È la "Sagrada Familia" di Palermo: la chiesa (ispirata a Gaudì) attrae pure Barcellona
Un progetto che (da oltre vent’anni) cresce per gradi, con l’obiettivo di trasformare il complesso parrocchiale in una sorta di monastero contemporaneo
La chiesa di San Giovanni Maria Vianney (il San Curato d’Ars) a Palermo
Per far rinascere un luogo spesso si deve partire dal sacro: a Falsomiele, lungo i due campanili che sovrastano la chiesa di San Giovanni Maria Vianney (il San Curato d’Ars), è in corso quella che l’architetto Ciro Lo Monte definisce una vera e propria “riconfigurazione”.
“Quando parliamo di riconfigurazione, parliamo di una chiesa degli anni Sessanta piuttosto semplice – spiega Lo Monte – che il parroco di allora decise di ridisegnare e trasformare. La storia di questa chiesa è legata anche all’intuizione di Ernesto Ruffini, che si batté perché ogni nuovo quartiere popolare fosse dotato di una chiesa».
L’edificio presentava importanti problemi strutturali. Costruita rapidamente e poggiata su un terreno umido, la chiesa rischiava di compromettere la propria stabilità: «Per questo si è intervenuti subito sulle fondamenta, realizzando strutture antisismiche e un sistema di aerazione che impedisse al solaio di poggiare direttamente sulla terra. Successivamente è stato modificato anche il sistema strutturale», racconta l’architetto.
Il riferimento ad Antoni Gaudí non nasce dalla volontà di replicare le sue opere. «Non si tratta di copiare Gaudí, ma di comprenderne e applicarne alcuni principi», precisa Lo Monte.
Un rapporto approfondito anche durante un congresso organizzato a Barcellona in occasione dei cento anni dalla morte dell’architetto catalano. «Ho parlato di come Gaudí abbia ispirato il progetto di questa chiesa e dei principi che abbiamo cercato di applicare. Tutti sono rimasti molto colpiti dal fatto che abbia cercato di imparare da Gaudí per applicare quei principi a Palermo. Per me è stato profetico: ha trovato un modo di utilizzare la natura come punto di riferimento dell’architettura».
Anche la futura recinzione perimetrale del complesso guarda a Gaudí. Per realizzare il primo prototipo è stata presa come riferimento quella del Park Guell. «Vorremmo dare l’impressione di un monastero, di un sistema difensivo rispetto al brutto contemporaneo dilagante. Può sembrare eccessivo, ma il nostro mondo ha bisogno di oasi e di luoghi nei quali coltivare le doti umane in vista di una rinascita».
Una sorta di rifugio nel cuore del quartiere aperto alla comunità per gran parte della giornata. «Di fatto la parrocchia del San Curato d’Ars è qualcosa del genere: dalle 8.00 del mattino fino alle 20.00 e a volte anche tutta la notte. È una luce di speranza per il quartiere e per la città», conclude Lo Monte.
La Sagrada Familia di Palermo
Una chiesa degli anni Sessanta nata come semplice, che nel tempo è stata trasformata con l’idea che la bellezza possa diventare uno strumento pastorale capace di avvicinare i fedeli alla comunità. La chiamano la “Sagrada Familia di Palermo”: un progetto che da oltre vent’anni cresce per gradi, con l’obiettivo di trasformare il complesso parrocchiale in una sorta di monastero contemporaneo.“Quando parliamo di riconfigurazione, parliamo di una chiesa degli anni Sessanta piuttosto semplice – spiega Lo Monte – che il parroco di allora decise di ridisegnare e trasformare. La storia di questa chiesa è legata anche all’intuizione di Ernesto Ruffini, che si batté perché ogni nuovo quartiere popolare fosse dotato di una chiesa».
L’edificio presentava importanti problemi strutturali. Costruita rapidamente e poggiata su un terreno umido, la chiesa rischiava di compromettere la propria stabilità: «Per questo si è intervenuti subito sulle fondamenta, realizzando strutture antisismiche e un sistema di aerazione che impedisse al solaio di poggiare direttamente sulla terra. Successivamente è stato modificato anche il sistema strutturale», racconta l’architetto.
Il progetto di trasformazione
Da quel momento è iniziato un lungo progetto di trasformazione, portato avanti per fasi. Per i primi vent’anni la maggior parte dei fondi è arrivata dalle offerte dei fedeli, permettendo di procedere gradualmente sulla base delle risorse disponibili: «Adesso, con l’arrivo di don Raimondo Abbandoni, c’è una nuova spinta a completare i lavori», sottolinea Lo Monte.Il legame con Barcellona e Gaudì
Un progetto che ha attirato l’attenzione anche fuori dalla Sicilia, arrivando fino a Barcellona. «A gennaio dello scorso anno è arrivato un gruppo dell’Università di Barcellona che, durante una visita a Palermo, ha chiesto di poter visitare anche questa struttura - racconta l’architetto - sono rimasti colpiti dal progetto e una delle docenti ha voluto mandare le fotografie all’architetto capo della Sagrada Familia».Il riferimento ad Antoni Gaudí non nasce dalla volontà di replicare le sue opere. «Non si tratta di copiare Gaudí, ma di comprenderne e applicarne alcuni principi», precisa Lo Monte.
Un rapporto approfondito anche durante un congresso organizzato a Barcellona in occasione dei cento anni dalla morte dell’architetto catalano. «Ho parlato di come Gaudí abbia ispirato il progetto di questa chiesa e dei principi che abbiamo cercato di applicare. Tutti sono rimasti molto colpiti dal fatto che abbia cercato di imparare da Gaudí per applicare quei principi a Palermo. Per me è stato profetico: ha trovato un modo di utilizzare la natura come punto di riferimento dell’architettura».
Verso la fine dei lavori
L’obiettivo è completare l’intero progetto nell’arco di cinque o sei anni. Un percorso che però non dipende soltanto dalle risorse economiche: «Sono lavori delicati, nei quali il contributo di marmisti, vetrai e artigiani specializzati è fondamentale», spiega l’architetto.Anche la futura recinzione perimetrale del complesso guarda a Gaudí. Per realizzare il primo prototipo è stata presa come riferimento quella del Park Guell. «Vorremmo dare l’impressione di un monastero, di un sistema difensivo rispetto al brutto contemporaneo dilagante. Può sembrare eccessivo, ma il nostro mondo ha bisogno di oasi e di luoghi nei quali coltivare le doti umane in vista di una rinascita».
Una sorta di rifugio nel cuore del quartiere aperto alla comunità per gran parte della giornata. «Di fatto la parrocchia del San Curato d’Ars è qualcosa del genere: dalle 8.00 del mattino fino alle 20.00 e a volte anche tutta la notte. È una luce di speranza per il quartiere e per la città», conclude Lo Monte.
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