SCUOLA E UNIVERSITÀ

Legionella, a Palermo sit-in contro i doppi turni: "Pronti a trasferire i nostri figli"

C'è chi discute degli orari delle lezioni, chi racconta le difficoltà nel conciliare il lavoro con la scuola e chi si chiede quanto durerà ancora questa situazione

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • Pubblicato il
    21 ottobre 2026

Il sit-in dei genitori davanti alla scuola Marone, a Palermo (foto di Claudia Rizzo)

Decine di genitori davanti ai cancelli, qualcuno accompagnato dai figli, altri con un foglio in mano da far firmare. C'è chi discute degli orari delle lezioni, chi racconta le difficoltà nel conciliare il lavoro con la scuola e chi si chiede quanto durerà ancora questa situazione. La preoccupazione è comune, così come la richiesta: trovare una soluzione che permetta ai bambini di tornare a frequentare le lezioni al mattino.

È il clima che si respira davanti al plesso Marone dell'istituto comprensivo Publio Virgilio Marone-Tomaselli di Palermo, dove questa mattina, mercoledì 21 ottobre, madri e padri si sono radunati per protestare contro l'introduzione dei doppi turni, previsti dopo la chiusura di tre plessi scolastici a causa della contaminazione degli impianti idrici.

Una soluzione che dovrebbe consentire la ripresa delle attività didattiche, ma che prevede lezioni pomeridiane con uscite fino alle 19.30 e alle 19.50. Orari che le famiglie considerano incompatibili non soltanto con la propria organizzazione quotidiana, ma anche con le esigenze educative e sociali dei bambini.

La raccolta firme: «Vogliamo sapere quanto durerà»

Al centro della protesta c'è una petizione attraverso la quale i genitori chiedono la sospensione del piano orario pomeridiano, l'individuazione di soluzioni alternative, come l’installazione di servizi igienici esterni, e soprattutto tempi certi per il ritorno alla normalità.

L'iniziativa è nata dopo l'assemblea organizzata martedì 20 ottobre dalla Flc Cgil, durante la quale le famiglie hanno discusso delle possibili azioni da intraprendere. «Abbiamo deciso di fare qualcosa di concreto, una petizione che possa essere firmata immediatamente da quante più persone possibili, per chiedere un tavolo tecnico», racconta Tiziana Tutrone, madre di due alunni, uno della scuola primaria e uno della secondaria di primo grado. «Non vogliamo i turni pomeridiani, vogliamo più chiarezza e trasparenza. Ci devono dire esattamente quello che succede».

Tra le richieste contenute nel documento c'è anche quella di conoscere un cronoprogramma dettagliato degli interventi, con indicazioni precise sull'inizio e sulla conclusione dei lavori necessari a ripristinare la piena funzionalità degli edifici.

Per Tutrone è proprio l'incertezza a rendere la situazione ancora più difficile. I suoi figli frequentano corsi di karate e musica, attività già pagate che adesso rischiano di essere sospese. «Se dovesse durare due settimane, potremmo stringere i denti, avvisare le palestre e i corsi musicali e poi tornare. Ma così, fino a quando dobbiamo bloccare tutto? Non lo sappiamo. Ed è proprio questo che porta frustrazione».

A complicare ulteriormente la situazione ci sono gli impegni lavorativi. «Sono una lavoratrice precaria, lavoro il pomeriggio e la mattina frequento un master», continua Tutrone. Ma la questione, sottolinea, va oltre le esigenze dei singoli nuclei familiari: «I ragazzi devono socializzare, devono farlo anche all'esterno della scuola».

La protesta potrebbe arrivare davanti al Comune

Durante il presidio si è discusso anche della possibilità di organizzare una manifestazione davanti a Palazzo delle Aquile, sede del Comune di Palermo, per chiedere un intervento immediato dell'amministrazione. Tra i genitori c'è anche chi ha proposto di non far entrare i figli a scuola nel pomeriggio, come ulteriore forma di protesta contro i nuovi orari. Ipotesi sulle quali non è stata ancora presa una decisione condivisa, ma che restituiscono il clima di esasperazione.

A raccogliere le istanze delle famiglie ci sono le consigliere comunali Mariangela Di Gangi, del Partito Democratico, e Giulia Argiroffi, di Oso. Ed è proprio all'amministrazione comunale che si rivolge Di Gangi: «Regna il caos perché non c'è nessuno che provi a governarlo. Cercasi sindaco», afferma. «Non è normale che non si tenti di affrontare questa situazione mettendo in campo tutti gli strumenti possibili. Può anche darsi che non esistano soluzioni immediate, ma questo non significa che le famiglie possano essere lasciate sole, senza ascolto e senza risposte».

Dello stesso avviso Giulia Argiroffi, che definisce i turni pomeridiani «assolutamente inaccettabili, in via di principio e ancor di più per bambine e bambini così piccoli». La consigliera richiama in particolare le difficoltà di chi ha figli con disabilità: «Questa scellerata gestione dimostra di non tenere minimamente conto né della logistica familiare né dei preziosissimi impegni che la vita dei bambini registra al di fuori degli orari scolastici, tra cui tutte le fondamentali attività di sostegno alla disabilità previste nel pomeriggio». E conclude: «Ancora una volta, il sindaco e l'assessore hanno dimostrato di essere totalmente inadeguati rispetto al ruolo che ricoprono».

