MOBILITÀ

I lavori in autostrada mettono a rischio la nuova ferrovia: il caso della Messina-Catania

Il raddoppio ferroviario Messina-Catania rischia di subire pesanti rallentamenti tra restrizioni alla viabilità, ritardi burocratici e difficoltà nel trasporto dei materiali

Riccardo Manieri
Amministratore di We Talk
  • Pubblicato il
    30 ottobre 2026

Raddoppio Messina-Catania, Lotto 2 Letojanni-Giampilieri (foto di We Build)

I cantieri per il raddoppio ferroviario della tratta Messina-Catania rischiano un blocco parziale con pesanti ripercussioni sul cronoprogramma dell'opera e sul futuro dei lavoratori. A lanciare l'allarme è Pippo Lombardo, deputato regionale di Sud chiama Nord, che ha richiesto con urgenza la convocazione della IV Commissione dell'Assemblea Regionale Siciliana. Sotto la lente d'ingrandimento vi sono una serie di criticità viarie e ritardi autorizzativi che rischiano di paralizzare il transito dei mezzi pesanti a supporto dei cantieri.

Salvini pensa a un commissario

Recentemente il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini sta valutando l'ipotesi di una gestione commissariale per sbloccare gli interventi urgenti sulle autostrade siciliane A18 e A20 e il deputato regionale si è pronunciato a riguardo: «Ci fa piacere che il Ministero si sia finalmente accorto della gravità della situazione, ma non possiamo non sottolineare quanto questo intervento sia tardivo e, soprattutto, come non spetti al MIT avanzare la richiesta di commissariamento del CAS. Si tratta di una prerogativa del Governo regionale, al quale ci rivolgiamo da oltre un mese chiedendo un intervento immediato, quantomeno per la gestione delle opere di mitigazione del rischio».

Una mossa scatenata dai primi disagi evidenti alla viabilità sulle autostrade A18 e A20: «Era proprio questo lo scenario che avevamo denunciato e che si sarebbe dovuto prevenire con una programmazione tempestiva degli interventi. Non si può aspettare che i disagi diventino concreti per prendere atto di una situazione conosciuta da mesi, se non da anni.

Condividiamo la necessità di garantire procedure più rapide, responsabilità definite e tempi certi, così come indicato dal MIT. Ma il commissariamento della gestione del CAS è una responsabilità che chiama in causa il Governo regionale, al quale ci rivolgiamo da mesi senza ottenere risposte concrete.

Finora, però, l'unico commissariamento al quale abbiamo assistito è quello dell'assessore regionale alle Infrastrutture Alessandro Aricò da parte del suo stesso collega di Giunta, Luca Sammartino. Un paradosso tutto politico che fotografa l'incapacità del Governo Schifani di assumere decisioni chiare su una delle emergenze infrastrutturali più gravi della Sicilia.

Mentre all'interno della Giunta si sovrappongono ruoli e competenze, le autostrade siciliane continuano a essere ostaggio di ritardi e inadempienze. Non servono altri annunci né commissariamenti politici tra assessori. Serve commissariare chi non è stato in grado di garantire la sicurezza delle nostre autostrade».

Il nodo viabilità: i limiti di peso sui ponti

La principale fonte di preoccupazione deriva dalle restrizioni introdotte il 1° ottobre lungo la SS114 Orientale Sicula. In seguito a verifiche tecniche sulla stabilità delle infrastrutture, sui ponti Mili e Galati sono scattati il restringimento della carreggiata e il divieto assoluto di transito per i mezzi con massa superiore a 26 tonnellate.

«Non si tratta di un problema marginale», spiega Lombardo, evidenziando che i divieti potrebbero protrarsi per anni. Questa limitazione impedisce ai mezzi pesanti carichi di materiali provenienti dalla galleria Giampilieri di raggiungere il villaggio di Contesse a Messina lungo il percorso prestabilito, minando la continuità stessa delle lavorazioni.

Lo spettro dello stop

Il blocco logistico rischia di ripercuotersi direttamente sulle attività di scavo più strategiche. Il pericolo più imminente è lo stop forzato della TBM “Letteria”, la grande talpa meccanica che ha da poco ultimato lo scavo di una delle canne della galleria Scaletta (2,7 km) e si appresta a iniziare i lavori per la galleria Quali, lunga circa 4,5 chilometri.

