Se i detti siciliani fossero formule e teoremi: la rivincita delle schiappe (in matematica)
Cosa succederebbe gli scienziati stravolgessero i detti siciliani trasformandoli in formule, teoremi, equazioni. Ogni proverbio un problema, ogni frase un algoritmo
(foto realizzata con AI)
Ciao, mi chiamo Gianluca Tantillo, sono nato negli anni ’80 e mi sono appena ricordato che Venus Alpha di Mazinga sparava missili fotonici dalle minne. Non so perché, ma ogni volta che ci penso mi si resetta il cervello. Comunque, mi capita spesso di fare un sogno ricorrente. Sono a Palermo, in centro storico. Devo andare all’ufficio Anagrafe di piazza Giulio Cesare, ma non mi ricordo dov’è né quale sia il modo più semplice per arrivarci. Mi guardo intorno, vedo un signore con dei baffi importanti.
Mi avvicino. «Mister, per l’ufficio Anagrafe… meglio la macchina o i mezzi?» Lui si ferma, fa due conti invisibili nell’aria, si alliscia i baffi come se stesse calibrando un esperimento. «Dipende dalla massa del mezzo e dalla distanza che separa il punto A dal punto B. Se assumiamo trascurabile la resistenza dell’aria e consideriamo costante il campo gravitazionale terrestre, l’automobile garantisce una maggiore velocità media, ma introduce un coefficiente d’attrito non nullo, rappresentato dal traffico. La bicicletta, invece, riduce il consumo di combustibile ma trasferisce parte dell’energia potenziale chimica del soggetto direttamente in energia cinetica». Minchia. Per poco non mi viene un ictus da overdose di fisica quantistica. Lo guardo meglio. Quel viso… quella lingua di fuori… Ma certo: Einstein.
E non è finita. Mi giro attorno e mi accorgo che non c’è più la gente comune: il centro storico è diventato un raduno di matematici e fisici. Democrito. Euclide. Archimede. Apollonio di Perga. Erone di Alessandria. Tolomeo. E poi lui. Pitagora. Minchia, Pitagora no. Mi sale una voglia di vendetta antica, primordiale. Vorrei prenderlo per la tunica, sbatterlo contro un muro e urlargli: «Ma chi ti senti, Marco Ferradini, che fai i teoremi?!».
Sto per farlo. La mano è già a mezz’aria. Poi mi fermo. Mi dico: “Cu si fa i cazzi soi campa cent’anni”. Un signore mi sente. Si avvicina. Mi dà una pacca affettuosa sulla spalla. È Newton. Quello della mela. E della casa editrice. «Esattamente», dice. «La longevità della vita di un individuo tende ad aumentare in rapporto inversamente proporzionale al grado di interferenza nelle dinamiche relazionali di soggetti terzi».
Rimichia!
E da lì il sogno precipita: un vortice infernale mi risucchia e comincia a stravolgere tutti i modi di dire siciliani, smontandoli, deformandoli, trasformandoli in formule, teoremi, equazioni. Ogni proverbio diventa un problema. Ogni espressione un algoritmo. Ogni parola una variabile impazzita.
Chiù longa è a pinsata, chiù grossa è a minchiata: la magnitudo dell’errore generato aumenta in modo proporzionale con la durata del processo di elaborazione decisionale.
A iaddina fa l'uovo e au iaddu ci abbrucia u culu: In sistemi accoppiati, l'energia associata a un processo localizzato può manifestare i propri effetti termodinamici su un corpo differente da quello in cui il processo ha avuto origine.
Fa chiù danno un cretino ca un porco ‘nto ‘nghiardino: l'entità della perturbazione introdotta in un sistema da un agente dotato di elevata mobilità ma scarsa capacità di elaborazione, tende a superare quella prodotta da un agente biologicamente distruttivo ma privo di intenzionalità.
P’un curnutu, un curnutu a menzu: in un sistema caratterizzato da interazione reciproca, ogni perturbazione applicata a un elemento viene restituita dall'elemento perturbato con un'intensità superiore a quella originaria.
Cchiù scuru di mezzanotti un po' fari: in un sistema soggetto a variazione continua di intensità luminosa, raggiunto il valore minimo teoricamente ammissibile, ulteriori variazioni temporali non possono determinare una riduzione della grandezza al di sotto di tale soglia.
U pisci feti da testa: l'entropia di un sistema tende ad aumentare a partire dal suo centro d'origine, propagandosi progressivamente verso le componenti ad esso subordinate
Monaci e parrini, senticci a missa e stoccacci i rini: in presenza di un agente che si propone come riferimento direzionale, l'applicazione di una forza correttiva sul sistema osservato non può essere esclusa a priori.
