MOBILITÀ

Ci sono ma non si vedono: è il caso delle piste ciclabili (ormai sbiadite) di via Oreto

La ciclovia di via Oreto non ha pace. Criticata già da tempo perché una parte è senza cordoli, ora si è aggiunto un altro problema: le strisce bianche sono sbiadite

Anna Follari
Giornalista
  • Pubblicato il
    21 settembre 2026

In via Oreto la linea delle strisce pedonali è completamente sbiadita (foto di Anna Follari)

Le piste ci sono ma non si vedono e, ancora una volta, mancano i ciclisti. È passato poco meno di un anno dal nostro primo sopralluogo sulle ciclabili di via Oreto, ma adesso qualcosa è cambiato: la segnaletica orizzontale è scomparsa.Se qualcuno volesse percorrere in sella quel tracciato, seguire il percorso sarebbe ancora più difficile: poveri ciclisti, se mai ce ne fossero.

Il progetto rientra nel "Percorso ciclabile Costa Sud, stazione centrale, lungofiume Oreto, poli universitari": l'obiettivo era, ed è tuttora, collegare la stazione centrale ai poli ospedalieri (Civico e Policlinico) fino alla cittadella universitaria.

Dieci chilometri di ciclovia (che comprende via Tommaso Fazello, via Vincenzo Errante, via Paolo Perez, via Carlo Pisacane, via Salomone Marino, via Delle Cliniche, via Machiavelli, via Pietro d'Aragona, via Filiciuzza, Corso Tukory, via Ernesto Basile e via Brasa) sbiadita dal tempo e mai finora ripristinata.

Ciclabile invasa da auto e non solo...

A non essere mai cambiate sono le buone vecchie abitudini: in base alle esigenze di ciascuno quella che dovrebbe essere semplicemente una zona di passaggio ad hoc alla mobilità green, di fatto prende forme diverse. Qualcuno ci posteggia interrompendo la corsa dei ciclisti invisibili, qualcun altro poggia gli stand della propria attività e ogni tanto si vede perfino qualche scooter che, per aggirare il traffico, le invade.

La Consulta della Bicicletta

L’opera ha ricevuto una pioggia di critiche soprattutto dalle associazioni di categoria: tracciati interrotti, sbiaditi dopo pochi mesi dalla realizzazione e piste bidirezionali che improvvisamente diventano a senso unico. Il sentimento generale, a distanza di un anno è sempre lo stesso.

«La Consulta della Bicicletta ha più volte preso le distanze dalle continue e improvvisate variazioni che sono state imposte al progetto esecutivo iniziale che prevedeva la realizzazione di una infrastruttura ciclabile collegata ed efficiente – dichiara Dario Stellino, portavoce della Consulta - Purtroppo, non solo sono state realizzate piste ciclabili avulse e non funzionali, ma queste immagini dimostrano che i lavori non sono stati eseguiti a regola d'arte con sperpero di denaro pubblico e grave danno alla mobilità sostenibile».

La Settimana Europea della Mobilità

È ancora in corso fino al 22 settembre la Settimana europea della mobilità sostenibile, promossa dal Comune di Palermo: il programma prevede un coinvolgimento di tutte le otto circoscrizioni, con iniziative che abbracciano la mobilità ciclabile e pedonale, il trasporto pubblico, lo sharing mobility, l’educazione stradale nelle scuole e la riscoperta del patrimonio storico e paesaggistico dei quartieri. Un’iniziativa volta alla sensibilizzazione dell’utilizzo di un mezzo (la bicicletta) di cui i cittadini ignorano l’esistenza, ancora troppo ‘dipendenti’ dall’auto privata.

Mobilita Palermo

Ma per molti è ancora presto per parlare di mobilità green: «Non possiamo chiamare ‘mobilità sostenibile’ ciò che, nei fatti, è solo vernice sull’asfalto o addirittura disegnata sui marciapiedi – sostiene Antony Passalacqua, vicepresidente di Mobilita Palermo - una ciclabile funziona se è rispettata, se è protetta, se è integrata in un sistema coerente. A Palermo, invece, si continua a ignorare la logistica, gli orari di carico‑scarico, la sosta selvaggia e l’assenza di controlli. Il risultato è che le ciclabili diventano ostaggio dell’inciviltà e dell’inerzia amministrativa».
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