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Il caso delle botteghe Alab a Palermo, appello al sindaco: "Troviamo una soluzione"

Dopo il sequestro di 17 botteghe nel centro storico, una riunione tra consiglieri comunali e circoscrizionali per chiedere al Comune di aprire un tavolo"

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • 24 giugno 2026

La riunione tra artigiani Alab e consiglieri comunali e della Prima Circoscrizione

Nel centro storico di Palermo le saracinesche abbassate sono state per anni il segno più evidente dell’abbandono. Alab era nata anche per questo: riaprire piccoli locali rimasti vuoti, riportare artigiani e creativi nelle strade, costruire un’alternativa alla progressiva trasformazione dei quartieri storici in una lunga successione di pub, ristoranti e attività rivolte quasi esclusivamente ai turisti.

Adesso, però, alcune di quelle saracinesche sono tornate a chiudersi. Diciassette botteghe del circuito dell’Associazione Alab sono state raggiunte nei giorni scorsi da provvedimenti disposti dopo i controlli della Guardia di Finanza. Al centro delle contestazioni ci sarebbero il tipo di attività svolta, gli adempimenti fiscali e l’assenza dei registratori telematici. Tutte accuse che Alab respinge, rivendicando la propria natura associativa.

Il caso è arrivato davanti alla Prima Circoscrizione. Più di una cinquantina di persone, tra artigiane, artigiani, consiglieri comunali e circoscrizionali, rappresentanti dell’associazione e cittadini arrivati per mostrare solidarietà, si sono ritrovate nella sede di piazza Giulio Cesare per partecipare alla seduta convocata insieme alla commissione consiliare Attività produttive.

La presenza è stata tale che la riunione, regolarmente verbalizzata, si è spostata all’esterno: il megafono ha quindi preso il posto dei microfoni dell’aula consiliare e la seduta ha assunto presto il tono di un’assemblea pubblica.

Le richieste di chiarimento sulle norme applicate si sono intrecciate agli appelli alla politica, perché la vicenda non si risolva soltanto nelle aule giudiziarie. C’era chi chiedeva quando avrebbe potuto riaprire, chi raccontava di non poter più entrare nel proprio laboratorio neanche per produrre e chi faceva i conti con affitti e spese che continuano a correre nonostante il lavoro sia fermo. «C’erano persone che piangevano, una disperazione», racconta il presidente della Sesta Commissione Ottavio Zacco.

Il primo nodo da sciogliere riguarda proprio il regime fiscale applicabile alle botteghe. La questione sarebbe emersa con l’entrata in vigore delle nuove regole sul collegamento tra Pos e registratori telematici. Le verifiche avrebbero poi fatto emergere una situazione più ampia, legata anche alla mancata iscrizione all’Albo degli artigiani, all’assenza della partita Iva e della Scia.

«La Guardia di finanza ha svolto il proprio lavoro, perché oggi quelle attività non risultano in regola con le norme nazionali», afferma Zacco. Il presidente della commissione aggiunge, però, che «questo non cancella la buona fede degli artigiani né il fatto che Alab sia una grande risorsa per Palermo».

Proprio per chiarire quale disciplina dovesse applicarsi ai laboratori, Alab sostiene di essersi rivolta più volte all’Agenzia delle Entrate, chiedendo se l’obbligo dei registratori telematici riguardasse anche spazi che considera espositivi e non commerciali, nei quali le operazioni vengono documentate attraverso ricevute. Alle richieste scritte e agli incontri, secondo quanto emerso oggi, non sarebbe seguita una risposta. Prima dei chiarimenti sono così arrivati i controlli della Guardia di Finanza, che ha invece ritenuto applicabili gli obblighi previsti per le attività commerciali.

Saranno adesso i legali dell’associazione a contestare i provvedimenti e a chiarire se quel modello possa davvero essere assimilato a una normale attività commerciale. Nel frattempo, però, la controversia sulle norme ha già conseguenze molto concrete: le botteghe restano inaccessibili, gli affitti continuano a decorrere e chi lavorava all’interno dei laboratori non può né vendere né proseguire la produzione.

Non è ancora chiaro quanto tempo sarà necessario per ottenere una risposta ai ricorsi e arrivare a un’eventuale riapertura. In attesa di una soluzione definitiva, tra le possibilità discusse c’è anche quella di consentire agli associati di proseguire temporaneamente il lavoro attraverso una fiera dell’artigianato organizzata in uno spazio pubblico.

