CRONACA

Un click e i frigo sballano: cos'è successo nei 20 supermercati siciliani colpiti dagli hacker

Temperature più elevate, un'anomalia che ha interrotto «di fatto la rigida catena del freddo», rendendo i prodotti contenuti all'interno non più commercializzabili

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • Pubblicato il
    3 novembre 2026

Foto generica di un supermercato

Non hanno dovuto forzare una porta, entrare in un supermercato e avvicinarsi a un frigorifero. È bastato agire a distanza, attraverso un sistema informatico, per modificare le temperature dei banchi refrigerati e compromettere la conservazione degli alimenti.È quello che è accaduto in Sicilia, dove nella notte tra domenica 1 e lunedì 2 novembre un attacco hacker ha colpito una ventina di supermercati, provocando danni alla merce e facendo scattare l'allarme nel settore della grande distribuzione.

Tra i punti vendita coinvolti, soprattutto nelle province di Palermo, Catania e Ragusa, ci sono alcuni supermercati a marchio Coop gestiti dal Gruppo Radenza e tre della rete Decò in franchising. Un episodio che apre interrogativi sulla sicurezza di sistemi che fanno ormai parte della gestione quotidiana dei supermercati, ma della cui esistenza spesso i consumatori non sono neppure consapevoli.

Come hanno agito gli hacker

Com'è possibile che qualcuno riesca a manomettere i frigoriferi di un supermercato senza trovarsi fisicamente al suo interno?
La spiegazione sta nei sistemi di telecontrollo utilizzati dalla grande distribuzione. Gli impianti frigoriferi possono infatti essere monitorati e regolati a distanza, attraverso piattaforme informatiche che permettono di controllarne il funzionamento e modificare i parametri di temperatura.

Una tecnologia pensata per facilitare la gestione e individuare eventuali anomalie, ma che può trasformarsi in una via d'accesso per gli hacker se i sistemi non sono adeguatamente protetti.

A spiegare quanto accaduto è Giovanni Arena, delegato di Federdistribuzione per la Sicilia e amministratore delegato del Gruppo Arena: «Gli attacchi, veicolati attraverso i centri di controllo remoto, hanno provocato l'alterazione delle temperature di conservazione, compromettendo la corretta conservazione dei prodotti freschi e surgelati, con conseguenti danni alle merci».

Nel caso del Gruppo Arena, l'impatto è stato limitato a tre supermercati in franchising, sui circa 200 punti vendita complessivi della rete. Arena precisa, però, che si tratta di esercizi «nei quali non erano stati adottati integralmente i protocolli di sicurezza previsti dal Gruppo».

I danni e i rischi per gli alimenti

Le conseguenze dell'attacco sono emerse al momento dell'apertura dei supermercati Coop coinvolti, quando i responsabili hanno trovato i banchi frigoriferi a temperature decisamente superiori a quelle previste per la conservazione degli alimenti. Un'anomalia che, come spiegano dal Gruppo Radenza, ha interrotto «di fatto la rigida catena del freddo», rendendo i prodotti contenuti all'interno non più commercializzabili.

Quattro i punti vendita interessati: due a Catania, uno ad Augusta e uno a Palermo. In tutti, la merce custodita nei frigoriferi coinvolti è stata destinata al macero. «La sicurezza alimentare rappresenta una priorità assoluta per Coop Gruppo Radenza», precisano dalla società, sottolineando che le procedure aziendali prevedono che «nessun alimento che non rispetti i requisiti di corretta conservazione possa essere destinato alla vendita».

Quanto sia costato l'attacco, però, non è ancora possibile stabilirlo. Il Gruppo non dispone di una quantificazione definitiva delle perdite economiche e della merce deteriorata e preferisce non avanzare stime che, in questa fase, rischierebbero di essere «parziali o non sufficientemente verificate».

Per i clienti i disagi sarebbero stati invece limitati a qualche ora, il tempo necessario per reintegrare i prodotti mancanti: tutti i supermercati sono infatti aperti e regolarmente operativi.

Ma se nei punti vendita la situazione è tornata alla normalità, restano ancora diversi interrogativi su quanto accaduto. Il principale riguarda il modo in cui gli hacker sono riusciti ad accedere ai sistemi. Dal Gruppo Radenza spiegano che «non sono attualmente disponibili elementi tecnici verificati» per ricostruire le modalità dell'intrusione e che sarebbe prematuro formulare ipotesi prima della conclusione delle indagini, già affidate alla polizia postale.

Intanto, il Gruppo ha avviato ulteriori verifiche sulle proprie infrastrutture informatiche, precisando che, allo stato attuale, non emergono elementi che indichino il coinvolgimento di altri sistemi aziendali. Rimane però da capire se si sia trattato di un attacco diretto contro la società oppure di un fenomeno più ampio. «Non siamo in grado di stabilire se si sia trattato di un'azione mirata nei nostri confronti oppure di un fenomeno più ampio», precisano da Radenza, pur ritenendo più probabile questa seconda ipotesi.

Le indagini e l'allarme nazionale

La vicenda, intanto, ha assunto una dimensione che va oltre i singoli supermercati siciliani. Episodi analoghi sono stati infatti segnalati anche in altre regioni d'Italia e in altri Paesi europei, mentre l'Agenzia per la cybersicurezza nazionale ha richiamato gli operatori della grande distribuzione e della refrigerazione industriale alla necessità di rafforzare le misure di protezione, soprattutto per quanto riguarda i sistemi accessibili da remoto.

L'allarme è arrivato anche https://www.balarm.it/backend/gestione-articoli/154132/edit?preview=1a Palazzo Chigi, dove nella mattinata di oggi si è svolta una riunione coordinata dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, con i vertici dell'intelligence e dell'Agenzia per la cybersicurezza nazionale.

Al termine dell'incontro, il governo ha fatto sapere che, secondo i primi accertamenti, in Italia l'impatto degli attacchi sarebbe stato limitato a pochi esercizi commerciali, molti dei quali dotati di sistemi di sicurezza ormai obsoleti. Non sarebbero inoltre emersi casi di rischio per la salute dei consumatori riconducibili allo scongelamento degli alimenti.

A preoccupare il settore, però, è la possibilità che episodi simili possano verificarsi nuovamente. «Ci auguriamo che si tratti di episodi isolati e che non si verifichino ulteriori attacchi», sottolinea Arena. Il rischio, avverte, è che un'offensiva su larga scala possa provocare danni economici per «svariate decine di milioni di euro».
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

LEGGI ANCHE