – ma compete rappresentare una soluzione possibile e chiedere che venga valutata nel merito -. Dal successivo anno pastorale il nuovo progetto proseguirebbe secondo il proprio decorso ordinario». La lettera ricostruisce il percorso seguito sino a oggi. La richiesta di incontro, formalizzata anche con la nota del 18 maggio 2026, non ha però dato luogo ad alcuna interlocuzione.
«Il comunicato della Curia del 14 marzo – si legge in una nota di Confimprese Palermo - aveva risposto alle preoccupazioni degli operatori economici contrapponendo la missione educativa della Chiesa al profitto e alle abitudini sociali, senza affrontare la domanda concretamente posta: se gli stessi obiettivi pastorali possano essere perseguiti soffermandosi di più sulle conseguenze sui bambini, sulle famiglie e sulle imprese».
Confimprese ricorda inoltre che le disposizioni transitorie dell’Arcidiocesi, emanate il 31 agosto 2024, avevano già previsto che nell’anno pastorale 2024-2025 non iniziassero nuovi percorsi per la Prima Comunione.
«Quell’anno – precisa la nota - doveva essere utilizzato per approfondire i sussidi, informare e formare i soggetti coinvolti e sensibilizzare le comunità parrocchiali. Secondo Confimprese, «è legittimo domandare quali risultati abbia prodotto quel periodo».
«Gli operatori coinvolti – dice la lettera - sono contemporaneamente lavoratori, genitori, fedeli e cittadini. Le attività interessate sono prevalentemente microimprese familiari: fotografi, ristoratori, operatori delle bomboniere, acconciatori, ambulanti e artigiani. Prendere in considerazione gli effetti economici non significa mettere il profitto prima della persona. Significa riconoscere che il lavoro sostiene la persona e la famiglia ed è parte essenziale della comunità».
Tuttavia, la durata della catechesi non determina il modo in cui una famiglia deciderà di festeggiare. Allungare il percorso non elimina ristoranti, fotografie, abiti o bomboniere. Può contribuire a migliorare la preparazione religiosa, se sarà capace di coinvolgere, ma non cancella la dimensione familiare e comunitaria della celebrazione. Occorre quindi distinguere gli eccessi dalla festa e non utilizzare la presenza di un momento conviviale per rappresentare il lavoro degli operatori economici come antagonista della fede».
La proposta è stata formalmente rivolta all’Arcivescovo Corrado Lorefice.
«Auspichiamo che il mancato confronto sia stato determinato da fraintendimenti o disguidi e non dalla volontà di sottrarsi all’ascolto di una componente della comunità – chiosa Felice - Vi è ancora il tempo per costruire una soluzione che consenta la ripresa delle celebrazioni della Prima Comunione nel 2027.
Il dialogo non obbliga la Curia ad accogliere la nostra proposta. Impone però di ascoltarla, valutarla e fornire una risposta nel merito. La proposta c’è. Le famiglie hanno fatto sentire la propria voce. Adesso spetta alla Chiesa di Palermo decidere se aprire il dialogo. Se anche questa richiesta dovesse rimanere senza risposta, Confimprese Palermo si vedrà, suo malgrado, costretta a cambiare linea e ad attivare gli strumenti di rappresentanza e di iniziativa pubblica».
Balarm ha chiesto una replica all’Arcidiocesi del capoluogo e siamo in attesa di una risposta.
Cosa dice Confimprese Palermo
«Riteniamo che vada bene lasciare tutto come la Curia e l’Arcivescovato hanno deciso in merito alla riforma sulle comunioni – fa sapere il presidente di Confimprese Palermo, Giovanni Felice -. Non si chiede di tornare al precedente modello catechistico, di eliminare parti del programma o di modificare stabilmente il nuovo progetto pastorale.Si propone di concentrare nell’anno pastorale 2026-2027 i contenuti delle due o tre annualità mancanti, lasciando alla Curia, ai responsabili della catechesi e alle parrocchie il compito di definire gruppi, tempi, contenuti e modalità pedagogiche».
Confimprese obietta, infatti, sulla fase di transizione, contestando che, dovendo fare due o tre anni in più, ed essendosene già perso uno, quanto perso si poteva integrare con un percorso intensivo. «Ci sono famiglie che dicono che i figli faranno la comunione a 14 anni – prosegue Felice -. Di conseguenza, il problema è per chi non è riuscito a cominciare con la nuova riforma».
