La racchetta, la grinta e un titolo italiano (under 14): Olivia, da Catania sfida il futuro
Una racchetta può essere un gioco, un oggetto che accompagna l’infanzia. O può trasformarsi, quasi senza accorgersene, nella prima forma concreta di un sogno
La tennista Olivia Conticello
Una racchetta può diventare molte cose. Può essere un gioco, un passatempo, un oggetto che accompagna l’infanzia. Oppure può trasformarsi, quasi senza accorgersene, nella prima forma concreta di un sogno. Per Olivia Conticello è accaduto proprio così: prima le palline colpite contro un muro di casa, poi quelle lanciate dal papà in terrazza, fino a quando quel gioco è diventato un campo da tennis e il campo un luogo nel quale restare, imparare, sbagliare, ricominciare.
Olivia è cresciuta guardando le sue sorelle maggiori, Simonetta, Susanna e Sofia giocare a tennis. È stato il modo più naturale per avvicinarsi a questo sport, seguendo il papà che le accompagnava ai campi. E proprio quei primi ricordi raccontano già qualcosa della bambina che sarebbe diventata: una bambina che non aspettava di essere chiamata in campo per giocare. «Io ho iniziato appunto a giocare a tennis grazie alle mie sorelle, visto che mio papà le portava sempre ai campi e io andavo a vederle giocare. Per me questo è stato molto significativo».
«Quando io subito ho messo piede dentro il campo da tennis, già avevo capito che era uno sport perché sì mi divertivo ma soprattutto mi piaceva tantissimo, stavo ore dentro al campo e non volevo mai uscire». La differenza, forse, sta proprio qui: nella capacità di riconoscere una passione quando ancora non si conosce il percorso che quella passione potrà aprire.
E quando una partita si complica, quando dall’altra parte della rete c’è una giocatrice più forte o più esperta, non arriva la paura. Arriva la parte più combattiva di lei. Alla domanda su cosa ci accade dentro nei momenti difficili, Olivia non ha esitazioni: «In realtà mentre una partita diventa difficile è il momento magari più bello. Perché è lì che esce la grinta. Io mi diverto quando proprio la partita si fa più difficile, diciamo che in quel momento esce il lato più cattivo di me».
È una risposta che racconta molto più di una semplice attitudine agonistica. Racconta un rapporto con la difficoltà che può diventare una lezione anche fuori dal campo: non arretrare quando qualcosa diventa complicato, ma provare a misurarsi proprio con ciò che sembra più difficile. I risultati, intanto, sono arrivati.
Non soltanto per il risultato, ma per la forza del gruppo, per le persone con cui ha condiviso quella esperienza, per la sensazione di essere parte di una squadra capace di crescere insieme e soprattutto fiera di indossare la maglia della nazionale italiana. «Sicuramente magari quello più bello, la settimana più bella è stata ovviamente quella dei Mondiali. È stata una settimana piena di emozioni che ci siamo goduti sin dal primo giorno con tutto il team, il capitano Cristian Vinco, Alex Bolovaneanu preparatore atletico e Manuela Galiazzo prepatrice mentale, tutte noi siamo un team molto unito, affiatato e ci siamo trovati molto bene insieme».
La loro avventura era cominciata con un obiettivo preciso e apparentemente semplice: superare il girone. Ma lo sport insegna anche questo, che spesso il limite si sposta mentre si cammina verso di esso. «Siamo arrivate là con un solo obiettivo, quello di passare il girone. E poi da lì si sarebbe visto. E una volta che l’abbiamo passata, abbiamo capito che avevamo chance di poter arrivare alla fine». Le emozioni, racconta Olivia, sono diventate sempre più forti fino all’ultimo giorno. E forse proprio in quella esperienza si trova una delle chiavi del suo percorso: avere un sogno non significa pretendere di sapere già dove si arriverà. Significa continuare a lavorare abbastanza da permettere al sogno di diventare una possibilità.
