MOBILITÀ

Bici sul marciapiede, pedone investito: il caos della pista ciclabile di via Libertà a Palermo

Il racconto di un uomo investito da un ciclista sul marciapiede. In via Libertà, la ciclabile è poco chiara. Il caso finisce in un'interrogazione al sindaco

Claudia Rizzo
Giornalista e TV producer
  • Pubblicato il
    2 ottobre 2026

Il tratto do via Libertà all'incrocio con via Cordova (foto di Claudia Rizzo)

Camminava lungo via Libertà e si trovava nel posto che, almeno in teoria, dovrebbe essere riservato a chi si sposta a piedi: il marciapiede. È lì però che, all’altezza di via Cordova, Giorgio La Bara racconta di essere stato investito da un ciclista.

La Bara, che spesso si trova a percorrere quella strada per andare in banca, ha un'invalidità che gli rende difficile la deambulazione e cammina con l'aiuto di un bastone: una gamba può cedergli all'improvviso e anche uno spostamento brusco può fargli perdere l'equilibrio. Quando la bicicletta lo ha urtato, è riuscito a non cadere proprio grazie al bastone, sul quale si è appoggiato. «Se non lo avessi avuto, sarei finito a terra», dice.

Ma l’episodio non si è chiuso lì. Il ciclista si è fermato e tra i due è nata anche una discussione. «Voleva conto e ragione», aggiunge La Bara, che ancora oggi fatica a spiegarsi perché sia stato lui a doversi quasi giustificare.

Un fatto che non ha avuto le conseguenze drammatiche di tanti incidenti che si consumano ogni giorno sulle strade della città, ma che gli ha lasciato soprattutto una domanda: a Palermo, oggi, dove può camminare in sicurezza un pedone? Perché, secondo La Bara, quanto gli è accaduto non è affatto un caso isolato. Basta percorrere via Libertà, ma lo stesso accade in molte altre zone della città, per incrociare biciclette e monopattini che sfrecciano sui marciapiedi, in barba al codice della strada.

Anche sul marciapiede bisogna guardarsi alle spalle

Il punto non è soltanto la bicicletta che lo ha urtato. La Bara racconta una sensazione che molti pedoni conoscono: camminare sul marciapiede e sentire arrivare alle spalle un mezzo, spostarsi per lasciarlo passare, trovarsi davanti un monopattino, una bici elettrica o uno scooter che cerca spazio tra persone, alberi, dehors e ingressi dei negozi.
Il marciapiede, insomma, non è più sempre quello spazio nel quale si cammina senza pensarci. Quasi da rovesciare il significato di una parola che negli ultimi anni abbiamo imparato a usare spesso: più che pedonalizzare le strade, verrebbe da dire che a Palermo occorre prima di tutto "pedonalizzare i marciapiedi".

Via Libertà e quel confine poco chiaro

Il discorso, poi, in via Libertà è meno semplice di quanto possa apparire. Lungo l'asse esisteva una pista ciclabile ricavata anche sul marciapiede, ma dopo i recenti lavori di rifacimento capire quale sia oggi la disciplina in vigore non è così immediato. Ed è proprio su questo punto che La Bara chiede chiarezza: «C'è o non c'è la pista ciclopedonale? È una situazione confusionaria che denuncio da tempo», dice.

Il rischio è che questa incertezza ricada direttamente su chi quegli spazi li utilizza ogni giorno. Il ciclista cerca un percorso sicuro lontano dalle automobili, il pedone si aspetta di poter camminare senza vedersi arrivare un mezzo alle spalle. Quando però non è chiaro quali spazi siano destinati agli uni e quali agli altri, basta poco perché i percorsi si sovrappongano. A essere più esposti sono soprattutto quelli che hanno meno possibilità di scansarsi: anziani, bambini, persone con difficoltà motorie, genitori con passeggini.
Non si tratta quindi di mettere sul banco degli imputati chi usa la bicicletta. Anzi, in una città congestionata dal traffico come Palermo incentivare gli spostamenti alternativi all'auto è una necessità. Ma perché la mobilità sia davvero sostenibile deve esserlo per tutti, anche per chi sceglie il mezzo più semplice che esista: andare a piedi.

La questione arriva al Comune

Dopo l'episodio, la questione è arrivata anche a Palazzo Comitini. A portarla in Consiglio comunale è stata Concetta Amella, capogruppo del Movimento 5 Stelle, con un'interrogazione al sindaco. Il punto è semplice: capire, una volta per tutte, dove possano passare le biciclette e dove invece lo spazio debba restare ai pedoni.

