Alla Kalsa un mese di festa e una prima mondiale: la nuova vita del Teatro Garibaldi
Dal 13 novembre torna ad accogliere i palermitani con spettacoli, concerti, cinema, mostre e incontri. Tutto mentre i lavori di recupero sono ancora in corso
Il Teatro Garibaldi di Palermo (foto di Iole Carollo 2026)
Quando nel 2022 l'amministrazione comunale entrò al Teatro Garibaldi trovò ancora le tazzine di caffè sporche dal 2018. Un dettaglio, raccontato dal sindaco Roberto Lagalla, che restituisce l'immagine di un luogo rimasto per anni sospeso, lontano dalla vita della città.
Adesso, per lo storico teatro di piazza Magione, nel cuore della Kalsa, si apre un nuovo capitolo. Dal 13 novembre tornerà ad accogliere il pubblico con spettacoli, concerti, cinema, mostre e incontri. E lo farà mentre i lavori di recupero sono ancora in corso, con l'ambizione di diventare non soltanto un luogo di spettacolo, ma uno spazio da vivere ogni giorno.
È questa l'idea da cui nasce il progetto della Fondazione Studio Rizoma, alla quale il Comune ha affidato la gestione del teatro per otto anni. «Quello che vorremmo che fosse il Garibaldi è uno spazio aperto, uno spazio di dialogo, un “terzo spazio“ dove cultura, comunità e vita quotidiana convivono», racconta la co-presidente Patrizia Pozzo.
Un luogo nel quale poter entrare anche senza avere un biglietto in tasca, incontrarsi, lavorare, partecipare a un laboratorio o semplicemente trascorrere del tempo. Una prospettiva che vuole dare una nuova identità a un edificio dalla storia travagliata, segnato da stagioni di grande fermento artistico alternate a lunghi periodi di chiusura.
La svolta arrivò negli anni Novanta, quando il Garibaldi ritrovò una nuova vitalità grazie anche a Carlo Cecchi, che nel 1996 vi portò il suo Amleto. Seguirono anni di intensa attività, con produzioni e collaborazioni che coinvolsero, tra gli altri, Emma Dante, Peter Brook e Wim Wenders, che scelse il Garibaldi per girare alcune scene di Palermo Shooting. Ma anche quella stagione si interruppe: nel 2008 il teatro chiuse per lavori di recupero e, nonostante gli interventi fossero terminati l'anno successivo, rimase senza una programmazione stabile.
Nel 2012 furono una sessantina di artisti e lavoratori dello spettacolo a occuparlo, dando vita all'esperienza del “Teatro Garibaldi Aperto”, nel tentativo di restituire quello spazio alla città. Nel 2018 arrivò Manifesta 12, la biennale itinerante di arte contemporanea, che riportò il teatro al centro della scena culturale internazionale. Poi, ancora una volta, le attività si interruppero.
Un passato che la Fondazione non intende cancellare. «Entriamo in punta di piedi e con grandissimo rispetto per la storia che ci ha preceduto», sottolinea Pozzo, ricordando anche le esperienze più controverse che hanno attraversato il Garibaldi negli ultimi trent'anni. L'intenzione è raccogliere questa eredità e farne il punto di partenza di un nuovo percorso, ripensando non soltanto le attività del teatro, ma anche il modo di viverne gli spazi.
Una scelta voluta da Rizoma, che ha deciso appositamente di rendere visibile anche il percorso di recupero. «Abbiamo deciso di riaprire, nonostante i lavori siano ancora in corso, per restituire il teatro alla città il prima possibile», spiega Pozzo. E anche per permettere a chiunque di vedere come cambierà l'edificio, seguendo i lavori giorno dopo giorno.
A occuparsi del progetto è l'architetto Pietro Airoldi, che aveva già lavorato sul Garibaldi in occasione di Manifesta 12. La sua proposta si fonda sul principio del riuso adattivo: valorizzare le caratteristiche dell'edificio e renderlo adatto ad accogliere funzioni diverse. Prima, però, è stato necessario rimediare alle conseguenze di anni di manutenzione insufficiente. Dalle coperture filtrava l'acqua piovana e numerosi elementi architettonici avevano bisogno di essere riparati.
