Ha 23 anni, studia legge e fa musica: chi è Basim, da Patti a Sanremo Giovani 2026
Giuseppe Greco, in arte Basim, siciliano che oggi vive a Roma per inseguire la musica. Dai primi brani registrati alla selezione per Sanremo Giovani 2026
Giuseppe Greco (Basim)
Un microfono, una scheda audio e qualche amico che credeva nel suo talento. È iniziata così, quasi per caso, la storia musicale di Giuseppe Greco, in arte Basim, il cantautore siciliano di 23 anni, nato a Patti e cresciuto a Tindari, in provincia di Messina, che oggi si prepara a vivere l'esperienza di Sanremo Giovani 2026.
Anche la scelta del nome d'arte racconta qualcosa di lui e del suo legame con la Sicilia. L'ispirazione arriva da One Piece, il celebre manga giapponese, e in particolare dal personaggio di Nika, il Dio del Sole, che secondo la leggenda porterà la salvezza nel mondo con il sorriso. «Un Dio illogico e un po' strambo. Tenere Nika mi faceva strano e in italiano non trovavo una parola giusta. Cercando nelle radici della Sicilia ho trovato Basim che in arabo significa colui che sorride e più o meno ci siamo».
Una passione nata senza troppe aspettative, tra le prime canzoni registrate con gli amici e la voglia di sperimentare, che nel giro di poco tempo lo ha portato a trasferirsi a Roma, firmare un contratto discografico e pubblicare il suo primo album con Sony/Columbia. Nel frattempo, Giuseppe continua a frequentare il quinto anno di Giurisprudenza all'Università di Messina, cercando di conciliare gli esami con gli impegni musicali.
Tra il pubblico c'era anche Alberto Quartana, non che organizzatore del festival e oggi suo manager, che dopo averlo ascoltato gli ha proposto di trasferirsi nella Capitale per lavorare alla sua musica. Da lì arriva la firma con l'etichetta romana LiveMusic e successivamente la pubblicazione del primo LP con Sony/Columbia, realizzato dopo un lavoro di scrittura insieme al produttore Francesco Cataldo.
Un sentimento che Basim ritrova anche in un'espressione letta in un libro dedicato a Franco Battiato, quella della "disforia siciliana", che descrive il rapporto particolare degli isolani con la propria terra, divisi tra il desiderio di partire e quello di tornare. «Noi siciliani siamo un pochino sempre pazzi perché abbiamo una tensione alla scoperta ma anche un grande amore profondo verso la nostra terra».
Per Basim, infatti, il trasferimento a Roma non ha cambiato il modo di guardare alla Sicilia. Anzi, la distanza sembra aver rafforzato la volontà di raccontarla anche attraverso la musica, portando fuori dall'Isola una parte della propria identità. «Il mio sogno è far capire fuori di lì che cosa siamo, per poi tornare (non per dimostrare qualcosa agli altri, ma a me stesso) che quello è il mio posto».
Conciliare le due cose, però, non è sempre semplice. «È un gran casino: piangi tanto e dormi poco!», racconta ridendo. Persino quando ha scoperto di essere stato selezionato per Sanremo Giovani, il suo primo pensiero è andato agli esami universitari. «Quando ho saputo di essere passato a Sanremo, il mio primo pensiero è stato: "Ok, ma ora ho l'esame, come faccio?". Però ci sono occasioni, come Sanremo, che non è detto ti ricapitino; gli esami si possono fare in altri momenti».
Tra sessioni d'esame, registrazioni e nuovi progetti, Giuseppe cerca quindi di trovare il tempo per entrambe le passioni, consapevole che alcune opportunità richiedono anche di rivedere le proprie priorità.
Oggi, invece, tra gli artisti che ascolta maggiormente ci sono Venerus e Di Martino, dai quali trae ispirazione soprattutto per la ricerca sonora. Nei suoi brani Basim cerca di trovare un equilibrio tra leggerezza e profondità, affrontando temi personali, come la lontananza dalla Sicilia, ma anche questioni sociali raccontate attraverso il proprio punto di vista. «Cerco sempre una via di mezzo nella musica: non mi va di essere troppo profondo perché sono cose molto personali, né troppo leggero perché sarebbe banale».
