È una delle quattro isole dello Stagnone: il gioiellino (sconosciuto) che merita di più
Nelle acque di “Lu Stagnuni”, sono quattro le isole che prendono forma. Alle quotate Mothia e Isola Grande, a pochi minuti dalla, ne sono visibili altre due
L'Isola di Schola nella Laguna dello Stagnone (foto di Salvatore Di Chiara)
“La storia è testimonianza del passato, luce di verità, vita della memoria, maestra di vita”. I pensieri e le parole di Marco Tullio Cicerone ci accompagnano nel nostro prossimo viaggio. Il racconto di oggi prende forma in quella terra dove, il questore di Marsala ebbe a dire, nel lontano 75 a.C., quanto la città di Lilybeum fosse una delle più belle d’Italia (la Splendidissima Civitas).
Raggiunto il celebre attracco di Mamma Caura, ci svestiamo da siciliani qualsiasi e iniziamo il nostro cammino “romano”. Al seguito, oltre al comandante Ottoveggio con la sua imbarcazione, c’è l’assessore alle Deleghe Ambientali, Daniele Nuccio. Preso largo nelle acque di “Lu Stagnuni”, sono quattro le isole che prendono forma. Alle quotate Mothia e Isola Grande, a pochi minuti dalla terraferma, sono visibili Santa Maria e Schola. E, proprio quest’ultima, diventa terra di conquista, o almeno, di grande confronto.
Nel blu dipinto di blu, affermiamo sempre più un concetto: quale? La Laguna dello Stagnone è uno degli ambienti che tanto clamore suscita in Sicilia (e non solo). Perché non valorizzarlo? Un tema ricorrente sul quale, finalmente, tentiamo un timido approccio. Alla nostra destra, diverse imbarcazioni tentano la via “fenicia”, mentre noi, armati di elmetto (cappellino) e scudo (occhiali da sole), ci accingiamo a toccare il primo dei 4.051 metri quadrati del territorio “scholano”. Sin dal primo passo comprendiamo, in una sorta di ritorno al passato, chi “docu si fici un pezzu di storia”. Una volta ormeggiata la nostra barca, una serie di gradini indica la strada maestra.
L’impianto storico, grazie al racconto di Enrico Caruso (ex direttore dei parchi archeologici di Selinunte, Morgantina e altri ancora), ha messo in luce dei cocci abbastanza interessanti. “Per quanto riguarda la scuola di retorica, tanto cara a Cicerone (e ad alcuni storici) e mai supportata da fonti archeologiche (nessuno studio o spedizione è stata fatta sull’isolotto), escludo categoricamente che lo stesso abbia insegnato a Schola. La sua permanenza in terra marsalese durò solamente un anno e gli impegni istituzionali non potevano garantire e supportare questa tesi”.
E ancora: “Una delle poche date risultanti da fonti sicure è il 1790. Il Municipio di Marsala vendette l’isola a Leonardo Maltese. In una condizione anomala, con un territorio di dimensioni esigue, non vennero eseguite opere strutturali. Invece, nel 1900, il Consiglio Comunale di Marsala (che lo acquistò successivamente nel 1936 dal marchese Sala Spanò) approvò il progetto di Salvatore Pernice, noto architetto lilibetano. Difatti, venne costruito un ospedaletto per le malattie infettive (peste bubbonica). Il progetto prevedeva la costruzione di cinque strutture ordinate, parallele e identiche. Attualmente sono presenti solo tre strutture (fatiscenti) e una cisterna”.
Lo stesso Caruso afferma, in ultimo, quanto sia importante preservare l’area come Riserva. L’intera Laguna è una valvola naturalistica e ambientale che potrebbe - nelle giuste condizioni - offrire un prospetto turistico diverso. E potrebbe, in futuro, rappresentare un’occasione di occupazione per i giovani, quali guide regolarmente formate e retribuite. Sono gli aspetti naturalistici dell’isolotto ad avere infiammato il "dibattito marsalese".
