Jovanotti ci insegna che Palermo è pronta ai grandi eventi: si punta sulle nuove strutture
Palermo dimostra di avere pubblico, storia e potenzialità per diventare una tappa stabile dei grandi tour. Ma deve iniziare a chiedersi perché non lo faccia più spesso
L'ippodromo di Palermo durante il concerto di Jovanotti
Forse Palermo non deve più chiedersi se è capace di ospitare i grandi eventi. Deve iniziare a chiedersi perché non lo faccia più spesso. Le due serate di Jovanotti all’Ippodromo della Favorita hanno portato circa 80 mila persone e trasformato Palermo in una grande festa. Un pubblico arrivato da tutta la Sicilia e da diverse regioni italiane, che ha riempito per due sere uno spazio che, fino a oggi, non era mai stato utilizzato per un appuntamento musicale di queste dimensioni.
Poi arrivò il 1996. Il 27 settembre Vasco Rossi si esibì gratuitamente al Foro Italico davanti a una folla stimata nell’ordine delle centinaia di migliaia di persone. Un'immagine che ancora oggi racconta bene quanto Palermo possa diventare enorme quando un grande artista arriva in città.
E non è finita lì. Negli anni il Foro Italico ha continuato a essere utilizzato per grandi appuntamenti, fino ad arrivare alle diverse edizioni di Radio Italia Live, che hanno riportato sul lungomare palermitano migliaia di persone. Il problema, quindi, forse non è mai stato il pubblico. Palermo il pubblico ce l’ha. E quando arriva un grande evento, risponde.
Il vero limite è stato piuttosto quello delle strutture e della continuità. Una città può avere una grande tradizione musicale, un pubblico disposto a spostarsi e una posizione strategica nel Mediterraneo, ma se non dispone di spazi adeguati diventa difficile convincere i grandi tour a inserirla stabilmente nei propri calendari.
«È stata una grande festa, vissuta con entusiasmo e partecipazione, che ha messo Palermo, grazie all'impegno dell'amministrazione e dell'assessorato alla Cultura, sotto i riflettori nazionali e ha prodotto anche ricadute positive per il nostro territorio, per le strutture ricettive, per la ristorazione, per le attività commerciali e per tutto l’indotto legato all’organizzazione di un appuntamento di queste dimensioni».
«Siamo orgogliosi del risultato raggiunto – dichiara Giuseppe Rapisarda, organizzatore dell'evento –. Abbiamo creduto fin dal primo giorno in un progetto che molti consideravano impossibile da realizzare. L'Ippodromo La Favorita non aveva mai ospitato concerti e siamo riusciti a trasformarlo in una venue capace di accogliere in sicurezza decine di migliaia di persone, offrendo al pubblico un'esperienza unica. Questo risultato è il frutto del lavoro di una squadra straordinaria che ha operato con professionalità e dedizione per mesi».
L’obiettivo è restituire alla città nella primavera del 2027 una struttura da circa 5 mila posti, capace di ospitare nuovamente lo sport ma anche spettacoli ed eventi al coperto. Non è soltanto una struttura che riapre. È un altro pezzo di una città che prova a dotarsi di luoghi capaci di ospitare eventi durante tutto l’anno, non soltanto nei mesi estivi.
E poi c’è il futuro del Renzo Barbera. Il progetto di riqualificazione presentato dal Palermo FC immagina uno stadio moderno e multifunzionale, aperto alla città e attivo durante tutto l’anno, con la possibilità di ospitare anche grandi concerti ed eventi culturali. Il progetto è entrato nel percorso amministrativo e ad aprile 2026 la Giunta comunale ha dichiarato il pubblico interesse dell’intervento.
Se a queste strutture aggiungiamo il Foro Italico, l’Ippodromo e gli altri spazi che la città può utilizzare per eventi di dimensioni differenti, il quadro comincia a cambiare. Non si tratta di avere un unico posto dove fare un grande concerto. Si tratta di costruire una rete di luoghi che permetta a Palermo di ospitare un festival all’aperto in estate, un grande concerto indoor in inverno, un evento allo stadio, uno spettacolo o una manifestazione culturale in un altro periodo dell’anno.
È questa la differenza tra una città che ogni tanto ospita un grande evento e una città che entra davvero nel circuito dei grandi tour.