Cu sparti avi la megghiu parti: la suddivisione di una quantità finita in n componenti non determina necessariamente una distribuzione uniforme delle grandezze; il soggetto che ne controlla il processo di partizione può alterarne la ripartizione a proprio vantaggio
Fa' beni e scordatillo, fa' mali e pènsaci: in un sistema isolato, un'energia trasferita positivamente tende alla dissipazione irreversibile; una perturbazione negativa, invece, permane come energia potenziale fino alla sua completa compensazione.
U cielu ti ittò e a tierra t'apparò: l'applicazione alternata di forze vettoriali di verso opposto non determina variazioni dello stato di un corpo qualora la risultante delle forze agenti sia pari a zero.
Testa ca un parrà si chiama cucuzza: in assenza di un segnale emesso da un sistema, non è possibile determinarne sperimentalmente lo stato interno né distinguerne il contenuto informativo dal valore nullo.
Cu mancia fa muddichi: in ogni processo di trasformazione materiale, una quota della massa o dell'energia inizialmente disponibile viene inevitabilmente dissipata sotto forma di residuo.
Fari trasiri u sceccu pa cura: un sistema non può essere condotto oltre la propria soglia di compatibilità geometrica mediante l'applicazione di una forza, se la configurazione imposta eccede i vincoli dimensionali del sistema.
Arristati cu l'occhi chini e i manu vacanti: l'energia potenziale associata a un oggetto desiderato non implica necessariamente un trasferimento di materia: al termine del processo, la quantità acquisita può risultare pari a zero.
Essiri muru cu muru c’u spitali: un soggetto che raggiunge la condizione di adiacenza a una soglia critica si trova in prossimità del punto oltre il quale la transizione verso uno stato irreversibile diviene inevitabile.
Agghiorna e scura e 'su ventiquattr'uri: l'evoluzione di un fenomeno naturale non può essere modificata dall'applicazione di lavoro esterno quando la sua dinamica è determinata dalle condizioni intrinseche del fenomeno stesso.
Panza china vuoli stinnicchio: La riduzione della velocità di un corpo comporta una diminuzione dell'energia cinetica, favorendo il raggiungimento di uno stato di equilibrio dinamico caratterizzato da un minor dispendio energetico.
Mi sveglio tutto sudato. Vado a recuperare dalla libreria una mia vecchia pagella. Controllo il voto di Matematica e Fisica: 2 fisso, come Peperito-Real Madrid. Tiro un sospiro di sollievo. Vado in cucina, trovo zia Matilde che mi aspetta con la tazzina di caffè in mano. Mezzo lo bevo mezzo lo lascio. Mi guarda incazzata.
«Ti manciàsti u sceccu e ti cunfunni p’a cura?» mi dice. Ah, sì! Finalmente la normalità. Godo. Questo modo di dire mi ha sempre incuriosito. Glielo chiedo. «Zia, che significa?» «Semplice, un sistema in grado di assorbire e convertire una massa di elevata entità può collassare nella fase finale a causa dell'impossibilità di elaborare una variabile di scarto di dimensioni trascurabili rispetto alla massa iniziale».
Minchia!
Mi avvicino. «Mister, per l’ufficio Anagrafe… meglio la macchina o i mezzi?» Lui si ferma, fa due conti invisibili nell’aria, si alliscia i baffi come se stesse calibrando un esperimento. «Dipende dalla massa del mezzo e dalla distanza che separa il punto A dal punto B. Se assumiamo trascurabile la resistenza dell’aria e consideriamo costante il campo gravitazionale terrestre, l’automobile garantisce una maggiore velocità media, ma introduce un coefficiente d’attrito non nullo, rappresentato dal traffico. La bicicletta, invece, riduce il consumo di combustibile ma trasferisce parte dell’energia potenziale chimica del soggetto direttamente in energia cinetica». Minchia. Per poco non mi viene un ictus da overdose di fisica quantistica. Lo guardo meglio. Quel viso… quella lingua di fuori… Ma certo: Einstein.
E non è finita. Mi giro attorno e mi accorgo che non c’è più la gente comune: il centro storico è diventato un raduno di matematici e fisici. Democrito. Euclide. Archimede. Apollonio di Perga. Erone di Alessandria. Tolomeo. E poi lui. Pitagora. Minchia, Pitagora no. Mi sale una voglia di vendetta antica, primordiale. Vorrei prenderlo per la tunica, sbatterlo contro un muro e urlargli: «Ma chi ti senti, Marco Ferradini, che fai i teoremi?!».
Sto per farlo. La mano è già a mezz’aria. Poi mi fermo. Mi dico: “Cu si fa i cazzi soi campa cent’anni”. Un signore mi sente. Si avvicina. Mi dà una pacca affettuosa sulla spalla. È Newton. Quello della mela. E della casa editrice. «Esattamente», dice. «La longevità della vita di un individuo tende ad aumentare in rapporto inversamente proporzionale al grado di interferenza nelle dinamiche relazionali di soggetti terzi».
Rimichia!