Una formula che, secondo Zacco, permetterebbe ad Alab di operare con una cassa unica, partita Iva e Pos dell’associazione. «Abbiamo dato la nostra disponibilità a individuare questa strada, se gli artigiani riterranno di percorrerla», spiega.

La commissione, inoltre, incontrerà nei prossimi giorni alcuni esperti del settore per capire quale percorso burocratico possa accompagnare gli associati verso la regolarizzazione. Ma per affrontare la situazione nell’immediato è stato chiesto anche l’intervento del prefetto, al quale la Sesta Commissione ha proposto di ricevere una delegazione composta dai propri rappresentanti, dalla Prima Circoscrizione e da Alab.

«L’obiettivo non è eludere le norme, ma trovare una soluzione equilibrata che tenga insieme legalità, lavoro e tutela del centro storico», sottolinea Zacco. Un confronto che dovrebbe servire a ricondurre le attività dentro un quadro regolamentare certo e, nello stesso tempo, a evitare che il contenzioso cancelli una rete che negli anni ha contribuito a impedire la completa trasformazione del centro storico in un luogo dominato soltanto dal food e dalla movida.

La richiesta al prefetto si affianca a quella rivolta direttamente al sindaco Roberto Lagalla. I consiglieri della Prima Circoscrizione Fabrizio Brancato e Massimo Castiglia chiedono l’apertura immediata di un tavolo con il Comune e la Sesta Commissione, non soltanto per trovare una risposta all’emergenza di queste settimane, ma anche per definire quale futuro possa avere un’esperienza che riunisce oltre trecento artigiani e artisti.

«Fermo restando il dovuto rispetto per l’azione di verifica delle forze dell’ordine, non possiamo permettere che un patrimonio di creatività, identità e presidio sociale formato da più di 300 soggetti venga cancellato», affermano. Secondo i due consiglieri, la chiusura delle botteghe non mette a rischio soltanto il lavoro delle persone coinvolte, ma spegne una presenza che negli anni ha contribuito a mantenere vive alcune strade del centro storico e a contrastarne l’abbandono.

A pesare, ieri mattina, è stata l’assenza della giunta comunale. Alla seduta erano presenti i consiglieri della Prima Circoscrizione e i componenti della commissione, ma nessun esponente della giunta. Non c’era neppure l’assessore alle Attività produttive Giuliano Forzinetti, la cui delega incrocia direttamente una vicenda che riguarda il futuro di una parte importante dell’artigianato nel centro storico.

È proprio qui che il confronto si sposta dal piano fiscale a quello politico. Perché saranno i legali e gli organismi competenti a stabilire se il modello Alab abbia rispettato tutti gli obblighi previsti, ma alla città resta una domanda più ampia: quale spazio intende riservare alle piccole attività artigianali e creative?

«Le verifiche devono fare il loro corso e non spetta alla politica sostituirsi a chi dovrà accertare eventuali irregolarità», osserva la consigliera comunale del Partito democratico Mariangela Di Gangi, presente alla seduta. «Ma questa vicenda non può farci dimenticare ciò che Alab ha rappresentato per il centro storico: ha riportato lavoro, produzioni locali e presenze quotidiane in strade che per anni erano rimaste vuote».

Per Di Gangi, il numero di persone che negli anni ha trovato sostegno nella rete dell’associazione interroga le istituzioni sugli strumenti disponibili per accompagnare chi prova a trasformare una capacità artistica o artigianale in un’attività stabile. Il caso delle botteghe chiuse diventa così anche una riflessione sul modello di sviluppo scelto per il centro storico.

«Palermo deve decidere se vuole una città sempre più costruita soltanto attorno ai consumi turistici oppure un luogo nel quale continuino a esistere laboratori, artigiani e produzioni legate al territorio», aggiunge. «L’artigianato non è soltanto economia: è identità, cultura e anche una parte dell’attrattività della città».

È su questo terreno che si giocheranno i prossimi passaggi: capire quale delle strade emerse dal confronto possa essere realmente percorsa e se le istituzioni riusciranno a trasformare rapidamente le richieste avanzate in una soluzione concreta. Perché in gioco non c’è soltanto il destino di decine di persone, ma anche un pezzo del centro storico che rischia di spegnersi nuovamente.
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