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Rinasce il Teatro Garibaldi, sempre aperto ed europeo: "Il suo fascino resterà intatto"

La Fondazione Rizoma spiega il progetto di riqualificazione dello storico teatro di Palermo e che tipo di attività verranno portate avanti. La road map dei lavori

Stefania Brusca
Giornalista
  • 14 gennaio 2026

Il Teatro Garibaldi di Palermo

È il simbolo del rapporto conflittuale e creativo che Palermo ha con l’arte. Lo specchio di questi ultimi 40 anni, tra processi rigenerativi e tentativi di rinascita che fanno a pugni col degrado, gli atti di vandalismo e la consapevolezza, sempre più stringente, che Palermo rinasce anche e soprattutto attraverso la promozione e la diffusione della cultura. Stiamo parlando del Teatro Garibaldi che dal 19 dicembre è stato affidato alle cure della Fondazione Studio Rizoma, che lo gestirà per otto anni, restituendolo di fatto alla città.

Si tratta una fondazione dall'animo transnazionale formata al 90% da donne, con sede anche a Palermo, votata alle produzioni artistiche, alla ricerca e all’attivismo politico attraverso un programma pluriennale, con borse di studio e residenze. I membri del team vengono da Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Svizzera e Italia. Il rapporto della Fondazione studio Rizoma con Palermo è stato costante negli ultimi sei anni, in una dialettica continua con la città che ha sviluppato sinergie con gli attori che vivono il territorio. Basti pensare a "Rhizome Cities" e il festival Between Land and Sea (Blas), finanziato da Kulturstiftung des Bundes e dal programma Creative Europe dell’Unione Europea. Produzioni che rendono Palermo sempre più connessa con il mondo e in particolare con “l’Europa del Sud”, quella che si affaccia sul Mediterraneo.

L’idea del Teatro Garibaldi alla Kalsa come “base operativa” di Rizoma aperta sul Mediterraneo non è nuova, ma risale al 2019 all’epoca di "Manifesta". «Nel 2019 eravamo partner del festival "Bam" – spiega Patrizia Pozzo della Fondazione - e in quell’occasione il Teatro Garibaldi fu il nostro quartier generale, ospitando la mostra di Jonas Staal e la sua installazione permanente della mappa dell’Europa». Ed è stato questo primo “assaggio” del suo potenziale che ha spinto la Fondazione a presentare il progetto di riqualificazione al Comune di Palermo, che rimane a tutti gli effetti un interlocutore privilegiato.

«Possiamo dire che non è un caso – aggiunge Pozzo - che lo scorso 1 dicembre “Rizoma” abbia presentato la proposta che vede, in prospettiva, il Teatro Garibaldi come teatro europeo al centro del Mediterraneo, collegato con tutti i teatri europei e non solo. Stiamo parlando di una collaborazione attiva dal punto di vista degli scambi culturali ma anche di un’interazione più profonda, di tipo concettuale. Crediamo molto nell’idea di un’altra Europa, che non sia soltanto quella della Francia e della Germania, ma anche di tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo».

La Fondazione ha pensato fin da subito al Teatro Garibaldi come luogo aperto, e resterà tale anche durante i lavori di ripristino. «La prima cosa da fare è riqualificare il teatro, sistemare il tetto perché ci piove dentro – afferma Pozzo – e verificare che tutti gli impianti siano a norma ed in caso intervenire laddove è necessario. C’è già una squadra al lavoro, un team con la supervisione dell’architetto Pietro Airoldi. Si tratta di riqualificazione a porte aperte che viene portata avanti all’insegna della massima trasparenza: il teatro non chiude e tutti i cittadini possono entrare a guardare lo stato dei lavori. Parlo proprio di riqualificazione e non di ristrutturazione perché lasceremo intatta la fisionomia e lo spirito del teatro. Non vogliamo “togliergli l’anima” ma lasciare anche quelle che apparentemente possono sembrare delle imperfezioni, come ad esempio i palchetti al piano superiore che non sono calpestabili. Rimuoverli o modificarli troppo, però, gli toglierebbe fascino. Non vogliamo un teatro perfetto e moderno ma snaturato».

Lavori a porte aperte che richiederanno alcune settimane: «Abbiamo trovato la struttura in stato di abbandono – sottolinea ancora Pozzo - e dobbiamo stare attenti che sia messo tutto in sicurezza, senza sottovalutare gli aspetti burocratici che potrebbero allungare i tempi. Speriamo di finire i lavori sul tetto in primavera, abbiamo stabilito una road map, dagli interventi più importanti e strutturali a quelli decorativi. Non escludiamo però la possibilità di svolgere delle attività anche "a cantieri aperti"».

Il progetto della Fondazione sul Teatro Garibaldi è di respiro europeo e internazionale ma guarda molto anche al locale e ai processi rigenerativi sul territorio. La Kalsa in quest’ottica avrà un canale preferenziale per la programmazione delle attività del Teatro Garibaldi «che sarà di tipo corale – aggiunge Pozzo -. Ci sarà un tavolo tecnico, una sorta di super-regia, al quale parteciperanno membri della Fondazione Rizoma e del Comune di Palermo insieme a tecnici, artisti, che si occupano di teatro ma anche di musica, pittura e altro». Il teatro diventa così un laboratorio sociale e culturale fruibile tutto il giorno «che non apre e chiude solo in occasione di uno spettacolo. Pensiamo anche a un co-working e a una biblioteca oltre a una caffetteria o punto di ristoro che dir si voglia». E poi precisa: «Non nasce per vocazione come teatro di prosa, l’obiettivo finale non è quello, ma potrà anche capitare di ospitare spettacoli di questo tipo, sempre in linea con la produzione di Rizoma negli ultimi anni».

Parlando di freddi numeri, dal punto di vista finanziario “Rizoma” fa anche parte delle 5 hubs in Europa della Fondazione Culturale di Allianz che ha messo a disposizione una somma di 200 mila euro e, tra gli altri contributi a disposizione ci sono anche 150 mila euro l’anno per la gestione della struttura. Rizoma però «vive anche grazie a fondi propri destinati alle attività che svolge che sono ora dirottati sul teatro».
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