CRONACA

"Sanzionato e discriminato, cedo l'attività": che succede al Santamarina di Palermo

Lo sfogo del titolare, Reda Berradi, dopo il sequestro amministrativo ed essere stato definito "marocchino 50enne". "Io vivo a Palermo da decenni"

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • Pubblicato il
    6 ottobre 2026

I cartelli davanti all'ingresso del Santamarina a Palermo

Due cartelli appoggiati davanti al Santamarina raccontano, prima ancora delle parole del suo titolare, il clima di queste ore in piazzetta Pietro Speciale. Sul primo c'è scritto che l'attività è in vendita. Sul secondo il messaggio è decisamente più duro: «Dove non arriva la mafia arrivano i residenti». È così che Reda Berradi ha scelto di rendere visibile la propria amarezza dopo il controllo effettuato sabato sera (3 ottobre) nel locale che gestisce nel centro storico di Palermo.

Un intervento concluso con una denuncia, il sequestro amministrativo di alcuni arredi e diverse sanzioni, ma che per lui potrebbe segnare soprattutto la fine di un'esperienza iniziata anni fa in quella piccola piazza nascosta tra corso Vittorio Emanuele e Ballarò, che ha contribuito a far rinascere dopo anni di buio.

Da qui la decisione più drastica: «Cedere il Santamarina e concentrare altrove le proprie energie». Berradi lo ha annunciato sui social, in un lungo sfogo che riguarda i controlli, il rapporto con alcuni residenti e, più in generale, il modo in cui dice di sentirsi trattato dopo anni trascorsi a lavorare in quella parte della città.

Il controllo nel weekend

Per capire come si arriva a quei due cartelli bisogna tornare a sabato sera, quando in piazzetta Pietro Speciale arrivano i carabinieri della Stazione Centro insieme alla Polizia municipale per un controllo.

Nelle cronache diffuse nelle ore successive si legge di una denuncia per occupazione abusiva di suolo pubblico, deturpamento del patrimonio culturale e inosservanza di precedenti provvedimenti dell'Autorità. L'intervento porta anche al sequestro amministrativo degli arredi e a sanzioni per diverse migliaia di euro.

Berradi non entra nel dettaglio delle singole contestazioni. Annuncia però una difesa legale e sostiene che il sequestro di una parte dell'attività sia avvenuto senza che ve ne fossero i presupposti. Quanto alle accuse, è convinto che «saranno sicuramente ridimensionate nelle sedi più opportune».

Il suo sfogo si concentra soprattutto su ciò che è accaduto quella sera. Secondo il suo racconto, poco dopo le 21 in piazzetta sarebbero arrivati dieci agenti con cinque mezzi: un intervento che lui e alcuni clienti presenti ai tavoli arrivano a definire una «retata».

Non è il controllo in sé che Berradi dice di contestare. Ricorda di averne ricevuti molti negli anni, dai vigili ai Nas, dalla Guardia di finanza alla Siae, e di essere sempre stato collaborativo, anche quando c'erano errori da correggere o sanzioni da pagare.

Questa volta, però, contesta soprattutto la sproporzione tra le forze impiegate davanti al Santamarina e ciò che, a suo dire, accade quotidianamente poco distante. Chiama in causa direttamente sindaco e prefetto e parla di attività abusive, furti, danneggiamenti e strade dove lo spaccio di crack sarebbe stato più volte segnalato da commercianti e residenti, senza aver mai visto - sostiene - un intervento paragonabile a quello di sabato sera.

«Impegnare 10 unità di sabato sera per avviare un controllo pesante alla mia attività è semplicemente ridicolo», scrive Berradi. Poi la frase che sintetizza il senso del suo sfogo: «Lo Stato è forte solo con i deboli».

Lo scontro con i residenti

Ed è dentro questo clima che va letto anche il secondo cartello comparso davanti al Santamarina. Berradi sostiene infatti che all'origine del controllo ci sarebbe stato l'esposto di due residenti della zona, che sarebbero a loro volta titolari di case vacanze.

Nel suo racconto la vicenda diventa il simbolo di quella che considera una disparità di trattamento. Parla di «commercianti di serie A e di serie B» e di residenti ai quali, secondo lui, verrebbe prestata maggiore attenzione rispetto ad altri.
L'amarezza per quel «cinquantenne marocchino».

Poi c'è un altro passaggio del suo sfogo, più personale, che solleva una questione diversa: il modo in cui la stampa ha raccontato la vicenda. Nelle cronache Berradi viene indicato come «cinquantenne marocchino». Lui si sofferma proprio su quella definizione e ricorda di essere cittadino italiano da decenni, di vivere e lavorare in Italia e di pagare qui le tasse.

«Sottolineare l'origine straniera, associata a presunte contestazioni di reato - scrive - è un modo per, ancora una volta, suggerire che gli stranieri siano la fonte dei crimini in Italia».

