Dentro Falsomiele, oltre la cronaca: "Qui solo la chiesa unisce un quartiere isolato"
Tornato sotto i riflettori dopo i gravi fatti di cronaca. L'intervista al parroco don Raimondo Abbandoni: "Mancano gli spazi aggregativi, il territorio è abbandonato"
La Chiesa di San Giovanni Maria Vianney, il san Curato d’Ars (foto di Anna Follari)
Un viavai di giovani attraversa il cancello che conduce alla sacrestia della parrocchia di San Giovanni Maria Vianney, il san Curato d’Ars, a Falsomiele. C’è chi chiede informazioni, chi viene accolto nelle varie stanze della parrocchia, chi si ferma per un incontro. La sensazione è che tutti sappiano di poter trovare qualcuno disposto ad ascoltare. «Quando sono arrivato, ormai quasi due anni fa, la prima cosa che mi ha colpito è stata proprio la bellezza del luogo, unita alla disponibilità della gente. Mi sono sentito subito accolto e voluto bene da questa comunità», racconta Don Raimondo Abbandoni, parroco della chiesa.
«In una società dove prevalgono la corsa, l’efficienza e l’attenzione a sé stessi, qui dentro c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltare – spiega il sacerdote - la parrocchia è un luogo dove si viene per pregare, ma anche per incontrarsi e stare insieme, soprattutto in un quartiere che non offre molti spazi di socialità».
«Nella parte retrostante, tra la parrocchia e via Regione Siciliana, ci sono abitazioni nate nel dopoguerra con fondi residui postbellici, spesso di dimensioni molto piccole, che non aiutano lo sviluppo integrale della persona. La zona antistante, invece, presenta caratteristiche abitative differenti ed è nata anche grazie all’arrivo di tante famiglie dal centro storico, soprattutto lavoratori e operai – dichiara Don Raimondo - con il passare degli anni il volto del quartiere è cambiato. Ci sono molte persone anziane, che ricordano l’entusiasmo con cui erano arrivate, ma anche nuove famiglie che qui stanno crescendo. Mi dicono che un tempo c’era una strada piena di attività commerciali, mentre oggi molte non ci sono più. La parrocchia rimane senza dubbio un punto di riferimento».
Episodi che, secondo don Raimondo, non devono essere soltanto occasione di giudizio, ma anche di riflessione: «Quando accadono episodi spiacevoli – sottolinea il sacerdote – non dobbiamo limitarci a giudicare. Dovremmo chiederci che cosa è mancato, che cosa avremmo potuto fare e che cosa possiamo fare oggi. Forse è mancato amore, forse attenzione. Il nostro compito è capire come contribuire alla crescita delle persone e del quartiere».
Una scelta che, racconta, non è stata compresa da tutti: «Qualcuno si è chiesto perché costruire tanta bellezza in periferia. Io credo invece, che proprio qui ci sia bisogno di un luogo che faccia alzare lo sguardo e che possa diventare motivo di orgoglio per il quartiere».
Il progetto, ispirato alla Sagrada Familia di Gaudí, ha attirato anche l’attenzione dalla Spagna. «Recentemente un gruppo spagnolo ha visitato la chiesa e anche il nuovo direttore dei lavori della Sagrada Familia si è interessato al progetto, chiedendo di ricevere alcune fotografie», conclude.
Il ruolo della "Sagrada Familia" nel quartiere
Fuori, qualche motorino attraversa via Girolamo Scaccia, mentre il silenzio della zona fa da sfondo a quella che viene chiamata la “Sagrada Familia” di Palermo, perché come il celebre gioiello d'arte di Barcellona è da anni in costruzione e non è stata ancora completata. In più c'è una certa somiglianza con la celebre opera iniziata da Gaudí che effettivamente la ricorda. Andando per un attimo oltre l’aspetto architettonico della struttura, ciò che emerge è il ruolo che la parrocchia continua ad avere nella vita del territorio: non soltanto un luogo sacro, ma anche uno spazio di formazione, incontro e socialità.«In una società dove prevalgono la corsa, l’efficienza e l’attenzione a sé stessi, qui dentro c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltare – spiega il sacerdote - la parrocchia è un luogo dove si viene per pregare, ma anche per incontrarsi e stare insieme, soprattutto in un quartiere che non offre molti spazi di socialità».
