Li dipinge e poi li consegna, dalla Leotta al Papa: Alfonso, siciliano "ritrattista dei vip"
Da oltre cento personaggi famosi ritratti sulla tela il suo percorso artistico racconta una ricerca che parte dalla somiglianza per arrivare altrove. La sua storia
Alfonso Restivo
Un volto può essere una fotografia, una memoria, una ferita, una storia. Può custodire la fama di un campione, il peso di una responsabilità istituzionale, la fragilità di una persona che non c’è più. Per Alfonso Restivo, pittore siciliano e ritrattista iperrealista, il volto è soprattutto un luogo da attraversare.
Il primo grande ritratto è quello di Giorgio Chiellini e proprio da quell’esperienza prende forma una strada destinata ad allargarsi molto oltre lo sport, fino alla politica, alla musica, alla televisione e allo spettacolo. Restivo racconta quel passaggio con la naturalezza di chi, più che inseguire un’immagine, ha scoperto progressivamente un linguaggio.
«Questa mia passione per i ritratti è nata nel 2018, ritraendo il primo grande, calciatore della Serie A, Giorgio Chiellini, il capitano della Juve. Poi da lì pian piano mi sono dedicato al ritrattista di personaggi famosi, viaggiando dall’aspetto appunto sportivo a quello politico, ritraendo quasi tutti gli organi del Governo italiano: parliamo del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio, ministri, e poi nell’ambito musicale con tantissimi altri artisti, ritratti come Gigi D’Alessio, per poi arrivare al mondo dello spettacolo con tantissimi artisti del calibro di Ilary Blasi, Nina Moric, Barbara D’Urso. – aggiunge Restivo-. Diciamo che questa mia passione per lo show business l’ho portata non solamente a livello visivo, ma anche a livello tattile, visto che questi quadri poi sono stati apprezzatissimi dal vivo anche dai personaggi dello spettacolo e VIP in generale».
Il momento in cui ha compreso che il ritratto sarebbe diventato una parte fondamentale della sua identità artistica non coincide con una singola esposizione o con un riconoscimento ufficiale. Arriva, piuttosto, attraverso le reazioni di chi si ritrova davanti alla propria immagine trasformata in pittura. È lì che il quadro smette di essere soltanto opera e diventa incontro. «Ho capito che il ritratto era diventato parte importante della mia vita quando ho ricevuto i feedback da tutti i personaggi ritratti. Mi hanno dimostrato veramente la loro felicità, la loro gioia nel poter vedere la loro immagine ritratta su una tela e, quindi, da lì ho capito che forse era il caso di continuare e i risultati mi hanno dato veramente ragione».
Dunque per me è stata un’emozione veramente forte e unica». Ed è proprio qui che la pittura di Restivo incontra una domanda antica, quasi filosofica. Che cosa significa davvero somigliare a qualcuno. La fotografia cattura un istante, mentre la pittura richiede tempo, stratificazione, attesa. Il suo iperrealismo, così vicino all’immagine fotografica, nasce dunque da un procedimento profondamente diverso. Per Restivo il compito dell’artista non consiste nel sostituire la fotografia, ma nel cercare ciò che la macchina fotografica non può trattenere.
«Molti leggono l’iperrealismo alla fotografia, qualcuno dice: ma che senso ha dipingere così in modo iperreale quando poi hai la macchina fotografica. Beh, no, sicuramente l’artista non coglie solamente l’attimo, ma un processo emozionale del soggetto ritratto. Invece, il fotografo coglie l’attimo, il click, invece l’artista, in questo caso un pittore, riesce pian piano a modellare con i colori, le sfumature, il viso e soprattutto gli occhi, l’anima delle persone».
In fondo, il suo lavoro sembra muoversi proprio lungo quella linea che da secoli interessa filosofi e scrittori: l’idea che l’apparenza possa essere soltanto la soglia di qualcosa di più profondo. Dal ritratto di un volto alla sua identità, dalla superficie alla memoria. E forse è anche per questo che, accanto ai personaggi celebri, nella sua pittura trovano spazio le vittime di femminicidio, volti che la cronaca ha consegnato alle pagine dei giornali e che l’artista prova a restituire a una dimensione umana. La sua storia personale, intanto, ha seguito una traiettoria altrettanto significativa.