Ed è proprio la sua storia a spiegare perché quelle due parole gli pesino tanto. Il rapporto di Berradi con Palermo comincia infatti molto prima del Santamarina e prima ancora che piazzetta Pietro Speciale diventasse il centro della sua attività.

Prima del Santamarina c'era Danisinni

Berradi nasce a Meknes, in Marocco, e arriva in Sicilia con la famiglia all'inizio degli anni Ottanta. A Palermo studia e lavora per anni nel sociale, occupandosi soprattutto di mediazione interculturale e di progetti legati all'integrazione.

A Danisinni trasforma anche la propria casa in uno spazio aperto agli altri. Nasce così la Casa delle Culture, pensata come luogo di incontro e scambio tra palermitani e persone provenienti da Paesi diversi. È un percorso che, negli anni successivi, lo porterà verso la ristorazione.

Poi arriva piazzetta Speciale

Qualche anno dopo il percorso cambia direzione. Nel 2018 nasce il Santamarina, in piazzetta Pietro Speciale: uno slargo raccolto, quasi nascosto dentro il centro storico, a pochi passi da corso Vittorio Emanuele e da Ballarò.

Il locale diventa progressivamente qualcosa di più di un posto dove mangiare e bere. Intorno alla piazza passano concerti, mostre, iniziative culturali e interventi artistici. Durante gli anni della pandemia, quando molti spazi al chiuso erano difficili da utilizzare, la piazzetta diventa anche un piccolo palcoscenico all'aperto. Berradi coinvolge alcuni artisti per dipingere saracinesche e portoni e, insieme al vicino Tatum Art, porta il jazz fuori dai locali.

Negli anni successivi quella vocazione rimane. Il Santamarina continua a ospitare iniziative artistiche, mostre ed eventi, mentre il nome di Berradi finisce sempre più per sovrapporsi a quello della piazza.

Adesso il cartello «Cedesi attività»

È anche per questo che il cartello comparso davanti al locale pesa più di un semplice annuncio commerciale. Berradi dice di essere arrivato a un punto di rottura. Non soltanto per le contestazioni ricevute, ma perché sente di non riconoscersi più nel rapporto con una città alla quale sostiene di avere dedicato una parte importante della propria vita.

«Sono profondamente triste perché ho capito che la mia attività e il tempo dedicato a questa piazzetta e alla mia amata città è stato invano», scrive. Poi guarda già oltre Palermo: «C'è una Sicilia meravigliosa in altri luoghi più accoglienti, più puliti e dove lo Stato è presente a tutela di tutti».

Non è ancora detto che quel cartello significhi davvero la fine del Santamarina. Le contestazioni seguiranno il loro corso. Intanto, però, all'annuncio di Berradi la città ha cominciato a rispondere.

«Non mollare»: i messaggi da Palermo

In poche ore sono arrivati centinaia di commenti. Amici, clienti, commercianti e persone che negli anni hanno frequentato il Santamarina gli chiedono soprattutto una cosa: non andare via.

C'è chi parla della perdita di un altro luogo capace di dare identità alla città, chi gli ricorda il lavoro fatto in piazzetta Speciale e chi lo invita apertamente a «resistere».

Tra i messaggi c'è anche quello di Romina Vivona, ristoratrice che conosce bene la fatica di portare avanti un'attività in città. «Reda Berradi è l'ultimo di una lunga lista. Abbiamo sofferto e soffriamo a denti stretti ma siamo tutti troppo stanchi», scrive. Poi aggiunge, rivolgendosi direttamente a lui: «Ti capisco, ti voglio bene».

È un sentimento che ritorna in molti dei commenti: c'è chi gli chiede di non «darla vinta» e chi vede nella possibile chiusura del Santamarina qualcosa di più della perdita di un locale, cioè l'ennesimo pezzo di quell'identità costruita negli anni nel centro storico.

Su questo allarga lo sguardo anche Claudio Arestivo, presidente di Per Esempio e tra i fondatori di Altrove. Nel suo lungo post ironico e amaro mette insieme residenti, artigiani e immigrati, partendo da una contraddizione: vengono chiamati a riaccendere strade abbandonate e a rendere attrattivi i quartieri, ma rischiano poi di essere messi ai margini quando quegli stessi luoghi diventano appetibili per turismo, hotel e B&B.

Dentro questa lettura inserisce anche la storia di Berradi. «Ha fatto un solo grande errore. Pensare di mollare dopo aver buttato tanto sudore e fatica», scrive. L'invito è a non fermarsi e a continuare ad animare «luoghi, spazi e progetti» con quella che definisce la sua «follia e visione».

È forse questa, per ora, l'altra faccia del cartello comparso davanti al Santamarina: Berradi dice di voler lasciare, mentre da più parti della città arriva la richiesta di restare.
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