La nuova casa del Museo Sociale Danisinni: a Palermo il teatro riparte dal territorio
Mettere radici in un luogo senza smettere di attraversarne altri. Questo lo spirito del Teatro Studio Noce, l'approdo di un percorso cominciato nel 2018
Il Teatro Studio Noce a Palermo
Un albero accanto al nome Teatro Studio Noce. Un segno semplice, quasi una dichiarazione d'intenti: mettere radici in un territorio senza smettere di attraversarne altri. E non è un albero scelto a caso: il noce è legato, attraverso il mito di Caria, al dio Dioniso e porta con sé un antico richiamo al teatro.
A Danisinni il teatro non è stato soltanto uno spettacolo da mettere in scena, ma uno strumento per entrare in relazione con una comunità e rompere l'isolamento di un quartiere a lungo percepito come un mondo a parte. Il percorso ha però dovuto fare i conti con la continua precarietà degli spazi: un capannone con il tetto di lamiera, il tendone del circo, il piccolo spazio parrocchiale condiviso con catechismo, riunioni e doposcuola. In inverno si lavorava anche senza riscaldamento, tra pioggia, fango e temperature rigide.
Una convinzione che vale anche per il teatro: non esistono pubblici a cui proporre necessariamente un linguaggio più semplice. La poesia deve conservare il suo mistero, la sua ambiguità, la sua complessità. Ora quella storia trova una nuova casa alla Noce. Il Teatro Studio Noce, sostenuto dal MIC e dalla partecipazione di diversi sottoscrittori, sarà uno spazio stabile per provare, progettare, formare e produrre, ma anche la nuova sede della collezione di arte asemica e poesia visiva del Museo Sociale.
Tre lavori diversi, ma accomunati dalla stessa direzione: partire dal presente, dalle sue fratture e dalle sue marginalità, per trasformarle in materia teatrale e poetica. «La nostra bussola è stata il contatto con il territorio e con le storie della strada, l'incontro della poesia con le urgenze del presente», raccontano i due fondatori e registi. «Abbiamo navigato dentro un'idea capace di unire la vocazione ad affrontare i nodi sociali del nostro tempo, immergendoci nei territori, e una ricerca poetica aperta all'innovazione, lontana dai facili slogan. Lo abbiamo fatto con fatica e con gioia, imbarcando artisti, studenti, attori e non attori, persone incontrate nei quartieri».
Adesso quella stessa bussola orienta una nuova fase: «Oggi facciamo un passo in avanti. Nella nostra nuova casa, il Teatro Studio Noce, dove ha trovato nuova vita la nostra collezione d'arte, presentiamo il primo step di una piccola rassegna pensata per dare voce a ciò che vibra ai margini del presente. È un invito a spostare lo sguardo, per ascoltare ciò che accade dove l'attenzione comune non arriva». La sfida è ora entrare in relazione con un quartiere diverso da Danisinni: più residenziale, meno raccolto attorno a una comunità riconoscibile. Ma un primo segnale è già arrivato alla festa organizzata quando lo spazio era ancora da sistemare: alcuni residenti dei palazzi vicini sono entrati e hanno contribuito alla raccolta per i lavori.
Venerdì 9 ottobre alle 18.30, il Teatro Studio Noce viene inaugurato e presentato alla città. Da ottobre 2026 a marzo 2027 è prevista la rassegna “Controluce. Sul margine, fra Teatro, Musica, Video e Arti figurative”, curata da Borruso e Console, ad aprire la programmazione. Il 15 ottobre, invece, il primo appuntamento speciale sarà dedicato alla Palestina.
Una casa, dunque, ma non un punto d'arrivo. Piuttosto un luogo da cui ripartire. E forse anche quell'albero nel logo racconta la stessa cosa: un noce che appartiene a un quartiere di Palermo e che, attraverso un antico mito greco, riporta simbolicamente il teatro alle sue radici mediterranee. Mettere radici non per smettere di muoversi, ma per avere finalmente un luogo da cui ripartire.
La nascita del Teatro Studio Noce
È questa l'idea che accompagna la nascita del Teatro Studio Noce (via Luigi Mercantini, 16), nuova casa del Museo Sociale Danisinni e approdo di un percorso cominciato nel 2018, quando Gigi Borruso viene invitato da Valentina Console a condurre un laboratorio teatrale a Danisinni. Doveva durare pochi mesi, è diventato un'esperienza lunga otto anni, capace di coinvolgere una trentina di persone, oggi circa venti: abitanti di Danisinni e persone provenienti da altre zone di Palermo, studenti, lavoratori, professionisti e pensionati, dai 18 ai 70 anni.A Danisinni il teatro non è stato soltanto uno spettacolo da mettere in scena, ma uno strumento per entrare in relazione con una comunità e rompere l'isolamento di un quartiere a lungo percepito come un mondo a parte. Il percorso ha però dovuto fare i conti con la continua precarietà degli spazi: un capannone con il tetto di lamiera, il tendone del circo, il piccolo spazio parrocchiale condiviso con catechismo, riunioni e doposcuola. In inverno si lavorava anche senza riscaldamento, tra pioggia, fango e temperature rigide.