Una periferia isolata
Una delle periferie storiche della zona sud-est di Palermo, eppure in pochi conoscono davvero questo territorio.«Nella parte retrostante, tra la parrocchia e via Regione Siciliana, ci sono abitazioni nate nel dopoguerra con fondi residui postbellici, spesso di dimensioni molto piccole, che non aiutano lo sviluppo integrale della persona. La zona antistante, invece, presenta caratteristiche abitative differenti ed è nata anche grazie all’arrivo di tante famiglie dal centro storico, soprattutto lavoratori e operai – dichiara Don Raimondo - con il passare degli anni il volto del quartiere è cambiato. Ci sono molte persone anziane, che ricordano l’entusiasmo con cui erano arrivate, ma anche nuove famiglie che qui stanno crescendo. Mi dicono che un tempo c’era una strada piena di attività commerciali, mentre oggi molte non ci sono più. La parrocchia rimane senza dubbio un punto di riferimento».
La sassaiola contro la polizia e il maxi-blitz
Ultimamente, però, i riflettori sul quartiere si accendono per raccontare fatti di cronaca. È successo anche appena cinque giorni fa, quando un inseguimento tra volanti della polizia e tre moto da competizione si è concluso con sei poliziotti feriti per i sassi lanciati e diverse auto danneggiate. Dopo questo grave episodio, Falsomiele è tornato anche oggi (verdì 18 settembre) sotto i riflettori per un maxi-blitz della polizia con varie perquisizioni e posti di blocco.Episodi che, secondo don Raimondo, non devono essere soltanto occasione di giudizio, ma anche di riflessione: «Quando accadono episodi spiacevoli – sottolinea il sacerdote – non dobbiamo limitarci a giudicare. Dovremmo chiederci che cosa è mancato, che cosa avremmo potuto fare e che cosa possiamo fare oggi. Forse è mancato amore, forse attenzione. Il nostro compito è capire come contribuire alla crescita delle persone e del quartiere».
L'assenza di spazi aggregativi
A Falsomiele, come evidenzia il parroco, mancano spazi aggregativi. E così il piazzale della chiesa diventa anche un luogo dove i bambini possono incontrarsi e giocare, concedendosi “due tiri a pallone”. Un piccolo spazio di socialità, in un territorio che non offre molte alternative. Fin dal suo arrivo, don Raimondo ha cercato di conoscere la comunità anche attraverso la visita alle famiglie, in occasione della benedizione delle case. «Ho incontrato tanta brava gente: tutti mi hanno accolto», racconta.La nuova chiesa
Anche la chiesa ha vissuto un percorso importante. Nata nel 1964, negli anni ha presentato diversi problemi strutturali. «Il mio predecessore (don Sergio Mattaliano, ndr) si è impegnato in una grande opera di riqualificazione, non solo per rispondere alle esigenze strutturali, ma anche per dare bellezza a questo luogo», spiega il parroco.Una scelta che, racconta, non è stata compresa da tutti: «Qualcuno si è chiesto perché costruire tanta bellezza in periferia. Io credo invece, che proprio qui ci sia bisogno di un luogo che faccia alzare lo sguardo e che possa diventare motivo di orgoglio per il quartiere».
Il progetto, ispirato alla Sagrada Familia di Gaudí, ha attirato anche l’attenzione dalla Spagna. «Recentemente un gruppo spagnolo ha visitato la chiesa e anche il nuovo direttore dei lavori della Sagrada Familia si è interessato al progetto, chiedendo di ricevere alcune fotografie», conclude.
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