Le prime opere, già avviate, si sono concentrate proprio sulle coperture e sulle parti deteriorate. Il passo successivo riguarderà l'adeguamento degli impianti elettrici, antincendio e di climatizzazione. Saranno poi introdotte soluzioni leggere e rimovibili, pensate per rendere gli ambienti più flessibili e consentire attività differenti, anche contemporaneamente.
Il cantiere si sposterà quindi da uno spazio all'altro, senza interrompere la vita dell'intero edificio. Soltanto a gennaio saranno necessarie alcune giornate di chiusura della sala principale per opere più complesse, mentre una nuova tranche prenderà il via nella primavera del 2027 e dovrebbe concludersi, secondo il calendario attuale, entro l'estate.
Sul fronte economico, la Fondazione ha già destinato duecentomila euro alla prima parte del progetto e ne prevede circa altri cinquantamila per quella successiva. Risorse private, come tiene a precisare Pozzo, che potranno essere integrate da ulteriori finanziamenti per continuare la riqualificazione. Il programma si svilupperà nell'arco di circa due anni, ma non si escludono ulteriori opere, anche per valorizzare i livelli superiori del teatro, oggi poco utilizzati.
Per la gestione del bar sono arrivate circa 45 proposte e la selezione è ormai alle battute finali, con un gruppo già individuato: lo spazio sarà attivo fin dall'inaugurazione, inizialmente con un allestimento temporaneo, in attesa di quello definitivo previsto per la prossima primavera.
A riempire di vita questi ambienti saranno però le persone e le iniziative che vi troveranno posto. Il nuovo Garibaldi vuole infatti accogliere le realtà culturali cittadine e, allo stesso tempo, metterle in contatto con la rete internazionale di Studio Rizoma. La Fondazione, spiega Pozzo, realizzerà una propria programmazione e produzioni originali, ma il teatro non sarà riservato esclusivamente alle sue attività. «Siamo aperti non solo alle collaborazioni, ma a ospitare anche associazioni, fondazioni, quindi tutto il tessuto culturale della città», sottolinea, allargando lo sguardo anche al resto della Sicilia.
Una vocazione internazionale che, però, non dovrà far perdere di vista il territorio. «Prima un occhio locale e poi internazionale», precisa Pozzo. L'ambizione è che il Garibaldi diventi un luogo in cui le esperienze artistiche della città possano incontrarne altre, provenienti da Paesi e contesti differenti, dando vita a nuove collaborazioni.
Un'apertura che assume un significato particolare alla Kalsa, quartiere ricco di storia e di contraddizioni, dove il fermento culturale convive con fragilità sociali e una vita notturna che ha progressivamente trasformato alcune delle sue strade. Il Garibaldi potrebbe così diventare un punto di riferimento non soltanto per gli artisti, ma anche per chi abita il quartiere, offrendo occasioni di incontro e aggregazione durante il giorno. È proprio questo uno degli aspetti sui quali insiste il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella, che aveva seguito il progetto da assessore comunale e vede nella riapertura del teatro anche un'opportunità per riqualificare l'area, offrendo «un'alternativa alla movida».
Per costruire un rapporto concreto con gli abitanti, l'accordo prevede anche attività di carattere sociale ed educativo. A spiegarlo è l'assessore alla Cultura Antonio Rini: «Uno degli elementi che abbiamo voluto inserire è quello di aprirsi anche al quartiere, non soltanto sotto il profilo delle attività culturali, ma proprio come un'interazione di natura sociale, antropologica e pedagogica». Il teatro accoglierà quindi anche i bambini della Kalsa, coinvolgendo le famiglie e chi vive quotidianamente queste strade, anche al di fuori della programmazione degli spettacoli, attraverso laboratori, attività educative e iniziative pomeridiane.
La partecipazione delle realtà cittadine passerà anche attraverso le novanta giornate che il Comune si è riservato ogni anno. L'amministrazione sta infatti valutando la pubblicazione di un avviso rivolto ad artisti, compagnie e associazioni, con particolare attenzione ai linguaggi contemporanei e alla sperimentazione. Un'occasione per dare spazio a nuove proposte e favorire collaborazioni tra soggetti diversi, affiancando la programmazione della Fondazione.
