La Sicilia piange Francesco Guccini: addio al maestro che definì l'Isola una terra generosa
Aveva 86 anni, a darne notizia la famiglia. Tanti i concerti a Taormina e l'ultima visita a Palermo per l'incontro con gli studenti del Conservatorio "A. Scarlatti"
Francesco Guccini
Da "Cirano" a "Vedi cara" e l'immortale "Auschwitz", le sue canzoni hanno segnato intere generazioni e continuano a essere un "manifesto" della canzone d'autore italiana. Addio a Francesco Guccini, il maestro si è spento questa mattina, giovedì 6 agosto, all'età di 86 anni a Pavana (in Toscana).
A darne notizia è la famiglia, che sottolinea: «Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata». E aggiunge: «Nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre».
Anche la Sicilia piange il maestro, che definì l'Isola una "terra generosa". Nato nel 1940 a Modena, venne in Sicilia la prima volta nel 1978, per un concerto che si tenne a Bagheria, dove con la band alloggiò all’hotel Zagarella. Poi a Siracusa, in un villaggio turistico e poi, negli anni a seguire, i tanti concerti al Teatro Antico di Taormina.
Il cantautore aveva anche un rapporto stretto col Conservatorio "Alessandro Scarlatti" di Palermo, dove in una delle sue ultime visite in Sicilia (era il 2019) incontrò studenti e docenti al Politeama per il concerto “Il Conservatorio interpreta Guccini". In quella occasione, disse che per lui la Sicilia è «una terra generosa, calda e piena di amicizia». Anche dopo il suo ritiro dai palchi, i suoi musicisti storici ("I Musici") hanno continuato a portare le sue canzoni in tour nelle piazze siciliane, come l'anno scorso ad Acireale.
Nato il 14 giugno 1940 a Modena, Francesco Guccini visse buona parte dell'infanzia sull'Appenino tosco-emiliano, dove si trasferì praticamente neonato dopo che il padre venne chiamato alle armi (passando, all'insaputa del figlio, anche due anni in un campo di concentramento tedesco vicino ad Amburgo). Oltre alla prestigiosa carriera di cantautore, Guccini per tutta la vita fece l'insegnante di lingua italiana e, per un periodo anche il giornalista alla Gazzetta di Modena.
Entrò nel mondo della musica prima come autore, per Caterina Caselli e soprattutto per i gruppi Beat, Equipe 84 e Nomadi, che portarono al successo "Auschwitz", "Per fare un uomo", "Dio è morto", "Noi non ci saremo".
Negli anni '70 si trasferì a Bologna, dove diventò uno dei personaggi più amati ed ascoltati della stagione dell'impegno. Il suo più grande merito fu quello di fare della musica un impegno sociale. Con i suoi testi Guccini ha sempre preso posizione. Nei suoi concerti la musica e le canzoni si mescolavano con monologhi e accenti del miglior cabaret.
Tante sue canzoni divennero inni collettivi di una generazione, quella degli anni Settanta, che voleva cambiare l'Italia e la società, tra queste "La locomotiva", "Piccola città", "Il vecchio e il bambino", "Vedi cara", "Incontro", "Autogrill", "Canzone per un amica", "Cirano", "L'avvelenata".
Nel 2012, dopo aver pubblicato "L'ultima Thule", Guccini annunciò il suo ritiro dalla scena musicale attiva: niente più dischi e concerti per dedicarsi alla scrittura.
A darne notizia è la famiglia, che sottolinea: «Nel rispetto delle sue volontà, le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata». E aggiunge: «Nel chiedere che questo momento di dolore possa essere vissuto nella più stretta intimità, ringrazia tutti coloro che si uniranno al suo lutto con affetto, discrezione e rispetto. Per permettere, a chi lo ha amato, di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa nel mese di settembre».
Anche la Sicilia piange il maestro, che definì l'Isola una "terra generosa". Nato nel 1940 a Modena, venne in Sicilia la prima volta nel 1978, per un concerto che si tenne a Bagheria, dove con la band alloggiò all’hotel Zagarella. Poi a Siracusa, in un villaggio turistico e poi, negli anni a seguire, i tanti concerti al Teatro Antico di Taormina.
Il cantautore aveva anche un rapporto stretto col Conservatorio "Alessandro Scarlatti" di Palermo, dove in una delle sue ultime visite in Sicilia (era il 2019) incontrò studenti e docenti al Politeama per il concerto “Il Conservatorio interpreta Guccini". In quella occasione, disse che per lui la Sicilia è «una terra generosa, calda e piena di amicizia». Anche dopo il suo ritiro dai palchi, i suoi musicisti storici ("I Musici") hanno continuato a portare le sue canzoni in tour nelle piazze siciliane, come l'anno scorso ad Acireale.
Nato il 14 giugno 1940 a Modena, Francesco Guccini visse buona parte dell'infanzia sull'Appenino tosco-emiliano, dove si trasferì praticamente neonato dopo che il padre venne chiamato alle armi (passando, all'insaputa del figlio, anche due anni in un campo di concentramento tedesco vicino ad Amburgo). Oltre alla prestigiosa carriera di cantautore, Guccini per tutta la vita fece l'insegnante di lingua italiana e, per un periodo anche il giornalista alla Gazzetta di Modena.
Entrò nel mondo della musica prima come autore, per Caterina Caselli e soprattutto per i gruppi Beat, Equipe 84 e Nomadi, che portarono al successo "Auschwitz", "Per fare un uomo", "Dio è morto", "Noi non ci saremo".
Negli anni '70 si trasferì a Bologna, dove diventò uno dei personaggi più amati ed ascoltati della stagione dell'impegno. Il suo più grande merito fu quello di fare della musica un impegno sociale. Con i suoi testi Guccini ha sempre preso posizione. Nei suoi concerti la musica e le canzoni si mescolavano con monologhi e accenti del miglior cabaret.
Tante sue canzoni divennero inni collettivi di una generazione, quella degli anni Settanta, che voleva cambiare l'Italia e la società, tra queste "La locomotiva", "Piccola città", "Il vecchio e il bambino", "Vedi cara", "Incontro", "Autogrill", "Canzone per un amica", "Cirano", "L'avvelenata".
Nel 2012, dopo aver pubblicato "L'ultima Thule", Guccini annunciò il suo ritiro dalla scena musicale attiva: niente più dischi e concerti per dedicarsi alla scrittura.
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