Visite straordinarie per le Giornate Fai d'Autunno: tutti i luoghi aperti in Sicilia
Villa Zingali a Catania
Più di 700 luoghi straordinari, molti dei quali solitamente inaccessibili o poco conosciuti, apriranno eccezionalmente le loro porte in occasione della 15ª edizione delle Giornate FAI d’Autunno, il grande evento di piazza che il FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano ETS dedica alla valorizzazione del patrimonio culturale e paesaggistico del nostro Paese, in programma sabato 10 e domenica 11 ottobre 2026 in 350 città d’Italia.
L’iniziativa, organizzata dalle Delegazioni e dai Gruppi FAI presenti anche in Sicilia con il fondamentale contributo dei giovani volontari, invita il pubblico a scoprire l'immenso patrimonio storico, artistico e ambientale che ci circonda, grazie alle visite a contributo libero che per due giorni daranno vita a un grande racconto diffuso e corale, fatto di monumenti, architetture, paesaggi, opere d'arte, tradizioni e storie che rappresentano i territori e le comunità che li vivono.
Nel 1926 l'avvocato Paolo Zingali Tetto affidò la progettazione della sua dimora a Paolo Lanzerotti, raffinato progettista catanese. La costruzione terminò nel 1930 e fu abitata dall’avvocato sino alla sua morte. L’immobile, su disposizione testamentaria dello stesso avvocato, venne donato all'Università di Catania e nel 1996 e venne destinato a Museo della Rappresentazione. Dal 2015 è parte del Sistema Museale di Ateneo. Lanzerotti disegna l'impianto planimetrico della villa con giardino all'italiana posto lateralmente e l’agrumeto nella parte retrostante. La villa si eleva su due piani con rez-de-chaussée e piano nobile, collegati da un ascensore in ferro battuto. Gli interni, riccamente decorati, sono frutto della collaborazione di Lanzerotti con gli artigiani Gaetano D’Emanuele. Il museo apre al pubblico per un percorso alla scoperta della villa.
L’edificio, costruito fra il 1872 ed il 1878 a opera dell’ingegnere edile Saverio Cambria per volere di Carmelo Nicolosi Pennisi, quinto Barone di Villagrande e i suoi fratelli Angelo e Sebastiano, presenta elementi di ispirazione rinascimentale, come il bugnato diamantato del piano terra. Alla fine degli anni Cinquanta, con la scomparsa della Baronessa Lina Asmundo di Gisira Nicolosi, il primo piano del palazzo fu oggetto di interventi edilizi ed il salone ottocentesco, oggi oggetto di visita, venne accorpato ad una parte dell’edificio che non conserva più i decori dell’impianto originario, del quale resta lo scalone.
Il sito, candidato al censimento nazionale del FAI “I Luoghi del Cuore”, è la tappa principale del percorso storico- archeologico proposto a Palagonia, insieme alla Basilica di San Giovanni e al Pozzo Blandini. Zona archeologica di grande rilievo, esplorata da Paolo Orsi nel 1917, le Coste di Santa Febronia prendono nome dall’eremo dedicato al culto dalla santa patrona del paese, basilica rupestre risalente al VI-VII sec, principale monumento della città di Palagonia. Si tratta di un ambiente ricavato da una precedente tomba preistorica, e che attraverso varie trasformazioni venne adibito a luogo di culto. Le Coste di Santa Febronia conservano, infatti, anche notevoli resti di un villaggio databile al II millennio a.C. .
Durante le Giornate FAI d’Autunno la Stazione Marittima di Messina offre la possibilità di osservare le manovre con cui i convogli vengono guidati sui binari interni delle navi tramite le storiche invasature, un rito quotidiano che dura da oltre un secolo e che muove volumi di traffico paragonabili a quelli dei grandi trafori alpini. Ma il vero cuore dell'esperienza sarà una riscoperta d’eccezione: l'opportunità esclusiva di accedere al Salone Mosaico per ammirare da vicino l'imponente Mosaico dell'Impero di Michele Cascella, gigantesca opera musiva che i lavori di restyling della stazione hanno lasciato nell'ombra per anni. L'opera è una cerniera funzionale con un forte impatto visivo per coloro che, arrivando dal mare a bordo dei traghetti in navigazione lungo lo Stretto di Messina, trovano sullo sfondo questa enorme “abside” di travertino d'Alcamo. Sono previste visite interattive per chi ha ridotte capacità motorie, per ipovedenti e non vedenti con l'ausilio di materiali tattili.