Fermare un macchinario di questa portata comporterebbe uno slittamento dei tempi di consegna dell'opera e, soprattutto, l'avvio di procedure di licenziamento per gli operai impiegati. «Il rischio occupazionale non può essere valutato né affrontato quando sarà troppo tardi», incalza il parlamentare regionale.

Ritardi burocratici

Il quadro complessivo è aggravato da ulteriori ostacoli logistici e amministrativi accumulatisi nel tempo. Nel documento trasmesso alla Commissione Ars vengono contestati i ritardi accumulati nel rilascio delle autorizzazioni ambientali, necessarie per sbloccare la realizzazione delle rampe di cantiere nei territori di Nizza di Sicilia, Sant’Alessio e Taormina.

A ciò si aggiungono l’impraticabilità della passerella sommergibile sul torrente Nisi e le analoghe condizioni critiche in cui versa la passerella sul torrente Agrò. «Si sta formando una vera e propria trappola viaria attorno ai cantieri», denuncia Lombardo, sottolineando la mancanza di percorsi alternativi validi per la movimentazione delle merci pesanti.

La richiesta di un tavolo alla Regione

Per disinnescare quella che viene definita una «situazione potenzialmente esplosiva», il deputato di Sud chiama Nord ha sollecitato un'audizione formale per valutare soluzioni immediate. Tra le proposte sul tavolo vi è il possibile dirottamento dei mezzi pesanti sulla rete autostradale, una misura di cui andranno misurati gli impatti su sicurezza, traffico ordinario e ambiente.

Lombardo ha chiesto alla IV Commissione di convocare al più presto tutti gli attori chiave della vicenda: dagli assessori e dirigenti regionali competenti ai vertici di Anas, RFI, FS Engineering, Arpa e Soprintendenza, fino al Consorzio di imprese, al CAS (Consorzio Autostrade Siciliane) e ai sindaci dei Comuni dell'area ionica coinvolti. «Il campanello d'allarme sta già suonando – conclude il deputato –. La Regione si assuma la responsabilità di trovare una soluzione prima che il rischio diventi realtà».

Il quadro tecnico in Commissione

A fare definitiva luce sullo stato dell'opera è stato il resoconto emerso durante i lavori della Commissione Territorio e Ambiente dell'Ars, alla presenza degli assessori regionali Aricò e Savarino, dei rappresentanti di RFI e del Consorzio esecutore. I dati illustrati da Pippo Lombardo compongono un quadro d'insieme drammatico per la logistica e il futuro occupazionale dell'infrastruttura.

La proposta sul tavolo prevede il collegamento diretto dei cantieri con la rete autostradale. Tuttavia, le stime tecniche indicano che un flusso giornaliero di oltre 180 mezzi pesanti rischia di causare la paralisi del traffico autostradale ad ogni immissione.

Ad appesantire il quadro vi è la delicata vicenda dello smaltimento delle terre contenenti arsenico, che richiedono procedure speciali, tracciabilità rigorosa e siti autorizzati: senza rampe d'accesso dirette e sicure, la movimentazione di questo materiale tossico rischia un immediato stop di legge.

Cassa integrazione e avanzamento dei lavori

Si è già scatenato la crisi occupazionale: si contano dai 70 ai 72 operai già posti in cassa integrazione, con il rischio concreto che vengano coinvolti oltre 170 lavoratori. La logistica richiede quotidianamente 150 mezzi dedicati esclusivamente allo spostamento delle terre da scavo e altri 75 mezzi per il trasporto dei conci di rivestimento, flussi attualmente bloccati dalla rete viaria limitata.

L'avanzamento complessivo dell'opera si attesta attualmente appena al 37%. Entrando nel dettaglio dei singoli tratti si registra l'avanzamento al 20% per il lotto 1 (Fiumefreddo – Taormina) e al 35% per il lotto 2 (Taormina – Giampilieri).

Con ben 115 mesi di lavori ad alto impatto sulla viabilità, sui 230 complessivamente programmati, il rischio è che, tra peripezie burocratiche e restringimenti stradali, una delle opere strategiche più importanti della Sicilia si trasformi in un cantiere senza fine. Sullo sfondo, la frammentazione dei fondi rende l'intervento sostitutivo delle istituzioni regionali un atto indifferibile per salvare posti di lavoro e risorse pubbliche.
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