È uno dei luoghi più suggestivi di Salemi: la nuova vita della "Chiesa del Purgatorio"
Si tratta di uno spazio dal forte valore storico e dalla straordinaria bellezza architettonica che, dopo anni di abbandono e incuria. Vi raccontiamo la sua storia
La Chiesa del Purgatorio a Salemi
A Salemi è tornato a vivere uno dei luoghi più suggestivi e simbolici della città. È l’antica Chiesa di Maria Santissima della Catena, uno spazio dal forte valore storico e dalla straordinaria bellezza architettonica che, dopo anni di abbandono e incuria, ritrova nuova dignità grazie a un importante intervento di bonifica e riqualificazione.
A rendere possibile questo percorso è stata la collaborazione tra la Parrocchia Chiesa Madre San Nicola di Bari, guidata dall’arciprete don Vito Saladino, e le socie e i soci del Circolo Peppino Impastato di Salemi, protagonisti di un’opera di cittadinanza attiva che ha restituito decoro a un luogo profondamente legato alla memoria della comunità.
La storia dell’edificio, anticamente conosciuto come Chiesa del Purgatorio, affonda le sue radici nei primi anni del 1060, quando la Sicilia venne liberata dalla dominazione saracena. Secondo la tradizione, il popolo salemitano volle ringraziare la Vergine per la liberazione da quelle che erano state vissute come vere e proprie “catene”, consacrando il luogo alla Madonna della Catena. Nel corso dei secoli la chiesa ha attraversato diverse vicissitudini.
Nei primi anni Sessanta del Novecento l’edificio versava già in condizioni difficili e si rese necessaria una ricostruzione. I lavori, tuttavia, furono interrotti dal terremoto che nel 1968 devastò la Valle del Belice, lasciando il sito segnato dalle conseguenze del sisma e dal successivo abbandono.
Oggi quello stesso spazio prova a ripartire: l’obiettivo del recupero è stato quello di trasformare l’area in un luogo capace di richiamare, per suggestione e funzione culturale, l’idea della Chiesa dello Spasimo di Palermo: un contenitore aperto alla musica, all’arte, agli incontri e alla partecipazione della comunità.
Un risultato nato da un virtuoso percorso di collaborazione tra istituzioni, parrocchia, associazionismo e cittadinanza. Dopo l’apertura e la disponibilità dimostrate da don Vito Saladino, i volontari del Circolo Peppino Impastato si sono messi direttamente al lavoro, realizzando una radicale opera di bonifica e riqualificazione ambientale.
L’area è stata liberata dall’incuria e riconsegnata alla città come spazio di socialità, cultura e memoria e proprio lì nei giorni scorsi ha preso il via l’XI edizione di “Carminalia”, il festival organizzato dall’Associazione Peppino Impastato, con ingresso gratuito fino a esaurimento posti; la serata inaugurale è stata pensata come una vera festa della rigenerazione: musica, arti visive e intrattenimento si sono incontrate all’interno di uno spazio che è tornato finalmente a essere vissuto.
Protagonista musicale della serata è stato Claudio Covato, cantautore siciliano, classe 1993, reduce da una stagione di importanti riconoscimenti a livello nazionale. Dopo la vittoria del Premio Fabrizio De André 2025, Covato ha conquistato il primo posto a Musicultura 2026, aggiudicandosi anche il Premio della Critica “Piero Cesanelli” e il Premio “Grotte di Frasassi”.
Ad aprire il concerto è stata Sofia Melendez, giovane voce del panorama indie pop, mentre la parte dedicata alle arti visive è stata affidata alla mostra “Lenzuola al vento”, una bipersonale degli artisti B1 e Sid, con un’incursione di Bgirl. L’esposizione è stata presentata dal Principe Nizar, che ha curato un intervento culturale dedicato al rapporto tra memoria, comunità e identità: temi che hanno assunto un significato particolare proprio all’interno di un luogo come la Chiesa della Catena, dove la storia del territorio si intreccia con la volontà contemporanea di restituire vita agli spazi comuni. L
a serata di apertura di Carminalia è diventata così qualcosa di più della semplice inaugurazione di un festival, ma il primo appuntamento pubblico di una storia di rigenerazione urbana che mette al centro la partecipazione e la responsabilità collettiva.
