Com'è cambiata la costa in 3.900 anni: lo svelano i siti archeologici sommersi di Lipari
Nel corso degli ultimi anni nei siti sommersi attorno all'isola delle Eolie si è svolta una delle più importanti indagini paleo-climatologiche mai svolte nel Mediterraneo
La costa di Lipari
Nel corso degli ultimi anni, sotto le acque che circondano Lipari si è svolta una delle più importanti indagini paleo-climatologiche mai realizzate nel Mediterraneo. L’isola non conserva infatti solo le tracce delle antiche eruzioni vulcaniche, ma anche i segni delle profonde trasformazioni provocate dall’innalzamento e dell’abbassamento degli oceani.
Questo studio ha permesso di pubblicare un importante articolo sulla rivista Quaternary International, che ha concentrato l'attenzione proprio sull’evoluzione costiera degli ultimi 3.900 anni, mettendo in relazione i reperti archeologici con i movimenti della terra e le variazioni del livello marino.
È proprio questa particolare natura geologica a rendere Lipari diversa da una costa nella quale il cambiamento del livello del mare dipende soltanto dall'innalzamento degli oceani. Qui la terra stessa può abbassarsi, mentre contemporaneamente il mare può avanzare. Il risultato è quello che i geologi definiscono variazione relativa del livello marino.
Le nuove ricerche sono state compiute da un team di ricerca alquanto variegato, composto da professionisti provenienti da diverse parti del mondo, dalle nostre Ingv e Cnr alle università Sapienza di Roma e di Bologna, dal Leisa di Parigi agli archeologi olandesi di Radboud radio lab, per poi passare agli specialisti in archeologia subacquea della Soprintendenza del Mare e della Hjf degli Stati Uniti.
Le indagini hanno combinato misurazioni geodetiche effettuate attraverso sistemi GNSS, rilievi batimetrici ad altissima risoluzione, indagini sismiche, studi archeologici subacquei, dati topografici storici e ricostruzioni delle variazioni del livello marino. Uno dei punti più significativi della ricerca è stato il fondale poco distante da Pignataro di Fuori, dove sono stati individuati resti e indicatori archeologici riconducibili all'Età del Bronzo.
Queste testimonianze si trovano oggi tra circa 20 e 42 metri di profondità. La loro posizione permette di comprendere quanto sia cambiata la relazione tra la terra e il mare dall'epoca in cui quelle strutture e quegli insediamenti erano utilizzati. Secondo la nuova ricostruzione, nell'arco degli ultimi 3.900 anni Lipari avrebbe subito un abbassamento medio di circa 7,9 millimetri all'anno.
Le sue superfici e le sue fondazioni si trovano diversi metri sotto il livello attuale del mare. Lo studio di questo antico porto ha consentito di stimare, negli ultimi circa 2.100 anni, una variazione relativa del livello marino di circa 12,3 metri, associata in larga misura alla subsidenza vulcano-tettonica dell'area. La storia del porto romano dimostra quindi che l'attuale linea di costa non coincide necessariamente con quella che gli abitanti dell'isola conoscevano nell'antichità.
A Lipari sono stati individuati inoltre altri elementi che testimoniano questa trasformazione costante della linea di costa. Per comprendere però fino in fondo ciò che è accaduto a Lipari bisogna allargare lo sguardo ben oltre gli ultimi quattro millenni e considerare la storia del Mediterraneo durante le grandi oscillazioni climatiche del Quaternario. Circa 100.000 anni fa il pianeta si trovava in una fase climatica molto diversa da quella attuale.
Il livello medio globale del mare era allora generalmente superiore a quello odierno in corrispondenza del periodo caldo dell'ultimo interglaciale, anche se il valore esatto cambia a seconda della fase considerata. Le ricostruzioni scientifiche collocano il livello marino dell'ultimo interglaciale, circa 120.000-125.000 anni fa, intorno a 6-8 metri sopra quello attuale in molte ricostruzioni globali; successivamente il livello diminuì con l'ingresso nella nuova fase glaciale. 50.000 anni fa la situazione era invece molto diversa.
Il pianeta si trovava all'interno dell'ultimo periodo glaciale e il volume delle grandi calotte di ghiaccio continentali era cresciuto. Le ricostruzioni del livello marino indicano valori nell'ordine di circa 60 metri sotto quello attuale, con oscillazioni considerevoli durante il periodo glaciale. La trasformazione divenne ancora più radicale intorno a 25.000 anni fa, quando il pianeta si avvicinava al massimo glaciale. In quel periodo una quantità enorme di acqua era immobilizzata sotto forma di ghiaccio sulle terre emerse.
Con il progressivo scioglimento delle calotte continentali, l'acqua tornò negli oceani e il livello marino aumentò rapidamente. Nel corso dell'Olocene la velocità di risalita diminuì gradualmente, fino ad arrivare a una situazione molto più stabile negli ultimi millenni. Intorno a 5.000 anni fa il Mediterraneo era ormai vicino alla configurazione moderna, anche se non esiste un'unica quota valida per tutte le sue coste.
Questo studio ha permesso di pubblicare un importante articolo sulla rivista Quaternary International, che ha concentrato l'attenzione proprio sull’evoluzione costiera degli ultimi 3.900 anni, mettendo in relazione i reperti archeologici con i movimenti della terra e le variazioni del livello marino.
