Stiamo perdendo il lusso della controra: al Sud non tutti si fermano più dopo pranzo
Un’abitudine ancora viva in molte case del Sud, per altri un ricordo legato all’infanzia e alle estati dai nonni, che oggi sta per scomparire. Ve la raccontiamo
Per qualcuno è ancora un’abitudine, per altri è rimasta una delle immagini più nitide dell’infanzia. La controra non è scomparsa. In molte case del Sud esiste ancora, mentre per tanti è diventata il ricordo di un pomeriggio dai ritmi diversi, fatto di persiane socchiuse, televisione a volume basso e sonnellini che arrivavano senza bisogno di puntare la sveglia.
Io la controra la ricordo a casa dei miei nonni. Dopo pranzo mia nonna si alzava da tavola e andava a lavare i piatti, mentre mio nonno si alzava lentamente e andava in camera da letto per il suo riposino. Lei finiva di sistemare la cucina, poi tornava in soggiorno e mi dava un quaderno con dei colori. Dopodiché socchiudeva le persiane.
Quella luce che entrava mi è rimasta impressa più di tante altre cose. Non era buio, ma nemmeno luce piena. Era una luce dorata che attraversava la stanza e rendeva tutto più quieto. Mia nonna si sedeva sul divano, accendeva la televisione e iniziava a guardare una fiction con il volume al minimo. Dopo qualche minuto si addormentava anche lei. Io continuavo a disegnare e in quella stanza iniziavi a sentire tutto. Il tuo respiro, il frigorifero in cucina, qualche rumore dalla strada, il fruscio delle persiane. Poi capitava che entrasse una mosca, attirata dalla finestra aperta, e iniziasse a volare senza sosta per la stanza. In quel silenzio sembrava quasi impossibile non accorgersene.
Non avevi molto altro da fare e non era un problema. A volte continuavo a colorare, altre volte mi arrendevo anch’io. Appoggiavo la faccia sul tavolo, con il quaderno ancora davanti, e finivo per addormentarmi. Mia nonna sul divano, mio nonno nell’altra stanza e io lì, con le matite sparse sul tavolo. Ognuno aveva trovato il proprio modo di passare quelle ore.
Era anche un modo per convivere con il caldo, quando l’aria condizionata non era presente in ogni casa e il sole delle prime ore del pomeriggio rendeva poco conveniente stare fuori. Ma col tempo la controra è diventata qualcosa che andava oltre la temperatura. Era un’abitudine di famiglia, un ritmo che si imparava guardando gli altri. Ed è forse questo che oggi rende alcuni ricordi così vivi. Non ricordiamo necessariamente cosa abbiamo fatto durante quelle ore, ma le persone che c’erano e il modo in cui stavano in casa.
Il nonno che dormiva in camera, la nonna che si addormentava davanti alla fiction, le persiane socchiuse e il quaderno sul tavolo sono immagini semplici. Sono anche il modo in cui molti di noi hanno imparato a riconoscere il pomeriggio.
C’è ancora chi dopo pranzo spegne la luce, abbassa le persiane e si mette a letto. C’è ancora chi lascia la televisione accesa in sottofondo e si addormenta sul divano. In alcuni paesi è semplicemente parte della giornata, senza bisogno di chiamarla in nessun modo. Per altri, invece, è diventata un ricordo lontano. Le giornate sono cambiate, soprattutto per chi vive in città, lavora fuori casa o ha orari che non lasciano molto spazio a quel vecchio ritmo. Il pranzo è diventato più veloce, il telefono resta sul tavolo e appena ci sono dieci minuti liberi spesso li riempiamo guardando uno schermo.
Anche la noia è diventata difficile da incontrare. Una volta potevi stare davanti a un quaderno senza sapere cosa sarebbe successo dopo, ascoltare una fiction che non avevi scelto tu, guardare una mosca girare per la stanza o semplicemente aspettare che tua nonna si svegliasse. Oggi abbiamo sempre qualcosa da fare, ma la controra continua a esistere, magari in una forma diversa. È ancora lì ogni volta che qualcuno socchiude una persiana dopo pranzo, si sdraia sul divano e lascia che il pomeriggio vada avanti senza di lui.
Forse è questo il motivo per cui, per chi l’ha vissuta da bambino, basta poco per tornarci dentro. Una certa luce sul pavimento, il rumore lontano di una televisione, l’odore del pranzo rimasto in cucina. E per un attimo ritorna anche quella casa, con il nonno in camera, la nonna sul divano e un quaderno pieno di colori sul tavolo.
La controra non è scomparsa. Per alcuni è ancora oggi una parte della giornata, per altri è rimasta lì, dentro una casa dei nonni, insieme a tutte quelle cose semplici che mentre accadevano sembravano normali e che solo dopo abbiamo capito quanto fossero preziose.