Il Museo dei Relitti greci e l’attiguo laboratorio di restauro sorgono a pochi passi dal mare, all'interno dell'area archeologica di Bosco Littorio, a Gela. La nascita del museo, moderno polo di 4.000 metri quadrati incastonato in un ambiente costiero di grande fascino naturalistico e storico, è legata allo straordinario ritrovamento, avvenuto nel 1998 nei fondali del golfo di Gela, del relitto di una nave oneraria greca arcaica naufragata circa 2.500 anni fa. Dopo il delicato recupero delle strutture lignee e un complesso intervento di restauro internazionale eseguito a Portsmouth per garantirne la conservazione, lo scafo (“Gela I”) è tornato in Sicilia. L’edificio museale è stato inaugurato per offrire una dimora definitiva a questa eccezionale testimonianza dei traffici commerciali e della navigazione antica nel Mediterraneo. Poco distante, a Bosco Littorio, prosegue oggi lo scavo e il restauro del relitto “Gela II”.
Nel 1627 gli Agostiniani della Congregazione di Osservanza di Centorbi, insediati nel feudo di Polleri, decisero di trasferirsi nel centro della città di Piazza Armerina, nei pressi del Castello Aragonese, dove costruirono una cappella con il titolo di Maria Santissima della Neve. Tra il 1679 ed il 1680, a causa della espansione della comunità religiosa, si decise di edificare una chiesa più grande, con le forme dell’attuale edificio. Nel 1697 si eseguirono nel complesso imponenti lavori di restauro per riparare i danni del terremoto del 1693. Nel 1867 gli Agostiniani, a causa delle leggi del Regno d'Italia, vennero cacciati dal convento, che rimase abbandonato per poi crollare nel 1891. Nel 1913 il complesso divenne di proprietà delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto e la chiesa di proprietà della Parrocchia Maria Santissima delle Vittorie. La comunità religiosa iniziò i lavori di ricostruzione del convento e di restauro della chiesa.
La Cava Gonfalone è una cavità artificiale imponente, ampia 1,5 ettari e alta fino a 12 metri, scavata nel cuore della città di Ragusa e tra le più spettacolari della Sicilia. Questa straordinaria rete di cave sotterranee sono state scavate nel calcare a partire dal Settecento per estrarre la pietra bianca usata nella ricostruzione della città dopo il devastante terremoto del 1693. Cava Gonfalone è “la città in negativo”, lo specchio sotterraneo che ha permesso la nascita della Ragusa visibile in superficie Cava Gonfalone: un momento della storia di Ragusa rimasto intatto, dove i segni del piccone dei pirriaturi e delle seghe circolari ancora parlano, parete dopo parete. I visitatori si troveranno immersi in un'atmosfera fuori dal tempo, dove ogni segno sulla roccia è una firma lasciata dall'uomo.
Durante le Giornate FAI d’Autunno è possibile visitare la Biblioteca, all’interno del Palazzo Arcivescovile, e il Museo Diocesano, che custodisce una collezione di arte sacra, comprendente opere pittoriche, sculture, argenti e paramenti liturgici, testimonianze della ricca tradizione spirituale e artistica della Chiesa siracusana. La Biblioteca, fondata nel 1780, fu voluta e finanziata dal vescovo Giambattista Alagona per fungere da Pubblica Libreria a servizio della gioventù siracusana. Per difendere la collezione dai furti, il vescovo emanò un severo decreto di scomunica contro chiunque sottraesse libri o manoscritti. Le collezioni si ampliarono grazie ad acquisti mirati a Napoli, come la Bibbia Poliglotta del 1652, e ai lasciti di illustri famiglie e studiosi locali. Dopo un lungo cammino, il museo è divenuto oggi spazio espositivo e luogo di testimonianza, custode della fede e dell’arte della comunità siracusana.