Il secondo batterio e la richiesta di trasparenza

Ad allarmare le famiglie non sono soltanto i nuovi orari, ma anche la mancanza di informazioni sulle condizioni degli edifici scolastici. «Abbiamo appreso soltanto dai giornali che, oltre alla Legionella, era stato trovato anche un altro batterio. Molti genitori, durante l'assemblea di ieri, non ne sapevano nulla», racconta ancora Tiziana Tutrone. «Perché questa notizia non ci è stata comunicata? Vogliamo sapere esattamente cosa sta succedendo».

La presenza del secondo batterio, lo Pseudomonas aeruginosa, è confermata dalla documentazione dell'Asp di Palermo, di cui Balarm ha preso visione. I campionamenti effettuati l'8 ottobre hanno rilevato il microrganismo in tutti e tre i plessi, Marone, Tomaselli e Trinacria. Nella comunicazione indirizzata al sindaco e alla dirigenza scolastica, l'Asp collega la presenza del batterio a una non corretta pulizia dei serbatoi idrici e alla conseguente formazione di biofilm.

Dal documento emergono anche ulteriori criticità legate alle condizioni degli edifici, tra cui infiltrazioni, deterioramenti delle pareti e presenza di ferri d'armatura esposti. Problemi che si aggiungono a quelli degli impianti idrici, anche se dal documento non si evince se possano incidere sui tempi di riapertura delle scuole.

Resta dunque da chiarire quando e in che modo questi risultati siano stati comunicati alle famiglie, che oggi chiedono non soltanto soluzioni alternative ai doppi turni, ma anche informazioni complete sulle condizioni degli istituti e sui tempi necessari per riaprirli.

«Mia figlia farà un'ora e mezza di lezione»

Tra i genitori che chiedono risposte c'è anche Giuseppe Di Fazio, padre di due bambini che frequentano i plessi Trinacria e Marone. «La situazione è diventata insostenibile. Gli orari proposti sono impossibili per le famiglie che lavorano durante la mattina e che devono continuare a organizzarsi privatamente, pagando doposcuola e altri servizi di supporto», racconta.

Ma a impensierirlo è soprattutto l'effetto che un'organizzazione del genere potrebbe avere sugli studenti. «È impensabile che ragazzini dai sei ai tredici anni possano andare a scuola fino alle otto di sera. Il rendimento scolastico ne risentirà inevitabilmente».

La sua famiglia, come molte altre, in queste settimane ha dovuto fare affidamento sui parenti e su strutture private. E adesso si trova davanti a un'altra scelta: rinunciare alle attività extrascolastiche oppure interrompere anticipatamente le lezioni. «Io non voglio far rinunciare i miei figli allo sport e alle altre attività che frequentano. Pertanto, inevitabilmente, dovremo prenderli prima da scuola», spiega.

Per sua figlia accadrà già oggi: «Questo pomeriggio farà un'ora e mezza di scuola perché alle cinque e mezza ha la propria attività. Dopo un'ora e mezza dall'inizio delle lezioni sarò costretto ad andare a prenderla».

Rimane, secondo il genitore, anche il dubbio su come saranno conteggiate queste uscite anticipate. «Le circolari sono state discordanti. Ci hanno detto che queste ore non dovranno essere giustificate, ma anche su questo c'è poca chiarezza. Una mancanza che non ci permette di compiere scelte ponderate».

Il nodo dei trasferimenti e dei nulla osta

Un'altra questione sollevata dalle famiglie riguarda la possibilità di trasferire i figli in altri istituti, evitando così i turni pomeridiani. Nella petizione viene chiesto di rendere pubblico un elenco dei posti disponibili nelle scuole del territorio e di facilitare il rilascio dei nulla osta, necessari per il trasferimento degli alunni.

«Conosco mamme disperate, mamme single che non possono mandare i figli a scuola il pomeriggio e che hanno bisogno di un'alternativa immediata», racconta Tutrone.

La madre contesta soprattutto la mancanza di indicazioni sulle scuole disponibili ad accogliere gli studenti. «Nessuno vorrebbe spostare i bambini dalle loro scuole, perché va a discapito soprattutto degli studenti, ma in alcuni casi non ci sono alternative».

Neppure Giuseppe Di Fazio ha richiesto il nulla osta per i propri figli, ma non esclude di farlo in futuro: «Dipende anche da quali saranno le prospettive», spiega. Il problema, secondo lui, riguarda la capacità degli altri istituti di accogliere gli studenti: «Non si tratta più del caso isolato di un alunno. Si parla di centinaia di richieste, ma quali scuole potrebbero accogliere tutti questi ragazzi?».

La quotidianità dei bambini resta sospesa

Intanto che la protesta dei genitori cresce e si valutano nuove iniziative per ottenere risposte, per molti bambini la giornata scolastica sta per cominciare. Mentre i loro coetanei tornano a casa, si preparano per lo sport o incontrano gli amici, loro entrano in classe, con la prospettiva di uscirne soltanto a sera.

A cambiare non è soltanto l'orario delle lezioni, ma il ritmo delle giornate. Il tempo per i compiti, per giocare, per stare con la famiglia o semplicemente per riposarsi deve trovare spazio tra impegni che prima non si sovrapponevano. E per alcuni, come la figlia di Giuseppe Di Fazio, la scelta sarà quella di rinunciare a una parte delle ore di scuola pur di continuare a frequentare le attività del pomeriggio.

Una quotidianità capovolta, nella quale anche gesti semplici, come andare in palestra o incontrare un amico dopo le lezioni, diventano difficili da organizzare. E in attesa di risposte concrete, le famiglie continuano a fare i conti con orari di cui ancora non conoscono la durata.
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