Avevo la passione del disegno, - dichiara Alfono Restivo - però naturalmente volevo in qualche modo realizzarmi oltre la Sicilia e grazie a mio padre, che purtroppo dal primo gennaio di questo anno non c’è più, ho intrapreso questo percorso. È stato proprio lui ad incentivarmi nel modo di fare arte, perché lui proprio mi ha spinto a diventare un artista. Devo tutto da mio padre. Poi da lì naturalmente le radici della mia Sicilia, i colori della mia Sicilia, il rosso e il nero e il giallo della ginestra li ho portaticon me nei ritratti, quindi il rosso della lava, il nero anche della cenere vulcanica, importati praticamente nelle mie opere.
E poi a quel punto mi sono detto: perché non provare a esporre, a far vedere la mia arte oltre oceano, quindi anche in America, a San Pietro, in Russia, a Leopoli, in Ucraina ho esposto tantissime, tantissime opere». Quella volontà di andare oltre i confini dell’isola lo ha portato a Milano, nel cuore di Brera, e poi a Roma, allo Spazio Mecenate, vicino al Colosseo, dove oggi svolge anche un’attività di direzione artistica. Parallelamente, il suo percorso internazionale è arrivato fino alla Cina, con un progetto che mette in relazione artisti italiani e cinesi.
«Per la Cina ho avuto questa possibilità che la mia arte è stata apprezzata da un’organizzazione di eventi anche in Cina. Infatti partiremo con un progetto importantissimo il 14 novembre da me in Brera che si intitola “Meridiani inversi”, dove gli artisti italiani celebreranno la cultura cinese e viceversa. Gli artisti cinesi del museo di Xi’an porteranno le opere anche in Italia il prossimo evento. Quindi si tratta di un progetto importante in esclusiva nazionale, perché sono l’unico che ha questa esclusiva per quanto riguarda il progetto». In mezzo a questo viaggio tra tele, gallerie e grandi città, sono arrivate anche Rai e Mediaset. “Studio Aperto” ha raccontato la sua attività artistica, mentre “La volta buona”, il programma condotto da Caterina Balivo, ha mostrato in diretta nazionale la consegna di un ritratto a Carlo Conti.
Un passaggio che per Restivo assume un significato particolare proprio perché porta la pittura dentro quei luoghi televisivi abitati quotidianamente dai volti che lui dipinge.
«E il rapporto Rai e Mediaset è un rapporto stupendo per un artista. Non si vedono molti pittori in giro per Mediaset, Rai e quindi, si tratta di due realtà televisive molto concentrate sul mondo della cultura in generale. Quindi, quando si parla di pittura, pochissimi sono riusciti ad arrivare lì, anche Studio Aperto mi ha voluto fare un servizio sulla vita artistica dei personaggi dello spettacolo, e in questa occasione mi ha dedicato un servizio vero e proprio. - aggiunge l’artista - anche per fare conoscere le consegne VIP la stampa italiana e internazionale, molto incuriosita, ne ha parlato. Quando consegnai la tela a Carlo Conte a Rai 1, “La volta buona”, la trasmissione di Caterina Balivo, ha mostrato in diretta nazionale la reazione del conduttore. Dunque, il mio rapporto con Rai e Mediaset è un rapporto di divertimento, di gioco, di arte, di condivisione perché vedere i personaggi dello spettacolo ritratti, nel luogo dove loro vivono o all’interno della TV, e vederli accanto a me ritratti nei miei quadri è qualcosa di spettacolare e unico al mondo, direi».
«Il rapporto con i ragazzi, il rapporto splendido che io da sempre amo, perché sono docente di storia dell’arte da tantissimi anni, docente al liceo scientifico in provincia di Varese. Quindi questa mia passione per l’arte la porto anche a scuola, nelle aule. Infatti, gli alunni sono veramente entusiasti anche di venirmi a trovare presso le gallerie che dirigo, perché amano l’arte e, condividendo le esperienze, gli faccio amare l’arte a 360 gradi, non solamente a scuola, spiegandola, ma soprattutto facendogliela vedere, toccando con mano le opere d’arte esposte». Il ritorno di quella passione, quando arriva dagli studenti, ha per lui un valore che nessun riconoscimento può sostituire.