E da lì il sogno precipita: un vortice infernale mi risucchia e comincia a stravolgere tutti i modi di dire siciliani, smontandoli, deformandoli, trasformandoli in formule, teoremi, equazioni. Ogni proverbio diventa un problema. Ogni espressione un algoritmo. Ogni parola una variabile impazzita.
Chiù longa è a pinsata, chiù grossa è a minchiata: la magnitudo dell’errore generato aumenta in modo proporzionale con la durata del processo di elaborazione decisionale.
A iaddina fa l'uovo e au iaddu ci abbrucia u culu: In sistemi accoppiati, l'energia associata a un processo localizzato può manifestare i propri effetti termodinamici su un corpo differente da quello in cui il processo ha avuto origine.
Fa chiù danno un cretino ca un porco ‘nto ‘nghiardino: l'entità della perturbazione introdotta in un sistema da un agente dotato di elevata mobilità ma scarsa capacità di elaborazione, tende a superare quella prodotta da un agente biologicamente distruttivo ma privo di intenzionalità.
P’un curnutu, un curnutu a menzu: in un sistema caratterizzato da interazione reciproca, ogni perturbazione applicata a un elemento viene restituita dall'elemento perturbato con un'intensità superiore a quella originaria.
Cchiù scuru di mezzanotti un po' fari: in un sistema soggetto a variazione continua di intensità luminosa, raggiunto il valore minimo teoricamente ammissibile, ulteriori variazioni temporali non possono determinare una riduzione della grandezza al di sotto di tale soglia.
U pisci feti da testa: l'entropia di un sistema tende ad aumentare a partire dal suo centro d'origine, propagandosi progressivamente verso le componenti ad esso subordinate
Monaci e parrini, senticci a missa e stoccacci i rini: in presenza di un agente che si propone come riferimento direzionale, l'applicazione di una forza correttiva sul sistema osservato non può essere esclusa a priori.
Cu sparti avi la megghiu parti: la suddivisione di una quantità finita in n componenti non determina necessariamente una distribuzione uniforme delle grandezze; il soggetto che ne controlla il processo di partizione può alterarne la ripartizione a proprio vantaggio
Fa' beni e scordatillo, fa' mali e pènsaci: in un sistema isolato, un'energia trasferita positivamente tende alla dissipazione irreversibile; una perturbazione negativa, invece, permane come energia potenziale fino alla sua completa compensazione.
U cielu ti ittò e a tierra t'apparò: l'applicazione alternata di forze vettoriali di verso opposto non determina variazioni dello stato di un corpo qualora la risultante delle forze agenti sia pari a zero.
Testa ca un parrà si chiama cucuzza: in assenza di un segnale emesso da un sistema, non è possibile determinarne sperimentalmente lo stato interno né distinguerne il contenuto informativo dal valore nullo.
Cu mancia fa muddichi: in ogni processo di trasformazione materiale, una quota della massa o dell'energia inizialmente disponibile viene inevitabilmente dissipata sotto forma di residuo.
Fari trasiri u sceccu pa cura: un sistema non può essere condotto oltre la propria soglia di compatibilità geometrica mediante l'applicazione di una forza, se la configurazione imposta eccede i vincoli dimensionali del sistema.
Arristati cu l'occhi chini e i manu vacanti: l'energia potenziale associata a un oggetto desiderato non implica necessariamente un trasferimento di materia: al termine del processo, la quantità acquisita può risultare pari a zero.
Essiri muru cu muru c’u spitali: un soggetto che raggiunge la condizione di adiacenza a una soglia critica si trova in prossimità del punto oltre il quale la transizione verso uno stato irreversibile diviene inevitabile.
Agghiorna e scura e 'su ventiquattr'uri: l'evoluzione di un fenomeno naturale non può essere modificata dall'applicazione di lavoro esterno quando la sua dinamica è determinata dalle condizioni intrinseche del fenomeno stesso.
Panza china vuoli stinnicchio: La riduzione della velocità di un corpo comporta una diminuzione dell'energia cinetica, favorendo il raggiungimento di uno stato di equilibrio dinamico caratterizzato da un minor dispendio energetico.
Mi sveglio tutto sudato. Vado a recuperare dalla libreria una mia vecchia pagella. Controllo il voto di Matematica e Fisica: 2 fisso, come Peperito-Real Madrid. Tiro un sospiro di sollievo. Vado in cucina, trovo zia Matilde che mi aspetta con la tazzina di caffè in mano. Mezzo lo bevo mezzo lo lascio. Mi guarda incazzata.
«Ti manciàsti u sceccu e ti cunfunni p’a cura?» mi dice. Ah, sì! Finalmente la normalità. Godo. Questo modo di dire mi ha sempre incuriosito. Glielo chiedo. «Zia, che significa?» «Semplice, un sistema in grado di assorbire e convertire una massa di elevata entità può collassare nella fase finale a causa dell'impossibilità di elaborare una variabile di scarto di dimensioni trascurabili rispetto alla massa iniziale».
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