Roma ha il Circo Massimo. Milano ha San Siro e La Maura. Sono città che, nel bene e nel male, hanno costruito negli anni un rapporto stabile con i grandi eventi. Palermo non deve necessariamente diventare la loro copia. Deve capire se può costruire una propria strada. Perché la posizione c’è. Il pubblico c’è. La storia c’è. E anche l'interesse degli artisti sembra esserci, quando vengono create le condizioni.
Per questo Jovanotti potrebbe essere più di un grande concerto riuscito. Potrebbe essere una prova generale. La prova che Palermo può gestire 80 mila persone, organizzare grandi flussi, lavorare insieme tra istituzioni, forze dell’ordine, organizzatori e servizi e trasformare un grande appuntamento in una festa per la città.
Adesso però bisogna capire se questa capacità verrà utilizzata soltanto quando capita l’occasione o se diventerà una strategia. La storia dimostra che il pubblico non è mai mancato. Forse quello che è mancato è stato un luogo, o meglio, un sistema di luoghi all’altezza di quel pubblico.
E se nei prossimi anni il Palazzetto tornerà davvero a vivere, l’Ippodromo continuerà a essere utilizzato per i grandi appuntamenti e il nuovo Barbera diventerà realtà, Palermo potrebbe finalmente avere gli strumenti per fare un passo ulteriore.
Non più il grande concerto come evento eccezionale, ma Palermo come tappa stabile dei grandi tour nazionali e internazionali. Forse, dopo tanti anni, la domanda non è più se Palermo sia pronta. È se sarà finalmente pronta a sfruttare tutto quello che può diventare.
L'era dei concertoni a Palermo
Basta tornare indietro di qualche decennio per ricordare quanto la città sia stata capace di attirare grandi folle. Nel 1970 il Palermo Pop ’70 portò oltre 80 mila persone alla Favorita, con artisti come Aretha Franklin, Duke Ellington e Arthur Brown. Un festival che per dimensioni e atmosfera venne accostato alle grandi manifestazioni musicali internazionali dell’epoca.Poi arrivò il 1996. Il 27 settembre Vasco Rossi si esibì gratuitamente al Foro Italico davanti a una folla stimata nell’ordine delle centinaia di migliaia di persone. Un'immagine che ancora oggi racconta bene quanto Palermo possa diventare enorme quando un grande artista arriva in città.
E non è finita lì. Negli anni il Foro Italico ha continuato a essere utilizzato per grandi appuntamenti, fino ad arrivare alle diverse edizioni di Radio Italia Live, che hanno riportato sul lungomare palermitano migliaia di persone. Il problema, quindi, forse non è mai stato il pubblico. Palermo il pubblico ce l’ha. E quando arriva un grande evento, risponde.
Il vero limite è stato piuttosto quello delle strutture e della continuità. Una città può avere una grande tradizione musicale, un pubblico disposto a spostarsi e una posizione strategica nel Mediterraneo, ma se non dispone di spazi adeguati diventa difficile convincere i grandi tour a inserirla stabilmente nei propri calendari.
La replica del sindaco Lagalla
Lo ha detto anche il sindaco Roberto Lagalla dopo le due serate di Jovanotti: «Palermo ha fame di grandi eventi e noi dobbiamo continuare a lavorare perché questa domanda trovi una risposta». E forse è proprio qui che qualcosa sta iniziando a cambiare.«È stata una grande festa, vissuta con entusiasmo e partecipazione, che ha messo Palermo, grazie all'impegno dell'amministrazione e dell'assessorato alla Cultura, sotto i riflettori nazionali e ha prodotto anche ricadute positive per il nostro territorio, per le strutture ricettive, per la ristorazione, per le attività commerciali e per tutto l’indotto legato all’organizzazione di un appuntamento di queste dimensioni».
"Un successo straordinario"
Il Jova Summer Party resta uno degli appuntamenti più importanti dell'estate italiana e, per dimensioni, presenze e complessità organizzativa, il più grande evento musicale realizzato in Sicilia.«Siamo orgogliosi del risultato raggiunto – dichiara Giuseppe Rapisarda, organizzatore dell'evento –. Abbiamo creduto fin dal primo giorno in un progetto che molti consideravano impossibile da realizzare. L'Ippodromo La Favorita non aveva mai ospitato concerti e siamo riusciti a trasformarlo in una venue capace di accogliere in sicurezza decine di migliaia di persone, offrendo al pubblico un'esperienza unica. Questo risultato è il frutto del lavoro di una squadra straordinaria che ha operato con professionalità e dedizione per mesi».
