CINEMA E TV

Vince raccontando le (sue) radici siciliane: Alice Mascali ci parla di "Madrepatria"

Tante domande animano “Madrepatria”, il cortometraggio d’esordio di Alice Mascali, siciliana d’origini ma parmense di nascita, vincitore del CICI Film Festival

Tancredi Bua
Giornalista
  • Pubblicato il
    30 settembre 2026

La regista Alice Mascali

Cos’è la Sicilia per chi non ci ha mai vissuto ma si ritrova ad esserle comunque legato? Come si trasforma l’isola negli occhi di chi ce l’ha nel sangue ma non l’ha mai attraversata? In che modo quella che sembra una forma di "schiavitù genetica" può trasformarsi in una libertà familiare? Queste le domande che animano “Madrepatria”, il cortometraggio d’esordio di Alice Mascali, siciliana d’origini ma parmense di nascita, vincitore del CICI Film Festival di Castellammare del Golfo.

“Madrepatria” racconta l’ultima estate di una ragazzina nella casa dei nonni, scomparsi da poco. Il riconoscimento è stato assegnato al corto «per la capacità di trasformare un racconto familiare in una riflessione intima, emozionante e generazionale sulle radici e sulla memoria. Un omaggio al femminile, attraversato da una nostalgia mai compiaciuta e da una profonda verità emotiva, sostenuta da una scelta musicale di grande sensibilità».

Una storia autobiografica

Originaria del catanese, Alice Mascali, 23 anni, fresca d’accademia di cinema, ha tentato la sua carta mandando il soggetto e una bozza di sceneggiatura alla residenza artistica organizzata dal festival di Castellammare del Golfo: «La storia – racconta la regista – è molto autobiografica. I miei genitori sono siciliani, però una trentina d’anni fa, prima che io stessa nascessi, si sono trasferiti al Nord, e da lì è nata l’abitudine di tornare in Sicilia ogni anno. Io mi sentivo un po’ spaesata, all’inizio. Crescendo ti rendi conto però di avere bisogno delle persone che ti circondano, come mia mamma. Tre anni fa sono tornata in Sicilia da sola e l’ho vista con gli occhi dell’amore, non più con il velo di noia di quand’ero piccola. Volevo capire cosa c’è più in profondità».

Girato in due giorni e mezzo e assemblato in altrettanti, “Madrepatria” nasce da una storia che Alice Mascali aveva dentro da tempo: «Ho avuto l’occasione di proporre il soggetto proprio perché è ambientato in Sicilia. Avevo tanta voglia di scrivere questa storia, anzi avevo proprio il bisogno. È stato bello ritrovarsi con le attrici protagoniste (Margherita Fortunato, premiata come miglior attrice in questo che è anche il suo debutto, Debora

Galatioto, Giuliana Mustica e Angela Certa, ndr.) e l’attore (Domenico Mondo, ndr.), e sapere che queste storie sono condivise anche da loro: lasciare l’isola, poi tornare, ritrovare delle cose che ti appartengono. Molte persone che conosco hanno i genitori che si sono allontanati dal posto in cui sono nati e poi sono tornate. Le suggestioni non sono mancate anche durante le riprese».

Al cortometraggio, che ancora cortometraggio non era, Alice Mascali ci pensava già negli anni passati, quando era ritornata in Sicilia per starci un po’ da sola: «Quando cresci ti poni in modo diverso rispetto al mondo – racconta la regista – . Io avevo tante domande, anche il fatto che mia mamma dicesse sempre di voler tornare giù, diceva che sarebbe stato veramente bello. Questo mi ha sempre messo dubbi, mi chiedevo perché volesse farlo.

Quando sono tornata sola e non sono più stata "contaminata" dai bisogni dei miei genitori ho avuto un risveglio, dato un po' dalla sensibilità personale, un po' dall’essere maturata e un po' dal fatto che io stessa avevo affrontato per studio un periodo fuori. Da studente che si allontana da casa e ha un po’ il pallino dell’“Io dove appartengo veramente?”, ritornare nella terra dei genitori è rivelatorio. In Sicilia mi sono sentita di appartenere veramente, un po’ per i ricordi che hai nella testa e che non sai dove collocare. È stato lampante. Le sensazioni, l’aria, erano tutti ricordi che finalmente trovavano un posto. Mi sono chiesta veramente cosa reputassi io casa».

Un lavoro di squadra

A contribuire all’identità del cortometraggio è stato Filippo Macchi, il direttore della fotografia, al fianco di Alice Mascali anche nel montaggio: «È stato un bel lavoro di squadra, Filippo è stato una guida fortissima per la composizione delle inquadrature e per la post-produzione». E per il futuro? Sicuramente “Madrepatria” ha un cuore forte che reggerebbe benissimo la trasformazione in lungometraggio, e il riconoscimento al CICI Film Festival giova sia al corto sia alla sua regista: «Sono un minimo speranzosa – dice la Mascali – . Per adesso so che il cinema è un mondo molto costoso, e per un po’ dovrò muovermi su lavori collaterali per poter essere indipendente, però questo traguardo mi dà veramente tanta carica.

Capisco che posso cominciare ad avere un linguaggio, a parlare di temi, e per me è sempre stato difficile riuscire a comunicare con le altre persone. Col cinema mi viene molto naturale. Vedere un riscontro in gente che si è emozionata con questo racconto è stato estremamente bello. Per me è la conferma che fare un determinato tipo di cinema è ciò che mi fa stare bene. Lo scopo personale del progetto era sapere che c’erano degli sconosciuti che davanti alla storia raccontata si sono emozionati: per fortuna è successo e da adesso in poi proverò a spingere il più possibile».
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