Io la controra la ricordo a casa dei miei nonni. Dopo pranzo mia nonna si alzava da tavola e andava a lavare i piatti, mentre mio nonno si alzava lentamente e andava in camera da letto per il suo riposino. Lei finiva di sistemare la cucina, poi tornava in soggiorno e mi dava un quaderno con dei colori. Dopodiché socchiudeva le persiane.
Quella luce che entrava mi è rimasta impressa più di tante altre cose. Non era buio, ma nemmeno luce piena. Era una luce dorata che attraversava la stanza e rendeva tutto più quieto. Mia nonna si sedeva sul divano, accendeva la televisione e iniziava a guardare una fiction con il volume al minimo. Dopo qualche minuto si addormentava anche lei. Io continuavo a disegnare e in quella stanza iniziavi a sentire tutto. Il tuo respiro, il frigorifero in cucina, qualche rumore dalla strada, il fruscio delle persiane. Poi capitava che entrasse una mosca, attirata dalla finestra aperta, e iniziasse a volare senza sosta per la stanza. In quel silenzio sembrava quasi impossibile non accorgersene.
Non avevi molto altro da fare e non era un problema. A volte continuavo a colorare, altre volte mi arrendevo anch’io. Appoggiavo la faccia sul tavolo, con il quaderno ancora davanti, e finivo per addormentarmi. Mia nonna sul divano, mio nonno nell’altra stanza e io lì, con le matite sparse sul tavolo. Ognuno aveva trovato il proprio modo di passare quelle ore.
Una consuetudine che appartiene al Sud
La controra non è soltanto siciliana. È una di quelle abitudini che attraversano il Sud e che, con piccole differenze, si ritrovano nelle case di Calabria, Puglia, Campania, Basilicata e in tanti paesi dove il pomeriggio ha ancora un ritmo diverso. D’estate era quasi naturale. Dopo pranzo si chiudevano le persiane, le strade diventavano meno affollate e chi poteva si concedeva qualche ora di riposo. C’era chi andava a letto, chi rimaneva sul divano, chi leggeva e chi, come i bambini, aspettava semplicemente che arrivasse il momento di poter uscire di nuovo.Era anche un modo per convivere con il caldo, quando l’aria condizionata non era presente in ogni casa e il sole delle prime ore del pomeriggio rendeva poco conveniente stare fuori. Ma col tempo la controra è diventata qualcosa che andava oltre la temperatura. Era un’abitudine di famiglia, un ritmo che si imparava guardando gli altri. Ed è forse questo che oggi rende alcuni ricordi così vivi. Non ricordiamo necessariamente cosa abbiamo fatto durante quelle ore, ma le persone che c’erano e il modo in cui stavano in casa.
Il nonno che dormiva in camera, la nonna che si addormentava davanti alla fiction, le persiane socchiuse e il quaderno sul tavolo sono immagini semplici. Sono anche il modo in cui molti di noi hanno imparato a riconoscere il pomeriggio.
Per qualcuno è ancora la normalità
La controra, in realtà, non è finita. Basta entrare in alcune case del Sud nelle ore centrali di una giornata estiva per ritrovare scene molto simili a quelle di tanti anni fa.C’è ancora chi dopo pranzo spegne la luce, abbassa le persiane e si mette a letto. C’è ancora chi lascia la televisione accesa in sottofondo e si addormenta sul divano. In alcuni paesi è semplicemente parte della giornata, senza bisogno di chiamarla in nessun modo. Per altri, invece, è diventata un ricordo lontano. Le giornate sono cambiate, soprattutto per chi vive in città, lavora fuori casa o ha orari che non lasciano molto spazio a quel vecchio ritmo. Il pranzo è diventato più veloce, il telefono resta sul tavolo e appena ci sono dieci minuti liberi spesso li riempiamo guardando uno schermo.
Anche la noia è diventata difficile da incontrare. Una volta potevi stare davanti a un quaderno senza sapere cosa sarebbe successo dopo, ascoltare una fiction che non avevi scelto tu, guardare una mosca girare per la stanza o semplicemente aspettare che tua nonna si svegliasse. Oggi abbiamo sempre qualcosa da fare, ma la controra continua a esistere, magari in una forma diversa. È ancora lì ogni volta che qualcuno socchiude una persiana dopo pranzo, si sdraia sul divano e lascia che il pomeriggio vada avanti senza di lui.
Forse è questo il motivo per cui, per chi l’ha vissuta da bambino, basta poco per tornarci dentro. Una certa luce sul pavimento, il rumore lontano di una televisione, l’odore del pranzo rimasto in cucina. E per un attimo ritorna anche quella casa, con il nonno in camera, la nonna sul divano e un quaderno pieno di colori sul tavolo.
La controra non è scomparsa. Per alcuni è ancora oggi una parte della giornata, per altri è rimasta lì, dentro una casa dei nonni, insieme a tutte quelle cose semplici che mentre accadevano sembravano normali e che solo dopo abbiamo capito quanto fossero preziose.
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