LIBRI

Un romanzo a tinte forti tra la Sicilia e Parigi: Katya racconta "La memoria delle pietre"

Ci sono storie che sussurrano al cuore. Alcune arrivano casualmente, altre di proposito e reclamano a forza il loro spazio alla scrittura per divenire memoria

Francesca Garofalo
Giornalista pubblicista e copywriter
  • Pubblicato il
    28 settembre 2026

La sociologa e scrittrice Katya Maugeri

Ci sono storie che sussurrano al cuore. Alcune arrivano casualmente, altre di proposito e reclamano a forza il loro spazio alla scrittura per divenire memoria, essere immortali. Questi sussurri di vita li conosce bene Katya Maugeri, sociologa e giornalista catanese autrice delle opere “Tutte le cose che ho perso”, “Liberaci dai nostri mali” entrambi su storie di vita carceraria e l’ultimo “La memoria delle pietre”, Nulla Die edizioni, romanzo uscito il 19 settembre in libreria, una storia d’indagine ambientata tra Parigi e Sicilia.

Una passione nata da bambina

Tre pubblicazioni ponderate e simbolo di un legame con la scrittura che precede qualsiasi formazione accademica o professionale. Sopraggiunge da bambina come una necessità: «Prima ancora di comprendere - dice Katya Maugeri - che cosa significasse davvero scrivere, sentivo il bisogno di mettere in ordine le emozioni, di dare un nome alle cose, di custodire attraverso le parole ciò che rischiava di perdersi. La letteratura e la poesia hanno avuto un ruolo fondamentale nel mio percorso». La scrittura così diventa un tramite con l’aldiqua per storie/viaggio interiore sia per chi scrive, sia per chi legge, senza alcun bisogno di fare la morale o dare risposte, ma piuttosto generare domande. E durante il suo percorso ne ha incontrate di storie Katya, anche quelle più "scomode" lavorando in una realtà carceraria e comunità di recupero per tossicodipendenti.

Qui, uomini, donne e bambini gli hanno permesso di guardare una realtà spesso lasciata in penombra e insegnato ad andare oltre la colpa e le etichette, mettendo a nudo l’essere umano in quanto tale. Parole non dette, sospese e spesso prive di vocali e sillabe immediate vengono ascoltate da Katya, dunque, e restituite in storie. «Una storia - prosegue - dovrebbe essere uno specchio: riflettere dettagli che spesso rimangono latenti e che il lettore deve avere la sensibilità e il desiderio di cercare. Per questo, nella scrittura, considero indispensabili il pathos e la verità emotiva, capace di restituire all’esperienza umana la sua complessità. Quando una pagina riesce a far riconoscere qualcosa di sé, anche ciò che si sarebbe preferito non vedere, allora quella storia ha trovato il modo di entrare davvero nel lettore».

Immancabile nei suoi scritti la Sicilia «presenza, matrice, paesaggio interiore». Terra di contrasti: da un lato descritta come bellezza e ferita, luce e ombra, dall’altra appartenenza e desiderio di fuga. Custode di memoria che avvia una convivenza con ciò che cambia. «Una terra nella quale anche le pietre sembrano avere una voce». E il suo nuovo romanzo vuole esserne testimone. La memoria delle pietre, infatti, è un’opera di vicende - basate su manipolazione, controllo, violenza psicologica e fisica - che puntano a raggiungere una verità umana e impedire a una storia di dissolversi nel tempo.

Un libro tra Parigi e la Sicilia

La protagonista è Emma che vive in un doppio contesto: Parigi e Sicilia. Luoghi apparentemente lontani che «finiscono per appartenere alla stessa geografia dell’anima». La ragazza, alle prese con un manoscritto, lascerà il Borgo siciliano per capire il proprio bagaglio esistenziale. «Se Parigi diventa uno spazio di formazione, libertà e scrittura, ma anche luogo dove il passato può essere osservato con una distanza diversa, la Sicilia, invece, è la radice. È il luogo della memoria, delle origini, delle ferite e dei legami intriso di bellezza e leggende, ma anche segnato dalla guerra, dalle partenze, dalle assenze e dal dolore di chi è rimasto. È una comunità nella quale il dolore individuale diventa spesso dolore collettivo e nella quale gli abitanti condividono il pane, il lavoro, la speranza, la fatica. Bisogno di partire e tornare si intrecciano in questo scritto come la realtà attuale vissuta da chi lascia l’Isola, radice che permette di partire senza perdere completamente il proprio centro».

Una Sicilia, quindi, che emerge in tutta la sua forza e bellezza, che sarà probabilmente protagonista di altre storie di Katya da cogliere, raccontare e diffondere sempre con calma, senza quella fretta che sembra ormai la norma in un mondo che avrebbe solo bisogno di fermarsi e ricordare un po’.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

LEGGI ANCHE