«Emozionarmi di fronte alla mia spiegazione, non solo in classe ma soprattutto anche in galleria d’arte, è qualcosa di impareggiabile». Forse è proprio questa la parte più autentica del suo percorso: la capacità di non separare l’arte dalla vita. La stessa tela che può raccontare un personaggio celebre può diventare memoria di una donna vittima di violenza.
Da alcuni anni Restivo porta avanti infatti una battaglia contro il femminicidio, realizzando ritratti dedicati alle famiglie delle vittime e portando queste opere nelle scuole, gratuitamente, perché il dolore possa trasformarsi in consapevolezza. Tra i lavori più significativi ricorda quello dedicato a Giulia Cecchettin e consegnato al padre Gino. Non un semplice ritratto, ma un tentativo di rendere visibile ciò che il tempo non può restituire: la presenza di una persona amata.
«Il ritratto più iconico, più importante, più bello e più emozionante negli ultimi tempi è sicuramente il ritratto di Giulia Cecchettin che ho consegnato a Gino, suo padre. Quindi è stata un’emozione fortissima, fantastica, unica. E da lì ho capito che nella commozione degli occhi, appunto, di Gino Cecchettin che quello che sto facendo è importante, perché immortalo, faccio vivere i loro figli, le loro mogli attraverso un quadro dove tutti i giorni potrebbero tranquillamente vederli. Quindi il ricordo di quella persona non è solamente un ricordo interiore nel cuore, è soprattutto anche visivo. Queste opere vengono messe poi in esposizione gratuitamente nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi contro questa piaga ormai sociale».
E forse è proprio qui che l’iperrealismo smette di essere una tecnica e diventa una forma di responsabilità. Perché, come avrebbe potuto ricordarci Pirandello, dietro ogni volto esiste una persona, e dietro ogni persona una storia. Restivo prova a fermare quella storia nel punto esatto in cui gli occhi incontrano la memoria. Dipinge i volti famosi, ma soprattutto dipinge ciò che resta quando la fama finisce, quando la cronaca passa, quando una persona diventa ricordo. Il suo vero sogno, allora, non sembra essere soltanto arrivare a Beverly Hills.
Ma è continuare a dare ai volti una seconda vita, trasformando la pittura in memoria, la memoria in presenza e la presenza in qualcosa che il tempo non riesca più a cancellare.
Centro personaggi su tela
Da oltre cento personaggi famosi ritratti sulla tela, da Papa Francesco a Sergio Mattarella, da Giorgia Meloni a Giuseppe Conte, da Gigi Buffon a Lautaro Martinez e Diletta Leotta, il suo percorso artistico racconta una ricerca che parte dalla somiglianza per arrivare altrove: dentro quella zona misteriosa che separa ciò che gli occhi vedono da ciò che l’anima riesce a riconoscere. La storia comincia nel 2018, con un nome che appartiene al calcio italiano e alla memoria recente della Juventus.Il primo grande ritratto è quello di Giorgio Chiellini e proprio da quell’esperienza prende forma una strada destinata ad allargarsi molto oltre lo sport, fino alla politica, alla musica, alla televisione e allo spettacolo. Restivo racconta quel passaggio con la naturalezza di chi, più che inseguire un’immagine, ha scoperto progressivamente un linguaggio.
«Questa mia passione per i ritratti è nata nel 2018, ritraendo il primo grande, calciatore della Serie A, Giorgio Chiellini, il capitano della Juve. Poi da lì pian piano mi sono dedicato al ritrattista di personaggi famosi, viaggiando dall’aspetto appunto sportivo a quello politico, ritraendo quasi tutti gli organi del Governo italiano: parliamo del Presidente della Repubblica, del Presidente del Consiglio, ministri, e poi nell’ambito musicale con tantissimi altri artisti, ritratti come Gigi D’Alessio, per poi arrivare al mondo dello spettacolo con tantissimi artisti del calibro di Ilary Blasi, Nina Moric, Barbara D’Urso. – aggiunge Restivo-. Diciamo che questa mia passione per lo show business l’ho portata non solamente a livello visivo, ma anche a livello tattile, visto che questi quadri poi sono stati apprezzatissimi dal vivo anche dai personaggi dello spettacolo e VIP in generale».