Secondo la proposta di Confimprese, «nessuna parte del programma dovrebbe essere eliminata: cambierebbe, soltanto per questa fase e per i bambini più grandi, la sua scansione temporale». Tutto questo, secondo un principio organizzativo già utilizzato nei percorsi di recupero scolastico: gli obiettivi formativi restano integri, mentre attività e tempi vengono concentrati.
«Spetta naturalmente alla Curia, ai responsabili della catechesi e alle parrocchie individuare i gruppi interessati – dice Felice - stabilire se debbano essere recuperate due o tre annualità e organizzare contenuti, incontri e strumenti pedagogici». Confimprese Palermo ha trasmesso all’Arcivescovo metropolita, Mons. Corrado Lorefice, una proposta per consentire la ripresa delle celebrazioni della Prima Comunione già nel 2027.
«A Confimprese Palermo non compete predisporre il programma catechistico – si legge nella lettera – ma compete rappresentare una soluzione possibile e chiedere che venga valutata nel merito -. Dal successivo anno pastorale il nuovo progetto proseguirebbe secondo il proprio decorso ordinario». La lettera ricostruisce il percorso seguito sino a oggi. La richiesta di incontro, formalizzata anche con la nota del 18 maggio 2026, non ha però dato luogo ad alcuna interlocuzione.
«Il comunicato della Curia del 14 marzo – si legge in una nota di Confimprese Palermo - aveva risposto alle preoccupazioni degli operatori economici contrapponendo la missione educativa della Chiesa al profitto e alle abitudini sociali, senza affrontare la domanda concretamente posta: se gli stessi obiettivi pastorali possano essere perseguiti soffermandosi di più sulle conseguenze sui bambini, sulle famiglie e sulle imprese».
Confimprese ricorda inoltre che le disposizioni transitorie dell’Arcidiocesi, emanate il 31 agosto 2024, avevano già previsto che nell’anno pastorale 2024-2025 non iniziassero nuovi percorsi per la Prima Comunione.
«Quell’anno – precisa la nota - doveva essere utilizzato per approfondire i sussidi, informare e formare i soggetti coinvolti e sensibilizzare le comunità parrocchiali. Secondo Confimprese, «è legittimo domandare quali risultati abbia prodotto quel periodo».
«Gli operatori coinvolti – dice la lettera - sono contemporaneamente lavoratori, genitori, fedeli e cittadini. Le attività interessate sono prevalentemente microimprese familiari: fotografi, ristoratori, operatori delle bomboniere, acconciatori, ambulanti e artigiani. Prendere in considerazione gli effetti economici non significa mettere il profitto prima della persona. Significa riconoscere che il lavoro sostiene la persona e la famiglia ed è parte essenziale della comunità».
Il punto dei festeggiamenti
Confimprese affronta anche il tema dei festeggiamenti per la prima Comunione, additati come “cerimonie” sfarzose e lontane dal significato profondo del sacramento. Spiega il presidente Felice: «Il rischio di eccessi consumistici può esistere e la chiesa ha pieno diritto di richiamare le famiglie alla sobrietà e al significato dell’Eucaristia.Tuttavia, la durata della catechesi non determina il modo in cui una famiglia deciderà di festeggiare. Allungare il percorso non elimina ristoranti, fotografie, abiti o bomboniere. Può contribuire a migliorare la preparazione religiosa, se sarà capace di coinvolgere, ma non cancella la dimensione familiare e comunitaria della celebrazione. Occorre quindi distinguere gli eccessi dalla festa e non utilizzare la presenza di un momento conviviale per rappresentare il lavoro degli operatori economici come antagonista della fede».
La proposta è stata formalmente rivolta all’Arcivescovo Corrado Lorefice.
«Auspichiamo che il mancato confronto sia stato determinato da fraintendimenti o disguidi e non dalla volontà di sottrarsi all’ascolto di una componente della comunità – chiosa Felice - Vi è ancora il tempo per costruire una soluzione che consenta la ripresa delle celebrazioni della Prima Comunione nel 2027.
Il dialogo non obbliga la Curia ad accogliere la nostra proposta. Impone però di ascoltarla, valutarla e fornire una risposta nel merito. La proposta c’è. Le famiglie hanno fatto sentire la propria voce. Adesso spetta alla Chiesa di Palermo decidere se aprire il dialogo. Se anche questa richiesta dovesse rimanere senza risposta, Confimprese Palermo si vedrà, suo malgrado, costretta a cambiare linea e ad attivare gli strumenti di rappresentanza e di iniziativa pubblica».
Balarm ha chiesto una replica all’Arcidiocesi del capoluogo e siamo in attesa di una risposta.
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