Apre al pubblico un bene particolare e di grande fascino, il Faro di San Vito Lo Capo, uno dei più importanti della Sicilia, che rappresenta uno dei simboli della cittadina del Trapanese. La torre si erge a 43 metri sul livello del mare. La costruzione del faro si deve al Regno Borbonico. La visita si compone di due parti: la prima, accessibile a tutti, si svolge nell'area alla base della torre del faro, dove saranno mostrati gli strumenti utilizzati nel corso del tempo per il funzionamento di questo faro. Una seconda parte prevede l’accesso alla sommità della torre dove è posizionata la lente del faro. Per raggiungere la sommità del faro sono presenti circa 200 gradini di una scala a chiocciola. La salita in cima al faro è sconsigliata a chi soffre di claustrofobia, vertigini, difficoltà motorie e cardiopatici. Non potranno accedere bambini piccoli e animali, anche di piccola taglia. Le visite potranno essere interrotte nel caso di condizioni meteo avverse e non idonee.
L'elenco completo delle aperture in Sicilia per le Giornate Fai d'Autunno e le modalità di partecipazione sono consultabili online.
L’iniziativa, organizzata dalle Delegazioni e dai Gruppi FAI presenti anche in Sicilia con il fondamentale contributo dei giovani volontari, invita il pubblico a scoprire l'immenso patrimonio storico, artistico e ambientale che ci circonda, grazie alle visite a contributo libero che per due giorni daranno vita a un grande racconto diffuso e corale, fatto di monumenti, architetture, paesaggi, opere d'arte, tradizioni e storie che rappresentano i territori e le comunità che li vivono.
Palermo
A Palermo sono quattro le aperture straordinarie previste per questa edizione. nel capoluogo siciliano è prevista l'apertura eccezionale al pubblico di 4 luoghi. In primo piano Palazzo Sclafani con il progetto di accessibilità, in collaborazione con il Comando Militare Esercito Sicilia e con il contributo dell’Assessorato regionale dei beni culturali. E poi gli Ipogei di Palazzo Marchesi, la Sede dell’Ordine degli Architetti e la Cappella della Confraternita del Porto e Riporto. Ve ne abbiamo parlato qui.Le aperture più interessanti nel resto della Sicilia
Burgio (AG)
Durante le Giornate FAI d’Autunno si potrà percorrere il borgo di Burgio, piccolo gioiello della Sicilia interna situato nell’alta valle del fiume Verdura, toccando i luoghi che lo rendono un simbolo dell’artigianato Made in Italy, e non solo. Tra le tappe, la Fonderia di Campane Virgadamo, una delle botteghe più antiche d’Italia, risalente al Cinquecento. I visitatori potranno scoprire antiche tecniche costruttive e toccare con mano stampi storici, oltre ad ascoltare il rintocco delle campane appena create. Aprirà poi l’Antica Bottega Caravella, l’unica bottega rimasta a custodire la lavorazione storica della ceramica smaltata di Burgio. Tra le aperture imperdibili, la Chiesa e Convento dei Cappuccini, celebre per ospitare il suggestivo Museo delle Mummie. e il Castello Peralta, il più antico monumento del borgo.Catania
Villa Zingali-TettoNel 1926 l'avvocato Paolo Zingali Tetto affidò la progettazione della sua dimora a Paolo Lanzerotti, raffinato progettista catanese. La costruzione terminò nel 1930 e fu abitata dall’avvocato sino alla sua morte. L’immobile, su disposizione testamentaria dello stesso avvocato, venne donato all'Università di Catania e nel 1996 e venne destinato a Museo della Rappresentazione. Dal 2015 è parte del Sistema Museale di Ateneo. Lanzerotti disegna l'impianto planimetrico della villa con giardino all'italiana posto lateralmente e l’agrumeto nella parte retrostante. La villa si eleva su due piani con rez-de-chaussée e piano nobile, collegati da un ascensore in ferro battuto. Gli interni, riccamente decorati, sono frutto della collaborazione di Lanzerotti con gli artigiani Gaetano D’Emanuele. Il museo apre al pubblico per un percorso alla scoperta della villa.
