AMBIENTE

Boschi divorati dagli incendi, la Sicilia è prima in Italia: 836 roghi in meno di 1 anno

Il nuovo rapporto di Legambiente “La Bioeconomia delle foreste 2026”ci consegna un quadro drammatico delle aree boschive e foreste della nostra Isola

Aurelio Sanguinetti
Esperto di scienze naturali
  • Pubblicato il
    30 ottobre 2026

Sebbene le foreste italiane continuino a crescere, come decretato da diversi studi specialistici, sfortunatamente la loro estensione e la loro “qualità” non crescono al passo delle minacce che ne compromettono la salute e la conservazione.

Incendi, cambiamenti climatici, abbandono delle aree rurali e ritardi nella gestione del patrimonio boschivo, oltre che inquinamento diffuso, consumo di suolo e il cattivo comportamento delle persone stanno infatti delineando uno scenario sempre più problematico, che potrebbe comprometterne il futuro.

A fotografarlo è il nuovo rapporto di Legambiente “La Bioeconomia delle foreste 2026”, presentato a Roma il 30 ottobre, che restituisce un quadro preoccupante, in particolare, per la Sicilia.

Incendi, il triste primato della Sicilia

È proprio la nostra isola a detenere infatti, anche quest’anno, il primato nazionale per superficie interessata dagli incendi. Dal primo gennaio al 15 ottobre 2026 sono stati registrati 836 roghi, che hanno mandato in fumo ben 71.178 ettari di territorio. Un dato che supera ampiamente quello delle altre regioni italiane e che conferma la particolare vulnerabilità del territorio siciliano, sempre più esposto agli effetti delle alte temperature, della siccità e degli eventi climatici estremi.

Per comprendere la portata del fenomeno basta guardare ai numeri nazionali. Nei primi dieci mesi dell'anno, in Italia sono scoppiati 2.223 incendi, il 20,5% in più rispetto al 2025, mentre gli ettari bruciati sono stati complessivamente 130.858, con un incremento del 36%. Una superficie equivalente a circa 183.275 campi da calcio. La media è di 58,8 ettari distrutti per ciascun incendio.

Il Meridione si conferma l'area maggiormente colpita. Dopo la Sicilia, che guida questa drammatica classifica, si trovano la Calabria con 14.359 ettari bruciati e 570 roghi e la Puglia con 13.649 ettari e 157 incendi. Seguono il Piemonte, con 5.159 ettari interessati dalle fiamme, e la Sardegna, con 5.043 ettari.

Da sola, quindi, la nostra isola, la nostra già sfortunata patria segnata da gravi cicatrici ambientali, provenienti dal passato, continua a concentrare più della metà della superficie complessivamente bruciata in Italia. Un dato che impone una riflessione non soltanto sull'efficacia degli interventi di spegnimento, ma soprattutto sulle strategie di prevenzione e sulla capacità di proteggere un patrimonio naturale.

Quali sono i centri più colpiti

A rendere ancora più delicato il quadro è il fatto che gli incendi interessano anche i piccoli centri. In tutta Italia salgono a 789 i comuni coinvolti dalle fiamme, con un aumento del 19% rispetto all'anno precedente.

Di questi, 494, pari al 62,6% del totale, hanno meno di 5mila abitanti. Si tratta spesso di realtà interne e montane, dove l'abbandono delle attività agricole e
la riduzione della presenza umana rendono più difficile la manutenzione del territorio.

È proprio qui che emerge una delle contraddizioni evidenziate da Legambiente: in Italia le foreste aumentano, ma non sempre vengono gestite adeguatamente. Tale crescita delle superfici forestali, tuttavia, non coincide automaticamente con una maggiore tutela. Secondo il rapporto, nel 2026 la pianificazione forestale interessa appena il 21% delle superfici boschive, contro il 18% del 2025, mentre la gestione forestale raggiunge soltanto l'11%, rispetto all'8% dell'anno precedente.

Si tratta di miglioramenti ancora troppo contenuti rispetto alle necessità di un Paese che deve fare i conti con incendi sempre più estesi e con gli effetti della crisi climatica.

Il nodo della gestione

Per la Sicilia, dove la superficie bruciata ha raggiunto dimensioni particolarmente elevate, la questione della gestione forestale diventa centrale, anche perché sono 20 i comuni siciliani che hanno superato i mille ettari bruciati.

Tra questi, Bivona, in provincia di Agrigento, che con 8.827 ettari rappresenta il comune che ha subito i maggiori incendi a livello nazionale. Dopo è possibile incontrare Butera, nel Nisseno, con 4.143 ettari dati alle fiamme, Resuttano con 3.379 ettari e Castronovo di Sicilia con 2.514 ettari.

Le proposte di Legambiente

Per affrontare le criticità, Legambiente ha avanzato un pacchetto di proposte rivolte al Governo, indicando alcuni obiettivi da raggiungere entro il 2030. Tra questi figurano la certificazione di almeno il 25% delle superfici forestali, il raggiungimento del 50% di superfici interessate dalla pianificazione forestale e la riduzione del 30% delle importazioni di legname dall'estero.

Obiettivi che chiamano in causa anche le amministrazioni regionali, soprattutto quelle dei territori maggiormente esposti al rischio incendi.
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