Il Grand Opening proseguirà fino al 13 dicembre, attraversando linguaggi e temi differenti. Il 14 novembre il Garibaldi ospiterà un summit culturale dedicato al diritto alla cultura e all'accesso agli spazi artistici, mentre il giorno successivo sarà la volta di incontri, proiezioni e dibattiti sul rapporto tra cultura, autoritarismo e resistenza.
Dal 19 al 22 novembre arriverà Between Land and Sea - Sedimenti del futuro, il festival dedicato al Mediterraneo, alle migrazioni e alle memorie che attraversano le sue sponde. Il 28 e 29 novembre spazio a The Kingdom di Simone Mannino, mentre i primi giorni di dicembre saranno dedicati alla musica e alle pratiche sonore contemporanee. A chiudere il mese inaugurale, dall'11 al 13 dicembre, sarà "Senza Segnale", una mostra che mette in dialogo giornalismo d'inchiesta e arti contemporanee.
Poi, spenti i riflettori del Grand Opening, comincerà la sfida più importante: dare continuità a una storia segnata da troppe interruzioni. Perché il vero cambiamento non si misurerà soltanto negli spettacoli che il Garibaldi riuscirà a ospitare, ma nella capacità di diventare parte della vita quotidiana della città, un luogo in cui gli artisti possano lavorare, le associazioni trovare spazio e gli abitanti della Kalsa riconoscersi. Senza dover aspettare, ancora una volta, una nuova inaugurazione per tornare a varcarne la soglia.
Adesso, per lo storico teatro di piazza Magione, nel cuore della Kalsa, si apre un nuovo capitolo. Dal 13 novembre tornerà ad accogliere il pubblico con spettacoli, concerti, cinema, mostre e incontri. E lo farà mentre i lavori di recupero sono ancora in corso, con l'ambizione di diventare non soltanto un luogo di spettacolo, ma uno spazio da vivere ogni giorno.
È questa l'idea da cui nasce il progetto della Fondazione Studio Rizoma, alla quale il Comune ha affidato la gestione del teatro per otto anni. «Quello che vorremmo che fosse il Garibaldi è uno spazio aperto, uno spazio di dialogo, un “terzo spazio“ dove cultura, comunità e vita quotidiana convivono», racconta la co-presidente Patrizia Pozzo.
Un luogo nel quale poter entrare anche senza avere un biglietto in tasca, incontrarsi, lavorare, partecipare a un laboratorio o semplicemente trascorrere del tempo. Una prospettiva che vuole dare una nuova identità a un edificio dalla storia travagliata, segnato da stagioni di grande fermento artistico alternate a lunghi periodi di chiusura.
Una storia di rinascite e abbandoni
Inaugurato nel 1862 alla presenza di Giuseppe Garibaldi, che proprio da uno dei suoi palchi pronunciò il celebre discorso concluso con le parole «O Roma, o morte», il teatro ha attraversato epoche e trasformazioni, passando dalle commedie popolari al cinema, fino al lungo periodo di abbandono cominciato negli anni Settanta.La svolta arrivò negli anni Novanta, quando il Garibaldi ritrovò una nuova vitalità grazie anche a Carlo Cecchi, che nel 1996 vi portò il suo Amleto. Seguirono anni di intensa attività, con produzioni e collaborazioni che coinvolsero, tra gli altri, Emma Dante, Peter Brook e Wim Wenders, che scelse il Garibaldi per girare alcune scene di Palermo Shooting. Ma anche quella stagione si interruppe: nel 2008 il teatro chiuse per lavori di recupero e, nonostante gli interventi fossero terminati l'anno successivo, rimase senza una programmazione stabile.
Nel 2012 furono una sessantina di artisti e lavoratori dello spettacolo a occuparlo, dando vita all'esperienza del “Teatro Garibaldi Aperto”, nel tentativo di restituire quello spazio alla città. Nel 2018 arrivò Manifesta 12, la biennale itinerante di arte contemporanea, che riportò il teatro al centro della scena culturale internazionale. Poi, ancora una volta, le attività si interruppero.
Un passato che la Fondazione non intende cancellare. «Entriamo in punta di piedi e con grandissimo rispetto per la storia che ci ha preceduto», sottolinea Pozzo, ricordando anche le esperienze più controverse che hanno attraversato il Garibaldi negli ultimi trent'anni. L'intenzione è raccogliere questa eredità e farne il punto di partenza di un nuovo percorso, ripensando non soltanto le attività del teatro, ma anche il modo di viverne gli spazi.