Perché, secondo quanto segnalato nell’interrogazione, in alcuni punti la vecchia segnaletica legata alla mobilità ciclabile sarebbe stata modificata, rimossa o comunque non più chiaramente leggibile. Ed è proprio su questa zona grigia che insiste Amella. «Non possiamo aspettare che ci scappi il morto, l’ennesimo in città, per scoprire che la segnaletica non era chiara o assente», dice.

«Via Libertà deve essere una strada sicura per tutti, ma la sicurezza non si garantisce lasciando cittadini e ciclisti nell’incertezza su dove possano circolare».

L'episodio che ha coinvolto La Bara diventa così il punto di partenza per una questione più ampia. «Se il Comune modifica un’infrastruttura - aggiunge Amella - ha l’obbligo di garantire che le regole siano comprensibili, visibili e rispettate. Se questo non avviene, qualcuno dovrà spiegarci perché e assumersi la responsabilità degli eventuali incidenti».

Dalla Circoscrizione arriva una prima risposta

Nel frattempo una prima risposta arriva dall'Ottava Circoscrizione. A chiarire il quadro è il presidente Marcello Longo: la situazione, spiega, cambia a seconda del tratto di via Libertà che si percorre.

«Da piazza Vittorio Veneto a via Notarbartolo la ciclopedonale non c'è più», sostiene. A indicarlo è innanzitutto l'assenza della segnaletica: «Non ci sono più i cartelli e, con la recente sostituzione della pavimentazione dei marciapiedi, è scomparso anche ogni residuo della vecchia segnaletica orizzontale che indicava la corsia ciclabile». Ed è proprio in questo tratto che ricade via Cordova, dove La Bara racconta di essere stato urtato.

La situazione cambia procedendo verso il centro. Tra via Notarbartolo e piazza Croci, spiega Longo, sono rimasti i cartelli verticali ma sulla nuova pavimentazione non è stata ridisegnata la corsia. Da piazza Croci al Politeama, invece, restano sia i cartelli sia le linee che delimitano il percorso ciclabile sul marciapiede.

È soprattutto qui che, secondo il presidente della Circoscrizione, resta il paradosso. «Quelle piste ciclopedonali, istituite dalla precedente amministrazione, sono ancora in vigore e possono indurre il ciclista a sentirsi pienamente legittimato a passare, fino a chiedere al pedone di spostarsi. È assurdo e anche pericoloso».

Per Longo il problema è proprio far convivere nello stesso spazio due forme di mobilità molto diverse e difficilmente conciliabili. «Una pista ciclabile non può stare sul marciapiede. Se una bicicletta passa da lì deve essere consapevole che si tratta di un marciapiede e che la precedenza deve averla il pedone».

La soluzione, a suo avviso, andrebbe quindi cercata sulla carreggiata: consentire a biciclette e monopattini di utilizzare anche le corsie preferenziali di autobus e taxi, mettendole in sicurezza, oppure ricavare percorsi dedicati nelle carreggiate laterali di via Libertà. Una scelta, quest'ultima, che comporterebbe però la perdita di alcuni posti auto.

Multe e controlli anche in via Libertà

Intanto proprio sui mezzi elettrici si sono concentrati nelle ultime settimane anche diversi controlli della polizia municipale. Tra il 21 e il 25 settembre, in via Libertà, gli agenti hanno controllato 18 monopattini e rilevato complessivamente 22 violazioni, in alcuni casi più di una sullo stesso mezzo: dieci riguardavano la copertura assicurativa, otto il mancato utilizzo del casco, tre l'assenza della targa e una il trasporto di un passeggero.
Numeri che diventano molto più alti allargando lo sguardo agli ultimi due mesi, con circa 2.300 sanzioni elevate nell'ambito dei controlli sui mezzi elettrici a due ruote.

«Ci sono troppi morti e troppa inciviltà»

La Bara lega la sua richiesta anche a quanto accaduto qualche giorno fa nella zona di via Belgio, dove un uomo che viaggiava su una bicicletta elettrica ha perso la vita in un incidente con un mezzo pesante.

È una vicenda completamente diversa da quella avvenuta sul marciapiede di via Libertà, ma che per lui riporta ancora una volta al tema della sicurezza di chi si muove sulle strade della città. «Ci sono troppi morti e troppa inciviltà sulle strade di Palermo», dice. «Chiediamo più severità e più organico della polizia municipale sulle nostre strade. Basta morti».

Più controlli, quindi, ma anche percorsi che non costringano pedoni, biciclette e monopattini a contendersi continuamente lo stesso spazio. Perché incentivare bici e mezzi alternativi all'auto non può significare semplicemente spostarli sul marciapiede. E chi cammina non dovrebbe essere costretto a voltarsi ogni volta che sente qualcosa arrivare alle proprie spalle.
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