STORIE

Una storia lunga 100 anni che non finisce: così Domenico a Lipari ti porta i giornali

L'amore verso un mestiere che sta sparendo porta l'81enne, edicolante da una vita, in giro col suo furgoncino per tutta l'isola e continua a fare il suo lavoro

Tancredi Bua
Giornalista
  • Pubblicato il
    22 settembre 2026

L'edicolante Domenico Belletti

In inglese le chiamano "newsstand" o "paper shop", cioè "chioschi per le notizie" o "negozi di carta", e in effetti il termine dà un’idea di quello che ci si trova all’interno: giornali, cioè notizie, o riviste, fascicoli, fumetti e periodici di ogni sorta. Dalle nostre parti però c’è sempre stata una sfumatura di significato in più: "edicola" non significa solamente "negozio per la carta" o "chiosco per riviste".

Viene dal latino «aedicŭla», che sarebbe un diminutivo della parola «aedes», tempio. C’è a partire dalla sua etimologia, insomma, un che di religioso, di rituale, nell’atto di entrare in un’edicola, di respirarne l’odore di carta, un’àncora con il passato, e sentirsi però al passo con tutti gli aggiornamenti, già nel presente, anzi in una forma di «presentissimo», con le notizie del giorno tutte disponibili sui quotidiani o con l’ultimo fascicolo della raccolta che si sta collezionando.

Una storia lunga 100 anni

A Lipari, nella più grande delle Eolie, l’edicola più importante – sino a qualche settimana fa sul corso principale – adesso s’è trasformata in una sorta di bancarella mobile in giro per tutta l’isola, dalle prime luci dell’alba sino al pomeriggio. A ospitarla è un furgoncino guidato da Domenico Belletti, titolare della storica edicola Belletti, aperta quasi un secolo fa, nel 1928. «Fra due anni – dice Belletti – l’edicola sul corso avrebbe fatto cent’anni. Ha resistito da quando i giornali arrivavano qui con le barche portate dai rollisti. L’ha aperta mio nonno, l’hanno ereditata i miei genitori, per un periodo mi ha aiutato mio fratello, poi sono rimasto solo io».

«Ultimamente non riuscivo più a rientrare nelle spese», racconta. Però, anziché chiudere bottega e salutare quel mondo di carta in cui aveva vissuto per decenni – Domenico Belletti di anni ne sta per compiere 81 – , ha preferito convertirsi a qualcosa di più economico: un furgoncino, che ogni giorno viene caricato di giornali e riviste sino a straripare, per poi fare il giro dell’isola e diffondere i quotidiani e i periodici a tutti coloro che vogliono leggere qualcosa.

Il suo "giro" quotidiano

Residenti, sì, affezionati, certo, ma anche tantissimi turisti. «Al mattino – dice Belletti – vado a prelevare i quotidiani con il furgoncino, che prima usavo per portare i quotidiani al negozio, e subito dopo aspetto che con la nave arrivino i periodici. Si lavora male perché è un furgoncino, ed è un bel problema sistemare i giornali, i mensili, a volte è tutto accavallato, ma stringo i denti e lo faccio lo stesso. È un servizio per i clienti, per la comunità locale e per tutti i turisti che vengono».

Prima ancora di essere un edicolante, Domenico Belletti è un profondo amante della carta, dei libri, della cultura: «Avevo creato una bella libreria – dice – e mi piaceva molto leggere. Adesso non ho più il tempo, mi aggiorno chiaramente, ma soprattutto stando in giro sul furgone dal mattino alla sera non ho molti spazi in cui poterlo fare».

Naturalmente, come per tante altre edicole in giro per la Sicilia – che sono rimaste in meno di tremila – l’edicola Belletti di corso Vittorio Emanuele II a Lipari ha cominciato a veder flettere verso il basso il volume degli affari con l’arrivo del digitale e la capillarizzazione di Internet, nella seconda metà degli anni zero del Duemila. «Lo ammetto – dice l’edicolante - . Io sono un tipo che non ha mai legato col digitale. Il telefonino che ho mi è stato regalato venticinque anni fa da una casa editrice, posso a malapena fare e ricevere telefonate. Non ricevo messaggi né ho connessione Internet. Secondo me il cartaceo ha un fascino insostituibile. Sentivo dei clienti che varcando la soglia, magari venendo da isole in cui non c’erano edicole perché chiuse da più tempo ancora, mi dicevano “Ah! Finalmente, il profumo della carta…”. Quest’espressione mi faceva sempre sorridere».

Da parte delle istituzioni, o di potenziali acquirenti interessati a rilevare l’attività di Domenico Belletti sembrerebbe ancora non esserci stato segno: «Ho avuto un paio di appuntamenti – dice l’edicolante – ma non hanno portato a nulla di concreto, sono stati incontri fatti giusto pour parlair. Tante volte in passato ho sentito persone consigliarmi di vendere l’attività, ma non li ho mai ascoltati. Non mi pento di niente, anzi, se potessi non solo rifarei tutto da capo, ma continuerei a lavorare coi giornali a costo di navigare nei debiti. Il mio è amore verso un mestiere che sta sparendo».
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