Lipari territorio ideale per la ricerca
Da tempo d’altronde si sa che Lipari, la maggiore delle isole Eolie, è un territorio particolarmente interessante per questo tipo di ricerca. La sua origine vulcanica ha prodotto nel tempo una struttura geologica complessa, modellata da eruzioni, fenomeni tettonici, erosione e modificazioni del territorio. Secondo i geologi, l'isola rappresenta la parte emersa di una struttura vulcanica che si sviluppa per circa mille metri al di sotto dell'attuale livello del mare.È proprio questa particolare natura geologica a rendere Lipari diversa da una costa nella quale il cambiamento del livello del mare dipende soltanto dall'innalzamento degli oceani. Qui la terra stessa può abbassarsi, mentre contemporaneamente il mare può avanzare. Il risultato è quello che i geologi definiscono variazione relativa del livello marino.
Le nuove ricerche sono state compiute da un team di ricerca alquanto variegato, composto da professionisti provenienti da diverse parti del mondo, dalle nostre Ingv e Cnr alle università Sapienza di Roma e di Bologna, dal Leisa di Parigi agli archeologi olandesi di Radboud radio lab, per poi passare agli specialisti in archeologia subacquea della Soprintendenza del Mare e della Hjf degli Stati Uniti.
Le indagini hanno combinato misurazioni geodetiche effettuate attraverso sistemi GNSS, rilievi batimetrici ad altissima risoluzione, indagini sismiche, studi archeologici subacquei, dati topografici storici e ricostruzioni delle variazioni del livello marino. Uno dei punti più significativi della ricerca è stato il fondale poco distante da Pignataro di Fuori, dove sono stati individuati resti e indicatori archeologici riconducibili all'Età del Bronzo.
Queste testimonianze si trovano oggi tra circa 20 e 42 metri di profondità. La loro posizione permette di comprendere quanto sia cambiata la relazione tra la terra e il mare dall'epoca in cui quelle strutture e quegli insediamenti erano utilizzati. Secondo la nuova ricostruzione, nell'arco degli ultimi 3.900 anni Lipari avrebbe subito un abbassamento medio di circa 7,9 millimetri all'anno.
Il precedente di Marina Lunga
Il dato diventa particolarmente significativo se osservato su un periodo molto lungo. Un abbassamento medio di pochi millimetri all'anno può sembrare trascurabile nell'arco della vita di una persona, ma accumulato per secoli o millenni produce uno spostamento verticale di diversi metri. Un precedente importante arriva dal porto romano individuato nell'area di Marina Lunga. La struttura, scoperta durante lavori preliminari nel 2008, misura circa 140 metri per 60 ed è oggi sommersa.Le sue superfici e le sue fondazioni si trovano diversi metri sotto il livello attuale del mare. Lo studio di questo antico porto ha consentito di stimare, negli ultimi circa 2.100 anni, una variazione relativa del livello marino di circa 12,3 metri, associata in larga misura alla subsidenza vulcano-tettonica dell'area. La storia del porto romano dimostra quindi che l'attuale linea di costa non coincide necessariamente con quella che gli abitanti dell'isola conoscevano nell'antichità.
A Lipari sono stati individuati inoltre altri elementi che testimoniano questa trasformazione costante della linea di costa. Per comprendere però fino in fondo ciò che è accaduto a Lipari bisogna allargare lo sguardo ben oltre gli ultimi quattro millenni e considerare la storia del Mediterraneo durante le grandi oscillazioni climatiche del Quaternario. Circa 100.000 anni fa il pianeta si trovava in una fase climatica molto diversa da quella attuale.
Il livello medio globale del mare era allora generalmente superiore a quello odierno in corrispondenza del periodo caldo dell'ultimo interglaciale, anche se il valore esatto cambia a seconda della fase considerata. Le ricostruzioni scientifiche collocano il livello marino dell'ultimo interglaciale, circa 120.000-125.000 anni fa, intorno a 6-8 metri sopra quello attuale in molte ricostruzioni globali; successivamente il livello diminuì con l'ingresso nella nuova fase glaciale. 50.000 anni fa la situazione era invece molto diversa.
Il pianeta si trovava all'interno dell'ultimo periodo glaciale e il volume delle grandi calotte di ghiaccio continentali era cresciuto. Le ricostruzioni del livello marino indicano valori nell'ordine di circa 60 metri sotto quello attuale, con oscillazioni considerevoli durante il periodo glaciale. La trasformazione divenne ancora più radicale intorno a 25.000 anni fa, quando il pianeta si avvicinava al massimo glaciale. In quel periodo una quantità enorme di acqua era immobilizzata sotto forma di ghiaccio sulle terre emerse.
Il livello medio globale degli oceani
Il livello medio globale degli oceani era circa 120-130 metri più basso rispetto a oggi. Questo significa che le coste mediterranee dell'epoca erano profondamente diverse da quelle che conosciamo. Ampie porzioni delle attuali piattaforme continentali erano emerse e la linea di costa poteva trovarsi molti chilometri più lontano rispetto alla posizione moderna. Anche attorno alle isole la configurazione del territorio era quindi differente, sebbene per Lipari la ricostruzione della posizione esatta dell'antica costa debba tenere conto dei movimenti vulcano-tettonici locali. Poi iniziò la grande risalita del mare legata alla fine dell'ultima glaciazione.Con il progressivo scioglimento delle calotte continentali, l'acqua tornò negli oceani e il livello marino aumentò rapidamente. Nel corso dell'Olocene la velocità di risalita diminuì gradualmente, fino ad arrivare a una situazione molto più stabile negli ultimi millenni. Intorno a 5.000 anni fa il Mediterraneo era ormai vicino alla configurazione moderna, anche se non esiste un'unica quota valida per tutte le sue coste.
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