Un risultato importante per il giovane cantautore, che però preferisce non considerarlo un punto d'arrivo. Per Giuseppe, infatti, la partecipazione alla manifestazione rappresenta una delle tante esperienze che possono contribuire alla crescita di un artista, ma non necessariamente quella che ne determina il futuro. «È un tassello di un bel mosaico, un tassello più grande di altri, ma pur sempre un tassello».
Un'immagine che racconta bene il suo modo di affrontare questa opportunità, senza perdere di vista il lavoro necessario per costruire una carriera nel mondo della musica. «Non lo definirei un "trampolino di lancio" nel senso comune, perché il lancio vero lo fai tu: i tasselli li devi mettere al posto giusto tu, la responsabilità è sempre tua prima di tutto, e il resto è solo un contorno che aiuta».
Nonostante l'entusiasmo per la selezione, Basim non nasconde neppure un po' di timore nei confronti degli altri concorrenti, che considera già più conosciuti di lui. Tra gli artisti in gara ci sono anche altri siciliani, per i quali Basim non nasconde una particolare simpatia. «So che si parla molto di Santamarea (anche loro siciliani) e ho scoperto di avere una zia in comune con Rob, quindi c'è un legame di parentela alla lontana- racconta - Ovviamente tifo per i siciliani (Rob e Santa Marea) e, beh, tifo anche per me stesso!».
Anche la scelta del nome d'arte racconta qualcosa di lui e del suo legame con la Sicilia. L'ispirazione arriva da One Piece, il celebre manga giapponese, e in particolare dal personaggio di Nika, il Dio del Sole, che secondo la leggenda porterà la salvezza nel mondo con il sorriso. «Un Dio illogico e un po' strambo. Tenere Nika mi faceva strano e in italiano non trovavo una parola giusta. Cercando nelle radici della Sicilia ho trovato Basim che in arabo significa colui che sorride e più o meno ci siamo».
Una passione nata senza troppe aspettative, tra le prime canzoni registrate con gli amici e la voglia di sperimentare, che nel giro di poco tempo lo ha portato a trasferirsi a Roma, firmare un contratto discografico e pubblicare il suo primo album con Sony/Columbia. Nel frattempo, Giuseppe continua a frequentare il quinto anno di Giurisprudenza all'Università di Messina, cercando di conciliare gli esami con gli impegni musicali.
L'inizio del percorso artistico
«Ho iniziato a fare musica per caso: i miei amici dicevano che ero bravo, così hanno fatto una colletta per comprarsi un microfono, una scheda audio e il resto dell'attrezzatura. Abbiamo iniziato a fare i primi pezzi, senza mai mandarli a nessuno», racconta Basim. A cambiare le cose è stata un'esibizione all'Indigeno Fest, quando ha avuto l'occasione di salire sul palco insieme a Bresh, artista ospite della manifestazione.Tra il pubblico c'era anche Alberto Quartana, non che organizzatore del festival e oggi suo manager, che dopo averlo ascoltato gli ha proposto di trasferirsi nella Capitale per lavorare alla sua musica. Da lì arriva la firma con l'etichetta romana LiveMusic e successivamente la pubblicazione del primo LP con Sony/Columbia, realizzato dopo un lavoro di scrittura insieme al produttore Francesco Cataldo.
Il legame con la Sicilia
Nonostante le opportunità che lo hanno portato lontano da casa, il rapporto con la Sicilia continua a occupare un posto importante nella vita e nella musica di Giuseppe. Cresciuto a Tindari, un luogo al quale è particolarmente legato, il cantautore racconta la nostalgia di una terra che, anche a distanza, continua a riconoscere nei suoi colori e nei suoi paesaggi. «Mi manca moltissimo. La Sicilia ha un respiro assurdo: la natura è diversa, i colori sono diversi, il cielo è più azzurro, il prato è più verde. Tutto parla una lingua che chi è nato lì capisce».Un sentimento che Basim ritrova anche in un'espressione letta in un libro dedicato a Franco Battiato, quella della "disforia siciliana", che descrive il rapporto particolare degli isolani con la propria terra, divisi tra il desiderio di partire e quello di tornare. «Noi siciliani siamo un pochino sempre pazzi perché abbiamo una tensione alla scoperta ma anche un grande amore profondo verso la nostra terra».