L’esperienza dell’Associazione Socio-Culturale “Peppino Impastato”, presieduta da Marta Vultaggio, costituita a Salemi nel febbraio 2015 e aderente all’A.R.C.I., si inserisce, infatti, in un progetto più ampio di impegno sociale e culturale. L’associazione è nata dall’iniziativa di un gruppo di ragazze e ragazzi intenzionati a essere parte attiva della vita della città, promuovendo un modo nuovo di vivere il territorio e la comunità.
Tra gli obiettivi dell’associazione ci sono lo sviluppo di una politica giovanile dal basso, rivolta al territorio, ai cittadini e alle fasce più deboli; la promozione della cultura, della musica e dell’arte senza barriere di genere o di gusto; la cura e la valorizzazione del territorio, la tutela del paesaggio e il rispetto dell’ambiente.
Accanto alla dimensione culturale, forte è anche l’impegno sul piano civile: educazione alla legalità, la diffusione di una cultura dell’antimafia, dell’antirazzismo e dell’antifascismo, la rivendicazione dei diritti sociali e civili e la promozione della partecipazione attiva alla vita della comunità. Un lavoro che passa anche dalla collaborazione con altre realtà impegnate nella promozione sociale, nella tutela dei beni comuni, nel volontariato e nella cooperazione umanitaria.
La rinascita della Chiesa della Catena rappresenta, quindi, un esempio concreto di ciò che può accadere quando istituzioni, associazioni e cittadini decidono di prendersi cura insieme di un luogo. Un bene che per lungo tempo è rimasto ai margini e che ritorna a essere uno spazio di incontro e produzione culturale.
Ed è stata proprio la musica, assieme all’arte e alla partecipazione, ad accendere per la prima volta le luci su questa nuova fase. A Salemi, una chiesa antica è tornata così a raccontare una storia nuova: quella di una comunità che recupera la propria memoria per trasformarla in futuro.
A rendere possibile questo percorso è stata la collaborazione tra la Parrocchia Chiesa Madre San Nicola di Bari, guidata dall’arciprete don Vito Saladino, e le socie e i soci del Circolo Peppino Impastato di Salemi, protagonisti di un’opera di cittadinanza attiva che ha restituito decoro a un luogo profondamente legato alla memoria della comunità.
La storia dell’edificio, anticamente conosciuto come Chiesa del Purgatorio, affonda le sue radici nei primi anni del 1060, quando la Sicilia venne liberata dalla dominazione saracena. Secondo la tradizione, il popolo salemitano volle ringraziare la Vergine per la liberazione da quelle che erano state vissute come vere e proprie “catene”, consacrando il luogo alla Madonna della Catena. Nel corso dei secoli la chiesa ha attraversato diverse vicissitudini.
Nei primi anni Sessanta del Novecento l’edificio versava già in condizioni difficili e si rese necessaria una ricostruzione. I lavori, tuttavia, furono interrotti dal terremoto che nel 1968 devastò la Valle del Belice, lasciando il sito segnato dalle conseguenze del sisma e dal successivo abbandono.
Oggi quello stesso spazio prova a ripartire: l’obiettivo del recupero è stato quello di trasformare l’area in un luogo capace di richiamare, per suggestione e funzione culturale, l’idea della Chiesa dello Spasimo di Palermo: un contenitore aperto alla musica, all’arte, agli incontri e alla partecipazione della comunità.
Un risultato nato da un virtuoso percorso di collaborazione tra istituzioni, parrocchia, associazionismo e cittadinanza. Dopo l’apertura e la disponibilità dimostrate da don Vito Saladino, i volontari del Circolo Peppino Impastato si sono messi direttamente al lavoro, realizzando una radicale opera di bonifica e riqualificazione ambientale.