Il momento in cui ha compreso che il ritratto sarebbe diventato una parte fondamentale della sua identità artistica non coincide con una singola esposizione o con un riconoscimento ufficiale. Arriva, piuttosto, attraverso le reazioni di chi si ritrova davanti alla propria immagine trasformata in pittura. È lì che il quadro smette di essere soltanto opera e diventa incontro. «Ho capito che il ritratto era diventato parte importante della mia vita quando ho ricevuto i feedback da tutti i personaggi ritratti. Mi hanno dimostrato veramente la loro felicità, la loro gioia nel poter vedere la loro immagine ritratta su una tela e, quindi, da lì ho capito che forse era il caso di continuare e i risultati mi hanno dato veramente ragione».
Il ritratto di Papa Francesco
Il suo archivio umano supera ormai i cento ritratti, ma alcuni incontri restano più profondamente impressi di altri. Tra questi c’è quello con Papa Francesco, non soltanto per il valore del personaggio ritratto, ma per la dimensione personale di quell’incontro: una stretta di mano, un’emozione difficile da tradurre in parole e poi la reazione davanti alla tela. «Sicuramente l’incontro che ho avuto con Papa Francesco, che ho conosciuto di persona e gli ho stretto anche la mano, è stao per me un incontro davvero commovente. È stata un’emozione molto forte, molto unica in sé. – dichiara Restivo - poi vedere l’espressione del Papa, quando ha ricevuto il suo ritratto, che gli è stato dato durante un evento internazionale a San Pietro.Dunque per me è stata un’emozione veramente forte e unica». Ed è proprio qui che la pittura di Restivo incontra una domanda antica, quasi filosofica. Che cosa significa davvero somigliare a qualcuno. La fotografia cattura un istante, mentre la pittura richiede tempo, stratificazione, attesa. Il suo iperrealismo, così vicino all’immagine fotografica, nasce dunque da un procedimento profondamente diverso. Per Restivo il compito dell’artista non consiste nel sostituire la fotografia, ma nel cercare ciò che la macchina fotografica non può trattenere.
«Molti leggono l’iperrealismo alla fotografia, qualcuno dice: ma che senso ha dipingere così in modo iperreale quando poi hai la macchina fotografica. Beh, no, sicuramente l’artista non coglie solamente l’attimo, ma un processo emozionale del soggetto ritratto. Invece, il fotografo coglie l’attimo, il click, invece l’artista, in questo caso un pittore, riesce pian piano a modellare con i colori, le sfumature, il viso e soprattutto gli occhi, l’anima delle persone».
In fondo, il suo lavoro sembra muoversi proprio lungo quella linea che da secoli interessa filosofi e scrittori: l’idea che l’apparenza possa essere soltanto la soglia di qualcosa di più profondo. Dal ritratto di un volto alla sua identità, dalla superficie alla memoria. E forse è anche per questo che, accanto ai personaggi celebri, nella sua pittura trovano spazio le vittime di femminicidio, volti che la cronaca ha consegnato alle pagine dei giornali e che l’artista prova a restituire a una dimensione umana. La sua storia personale, intanto, ha seguito una traiettoria altrettanto significativa.
