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Dette "dalle belle natiche", si contendevano la bellezza: la leggenda di 2 sorelle siciliane

Del tempio oggi non c’è traccia, ma del culto ad Afrodite qualcosa resta. Un legame particolarmente suggestivo è quello con la cosiddetta Venere Landolina

Federica Puglisi
Giornalista
  • Pubblicato il
    5 settembre 2026

Venere Landolina

Due sorelle, una contesa per chi fosse la più bella, un tempio dedicato alla dea Afrodite. A Siracusa si tramanda una curiosa leggenda, quella delle sorelle Callipigie, due giovani siracusane la cui bellezza, secondo la tradizione, arrivò persino a dare origine ad un culto dedicato alla dea della bellezza per eccellenza.

La loro storia è raccontata da Ateneo di Naucrati, autore vissuto tra il II e il III secolo d.C. Le due sorelle erano considerate entrambe bellissime. E per questo in eterna lotta tra chi fosse la più bella tra le due. Decisero, dunque, di affidare ad un giovane il compito di stabilire e decretare la vincitrice.

Il ragazzo scelse la sorella maggiore e, oltre a proclamarla la più bella, se ne innamorò. Ma il fratello dell’uomo si innamorò
della sorella minore. E così per entrambe ci fu un finale felice. Entrambe le fanciulle trovarono marito e, riconoscenti verso la dea dell’amore, decisero di dedicarle un tempio: nacque così il culto di Afrodite Callipige a Siracusa.

Curiosa, tra l’altro, è l’origine del nome “Callipigie”. La parola greca kallípȳgos significa letteralmente “dalle belle natiche”: kalli, infatti, richiama la bellezza, mentre pygḗ indica le natiche. Non era quindi semplicemente un complimento generico alla bellezza femminile, ma un attributo riferito in modo esplicito alla forma del loro corpo. Inoltre anche l’Enciclopedia Treccani ricorda che “callipigia” è un epiteto di Venere documentato proprio in relazione al culto della dea a Siracusa.

Ed è forse proprio questo particolare a rendere la leggenda così moderna e, allo stesso tempo, così antica: già nel mondo greco la bellezza del corpo poteva diventare oggetto di competizione, ammirazione e persino di culto. Sono celebri le sculture di corpi femminili realizzate nell’antichità, in omaggio alle divinità ma anche alla sensualità e bellezza delle donne.

Del tempio oggi non c’è traccia, ma del culto ad Afrodite qualcosa resta. Un legame particolarmente suggestivo è quello con la cosiddetta Venere Landolina, oggi conservata al Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi” di Siracusa. Ritrovata nel 1804 da Saverio Landolina è una delle statue più belle conservate. Rappresenta una figura femminile che si prepara per farsi il bagno. La statua potrebbe essere identificata con l’Afrodite Callipige ricordata dalle fonti antiche, anche se l’identificazione non può essere considerata certa.

La curiosità delle Callipigie, però, non sta soltanto nel particolare significato del loro nome. La loro storia continua a essere interessante perché parla di un tema che non è mai passato di moda: il rapporto con la bellezza. Questa storia, dunque, non è soltanto una leggenda divertente e curiosa, ma una testimonianza di quanto sia antico il desiderio umano di definire cosa sia “bello”.

Inoltre il mito continua a vivere nella città contemporanea. Il nome delle Callipigie è ancora associato all’immaginario di Siracusa e alla sua eredità greca. Alcune rappresentazioni delle fanciulle sono inoltre ricordate nella tradizione locale, compreso il salone di rappresentanza del Comune di Siracusa. E questo conferma ancora oggi il forte legame della città di Archimede con le sue antichi radici, un tempo lontano che parla ancora a noi, con le sue leggende, con le sue storie, con quelle tracce di un mondo antico carico di bellezza e di fascino.
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