La crea in Sicilia per la sua Sofia ma aiuta tutte le donne: c'è una nuova app gratuita
Un’app pensata per risolvere un problema personale che, grazie alla curiosità e all’Ai, si trasforma in una piattaforma che utile anche alle altre donne
Softly, la nuova app per le donne
Niente pubblicità, niente abbonamenti e nessun account obbligatorio. Softly nasce da un’esigenza personale e dalla curiosità di Vincenzo Gallina, un 21enne che, partendo dal cinema, ha costruito un’app per monitorare ciclo, fertilità e gravidanza con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.
Un’app per il ciclo che non vuole venderti nulla. Ma nasce per aiutarti. È questa l’idea alla base di Softly, progetto nato da un’esigenza molto personale di Vincenzo Gallina, 21 anni, fotografo e filmmaker che ha deciso di entrare nel mondo delle applicazioni quasi per caso.
Poi l’idea è cresciuta. «Mi sono reso conto che quello che stavo cercando di risolvere non riguardava soltanto lei. Le esigenze erano condivise da moltissime altre persone», spiega. Softly permette di registrare il ciclo e aggiungere informazioni su sintomi, dolore, umore ed energia. Attraverso questi dati, l’app elabora il monitoraggio del ciclo e offre indicazioni su ovulazione e fertilità.
C’è anche una modalità dedicata alla gravidanza, la possibilità di condividere il monitoraggio con il partner e quella di esportare un report pdf da portare eventualmente al proprio medico o ginecologo. Ma Softly non vuole essere un "medico digitale", tende a fare questa precisazione. «Non è un dispositivo medico, non ti dirà mai se sei soggetto a qualche malattia in particolare, ma piuttosto ti darà dei consigli con delicatezza, racconta il giovane.
Per Gallina è una scelta precisa, senza modifiche. «Volevo che Softly fosse gratuita davvero. Non volevo creare un'app che ti permette di iniziare gratuitamente e poi, nel momento in cui hai iniziato a usarla e a inserire i tuoi dati, ti chiede un abbonamento», precisa Gallina. E c’è anche la questione dei dati, aspetto molto importante.
«I dati rimangono sul dispositivo dell'utente e non voglio costruire un prodotto basato sulla profilazione delle persone». È qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale. Gallina ha lavorato con Xcode e Claude Code, imparando strada facendo. «Ho iniziato scrivendo l'idea a Claude Code, e prompt dopo prompt, è venuto quello che ad oggi è Softly», precisa Vincenzo.
L’Ai, però, non ha deciso cosa dovesse diventare l’app.
Dentro Softly c’è anche una sezione dedicata all’informazione, costruita consultando fonti indicate da Gallina come NHS, OMS ed ESHRE. L’obiettivo è parlare di salute non soltanto alle donne, ma anche agli uomini, e rendere accessibili informazioni pensate anche per chi si affaccia per la prima volta a questi temi, a partire dalla pubertà. «Non volevo che Softly fosse soltanto un calendario che dice quando dovrebbe arrivare il ciclo».
È uno dei punti sui quali Gallina mantiene maggiore cautela. «Per i contenuti relativi alla salute ho cercato di mantenere un approccio molto prudente, distinguendo sempre tra informazione e diagnosi. Softly non vuole sostituire un medico e non deve essere utilizzata per prendere decisioni mediche al posto di un professionista», tende a precisare Vincenzo Gallina.
L’idea iniziale era anche quella di coinvolgere un medico nel progetto, ma non è stato possibile: «È un ambito nel quale preferisco essere molto più prudente del necessario piuttosto che dare all’utente una falsa sensazione di certezza».
Ma dietro l’app ci sono anche notti di lavoro e una sfida personale. «Per tre mesi ho passato tantissimo tempo a studiare, sviluppare, testare e correggere, lavorare di notte, notti insonni a pensare su cosa potessi migliorare nell’app, racconta Vincenzo». Gallina non considera il progetto concluso.
«Sono soddisfatto di quello che sono riuscito a costruire in questi tre mesi, soprattutto considerando da dove sono partito. Ma non penso che Softly sia “finita”. Un'app del genere può continuare a crescere». Tra le idee per il futuro ci sono nuovi sviluppi legati all’educazione alla salute e alla personalizzazione dell’esperienza. Ma senza trasformare l’app in un contenitore di funzioni.
