STORIE

Inizia a 8 anni, lavora anche con Morricone: le due anime di Davide, musicista siciliano

Dal violoncello all’orchestra e dall’organizzazione e alla rappresentanza sindacale: vi raccontiamo le sue tante "vite" negli oltre 30 anni di carriera nello spettacolo

Stefania Brusca
Giornalista
  • Pubblicato il
    17 settembre 2026

Il musicista siciliano Davide Alfano

Dal violoncello ai grandi teatri, dall’orchestra all’organizzazione e alla rappresentanza sindacale per oltre trent’anni di carriera nel mondo dello spettacolo. Se il 54enne palermitano Davide Alfano, dovesse raccontare il suo percorso professionale in una sola parola, sceglierebbe senz'altro "Esperienza".

«Vivo il mondo dello spettacolo da prospettive diverse. Ho iniziato come musicista - racconta - ho suonato in orchestra, ho insegnato, ho vissuto dieci anni tra le Isole Azzorre e il Portogallo e ho partecipato a tournée in Italia e all’estero. Nel tempo ho assunto anche responsabilità organizzative come ispettore d’orchestra e ho sviluppato un lungo percorso nella rappresentanza sindacale. Oggi mi rendo conto che queste esperienze, apparentemente diverse, sono in realtà profondamente collegate. Ognuna mi ha aiutato a comprendere meglio quella successiva»

L'amore per la musica

Ma andiamo con ordine, andando indietro nel tempo all’inizio della sua passione per la musica. Anche se in famiglia ci sono altri due musicisti, il fratello e lo zio, Davide attribuisce la sua scelta di vita a un amore scoccato a 8 anni, non appena ha stretto per la prima volta un violoncello. Una sorta di colpo di fulmine, che nasce molto presto e diventa una scelta professionale precisa. «Nel 1993 conseguo il diploma di laurea in violoncello al Conservatorio di Trapani, sotto la guida del maestro Giovanni Sollima, e successivamente continuo il mio percorso di perfezionamento».

La formazione musicale, però, non è soltanto tecnica. «L’orchestra ti insegna soprattutto ad ascoltare gli altri. Puoi essere un ottimo musicista, ma se non sai ascoltare ciò che accade intorno a te, non puoi realmente far parte di un’orchestra. Quella capacità di ascolto, molti anni dopo, sarebbe diventata fondamentale anche nella mia attività sindacale».

Le collaborazioni

Dopo il diplioma Alfano non si ferma più collezionando collaborazioni significative, che lo hanno portato a esibirsi in tanti Paesi diversi come Francia, Germania, Malta, Spagna, Israele, Stati Uniti, Canada, Giappone, Corea del Sud, Cina, Portogallo e Brasile. «Ho avuto la possibilità di lavorare con realtà prestigiose come la Filarmonica della Scala, l’Opera di Roma, il Teatro Nacional de São Carlos di Lisbona, la Fundação Calouste Gulbenkian e l’Orchestra Sinfonica Siciliana. Più che un singolo ricordo, porto con me una grande quantità di esperienze. Ogni orchestra ha una propria personalità, ogni teatro una propria storia e ogni direttore un modo diverso di lavorare. È proprio questo confronto continuo che ti forma professionalmente e umanamente».

L'esperienza accumulata si misura anche nel confrontarsi con culture e organizzazioni diverse «ti insegna ad adattarti, a rispettare ruoli, tempi e responsabilità. Ma soprattutto ti fa capire una cosa: dietro un grande spettacolo c’è sempre una grande squadra. Ha avuto modo di lavorare anche con importanti direttori e artisti internazionali».

Tutte esperienze «che considero un patrimonio professionale e umano. Nel corso della mia carriera ho collaborato, tra gli altri, con direttori come Riccardo Muti, Ennio Morricone, Yuri Temirkanov, Daniel Oren, Diego Fasolis, Isaac Karabtchevsky e Giovanni Sollima. Ho inoltre condiviso il lavoro con artisti come Sting, Noa, Pino Daniele, Claudio Baglioni, Franco Battiato, Renato Zero, Ron, Miriam Makeba, Mango, Milva, Stefano Bollani, Toots Thielemans, José Carreras, il Kronos Quartet e Carlos Alberto Moniz. Ma anche in queste occasioni ciò che ricordo maggiormente è il lavoro collettivo».