La sua storia
Nato a Catania, trasferitosi a dodici anni a Belpasso, alle pendici dell’Etna, laureato all’Accademia di Belle Arti di Catania e approdato a Milano dopo la laurea, Restivo ha portato con sé una Sicilia fatta di colori, memoria e identità. A spingerlo verso l’arte, racconta, è stato soprattutto il padre, scomparso il primo gennaio di quest’anno. «Sicuramente per un artista siciliano come me, nato in un piccolo paesino, cioè trapiantato in un paesino, perché sono originario di Catania, poi a 12 anni mi trasferisco a Belpasso, alle pendici dell’Etna, e da lì naturalmente pian piano incomincio a capire cosa fare della mia vita.Avevo la passione del disegno, - dichiara Alfono Restivo - però naturalmente volevo in qualche modo realizzarmi oltre la Sicilia e grazie a mio padre, che purtroppo dal primo gennaio di questo anno non c’è più, ho intrapreso questo percorso. È stato proprio lui ad incentivarmi nel modo di fare arte, perché lui proprio mi ha spinto a diventare un artista. Devo tutto da mio padre. Poi da lì naturalmente le radici della mia Sicilia, i colori della mia Sicilia, il rosso e il nero e il giallo della ginestra li ho portaticon me nei ritratti, quindi il rosso della lava, il nero anche della cenere vulcanica, importati praticamente nelle mie opere.
E poi a quel punto mi sono detto: perché non provare a esporre, a far vedere la mia arte oltre oceano, quindi anche in America, a San Pietro, in Russia, a Leopoli, in Ucraina ho esposto tantissime, tantissime opere». Quella volontà di andare oltre i confini dell’isola lo ha portato a Milano, nel cuore di Brera, e poi a Roma, allo Spazio Mecenate, vicino al Colosseo, dove oggi svolge anche un’attività di direzione artistica. Parallelamente, il suo percorso internazionale è arrivato fino alla Cina, con un progetto che mette in relazione artisti italiani e cinesi.
«Per la Cina ho avuto questa possibilità che la mia arte è stata apprezzata da un’organizzazione di eventi anche in Cina. Infatti partiremo con un progetto importantissimo il 14 novembre da me in Brera che si intitola “Meridiani inversi”, dove gli artisti italiani celebreranno la cultura cinese e viceversa. Gli artisti cinesi del museo di Xi’an porteranno le opere anche in Italia il prossimo evento. Quindi si tratta di un progetto importante in esclusiva nazionale, perché sono l’unico che ha questa esclusiva per quanto riguarda il progetto». In mezzo a questo viaggio tra tele, gallerie e grandi città, sono arrivate anche Rai e Mediaset. “Studio Aperto” ha raccontato la sua attività artistica, mentre “La volta buona”, il programma condotto da Caterina Balivo, ha mostrato in diretta nazionale la consegna di un ritratto a Carlo Conti.
Un passaggio che per Restivo assume un significato particolare proprio perché porta la pittura dentro quei luoghi televisivi abitati quotidianamente dai volti che lui dipinge.
«E il rapporto Rai e Mediaset è un rapporto stupendo per un artista. Non si vedono molti pittori in giro per Mediaset, Rai e quindi, si tratta di due realtà televisive molto concentrate sul mondo della cultura in generale. Quindi, quando si parla di pittura, pochissimi sono riusciti ad arrivare lì, anche Studio Aperto mi ha voluto fare un servizio sulla vita artistica dei personaggi dello spettacolo, e in questa occasione mi ha dedicato un servizio vero e proprio. - aggiunge l’artista - anche per fare conoscere le consegne VIP la stampa italiana e internazionale, molto incuriosita, ne ha parlato. Quando consegnai la tela a Carlo Conte a Rai 1, “La volta buona”, la trasmissione di Caterina Balivo, ha mostrato in diretta nazionale la reazione del conduttore. Dunque, il mio rapporto con Rai e Mediaset è un rapporto di divertimento, di gioco, di arte, di condivisione perché vedere i personaggi dello spettacolo ritratti, nel luogo dove loro vivono o all’interno della TV, e vederli accanto a me ritratti nei miei quadri è qualcosa di spettacolare e unico al mondo, direi».