«Io penso che continuando a lavorare così, ad allenarmi, a crederci sempre, posso raggiungere i miei obiettivi. Però ancora non lo posso dire, non lo so, cioè io continuo ad allenarmi, a divertirmi e a migliorarmi».
Un risultato potrebbe impressionare soprattutto per il nome e il ranking dell’avversaria. Olivia, però, sembra avere un altro modo di guardare alla partita. «In realtà, quando sono entrata in campo, non mi interessava molto il fatto che fosse la testa di serie numero uno o comunque il risultato. A me queste cose, quando entro in campo non importano più di tanto». Conta il campo. Conta quello che si riesce a fare in quei minuti. Conta provare. «Ho cercato di dire: entro, gioco e mi diverto, cerco di dare il mio meglio comunque, come faccio sempre, e poi si vedrà».
Non era nemmeno la prima volta che si trovava davanti ad un’atleta più grande dal ranking importante. Aveva già affrontato un’esperienza simile nell’Under 16 Super Category di Roma, svoltosi durante gli Internazionali Bnl, contro l’attuale numero cinque del tabellone del Trofeo Mercadante, ovvero la polacca Snochoska e vincendo in tre set, e che oggi ritroviamo in finale proprio qui a Palermo. «Diciamo che già ho giocato con altre teste di serie, magari più grandi, più forti. Però comunque, ovviamente, cerco sempre di dare il mio meglio».
Ed è forse proprio quel “dare il meglio” a raccontare la parte più importante della sua storia. Perché dietro una vittoria, un titolo, un ottavo di finale o una convocazione c’è qualcosa che non compare sul tabellone: il tempo trascorso ad allenarsi, la disciplina, la capacità di ricominciare dopo una sconfitta, la pazienza necessaria per migliorare un gesto tecnico e la volontà di continuare anche quando i risultati non arrivano immediatamente.
Oggi Olivia si allena a San Gregorio di Catania, insieme al suo maestro Stefano, e quando prova a immaginare se stessa tra qualche anno non cerca scorciatoie né anticipa il futuro. Si vede ancora lì, ad allenarsi, a cercare di diventare una giocatrice migliore. «Tra qualche anno io mi vedo ancora nel mio circolo ad allenarmi con il mio maestro Stefano, ad allenarmi o provare a migliorarmi. Sicuramente spero di raggiungere dei risultati importanti, ovviamente, appunto continuare a perfezionarmi e a divertirmi in campo».
La storia di Olivia Conticello parla di tennis, ma soprattutto parla ai ragazzi e alle ragazze che stanno ancora cercando qualcosa in cui credere. In un tempo nel quale troppo spesso si cercano risultati immediati, lo sport restituisce una misura diversa delle cose: insegna che per arrivare lontano bisogna allenarsi, che una sconfitta non cancella il percorso, che la difficoltà può tirare fuori una grinta che non sapevamo di avere e che il talento, da solo, non basta. Olivia è ancora all’inizio. Davanti a lei ci sono partite da vincere e da perdere, tornei, allenamenti, giornate difficili e altre capaci di regalare emozioni indimenticabili. Ma proprio per questo il suo percorso merita di essere seguito: perché racconta la storia di una giovane siciliana che vive la sua quotidianità, il suo presente attraverso lo sport, con la racchetta in mano e senza smettere di divertirsi, guardando al futuro con determinazione e fiducia.
Olivia è cresciuta guardando le sue sorelle maggiori, Simonetta, Susanna e Sofia giocare a tennis. È stato il modo più naturale per avvicinarsi a questo sport, seguendo il papà che le accompagnava ai campi. E proprio quei primi ricordi raccontano già qualcosa della bambina che sarebbe diventata: una bambina che non aspettava di essere chiamata in campo per giocare. «Io ho iniziato appunto a giocare a tennis grazie alle mie sorelle, visto che mio papà le portava sempre ai campi e io andavo a vederle giocare. Per me questo è stato molto significativo».