«Voglio evitare di aggiungere funzioni soltanto per fare una lista più lunga. Ogni nuova funzione deve avere un motivo», spiega il giovane. Vincenzo precisa che secondo lui, il punto non sia “far fare tutto all'Ai”». Per Gallina l’intelligenza artificiale è soprattutto uno strumento che permette di sperimentare più velocemente.
«L'Ai può permettermi di sviluppare più velocemente, analizzare problemi complessi e sperimentare idee che, senza questo tipo di strumenti, probabilmente richiederebbero molto più tempo e competenze». E aggiunge un limite, soprattutto quando si parla di salute: «Non credo che si possa delegare tutto a un modello. Servono controllo umano, fonti affidabili, limiti molto chiari e responsabilità», racconta.
Se dovessi raccontare in una frase cosa rappresentano questi tre mesi? La risposta, alla fine, va oltre Softly. «Ho scoperto di poter costruire qualcosa che prima pensavo di non essere capace nemmeno di iniziare». Vincenzo parte dal cinema e si ritrova davanti a codice, intelligenza artificiale, salute digitale e design. Softly nasce per Sofia, ma in tre mesi diventa anche una sfida personale.
«Non è soltanto un'app che ho pubblicato sull'app store: è la dimostrazione che non bisogna necessariamente appartenere a un settore per provare a costruire qualcosa di nuovo». E forse è proprio questa la storia dietro Softly: un’idea nata per risolvere un problema personale che, grazie alla curiosità e all’Ai, prova a trasformarsi in qualcosa che possa servire anche agli altri.
Un’app per il ciclo che non vuole venderti nulla. Ma nasce per aiutarti. È questa l’idea alla base di Softly, progetto nato da un’esigenza molto personale di Vincenzo Gallina, 21 anni, fotografo e filmmaker che ha deciso di entrare nel mondo delle applicazioni quasi per caso.
Come nasce "Softly"
A far partire tutto è stata Sofia, la sua ragazza, alle prese con le app per monitorare il ciclo. «Avevano tutte e tre delle cose in comune: pubblicità invasiva, abbonamenti e design banale e poco intuitivo», racconta a Balarm. Da lì il giovane si chiede: «E se provassi a costruirla io?». «All'inizio Softly era pensata esclusivamente per Sofia. Da lei il nome Softly e anche per dare un senso di morbidezza e delicatezza. Era quasi un progetto personale: volevo costruire qualcosa che fosse semplice, privato e realmente utile per lei, spiega Vincenzo.Poi l’idea è cresciuta. «Mi sono reso conto che quello che stavo cercando di risolvere non riguardava soltanto lei. Le esigenze erano condivise da moltissime altre persone», spiega. Softly permette di registrare il ciclo e aggiungere informazioni su sintomi, dolore, umore ed energia. Attraverso questi dati, l’app elabora il monitoraggio del ciclo e offre indicazioni su ovulazione e fertilità.
C’è anche una modalità dedicata alla gravidanza, la possibilità di condividere il monitoraggio con il partner e quella di esportare un report pdf da portare eventualmente al proprio medico o ginecologo. Ma Softly non vuole essere un "medico digitale", tende a fare questa precisazione. «Non è un dispositivo medico, non ti dirà mai se sei soggetto a qualche malattia in particolare, ma piuttosto ti darà dei consigli con delicatezza, racconta il giovane.
Per Gallina è una scelta precisa, senza modifiche. «Volevo che Softly fosse gratuita davvero. Non volevo creare un'app che ti permette di iniziare gratuitamente e poi, nel momento in cui hai iniziato a usarla e a inserire i tuoi dati, ti chiede un abbonamento», precisa Gallina. E c’è anche la questione dei dati, aspetto molto importante.
«I dati rimangono sul dispositivo dell'utente e non voglio costruire un prodotto basato sulla profilazione delle persone». È qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale. Gallina ha lavorato con Xcode e Claude Code, imparando strada facendo. «Ho iniziato scrivendo l'idea a Claude Code, e prompt dopo prompt, è venuto quello che ad oggi è Softly», precisa Vincenzo.
