ITINERARI E LUOGHI

È uno dei paesaggi più straordinari (e freschi) in Sicilia: il tour tra canyon e acque limpide

Un’escursione che vi consente di conoscere due ambienti completamente diversi, ma entrambi affascinanti e che si trovano a poca distanza l'uno dall'altro

Santo Forlì
Insegnante ed escursionista
  • Pubblicato il
    6 settembre 2026

Il tour tra Le Grotte Colonne (foto di Santo Forlì)

A circa un’ora e mezza da Messina lato tirrenico, nel comune di Frazzanò in zona campestre esistono Le Grotte Colonne e noi di Valli Basiliane in questi ultimi scorci d’agosto siamo andati a visitarle.

Parcheggiate le auto, abbiamo percorso a piedi una trazzera in piano per un paio di chilometri per giungere alla base di uno scosceso pendio quasi completamente in verticale con balzi terrosi e ciuffi d’erba coriacea dello stesso colore in cui duecento metri più su si intravedevano dei rilievi rocciosi, le Grotte Colonne.

Sarebbe stato impossibile giungervi se non fossero stati collocati dei cordoli poco più alti di un uomo in funi d’acciaio che ci hanno sostenuti dall’inizio fino all’ingresso delle grotte. La spinta con le braccia è stata fondamentale per farci progredire nell’arrampicata.

Giunti a destinazione, pian piano ci siamo abituati all’ambiente ombroso ed anzi abbiamo apprezzato la frescura. Le grotte erano interessate a fenomeni di carsismo, le stalattiti in alto erano umide e ce n’erano di gocciolanti. Queste con trasporto di copioso materiale saldandosi con le stalagmiti avevano determinato la formazione di robuste colonne di altezza disuguale ma allineate fra di loro quasi a formare dei porticati.

Questo aspetto ci ha fatto venire in mente quelle della Moschea di Cordoba certo più magnifiche, ma anche queste avevano una loro scarna bellezza. Ci siamo fatti le foto di rito e qualche giovanotto non di primo pelo si è abbrancicato ad una colonna e sembrava perfettamente naturalizzato con essa.

Abbiamo intrapreso la via del ritorno e ancora una volta i cordoli a cui ci siamo aggrappati e che ci hanno trattenuti si sono rivelati preziosi impedendoci di giungere a valle a una velocità non desiderata. Arrivati in piano abbiamo proseguito per qualche chilometro fino a giungere alla stretta di Longi, un susseguirsi di gole e di canyon scavati dal fiume Fitalia nel suo corso adesso tranquillo ma a giudicare dai massi trasportati alquanto tumultuoso durante la stagione delle piogge.

Ci siamo inoltrati, a volte camminando sui sassi, altre immergendoci dentro le acque ad altezze variabili: fino alle ginocchia, alla cintola e più su tanto da consentirci una nuotatina. Una piacevole sensazione di freschezza e qualche brivido di freddo nelle acque limpide, trasparenti, ma verdeggianti per il riflesso delle piante.

Di fianco a noi si elevavano alte pareti perfettamente verticali di bianca roccia calcarea. Queste ombreggiavano l’ambiente schermando i raggi solari che talvolta arrivavano come fasci di luce. In alto approfittando di piccoli spazi di fessure fra le rocce crescevano degli alberelli dal fogliame chiaro e delicato: ornielli dalla chioma rotondeggiante, olmi e ontani con le loro minuscole bacche.

Man mano che procedevamo incontravamo ambienti diversi ma tutti con la loro piscina naturale in cui immergersi e darsi una rinfrescatina.

Dopo avere superato degli sbarramenti di massi accatastati alla rinfusa, ma con qualche varco da superare con una arrampicata, siamo alfine giunti a un laghetto dalle acque profonde ed alimentato da una spumeggiante cascatella, luogo ideale per sciogliersi le membra nuotando e per farsi dare una spruzzata dal poderoso getto d’acqua. In questo modo le cellule morte saranno senz’altro state spazzate via e forse pure qualcuna di viva.
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