Per Basim, infatti, il trasferimento a Roma non ha cambiato il modo di guardare alla Sicilia. Anzi, la distanza sembra aver rafforzato la volontà di raccontarla anche attraverso la musica, portando fuori dall'Isola una parte della propria identità. «Il mio sogno è far capire fuori di lì che cosa siamo, per poi tornare (non per dimostrare qualcosa agli altri, ma a me stesso) che quello è il mio posto».
Tra musica e università
A rendere ancora più impegnativa la quotidianità di Basim ci sono gli studi universitari. Giuseppe Greco è iscritto al quinto anno di Giurisprudenza all'Università di Messina e continua a portare avanti il suo percorso accademico nonostante il trasferimento e gli impegni legati alla musica.Conciliare le due cose, però, non è sempre semplice. «È un gran casino: piangi tanto e dormi poco!», racconta ridendo. Persino quando ha scoperto di essere stato selezionato per Sanremo Giovani, il suo primo pensiero è andato agli esami universitari. «Quando ho saputo di essere passato a Sanremo, il mio primo pensiero è stato: "Ok, ma ora ho l'esame, come faccio?". Però ci sono occasioni, come Sanremo, che non è detto ti ricapitino; gli esami si possono fare in altri momenti».
Tra sessioni d'esame, registrazioni e nuovi progetti, Giuseppe cerca quindi di trovare il tempo per entrambe le passioni, consapevole che alcune opportunità richiedono anche di rivedere le proprie priorità.
Le influenze musicali e il significato dei suoi brani
Sebbene oggi la sua musica si avvicini a sonorità differenti, le prime influenze di Basim arrivano soprattutto dal rap italiano. Tra gli artisti che hanno accompagnato i suoi primi ascolti ci sono i Gemitaiz, Salmo e Nitro, che hanno contribuito a sviluppare la sua attenzione per la scrittura e per la scelta delle parole. «Anche se adesso non c'entrano molto con me, è grazie a loro e al rap fatto in un certo modo (con le rime e le parole usate al millimetro) che ho sviluppato l'attenzione verso la scrittura».Oggi, invece, tra gli artisti che ascolta maggiormente ci sono Venerus e Di Martino, dai quali trae ispirazione soprattutto per la ricerca sonora. Nei suoi brani Basim cerca di trovare un equilibrio tra leggerezza e profondità, affrontando temi personali, come la lontananza dalla Sicilia, ma anche questioni sociali raccontate attraverso il proprio punto di vista. «Cerco sempre una via di mezzo nella musica: non mi va di essere troppo profondo perché sono cose molto personali, né troppo leggero perché sarebbe banale».
L'esperienza a Sanremo Giovani
Tra i progetti che oggi lo vedono protagonista c'è anche Sanremo Giovani 2026, un'esperienza arrivata in maniera piuttosto inaspettata, proprio come era successo con i suoi primi passi nel mondo della musica. «Quando sono arrivato a Roma abbiamo scritto una canzone e l'abbiamo mandata, provandoci un po'. Siamo passati dai 60 ai 15, un passo alla volta, senza aspettarcelo minimamente».Un risultato importante per il giovane cantautore, che però preferisce non considerarlo un punto d'arrivo. Per Giuseppe, infatti, la partecipazione alla manifestazione rappresenta una delle tante esperienze che possono contribuire alla crescita di un artista, ma non necessariamente quella che ne determina il futuro. «È un tassello di un bel mosaico, un tassello più grande di altri, ma pur sempre un tassello».
Un'immagine che racconta bene il suo modo di affrontare questa opportunità, senza perdere di vista il lavoro necessario per costruire una carriera nel mondo della musica. «Non lo definirei un "trampolino di lancio" nel senso comune, perché il lancio vero lo fai tu: i tasselli li devi mettere al posto giusto tu, la responsabilità è sempre tua prima di tutto, e il resto è solo un contorno che aiuta».
Nonostante l'entusiasmo per la selezione, Basim non nasconde neppure un po' di timore nei confronti degli altri concorrenti, che considera già più conosciuti di lui. Tra gli artisti in gara ci sono anche altri siciliani, per i quali Basim non nasconde una particolare simpatia. «So che si parla molto di Santamarea (anche loro siciliani) e ho scoperto di avere una zia in comune con Rob, quindi c'è un legame di parentela alla lontana- racconta - Ovviamente tifo per i siciliani (Rob e Santa Marea) e, beh, tifo anche per me stesso!».
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