Acireale (CT)
Palazzo Nicolosi di Villagrande - Ingresso riservato agli Iscritti FAIL’edificio, costruito fra il 1872 ed il 1878 a opera dell’ingegnere edile Saverio Cambria per volere di Carmelo Nicolosi Pennisi, quinto Barone di Villagrande e i suoi fratelli Angelo e Sebastiano, presenta elementi di ispirazione rinascimentale, come il bugnato diamantato del piano terra. Alla fine degli anni Cinquanta, con la scomparsa della Baronessa Lina Asmundo di Gisira Nicolosi, il primo piano del palazzo fu oggetto di interventi edilizi ed il salone ottocentesco, oggi oggetto di visita, venne accorpato ad una parte dell’edificio che non conserva più i decori dell’impianto originario, del quale resta lo scalone.
Palagonia (CT)
Parco archeologico e geologico Coste di Santa FebroniaIl sito, candidato al censimento nazionale del FAI “I Luoghi del Cuore”, è la tappa principale del percorso storico- archeologico proposto a Palagonia, insieme alla Basilica di San Giovanni e al Pozzo Blandini. Zona archeologica di grande rilievo, esplorata da Paolo Orsi nel 1917, le Coste di Santa Febronia prendono nome dall’eremo dedicato al culto dalla santa patrona del paese, basilica rupestre risalente al VI-VII sec, principale monumento della città di Palagonia. Si tratta di un ambiente ricavato da una precedente tomba preistorica, e che attraverso varie trasformazioni venne adibito a luogo di culto. Le Coste di Santa Febronia conservano, infatti, anche notevoli resti di un villaggio databile al II millennio a.C. .
Messina
Salone dei mosaici della Stazione MarittimaDurante le Giornate FAI d’Autunno la Stazione Marittima di Messina offre la possibilità di osservare le manovre con cui i convogli vengono guidati sui binari interni delle navi tramite le storiche invasature, un rito quotidiano che dura da oltre un secolo e che muove volumi di traffico paragonabili a quelli dei grandi trafori alpini. Ma il vero cuore dell'esperienza sarà una riscoperta d’eccezione: l'opportunità esclusiva di accedere al Salone Mosaico per ammirare da vicino l'imponente Mosaico dell'Impero di Michele Cascella, gigantesca opera musiva che i lavori di restyling della stazione hanno lasciato nell'ombra per anni. L'opera è una cerniera funzionale con un forte impatto visivo per coloro che, arrivando dal mare a bordo dei traghetti in navigazione lungo lo Stretto di Messina, trovano sullo sfondo questa enorme “abside” di travertino d'Alcamo. Sono previste visite interattive per chi ha ridotte capacità motorie, per ipovedenti e non vedenti con l'ausilio di materiali tattili.
Gela (CL)
Laboratorio di restauro della “Gela II” e Museo dei RelittiIl Museo dei Relitti greci e l’attiguo laboratorio di restauro sorgono a pochi passi dal mare, all'interno dell'area archeologica di Bosco Littorio, a Gela. La nascita del museo, moderno polo di 4.000 metri quadrati incastonato in un ambiente costiero di grande fascino naturalistico e storico, è legata allo straordinario ritrovamento, avvenuto nel 1998 nei fondali del golfo di Gela, del relitto di una nave oneraria greca arcaica naufragata circa 2.500 anni fa. Dopo il delicato recupero delle strutture lignee e un complesso intervento di restauro internazionale eseguito a Portsmouth per garantirne la conservazione, lo scafo (“Gela I”) è tornato in Sicilia. L’edificio museale è stato inaugurato per offrire una dimora definitiva a questa eccezionale testimonianza dei traffici commerciali e della navigazione antica nel Mediterraneo. Poco distante, a Bosco Littorio, prosegue oggi lo scavo e il restauro del relitto “Gela II”.