Un teatro che cambia mentre resta aperto
La prima novità è proprio nel modo in cui il Garibaldi tornerà a essere utilizzato. Non si aspetterà la conclusione del restauro per riaprire le porte: il cantiere avanzerà gradualmente, interessando di volta in volta ambienti diversi, mentre il resto dell'edificio continuerà ad accogliere il pubblico.Una scelta voluta da Rizoma, che ha deciso appositamente di rendere visibile anche il percorso di recupero. «Abbiamo deciso di riaprire, nonostante i lavori siano ancora in corso, per restituire il teatro alla città il prima possibile», spiega Pozzo. E anche per permettere a chiunque di vedere come cambierà l'edificio, seguendo i lavori giorno dopo giorno.
A occuparsi del progetto è l'architetto Pietro Airoldi, che aveva già lavorato sul Garibaldi in occasione di Manifesta 12. La sua proposta si fonda sul principio del riuso adattivo: valorizzare le caratteristiche dell'edificio e renderlo adatto ad accogliere funzioni diverse. Prima, però, è stato necessario rimediare alle conseguenze di anni di manutenzione insufficiente. Dalle coperture filtrava l'acqua piovana e numerosi elementi architettonici avevano bisogno di essere riparati.
Le prime opere, già avviate, si sono concentrate proprio sulle coperture e sulle parti deteriorate. Il passo successivo riguarderà l'adeguamento degli impianti elettrici, antincendio e di climatizzazione. Saranno poi introdotte soluzioni leggere e rimovibili, pensate per rendere gli ambienti più flessibili e consentire attività differenti, anche contemporaneamente.
Il cantiere si sposterà quindi da uno spazio all'altro, senza interrompere la vita dell'intero edificio. Soltanto a gennaio saranno necessarie alcune giornate di chiusura della sala principale per opere più complesse, mentre una nuova tranche prenderà il via nella primavera del 2027 e dovrebbe concludersi, secondo il calendario attuale, entro l'estate.
Sul fronte economico, la Fondazione ha già destinato duecentomila euro alla prima parte del progetto e ne prevede circa altri cinquantamila per quella successiva. Risorse private, come tiene a precisare Pozzo, che potranno essere integrate da ulteriori finanziamenti per continuare la riqualificazione. Il programma si svilupperà nell'arco di circa due anni, ma non si escludono ulteriori opere, anche per valorizzare i livelli superiori del teatro, oggi poco utilizzati.
Una piazza coperta tra Palermo e il Mediterraneo
La trasformazione non riguarderà soltanto le strutture. Airoldi immagina il Garibaldi come «una sorta di piazza coperta», un'estensione dello spazio pubblico di piazza Magione, da vivere durante tutta la giornata e non soltanto la sera. Per questo, accanto alla sala teatrale, nasceranno una caffetteria, una libreria, spazi di coworking, uffici e ambienti per i laboratori, mentre una foresteria permetterà agli artisti ospiti di soggiornare a Palermo durante i periodi di produzione e ricerca.Per la gestione del bar sono arrivate circa 45 proposte e la selezione è ormai alle battute finali, con un gruppo già individuato: lo spazio sarà attivo fin dall'inaugurazione, inizialmente con un allestimento temporaneo, in attesa di quello definitivo previsto per la prossima primavera.
A riempire di vita questi ambienti saranno però le persone e le iniziative che vi troveranno posto. Il nuovo Garibaldi vuole infatti accogliere le realtà culturali cittadine e, allo stesso tempo, metterle in contatto con la rete internazionale di Studio Rizoma. La Fondazione, spiega Pozzo, realizzerà una propria programmazione e produzioni originali, ma il teatro non sarà riservato esclusivamente alle sue attività. «Siamo aperti non solo alle collaborazioni, ma a ospitare anche associazioni, fondazioni, quindi tutto il tessuto culturale della città», sottolinea, allargando lo sguardo anche al resto della Sicilia.
