MOSTRE

"L'architettura è donna" a Palermo: la dimensione allegorica femminile in mostra

  • Chiesa di Sant'Eulalia dei Catalani - Palermo
  • Dal 16 settembre al 9 ottobre 2026 (dal lunedì al venerdì)
  • Visitabile da lunedì a giovedì dalle ore 9.00 alle 16.15, il venerdì dalle 9.00 alle 13.15
  • Gratuito
Balarm
La redazione
  • Pubblicato il
    14 settembre 2026

W. Farinelli, Architettura, olio su tela, 2025, cm. 100 x100

Presentare la dimensione femminile, in forma allegorica, nel campo dell’architettura nel corso dei secoli. È questo l'obiettivo del progetto dal titolo "L’architettura è donna", la mostra presentata dall'Instituto Cervantes di Palermo e curata dal professore di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo Marco Rosario Nobile con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti di Palermo.

L'installazione -  che viene inaugurata mercoledì 16 settembre alle ore 18.00 nella chiesa di Sant’Eulalia dei Catalani (via Argenteria, 33) - resta fruibile fino al 9 ottobre (da lunedì a giovedì dalle ore 09.00 alle 16.15; venerdì dalle ore 9.00 alle 13.15) con ingresso libero.

Il progetto, il cui allestimento è curato da Viviana Trapani, Marta Marrone e Rossella Piediscalzi, nasce dal desiderio di Partendo da tre scatti dell’architetto e fotografo spagnolo Joaquin Bérchez, Nobile ha messo in relazione disegni, stampe e sculture di sua proprietà che si riconnettono con la visione precipua di Bérchez.

«L’idea che mi ha ispirato - dichiara il curatore Marco Rosario Nobile - nasce dalla considerazione che sino ad una certa data l'Architettura sia stata rappresentata come una dea superiore e di conseguenza la professione abbia comportato un atto di fede. Oggi saremmo tentati di burlarci di quel mondo lontanissimo, ma di quella perdita sopravvivono schegge o frammenti e sono intanto sopraggiunte altre nascite impreviste. Un giorno qualcuno le racconterà in modo coerente e ordinato, senza le retoriche dell'architettese, il culto estremo delle personalità e il frastuono del mondo che ci circonda».

Ne viene fuori un "esperimento espositivo", si potrebbe definire, dove le connessioni tra le opere si sono rivelate in corsa, semplicemente accostando i pezzi. Si tratta di pezzi di diversa provenienza e di vari artisti europei, ma anche correlati alla civiltà dell’intaglio ligneo nella retablistica della penisola iberica, rappresentate da un’erma rinascimentale (la cui provenienza francese è giustificata dall’essere un soggetto caratterizzante tante architetture spagnole del rinascimento), da una colonnina ionica del tardo XVI secolo, di area andalusa, e da un fantasioso “estipite” del XVIII secolo, forse di provenienza galiziana.

Le strette relazioni tra le grandi civiltà artistiche europee dell’età moderna sono poi completate da rappresentazioni di artisti contemporanei e accompagnano le fotografie di Bérchez nell’interpretazione poetica di forme astratte, colte in movimento o in posizione ieratica, e tendenti sempre a stabilire un nesso con l’architettura e con l’atto di progettare. Lo sguardo personale di Bérchez si mescola la sua passione di storico, con un coté di rimpianto e una certa furia sotterranea.

Tuttavia non c'è rilassamento estetico nell’esposizione, l'autore vuole suggerire che, a distanza di secoli, quei ritagli, selezionati dal suo sguardo, gridano qualcosa ai contemporanei e cioè che la metafora femminile sia concettualmente che formalmente appare indiscutibile.
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