Piazza Armerina (EN)
Chiesa Madonna della Neve Piazza ArmerinaNel 1627 gli Agostiniani della Congregazione di Osservanza di Centorbi, insediati nel feudo di Polleri, decisero di trasferirsi nel centro della città di Piazza Armerina, nei pressi del Castello Aragonese, dove costruirono una cappella con il titolo di Maria Santissima della Neve. Tra il 1679 ed il 1680, a causa della espansione della comunità religiosa, si decise di edificare una chiesa più grande, con le forme dell’attuale edificio. Nel 1697 si eseguirono nel complesso imponenti lavori di restauro per riparare i danni del terremoto del 1693. Nel 1867 gli Agostiniani, a causa delle leggi del Regno d'Italia, vennero cacciati dal convento, che rimase abbandonato per poi crollare nel 1891. Nel 1913 il complesso divenne di proprietà delle Suore della Sacra Famiglia di Spoleto e la chiesa di proprietà della Parrocchia Maria Santissima delle Vittorie. La comunità religiosa iniziò i lavori di ricostruzione del convento e di restauro della chiesa.
Ragusa
Cava GonfaloneLa Cava Gonfalone è una cavità artificiale imponente, ampia 1,5 ettari e alta fino a 12 metri, scavata nel cuore della città di Ragusa e tra le più spettacolari della Sicilia. Questa straordinaria rete di cave sotterranee sono state scavate nel calcare a partire dal Settecento per estrarre la pietra bianca usata nella ricostruzione della città dopo il devastante terremoto del 1693. Cava Gonfalone è “la città in negativo”, lo specchio sotterraneo che ha permesso la nascita della Ragusa visibile in superficie Cava Gonfalone: un momento della storia di Ragusa rimasto intatto, dove i segni del piccone dei pirriaturi e delle seghe circolari ancora parlano, parete dopo parete. I visitatori si troveranno immersi in un'atmosfera fuori dal tempo, dove ogni segno sulla roccia è una firma lasciata dall'uomo.
Siracusa
Biblioteca Alagoniana e Museo DiocesanoDurante le Giornate FAI d’Autunno è possibile visitare la Biblioteca, all’interno del Palazzo Arcivescovile, e il Museo Diocesano, che custodisce una collezione di arte sacra, comprendente opere pittoriche, sculture, argenti e paramenti liturgici, testimonianze della ricca tradizione spirituale e artistica della Chiesa siracusana. La Biblioteca, fondata nel 1780, fu voluta e finanziata dal vescovo Giambattista Alagona per fungere da Pubblica Libreria a servizio della gioventù siracusana. Per difendere la collezione dai furti, il vescovo emanò un severo decreto di scomunica contro chiunque sottraesse libri o manoscritti. Le collezioni si ampliarono grazie ad acquisti mirati a Napoli, come la Bibbia Poliglotta del 1652, e ai lasciti di illustri famiglie e studiosi locali. Dopo un lungo cammino, il museo è divenuto oggi spazio espositivo e luogo di testimonianza, custode della fede e dell’arte della comunità siracusana.
San Vito Lo Capo (TP)
Faro di San Vito Lo CapoApre al pubblico un bene particolare e di grande fascino, il Faro di San Vito Lo Capo, uno dei più importanti della Sicilia, che rappresenta uno dei simboli della cittadina del Trapanese. La torre si erge a 43 metri sul livello del mare. La costruzione del faro si deve al Regno Borbonico. La visita si compone di due parti: la prima, accessibile a tutti, si svolge nell'area alla base della torre del faro, dove saranno mostrati gli strumenti utilizzati nel corso del tempo per il funzionamento di questo faro. Una seconda parte prevede l’accesso alla sommità della torre dove è posizionata la lente del faro. Per raggiungere la sommità del faro sono presenti circa 200 gradini di una scala a chiocciola. La salita in cima al faro è sconsigliata a chi soffre di claustrofobia, vertigini, difficoltà motorie e cardiopatici. Non potranno accedere bambini piccoli e animali, anche di piccola taglia. Le visite potranno essere interrotte nel caso di condizioni meteo avverse e non idonee.
L'elenco completo delle aperture in Sicilia per le Giornate Fai d'Autunno e le modalità di partecipazione sono consultabili online.
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