L’area è stata liberata dall’incuria e riconsegnata alla città come spazio di socialità, cultura e memoria e proprio lì nei giorni scorsi ha preso il via l’XI edizione di “Carminalia”, il festival organizzato dall’Associazione Peppino Impastato, con ingresso gratuito fino a esaurimento posti; la serata inaugurale è stata pensata come una vera festa della rigenerazione: musica, arti visive e intrattenimento si sono incontrate all’interno di uno spazio che è tornato finalmente a essere vissuto.
Protagonista musicale della serata è stato Claudio Covato, cantautore siciliano, classe 1993, reduce da una stagione di importanti riconoscimenti a livello nazionale. Dopo la vittoria del Premio Fabrizio De André 2025, Covato ha conquistato il primo posto a Musicultura 2026, aggiudicandosi anche il Premio della Critica “Piero Cesanelli” e il Premio “Grotte di Frasassi”.
Ad aprire il concerto è stata Sofia Melendez, giovane voce del panorama indie pop, mentre la parte dedicata alle arti visive è stata affidata alla mostra “Lenzuola al vento”, una bipersonale degli artisti B1 e Sid, con un’incursione di Bgirl. L’esposizione è stata presentata dal Principe Nizar, che ha curato un intervento culturale dedicato al rapporto tra memoria, comunità e identità: temi che hanno assunto un significato particolare proprio all’interno di un luogo come la Chiesa della Catena, dove la storia del territorio si intreccia con la volontà contemporanea di restituire vita agli spazi comuni. L
a serata di apertura di Carminalia è diventata così qualcosa di più della semplice inaugurazione di un festival, ma il primo appuntamento pubblico di una storia di rigenerazione urbana che mette al centro la partecipazione e la responsabilità collettiva.
L’esperienza dell’Associazione Socio-Culturale “Peppino Impastato”, presieduta da Marta Vultaggio, costituita a Salemi nel febbraio 2015 e aderente all’A.R.C.I., si inserisce, infatti, in un progetto più ampio di impegno sociale e culturale. L’associazione è nata dall’iniziativa di un gruppo di ragazze e ragazzi intenzionati a essere parte attiva della vita della città, promuovendo un modo nuovo di vivere il territorio e la comunità.
Tra gli obiettivi dell’associazione ci sono lo sviluppo di una politica giovanile dal basso, rivolta al territorio, ai cittadini e alle fasce più deboli; la promozione della cultura, della musica e dell’arte senza barriere di genere o di gusto; la cura e la valorizzazione del territorio, la tutela del paesaggio e il rispetto dell’ambiente.
Accanto alla dimensione culturale, forte è anche l’impegno sul piano civile: educazione alla legalità, la diffusione di una cultura dell’antimafia, dell’antirazzismo e dell’antifascismo, la rivendicazione dei diritti sociali e civili e la promozione della partecipazione attiva alla vita della comunità. Un lavoro che passa anche dalla collaborazione con altre realtà impegnate nella promozione sociale, nella tutela dei beni comuni, nel volontariato e nella cooperazione umanitaria.
La rinascita della Chiesa della Catena rappresenta, quindi, un esempio concreto di ciò che può accadere quando istituzioni, associazioni e cittadini decidono di prendersi cura insieme di un luogo. Un bene che per lungo tempo è rimasto ai margini e che ritorna a essere uno spazio di incontro e produzione culturale.
Ed è stata proprio la musica, assieme all’arte e alla partecipazione, ad accendere per la prima volta le luci su questa nuova fase. A Salemi, una chiesa antica è tornata così a raccontare una storia nuova: quella di una comunità che recupera la propria memoria per trasformarla in futuro.
|
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Sui canali social
|
LEGGI ANCHE
-
STORIA E TRADIZIONI
Palermo come Milano e Napoli: la galleria monumentale (che rimase sulla carta)
di Maria Oliveri