E questa è l’occasione per ribadire la necessità per il nostro territorio di superare un’idea di tutela ambientale che, per quanto mi riguarda, non può coincidere con l’immobilismo e nemmeno con l’idea che un luogo possa essere protetto soltanto per essere dimenticato. Dobbiamo avere la forza di ribaltare il paradigma secondo il quale parlare di ambiente equivalga a bloccare lo sviluppo, fermare il progresso e limitare l’occupazione”. Una risposta forte e decisa dopo le critiche ricevute da parte di Legambiente (Circolo Marsala-Petrosino). L’associazione marsalese è intervenuta con un comunicato stampa, chiedendo ad alta voce che l’isolotto non si tocchi.
In un contesto polemico e, spesso, privo di soluzioni, abbiamo la necessità di cambiare l’ordine dei fattori. Senza screditare luoghi di fama mondiale, l’Isola delle Femmine è uno dei chiari esempi di coesistenza tra uomo e ambiente. Sarebbe opportuno progettare e creare, perché oggi, al netto delle posizioni ambientaliste, l’Isola versa in una condizione indecorosa. L’uomo non può, con tutte le catastrofi del caso (e morti), considerare (parole dello stesso Daniele Nuccio) Chernobyl come area naturale.
Nelle giuste condizioni, con una presa di coscienza e fatti, Schola merita di riappropriarsi delle sue origini (alcune delle quali sconosciute). Nuovi studi e approfondimenti archeologici, ambientali e geologici possono essere testimonianze da cui ripartire e, unite a un processo turistico relazionale, dare all’intera Laguna dello Stagnone il giusto riconoscimento.
Raggiunto il celebre attracco di Mamma Caura, ci svestiamo da siciliani qualsiasi e iniziamo il nostro cammino “romano”. Al seguito, oltre al comandante Ottoveggio con la sua imbarcazione, c’è l’assessore alle Deleghe Ambientali, Daniele Nuccio. Preso largo nelle acque di “Lu Stagnuni”, sono quattro le isole che prendono forma. Alle quotate Mothia e Isola Grande, a pochi minuti dalla terraferma, sono visibili Santa Maria e Schola. E, proprio quest’ultima, diventa terra di conquista, o almeno, di grande confronto.
Nel blu dipinto di blu, affermiamo sempre più un concetto: quale? La Laguna dello Stagnone è uno degli ambienti che tanto clamore suscita in Sicilia (e non solo). Perché non valorizzarlo? Un tema ricorrente sul quale, finalmente, tentiamo un timido approccio. Alla nostra destra, diverse imbarcazioni tentano la via “fenicia”, mentre noi, armati di elmetto (cappellino) e scudo (occhiali da sole), ci accingiamo a toccare il primo dei 4.051 metri quadrati del territorio “scholano”. Sin dal primo passo comprendiamo, in una sorta di ritorno al passato, chi “docu si fici un pezzu di storia”. Una volta ormeggiata la nostra barca, una serie di gradini indica la strada maestra.
Un po' di storia
"La memoria diminuisce se non la tieni in esercizio", disse il buon Cicerone. Quindi, in una parafrasi in salsa moderna, la nostra visita deve coniugare lo spirito d’osservazione con la realtà dei fatti. Questa, da sempre, rappresenta una delle condizioni massime dell’intrepido curioso. A primo impatto desta perplessità il degrado in cui versa l'isolotto. Ma, in uno stato di agitazione crescente, abbiamo il dovere di raccontare i fatti storici e naturalistici affinché, in futuro, si arrivi a un compromesso per il bene di Schola.L’impianto storico, grazie al racconto di Enrico Caruso (ex direttore dei parchi archeologici di Selinunte, Morgantina e altri ancora), ha messo in luce dei cocci abbastanza interessanti. “Per quanto riguarda la scuola di retorica, tanto cara a Cicerone (e ad alcuni storici) e mai supportata da fonti archeologiche (nessuno studio o spedizione è stata fatta sull’isolotto), escludo categoricamente che lo stesso abbia insegnato a Schola. La sua permanenza in terra marsalese durò solamente un anno e gli impegni istituzionali non potevano garantire e supportare questa tesi”.