L’Ai, però, non ha deciso cosa dovesse diventare l’app.
Come funziona
«Ho definito l'idea, le funzioni, il modo in cui volevo che l'app funzionasse, l'esperienza utente, la parte grafica e il posizionamento del prodotto, evidenzia. In tre mesi sono arrivati sviluppo, test, correzioni e più di 100 utenti che hanno provato le versioni beta.Dentro Softly c’è anche una sezione dedicata all’informazione, costruita consultando fonti indicate da Gallina come NHS, OMS ed ESHRE. L’obiettivo è parlare di salute non soltanto alle donne, ma anche agli uomini, e rendere accessibili informazioni pensate anche per chi si affaccia per la prima volta a questi temi, a partire dalla pubertà. «Non volevo che Softly fosse soltanto un calendario che dice quando dovrebbe arrivare il ciclo».
È uno dei punti sui quali Gallina mantiene maggiore cautela. «Per i contenuti relativi alla salute ho cercato di mantenere un approccio molto prudente, distinguendo sempre tra informazione e diagnosi. Softly non vuole sostituire un medico e non deve essere utilizzata per prendere decisioni mediche al posto di un professionista», tende a precisare Vincenzo Gallina.
L’idea iniziale era anche quella di coinvolgere un medico nel progetto, ma non è stato possibile: «È un ambito nel quale preferisco essere molto più prudente del necessario piuttosto che dare all’utente una falsa sensazione di certezza».
Il ruolo di Sofia
Alla domanda chi ti è stato maggiormente vicino in questi tre mesi, la risposta torna inevitabilmente a Sofia. «Sicuramente Sofia, perché senza di lei probabilmente Softly non sarebbe mai esistita. È stata la persona da cui è partita l'idea e anche una delle persone che mi ha permesso di capire se quello che stavo costruendo avesse realmente senso dal punto di vista di chi avrebbe utilizzato l'app».Ma dietro l’app ci sono anche notti di lavoro e una sfida personale. «Per tre mesi ho passato tantissimo tempo a studiare, sviluppare, testare e correggere, lavorare di notte, notti insonni a pensare su cosa potessi migliorare nell’app, racconta Vincenzo». Gallina non considera il progetto concluso.
«Sono soddisfatto di quello che sono riuscito a costruire in questi tre mesi, soprattutto considerando da dove sono partito. Ma non penso che Softly sia “finita”. Un'app del genere può continuare a crescere». Tra le idee per il futuro ci sono nuovi sviluppi legati all’educazione alla salute e alla personalizzazione dell’esperienza. Ma senza trasformare l’app in un contenitore di funzioni.
«Voglio evitare di aggiungere funzioni soltanto per fare una lista più lunga. Ogni nuova funzione deve avere un motivo», spiega il giovane. Vincenzo precisa che secondo lui, il punto non sia “far fare tutto all'Ai”». Per Gallina l’intelligenza artificiale è soprattutto uno strumento che permette di sperimentare più velocemente.
«L'Ai può permettermi di sviluppare più velocemente, analizzare problemi complessi e sperimentare idee che, senza questo tipo di strumenti, probabilmente richiederebbero molto più tempo e competenze». E aggiunge un limite, soprattutto quando si parla di salute: «Non credo che si possa delegare tutto a un modello. Servono controllo umano, fonti affidabili, limiti molto chiari e responsabilità», racconta.
Se dovessi raccontare in una frase cosa rappresentano questi tre mesi? La risposta, alla fine, va oltre Softly. «Ho scoperto di poter costruire qualcosa che prima pensavo di non essere capace nemmeno di iniziare». Vincenzo parte dal cinema e si ritrova davanti a codice, intelligenza artificiale, salute digitale e design. Softly nasce per Sofia, ma in tre mesi diventa anche una sfida personale.
«Non è soltanto un'app che ho pubblicato sull'app store: è la dimostrazione che non bisogna necessariamente appartenere a un settore per provare a costruire qualcosa di nuovo». E forse è proprio questa la storia dietro Softly: un’idea nata per risolvere un problema personale che, grazie alla curiosità e all’Ai, prova a trasformarsi in qualcosa che possa servire anche agli altri.
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