Una vocazione internazionale che, però, non dovrà far perdere di vista il territorio. «Prima un occhio locale e poi internazionale», precisa Pozzo. L'ambizione è che il Garibaldi diventi un luogo in cui le esperienze artistiche della città possano incontrarne altre, provenienti da Paesi e contesti differenti, dando vita a nuove collaborazioni.
Un'apertura che assume un significato particolare alla Kalsa, quartiere ricco di storia e di contraddizioni, dove il fermento culturale convive con fragilità sociali e una vita notturna che ha progressivamente trasformato alcune delle sue strade. Il Garibaldi potrebbe così diventare un punto di riferimento non soltanto per gli artisti, ma anche per chi abita il quartiere, offrendo occasioni di incontro e aggregazione durante il giorno. È proprio questo uno degli aspetti sui quali insiste il sottosegretario alla Cultura Giampiero Cannella, che aveva seguito il progetto da assessore comunale e vede nella riapertura del teatro anche un'opportunità per riqualificare l'area, offrendo «un'alternativa alla movida».
Per costruire un rapporto concreto con gli abitanti, l'accordo prevede anche attività di carattere sociale ed educativo. A spiegarlo è l'assessore alla Cultura Antonio Rini: «Uno degli elementi che abbiamo voluto inserire è quello di aprirsi anche al quartiere, non soltanto sotto il profilo delle attività culturali, ma proprio come un'interazione di natura sociale, antropologica e pedagogica». Il teatro accoglierà quindi anche i bambini della Kalsa, coinvolgendo le famiglie e chi vive quotidianamente queste strade, anche al di fuori della programmazione degli spettacoli, attraverso laboratori, attività educative e iniziative pomeridiane.
La partecipazione delle realtà cittadine passerà anche attraverso le novanta giornate che il Comune si è riservato ogni anno. L'amministrazione sta infatti valutando la pubblicazione di un avviso rivolto ad artisti, compagnie e associazioni, con particolare attenzione ai linguaggi contemporanei e alla sperimentazione. Un'occasione per dare spazio a nuove proposte e favorire collaborazioni tra soggetti diversi, affiancando la programmazione della Fondazione.
Un mese per cominciare
A inaugurare questa nuova stagione sarà, venerdì 13 novembre, la prima assoluta di Le Principesse, il nuovo testo di Olga Bach diretto da Ersan Mondtag. Lo spettacolo intreccia Amleto e Il Principe di Machiavelli, interrogandosi sul rapporto tra potere e democrazia, e sarà seguito dal set del dj tunisino Beshkewa, tra sonorità tradizionali ed elettronica.Il Grand Opening proseguirà fino al 13 dicembre, attraversando linguaggi e temi differenti. Il 14 novembre il Garibaldi ospiterà un summit culturale dedicato al diritto alla cultura e all'accesso agli spazi artistici, mentre il giorno successivo sarà la volta di incontri, proiezioni e dibattiti sul rapporto tra cultura, autoritarismo e resistenza.
Dal 19 al 22 novembre arriverà Between Land and Sea - Sedimenti del futuro, il festival dedicato al Mediterraneo, alle migrazioni e alle memorie che attraversano le sue sponde. Il 28 e 29 novembre spazio a The Kingdom di Simone Mannino, mentre i primi giorni di dicembre saranno dedicati alla musica e alle pratiche sonore contemporanee. A chiudere il mese inaugurale, dall'11 al 13 dicembre, sarà "Senza Segnale", una mostra che mette in dialogo giornalismo d'inchiesta e arti contemporanee.
Poi, spenti i riflettori del Grand Opening, comincerà la sfida più importante: dare continuità a una storia segnata da troppe interruzioni. Perché il vero cambiamento non si misurerà soltanto negli spettacoli che il Garibaldi riuscirà a ospitare, ma nella capacità di diventare parte della vita quotidiana della città, un luogo in cui gli artisti possano lavorare, le associazioni trovare spazio e gli abitanti della Kalsa riconoscersi. Senza dover aspettare, ancora una volta, una nuova inaugurazione per tornare a varcarne la soglia.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Sui canali social
|
LEGGI ANCHE
-
ARTE E ARCHITETTURA
Da questa torre ammiri Palermo: custodisce un pianeta e un segreto dimenticato
di Federica Dolce























