Palermo agli ultimi posti in Italia tra le città sostenibili: la classifica parla chiaro
A fotografare questa situazione è il rapporto Ecosistema Urbano 2026, elaborato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, la classifica
Il traffico in zona Don Orione a Palermo (foto di Alessandro Benincasa)
Da tempo associazioni, attivisti e cittadini attenti alla salvaguardia del territorio denunciano le difficoltà ambientali di Palermo. Adesso arriva anche la conferma dei numeri: il capoluogo siciliano arretra nella graduatoria nazionale delle città più sostenibili e si avvicina pericolosamente al fondo della classifica.
A fotografare questa situazione è il rapporto Ecosistema Urbano 2026, elaborato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che mette a confronto le prestazioni ambientali di 106 capoluoghi di provincia.
Le uniche due città che risultano peggiori sono Reggio Calabria e Napoli, con il capoluogo campano che chiude la graduatoria al 106esimo posto. A incidere su questa posizione sono fattori ormai familiari a chi vive in città: la congestione del traffico, le emissioni inquinanti e la forte dipendenza dall’auto privata, che continua a rendere complicati gli spostamenti e a pesare sulla qualità dell’aria. Ma la questione ambientale non si esaurisce nello smog.
La carenza di grandi aree verdi pubbliche in diversi quartieri periferici e la mancanza di spazi adeguatamente attrezzati per offrire sollievo durante le ondate di calore rendono Palermo particolarmente vulnerabile agli effetti delle temperature estreme. Parchi, alberature e veri e propri rifugi climatici potrebbero contribuire a mitigare il caldo, migliorare la vivibilità degli spazi pubblici e offrire ai cittadini luoghi in cui trovare riparo nei periodi più critici.
Un altro nodo riguarda il consumo di suolo, che riduce le superfici naturali e limita la capacità del territorio di assorbire l’acqua piovana e contrastare gli effetti degli eventi meteorologici estremi. A completare il quadro ci sono gli indicatori relativi alla qualità dell’aria, tra cui le concentrazioni di ozono, un inquinante particolarmente problematico durante i periodi più caldi.
Elementi diversi, ma strettamente collegati, che contribuiscono a definire quanto una città sia davvero in grado di tutelare l’ambiente e adattarsi ai cambiamenti climatici. Le difficoltà, del resto, non riguardano soltanto Palermo.
La concentrazione di Palermo e Catania nella parte più bassa della classifica suggerisce che non bastano iniziative sporadiche: servono strategie continuative, investimenti e interventi coordinati per affrontare problemi che si sono consolidati nel tempo. A livello nazionale, Ecosistema Urbano 2026 restituisce una fotografia altrettanto complessa. Le conseguenze della crisi climatica si intrecciano con ritardi nella gestione delle emergenze ambientali e con una trasformazione delle città che non sempre procede nella direzione della sostenibilità.
All’estremo opposto della classifica rispetto Palermo si trovano soprattutto centri medio-piccoli del Nord Italia, che dimostrano risultati decisamente migliori. Mantova conquista la prima posizione con l’81,29% di performance sostenibile, seguita da Trento con il 76,53% e Bolzano con il 75,47%. La parte alta della graduatoria comprende anche Cremona, Reggio Emilia, Bergamo, Parma e Pordenone. Tra le città meridionali emerge invece Cosenza, che raggiunge il nono posto dopo essere stata sedicesima nell’edizione precedente, dimostrando che miglioramenti significativi sono possibili anche nel Mezzogiorno.
A fotografare questa situazione è il rapporto Ecosistema Urbano 2026, elaborato da Legambiente e Ambiente Italia in collaborazione con Il Sole 24 Ore, che mette a confronto le prestazioni ambientali di 106 capoluoghi di provincia.
La situazione a Palermo
La situazione di Palermo è particolarmente allarmante. Rispetto alla precedente edizione, quando occupava il sestultimo posto, la città perde ulteriori posizioni e si ritrova terzultima nel 2026, con un indice di performance ambientale pari al 36,74%.Le uniche due città che risultano peggiori sono Reggio Calabria e Napoli, con il capoluogo campano che chiude la graduatoria al 106esimo posto. A incidere su questa posizione sono fattori ormai familiari a chi vive in città: la congestione del traffico, le emissioni inquinanti e la forte dipendenza dall’auto privata, che continua a rendere complicati gli spostamenti e a pesare sulla qualità dell’aria. Ma la questione ambientale non si esaurisce nello smog.
La carenza di grandi aree verdi pubbliche in diversi quartieri periferici e la mancanza di spazi adeguatamente attrezzati per offrire sollievo durante le ondate di calore rendono Palermo particolarmente vulnerabile agli effetti delle temperature estreme. Parchi, alberature e veri e propri rifugi climatici potrebbero contribuire a mitigare il caldo, migliorare la vivibilità degli spazi pubblici e offrire ai cittadini luoghi in cui trovare riparo nei periodi più critici.
Un altro nodo riguarda il consumo di suolo, che riduce le superfici naturali e limita la capacità del territorio di assorbire l’acqua piovana e contrastare gli effetti degli eventi meteorologici estremi. A completare il quadro ci sono gli indicatori relativi alla qualità dell’aria, tra cui le concentrazioni di ozono, un inquinante particolarmente problematico durante i periodi più caldi.
Elementi diversi, ma strettamente collegati, che contribuiscono a definire quanto una città sia davvero in grado di tutelare l’ambiente e adattarsi ai cambiamenti climatici. Le difficoltà, del resto, non riguardano soltanto Palermo.
Non va molto meglio a Catania
Anche Catania si trova nelle ultime posizioni della graduatoria, al quartultimo posto con un punteggio del 37,45%. Il risultato conferma le criticità che interessano i principali centri urbani siciliani e mostra quanto sia ancora distante l’obiettivo di una trasformazione ecologica capace di produrre benefici tangibili.La concentrazione di Palermo e Catania nella parte più bassa della classifica suggerisce che non bastano iniziative sporadiche: servono strategie continuative, investimenti e interventi coordinati per affrontare problemi che si sono consolidati nel tempo. A livello nazionale, Ecosistema Urbano 2026 restituisce una fotografia altrettanto complessa. Le conseguenze della crisi climatica si intrecciano con ritardi nella gestione delle emergenze ambientali e con una trasformazione delle città che non sempre procede nella direzione della sostenibilità.
All’estremo opposto della classifica rispetto Palermo si trovano soprattutto centri medio-piccoli del Nord Italia, che dimostrano risultati decisamente migliori. Mantova conquista la prima posizione con l’81,29% di performance sostenibile, seguita da Trento con il 76,53% e Bolzano con il 75,47%. La parte alta della graduatoria comprende anche Cremona, Reggio Emilia, Bergamo, Parma e Pordenone. Tra le città meridionali emerge invece Cosenza, che raggiunge il nono posto dopo essere stata sedicesima nell’edizione precedente, dimostrando che miglioramenti significativi sono possibili anche nel Mezzogiorno.
Come invertire la tendenza
Secondo gli ambientalisti per invertire la tendenza sarà necessario passare dalle analisi ai fatti, puntando su un trasporto pubblico più efficiente, una mobilità meno inquinante, la tutela delle aree naturali e un incremento concreto del verde urbano, soprattutto nei quartieri maggiormente esposti al caldo. Allo stesso tempo, occorrerà limitare il consumo di suolo e pianificare gli interventi tenendo conto delle nuove condizioni climatiche.|
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