Il lavoro dietro ogni spettacolo

Sul palcoscenico arrivano pochi minuti di spettacolo, ma dietro ci sono mesi di preparazione. A un certo punto della sua carriera arriva anche il ruolo di ispettore d’orchestra. «Cambia la prospettiva. Come musicista sei concentrato soprattutto sulla tua parte e sul risultato artistico - afferma - come ispettore devi guardare l’orchestra nel suo insieme. Ti occupi dell’organizzazione delle prove e dei concerti, del coordinamento del personale, dei rapporti con direttori e solisti, della preparazione delle sale, del backstage, dei cambi palco, dell’archivio musicale e degli aspetti documentali.

Un’esperienza fondamentale «perché mi ha permesso di conoscere ancora più profondamente la macchina dello spettacolo. Parallelamente ha continuato a studiare e a formarsi anche nel campo della gestione e delle risorse umane. Perché questa scelta? Perché credo che nel mondo dello spettacolo non ci si possa fermare alla propria competenza originaria».

Dopo tanti anni vissuti dentro il mondo dello spettacolo «inizi inevitabilmente a vedere anche ciò che accade oltre la musica e oltre il palcoscenico. Vedi le difficoltà dei lavoratori, le esigenze delle produzioni, i problemi organizzativi e la necessità di conciliare le esigenze artistiche con quelle professionali. Ho pensato che la mia esperienza potesse essere utile anche in questo campo. Da oltre vent’anni svolgo attività sindacale come dirigente e conciliatore sindacale».

Attualmente è componente del Consiglio Direttivo Regionale UIL-FPC Spettacolo e sono stato membro della Commissione di Pubblico Spettacolo della Prefettura di Palermo. Dal 2025 sono inoltre dirigente regionale UIL-FPC per il comparto Cinema, oltre a ricoprire una delega politica per il settore Spettacolo-FOSS.

Due anime, una sola storia

Possiamo dire che è qui nasce la sua “doppia anima”. «Sono arrivato alla rappresentanza sindacale guardando il mondo dello spettacolo dall’esterno. Ci sono arrivato dal palcoscenico. Prima di rappresentare un lavoratore dello spettacolo, sono stato io stesso al suo posto. So cosa significa stare in orchestra, preparare una produzione, affrontare una tournée, lavorare con un direttore e con i colleghi e confrontarsi con la produzione. E so anche cosa significa affrontare le problematiche che possono nascere nel mondo del lavoro. Credo che questa esperienza diretta faccia la differenza».

Ma tra tutte le sue anime c'è un filo conduttore. «Il legame è nelle competenze e, soprattutto, nell’ascolto. Il musicista conosce il palcoscenico, l’ispettore l’organizzazione, il dirigente sindacale il mondo del lavoro. La musica mi ha insegnato disciplina e ascolto. L’orchestra che nessuno può suonare da solo. L’esperienza internazionale il confronto. L’attività gestionale la responsabilità. Il sindacato infine che dietro ogni contratto e ogni norma ci sono prima di tutto le persone».

Il palcoscenico è soltanto la parte che il pubblico vede. Dietro un concerto, uno spettacolo teatrale o una produzione cinematografica c’è un mondo fatto di professionisti, tecnici, musicisti, organizzatori, amministrativi e maestranze. Ci sono competenze, sacrifici e responsabilità. E ci sono persone che meritano di essere ascoltate e tutelate.

«Per questo oggi non considero la mia esperienza artistica e quella sindacale come due percorsi separati, ma come due parti della stessa storia. Vorrei che la cultura e lo spettacolo fossero considerati non soltanto per ciò che riescono a regalare al pubblico, ma anche per il grande patrimonio professionale e umano che rappresentano. Perché dietro ogni applauso c’è qualcuno che ha lavorato. E credo che non dobbiamo mai dimenticarlo».

Il bilancio a questo punto non può essere che positivo: «Ho avuto la fortuna di vivere lo spettacolo da entrambe le parti del sipario: prima con il violoncello, poi anche attraverso l’organizzazione e la rappresentanza di chi lavora perché quello spettacolo possa esistere. Sono due anime, ma una sola storia».
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

LEGGI ANCHE