I primi passi della passione per il tennis
Prima ancora dell’allenamento vero e proprio, il tennis entrava nella sua quotidianità attraverso il gioco in famiglia. «Le prime cose che ricordo in realtà sono più fuori dal campo, quando mi mettevo per esempio a giocare con le mie sorelle a casa mia col muro oppure quando con mio papà giocavo in mansarda e mi dava la pallina, colpivo la TV». Poi è arrivato il campo vero, quello con le linee, la rete, gli allenamenti, le partite e le prime vittorie ed è stato lì che il semplice divertimento era diventato gioia, felicità.«Quando io subito ho messo piede dentro il campo da tennis, già avevo capito che era uno sport perché sì mi divertivo ma soprattutto mi piaceva tantissimo, stavo ore dentro al campo e non volevo mai uscire». La differenza, forse, sta proprio qui: nella capacità di riconoscere una passione quando ancora non si conosce il percorso che quella passione potrà aprire.
E quando una partita si complica, quando dall’altra parte della rete c’è una giocatrice più forte o più esperta, non arriva la paura. Arriva la parte più combattiva di lei. Alla domanda su cosa ci accade dentro nei momenti difficili, Olivia non ha esitazioni: «In realtà mentre una partita diventa difficile è il momento magari più bello. Perché è lì che esce la grinta. Io mi diverto quando proprio la partita si fa più difficile, diciamo che in quel momento esce il lato più cattivo di me».
È una risposta che racconta molto più di una semplice attitudine agonistica. Racconta un rapporto con la difficoltà che può diventare una lezione anche fuori dal campo: non arretrare quando qualcosa diventa complicato, ma provare a misurarsi proprio con ciò che sembra più difficile. I risultati, intanto, sono arrivati.
Campionessa italiana under 14 di singolare e doppio
A Mestre Olivia è diventata campionessa italiana Under 14 di singolare e doppio. In Repubblica Ceca ha conquistato il titolo europeo di doppio e quello mondiale a squadre con l’Italia. Traguardi importanti per una ragazza così giovane, ma che lei sembra vivere senza smettere di guardare al lavoro quotidiano. Tra tutti quei successi, però, c’è un ricordo che occupa un posto particolare: la settimana dei Mondiali.Non soltanto per il risultato, ma per la forza del gruppo, per le persone con cui ha condiviso quella esperienza, per la sensazione di essere parte di una squadra capace di crescere insieme e soprattutto fiera di indossare la maglia della nazionale italiana. «Sicuramente magari quello più bello, la settimana più bella è stata ovviamente quella dei Mondiali. È stata una settimana piena di emozioni che ci siamo goduti sin dal primo giorno con tutto il team, il capitano Cristian Vinco, Alex Bolovaneanu preparatore atletico e Manuela Galiazzo prepatrice mentale, tutte noi siamo un team molto unito, affiatato e ci siamo trovati molto bene insieme».
La loro avventura era cominciata con un obiettivo preciso e apparentemente semplice: superare il girone. Ma lo sport insegna anche questo, che spesso il limite si sposta mentre si cammina verso di esso. «Siamo arrivate là con un solo obiettivo, quello di passare il girone. E poi da lì si sarebbe visto. E una volta che l’abbiamo passata, abbiamo capito che avevamo chance di poter arrivare alla fine». Le emozioni, racconta Olivia, sono diventate sempre più forti fino all’ultimo giorno. E forse proprio in quella esperienza si trova una delle chiavi del suo percorso: avere un sogno non significa pretendere di sapere già dove si arriverà. Significa continuare a lavorare abbastanza da permettere al sogno di diventare una possibilità.
«Io penso che continuando a lavorare così, ad allenarmi, a crederci sempre, posso raggiungere i miei obiettivi. Però ancora non lo posso dire, non lo so, cioè io continuo ad allenarmi, a divertirmi e a migliorarmi».