Una vita da insegnante
Eppure, accanto alle gallerie, ai personaggi famosi e agli appuntamenti internazionali, esiste un altro Alfonso Restivo, quello che entra in una classe e insegna storia dell’arte. Il professore convive con il pittore e con il direttore artistico, senza che una dimensione cancelli l’altra. Anzi, è proprio il contatto con gli studenti a ricordargli che l’arte non nasce per essere semplicemente osservata da lontano.«Il rapporto con i ragazzi, il rapporto splendido che io da sempre amo, perché sono docente di storia dell’arte da tantissimi anni, docente al liceo scientifico in provincia di Varese. Quindi questa mia passione per l’arte la porto anche a scuola, nelle aule. Infatti, gli alunni sono veramente entusiasti anche di venirmi a trovare presso le gallerie che dirigo, perché amano l’arte e, condividendo le esperienze, gli faccio amare l’arte a 360 gradi, non solamente a scuola, spiegandola, ma soprattutto facendogliela vedere, toccando con mano le opere d’arte esposte». Il ritorno di quella passione, quando arriva dagli studenti, ha per lui un valore che nessun riconoscimento può sostituire.
«Emozionarmi di fronte alla mia spiegazione, non solo in classe ma soprattutto anche in galleria d’arte, è qualcosa di impareggiabile». Forse è proprio questa la parte più autentica del suo percorso: la capacità di non separare l’arte dalla vita. La stessa tela che può raccontare un personaggio celebre può diventare memoria di una donna vittima di violenza.
Da alcuni anni Restivo porta avanti infatti una battaglia contro il femminicidio, realizzando ritratti dedicati alle famiglie delle vittime e portando queste opere nelle scuole, gratuitamente, perché il dolore possa trasformarsi in consapevolezza. Tra i lavori più significativi ricorda quello dedicato a Giulia Cecchettin e consegnato al padre Gino. Non un semplice ritratto, ma un tentativo di rendere visibile ciò che il tempo non può restituire: la presenza di una persona amata.
«Il ritratto più iconico, più importante, più bello e più emozionante negli ultimi tempi è sicuramente il ritratto di Giulia Cecchettin che ho consegnato a Gino, suo padre. Quindi è stata un’emozione fortissima, fantastica, unica. E da lì ho capito che nella commozione degli occhi, appunto, di Gino Cecchettin che quello che sto facendo è importante, perché immortalo, faccio vivere i loro figli, le loro mogli attraverso un quadro dove tutti i giorni potrebbero tranquillamente vederli. Quindi il ricordo di quella persona non è solamente un ricordo interiore nel cuore, è soprattutto anche visivo. Queste opere vengono messe poi in esposizione gratuitamente nelle scuole per sensibilizzare i ragazzi contro questa piaga ormai sociale».
Il sogno nel cassetto
Resta, infine, un sogno. Nonostante i cento volti celebri, le mostre, la televisione, la Cina, le gallerie e la scuola, Restivo non sembra intenzionato a considerare concluso il proprio viaggio. Il prossimo traguardo ha un indirizzo preciso e un nome che sa quasi di cinema: Beverly Hills. «Per quanto riguarda invece gli obiettivi che oggi sono tanti, uno in particolare sicuramente è quello di aprirmi una galleria d’arte mia in America, a Beverly Hills. È il mio sogno nel cassetto e ci sto lavorando». Da Catania a Belpasso, dall’Etna a Brera, da Roma a Xi’an, dai volti della televisione a quelli delle vittime che non possono più parlare, il percorso di Alfonso Restivo sembra seguire una convinzione semplice e insieme profondissima: un ritratto non serve soltanto a ricordare qualcuno, ma a impedirgli, almeno dentro una tela, di scomparire.E forse è proprio qui che l’iperrealismo smette di essere una tecnica e diventa una forma di responsabilità. Perché, come avrebbe potuto ricordarci Pirandello, dietro ogni volto esiste una persona, e dietro ogni persona una storia. Restivo prova a fermare quella storia nel punto esatto in cui gli occhi incontrano la memoria. Dipinge i volti famosi, ma soprattutto dipinge ciò che resta quando la fama finisce, quando la cronaca passa, quando una persona diventa ricordo. Il suo vero sogno, allora, non sembra essere soltanto arrivare a Beverly Hills.
Ma è continuare a dare ai volti una seconda vita, trasformando la pittura in memoria, la memoria in presenza e la presenza in qualcosa che il tempo non riesca più a cancellare.
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