Tutto sulle nuove strutture
L’Ippodromo ha appena dimostrato di poter accogliere decine di migliaia di persone. Ma contemporaneamente Palermo sta cercando di recuperare quelle strutture che per anni sono rimaste inutilizzate. Una delle più importanti è il Palazzetto dello Sport di Fondo Patti, rimasto chiuso dal 2008. Dopo anni di abbandono sono partiti i lavori di recupero, con un investimento di circa 11,5 milioni di euro.L’obiettivo è restituire alla città nella primavera del 2027 una struttura da circa 5 mila posti, capace di ospitare nuovamente lo sport ma anche spettacoli ed eventi al coperto. Non è soltanto una struttura che riapre. È un altro pezzo di una città che prova a dotarsi di luoghi capaci di ospitare eventi durante tutto l’anno, non soltanto nei mesi estivi.
E poi c’è il futuro del Renzo Barbera. Il progetto di riqualificazione presentato dal Palermo FC immagina uno stadio moderno e multifunzionale, aperto alla città e attivo durante tutto l’anno, con la possibilità di ospitare anche grandi concerti ed eventi culturali. Il progetto è entrato nel percorso amministrativo e ad aprile 2026 la Giunta comunale ha dichiarato il pubblico interesse dell’intervento.
Se a queste strutture aggiungiamo il Foro Italico, l’Ippodromo e gli altri spazi che la città può utilizzare per eventi di dimensioni differenti, il quadro comincia a cambiare. Non si tratta di avere un unico posto dove fare un grande concerto. Si tratta di costruire una rete di luoghi che permetta a Palermo di ospitare un festival all’aperto in estate, un grande concerto indoor in inverno, un evento allo stadio, uno spettacolo o una manifestazione culturale in un altro periodo dell’anno.
È questa la differenza tra una città che ogni tanto ospita un grande evento e una città che entra davvero nel circuito dei grandi tour.
Roma ha il Circo Massimo. Milano ha San Siro e La Maura. Sono città che, nel bene e nel male, hanno costruito negli anni un rapporto stabile con i grandi eventi. Palermo non deve necessariamente diventare la loro copia. Deve capire se può costruire una propria strada. Perché la posizione c’è. Il pubblico c’è. La storia c’è. E anche l'interesse degli artisti sembra esserci, quando vengono create le condizioni.
Cosa ci ha insegnato Jovanotti
Le due serate di Jovanotti hanno dimostrato anche un'altra cosa: un grande concerto non porta soltanto persone sotto un palco. Porta pubblico negli alberghi, nei ristoranti, nei bar, nei negozi. Muove trasporti, servizi e lavoratori e mette una città sotto i riflettori nazionali. È esattamente il tipo di ricaduta che Lagalla ha sottolineato parlando delle strutture ricettive, della ristorazione e dell’intero indotto legato all’evento.Per questo Jovanotti potrebbe essere più di un grande concerto riuscito. Potrebbe essere una prova generale. La prova che Palermo può gestire 80 mila persone, organizzare grandi flussi, lavorare insieme tra istituzioni, forze dell’ordine, organizzatori e servizi e trasformare un grande appuntamento in una festa per la città.
Adesso però bisogna capire se questa capacità verrà utilizzata soltanto quando capita l’occasione o se diventerà una strategia. La storia dimostra che il pubblico non è mai mancato. Forse quello che è mancato è stato un luogo, o meglio, un sistema di luoghi all’altezza di quel pubblico.
E se nei prossimi anni il Palazzetto tornerà davvero a vivere, l’Ippodromo continuerà a essere utilizzato per i grandi appuntamenti e il nuovo Barbera diventerà realtà, Palermo potrebbe finalmente avere gli strumenti per fare un passo ulteriore.
Non più il grande concerto come evento eccezionale, ma Palermo come tappa stabile dei grandi tour nazionali e internazionali. Forse, dopo tanti anni, la domanda non è più se Palermo sia pronta. È se sarà finalmente pronta a sfruttare tutto quello che può diventare.
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