Il torneo a Palermo
È con questo spirito che Olivia si è presentata al Trofeo Mercadante, disputato a Palermo sui campi del Circolo del Tennis Palermo. Per lei era il primo torneo Under 18 e il confronto con giocatrici più grandi avrebbe potuto rappresentare un ostacolo. Al primo turno, invece, ha affrontato la testa di serie numero uno, una giocatrice danese che occupava la posizione numero 159 del ranking mondiale, riuscendo a superare il turno e a spingersi fino agli ottavi di finale.Un risultato potrebbe impressionare soprattutto per il nome e il ranking dell’avversaria. Olivia, però, sembra avere un altro modo di guardare alla partita. «In realtà, quando sono entrata in campo, non mi interessava molto il fatto che fosse la testa di serie numero uno o comunque il risultato. A me queste cose, quando entro in campo non importano più di tanto». Conta il campo. Conta quello che si riesce a fare in quei minuti. Conta provare. «Ho cercato di dire: entro, gioco e mi diverto, cerco di dare il mio meglio comunque, come faccio sempre, e poi si vedrà».
Non era nemmeno la prima volta che si trovava davanti ad un’atleta più grande dal ranking importante. Aveva già affrontato un’esperienza simile nell’Under 16 Super Category di Roma, svoltosi durante gli Internazionali Bnl, contro l’attuale numero cinque del tabellone del Trofeo Mercadante, ovvero la polacca Snochoska e vincendo in tre set, e che oggi ritroviamo in finale proprio qui a Palermo. «Diciamo che già ho giocato con altre teste di serie, magari più grandi, più forti. Però comunque, ovviamente, cerco sempre di dare il mio meglio».
Ed è forse proprio quel “dare il meglio” a raccontare la parte più importante della sua storia. Perché dietro una vittoria, un titolo, un ottavo di finale o una convocazione c’è qualcosa che non compare sul tabellone: il tempo trascorso ad allenarsi, la disciplina, la capacità di ricominciare dopo una sconfitta, la pazienza necessaria per migliorare un gesto tecnico e la volontà di continuare anche quando i risultati non arrivano immediatamente.
Oggi Olivia si allena a San Gregorio di Catania, insieme al suo maestro Stefano, e quando prova a immaginare se stessa tra qualche anno non cerca scorciatoie né anticipa il futuro. Si vede ancora lì, ad allenarsi, a cercare di diventare una giocatrice migliore. «Tra qualche anno io mi vedo ancora nel mio circolo ad allenarmi con il mio maestro Stefano, ad allenarmi o provare a migliorarmi. Sicuramente spero di raggiungere dei risultati importanti, ovviamente, appunto continuare a perfezionarmi e a divertirmi in campo».
Il sogno più grande
Poi arriva il sogno più grande, quello che una ragazza così giovane può ancora permettersi di pronunciare senza paura, perché davanti ha tutto il tempo per provarci: diventare professionista e arrivare sul palcoscenico più prestigioso del tennis. «Magari il mio sogno da più grande sarebbe di diventare una giocatrice professionista e di poter vincere qualche Slam». È un sogno enorme. Ed è bello proprio perché non ha ancora bisogno di essere trasformato in una certezza. Oggi è una direzione.La storia di Olivia Conticello parla di tennis, ma soprattutto parla ai ragazzi e alle ragazze che stanno ancora cercando qualcosa in cui credere. In un tempo nel quale troppo spesso si cercano risultati immediati, lo sport restituisce una misura diversa delle cose: insegna che per arrivare lontano bisogna allenarsi, che una sconfitta non cancella il percorso, che la difficoltà può tirare fuori una grinta che non sapevamo di avere e che il talento, da solo, non basta. Olivia è ancora all’inizio. Davanti a lei ci sono partite da vincere e da perdere, tornei, allenamenti, giornate difficili e altre capaci di regalare emozioni indimenticabili. Ma proprio per questo il suo percorso merita di essere seguito: perché racconta la storia di una giovane siciliana che vive la sua quotidianità, il suo presente attraverso lo sport, con la racchetta in mano e senza smettere di divertirsi, guardando al futuro con determinazione e fiducia.
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