E ancora: “Una delle poche date risultanti da fonti sicure è il 1790. Il Municipio di Marsala vendette l’isola a Leonardo Maltese. In una condizione anomala, con un territorio di dimensioni esigue, non vennero eseguite opere strutturali. Invece, nel 1900, il Consiglio Comunale di Marsala (che lo acquistò successivamente nel 1936 dal marchese Sala Spanò) approvò il progetto di Salvatore Pernice, noto architetto lilibetano. Difatti, venne costruito un ospedaletto per le malattie infettive (peste bubbonica). Il progetto prevedeva la costruzione di cinque strutture ordinate, parallele e identiche. Attualmente sono presenti solo tre strutture (fatiscenti) e una cisterna”.
Lo stesso Caruso afferma, in ultimo, quanto sia importante preservare l’area come Riserva. L’intera Laguna è una valvola naturalistica e ambientale che potrebbe - nelle giuste condizioni - offrire un prospetto turistico diverso. E potrebbe, in futuro, rappresentare un’occasione di occupazione per i giovani, quali guide regolarmente formate e retribuite. Sono gli aspetti naturalistici dell’isolotto ad avere infiammato il "dibattito marsalese".
La passeggiata
Durante la nostra passeggiata “scholana”, abbiamo puntato il dito (in gergo siciliano) su una possibile riqualificazione dell’intera area. Del vecchio progetto risalente al 2015 e tanto caro all’assessore Nuccio rimane, ora più che mai, l’entusiasmo e la volontà di andare avanti. Tra una battuta e l’altra respiriamo un pezzo di “brezza lagunare”. I nostri occhi sono meravigliati di fronte all’incredulità delle immagini che si susseguono. Prima di calarci nel contesto naturale, lo stesso Nuccio afferma: “Schola può diventare un presidio di cultura ambientale nel cuore dello Stagnone, la cui valorizzazione non può che essere (anche questo è un dato di fatto) perfettamente coerente con gli strumenti di tutela forniti dai piani dei siti ‘Natura 2000’.E questa è l’occasione per ribadire la necessità per il nostro territorio di superare un’idea di tutela ambientale che, per quanto mi riguarda, non può coincidere con l’immobilismo e nemmeno con l’idea che un luogo possa essere protetto soltanto per essere dimenticato. Dobbiamo avere la forza di ribaltare il paradigma secondo il quale parlare di ambiente equivalga a bloccare lo sviluppo, fermare il progresso e limitare l’occupazione”. Una risposta forte e decisa dopo le critiche ricevute da parte di Legambiente (Circolo Marsala-Petrosino). L’associazione marsalese è intervenuta con un comunicato stampa, chiedendo ad alta voce che l’isolotto non si tocchi.
Uomo e ambiente
Ricadente nel demanio del comune di Marsala e nella R.N.O. “Isole dello Stagnone” (istituita con D.A. n. 215 del 04/07/1984) e facente parte del SIC e ZPS, gli studi e le ricerche fatte da Lo Cascio, Pasta e Faraone hanno portato alla luce dati importanti. Il territorio ospita 82 taxa vegetali. Di queste, abbiamo diversi nuclei di Limonium virgatum e Limbarda crithmoides. Sono erbe alofile dei suoli salati. In una fitta schiera di nomi scientifici, prevale, ad esempio, un tipico endemico delle Egadi e dello Stagnone: il Podarcis waglerianus Gistel. Fa parte dei contesti micro-insulari. Come la flora, anche la fauna ha trovato una sua collocazione, con la presenza del Rattus rattus (mentre è sparita l’Oryctolagus). L’avifauna è rappresentata dal Larus michahellis.In un contesto polemico e, spesso, privo di soluzioni, abbiamo la necessità di cambiare l’ordine dei fattori. Senza screditare luoghi di fama mondiale, l’Isola delle Femmine è uno dei chiari esempi di coesistenza tra uomo e ambiente. Sarebbe opportuno progettare e creare, perché oggi, al netto delle posizioni ambientaliste, l’Isola versa in una condizione indecorosa. L’uomo non può, con tutte le catastrofi del caso (e morti), considerare (parole dello stesso Daniele Nuccio) Chernobyl come area naturale.
Nelle giuste condizioni, con una presa di coscienza e fatti, Schola merita di riappropriarsi delle sue origini (alcune delle quali sconosciute). Nuovi studi e approfondimenti archeologici, ambientali e geologici possono essere testimonianze da cui ripartire e, unite a un processo turistico relazionale, dare all’intera Laguna dello Stagnone il giusto riconoscimento.
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