Il progetto si estende
Nonostante le difficoltà, il progetto si è esteso a Brancaccio, al pensionato universitario San Saverio e ad altri luoghi della città. Dal 2017 è nata la collaborazione con il Teatro Massimo, con la formazione del coro di Danisinni. Tra gli esempi più significativi c'è "Antigone Casa per Casa": gli attori hanno portato frammenti della tragedia di Sofocle nelle abitazioni di Danisinni. Un modo concreto, spiegano Borruso e Console, per «rompere un muro» e coinvolgere chi normalmente resta lontano dalle attività culturali. La stessa idea ha guidato il lavoro sulle arti visive. Quando gli abitanti chiedevano immagini sacre da dipingere nelle loro case, gli artisti hanno scelto di portare dentro le abitazioni riferimenti alla grande storia dell'arte, senza semplificare i linguaggi. «Non portare la semplificazione, ma portare l'arte perché è quella che è», spiegano.Una convinzione che vale anche per il teatro: non esistono pubblici a cui proporre necessariamente un linguaggio più semplice. La poesia deve conservare il suo mistero, la sua ambiguità, la sua complessità. Ora quella storia trova una nuova casa alla Noce. Il Teatro Studio Noce, sostenuto dal MIC e dalla partecipazione di diversi sottoscrittori, sarà uno spazio stabile per provare, progettare, formare e produrre, ma anche la nuova sede della collezione di arte asemica e poesia visiva del Museo Sociale.
Gli spettacoli in programma
Una casa da cui continuare a partire verso altri territori. Anche la programmazione racconta questa continuità. Tra gli spettacoli in programma ci sono "La passione di Stracci", testo e regia di Gigi Borruso, liberamente ispirato a "La ricotta" di Pasolini e legato al tema delle marginalità; "Kore a Kore", nato a Brancaccio e dedicato alla violenza di genere e "Palestinesi sono i tuoi occhi", evento speciale dedicato alla Palestina, realizzato con Progetto REC e la Compagnia Italo-Palestinese Anqa di Gaza, una prima mondiale diffusa con la presentazione simultanea dei testi scritti dai giovani autori della compagnia.Tre lavori diversi, ma accomunati dalla stessa direzione: partire dal presente, dalle sue fratture e dalle sue marginalità, per trasformarle in materia teatrale e poetica. «La nostra bussola è stata il contatto con il territorio e con le storie della strada, l'incontro della poesia con le urgenze del presente», raccontano i due fondatori e registi. «Abbiamo navigato dentro un'idea capace di unire la vocazione ad affrontare i nodi sociali del nostro tempo, immergendoci nei territori, e una ricerca poetica aperta all'innovazione, lontana dai facili slogan. Lo abbiamo fatto con fatica e con gioia, imbarcando artisti, studenti, attori e non attori, persone incontrate nei quartieri».
Adesso quella stessa bussola orienta una nuova fase: «Oggi facciamo un passo in avanti. Nella nostra nuova casa, il Teatro Studio Noce, dove ha trovato nuova vita la nostra collezione d'arte, presentiamo il primo step di una piccola rassegna pensata per dare voce a ciò che vibra ai margini del presente. È un invito a spostare lo sguardo, per ascoltare ciò che accade dove l'attenzione comune non arriva». La sfida è ora entrare in relazione con un quartiere diverso da Danisinni: più residenziale, meno raccolto attorno a una comunità riconoscibile. Ma un primo segnale è già arrivato alla festa organizzata quando lo spazio era ancora da sistemare: alcuni residenti dei palazzi vicini sono entrati e hanno contribuito alla raccolta per i lavori.
Venerdì 9 ottobre alle 18.30, il Teatro Studio Noce viene inaugurato e presentato alla città. Da ottobre 2026 a marzo 2027 è prevista la rassegna “Controluce. Sul margine, fra Teatro, Musica, Video e Arti figurative”, curata da Borruso e Console, ad aprire la programmazione. Il 15 ottobre, invece, il primo appuntamento speciale sarà dedicato alla Palestina.
Una casa, dunque, ma non un punto d'arrivo. Piuttosto un luogo da cui ripartire. E forse anche quell'albero nel logo racconta la stessa cosa: un noce che appartiene a un quartiere di Palermo e che, attraverso un antico mito greco, riporta simbolicamente il teatro alle sue radici mediterranee. Mettere radici non per smettere di muoversi, ma per avere finalmente un luogo da cui ripartire.
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