SANITÀ

HomeSanità

Analisi e visite, in Sicilia è protesta: perché si rischia lo stop dei laboratori convenzionati

Il rischio, denunciano le associazioni di categoria, è che il sistema tariffario renda economicamente insostenibile l'erogazione di molte prestazioni. Che cosa succede

Annalisa Ciprì
Giornalista
  • 21 luglio 2026

La protesta dei laboratori privati accreditati con il Servizio sanitario nazionale non nasce all'improvviso. Dietro la minaccia di una serrata che potrebbe coinvolgere anche la Sicilia c'è una vicenda che va avanti da oltre due anni, fatta di decreti ministeriali, ricorsi ai tribunali amministrativi, sentenze della Corte costituzionale, trattative con la Regione e un nodo che, ancora oggi, resta irrisolto: quanto vale davvero una prestazione sanitaria?

Il rischio, denunciano le associazioni di categoria, è che l'attuale sistema tariffario renda economicamente insostenibile l'erogazione di molte prestazioni in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Se il confronto con Governo e Regioni non dovesse produrre risultati, la conseguenza potrebbe essere una sospensione delle attività convenzionate, con inevitabili ripercussioni per i cittadini. La questione ruota attorno al nuovo nomenclatore tariffario nazionale, cioè l'elenco che stabilisce quanto il Servizio sanitario nazionale rimborsa alle strutture accreditate per ogni prestazione specialistica, dagli esami del sangue alle analisi microbiologiche, passando per cardiologia, fisioterapia e diagnostica ambulatoriale.

L'aggiornamento delle tariffe era atteso da anni e si è reso necessario dopo l'entrata in vigore dei nuovi Livelli essenziali di assistenza (LEA). Tuttavia, secondo le associazioni dei laboratori, molti importi fissati dal Ministero risultano inferiori ai costi realmente sostenuti per eseguire gli esami, soprattutto dopo l'aumento dei prezzi di reagenti, energia, dispositivi medici e personale qualificato. È proprio questo il punto su cui si concentra la protesta, ovvero continuare a erogare alcune prestazioni significherebbe, secondo gli operatori, lavorare in perdita. In Sicilia il tema assume un peso ancora maggiore. Una parte consistente della diagnostica territoriale viene infatti garantita da laboratori e poliambulatori privati accreditati.

Secondo Federbiologi Sicilia, tra le organizzazioni più attive, guidata dal segretario regionale Pietro Miraglia, circa il 75% delle prestazioni di laboratorio viene erogato da queste strutture, che rappresentano un tassello essenziale della rete sanitaria regionale. Questo significa che un'eventuale sospensione dell'attività convenzionata non rappresenterebbe soltanto una vertenza economica tra imprese e istituzioni, ma potrebbe tradursi in un rallentamento dell'accesso alle analisi cliniche, con liste d'attesa più lunghe e maggiore pressione sugli ospedali pubblici.

Nel corso dell'audizione davanti alla Commissione Salute dell'Assemblea Regionale Siciliana e successivamente durante un confronto con l'Assessorato regionale della Salute, l'associazione ha quindi chiesto la revisione del decreto regionale che recepisce la nuova programmazione economica della specialistica convenzionata. Secondo Federbiologi, il problema non riguarda soltanto il livello delle tariffe nazionali, ma anche il modo in cui queste vengono recepite nella programmazione regionale.

L'esempio più citato riguarda il test del PSA, utilizzato per la prevenzione del tumore della prostata: secondo l'associazione verrebbe remunerato circa 3 euro, a fronte di un costo vivo stimato in circa 4,50 euro per il laboratorio. Un differenziale che, moltiplicato per migliaia di prestazioni, rischierebbe di compromettere la sostenibilità economica delle strutture. Per Federbiologi, imporre l'erogazione di prestazioni a tariffe inferiori ai costi reali rischia di mettere in difficoltà non solo i bilanci delle aziende sanitarie private, ma anche la continuità assistenziale garantita ai cittadini. La Sicilia aveva già cercato di intervenire.

Con la legge regionale n. 26 del 2025 era stato previsto un contributo straordinario di 15 milioni di euro destinato a integrare alcune tariffe della specialistica ambulatoriale, in particolare nei settori della patologia clinica, della fisioterapia e della cardiologia. L'obiettivo era compensare almeno in parte gli effetti delle nuove tariffe nazionali, considerate troppo basse dagli operatori del settore.

La norma è stata successivamente confermata dalla Corte costituzionale, che ha ritenuto legittimo l'intervento regionale perché finalizzato a garantire l'effettiva erogazione dei LEA e non a introdurre nuove prestazioni sanitarie. Secondo Federbiologi, però, una parte delle somme previste per il 2025 non sarebbe stata ancora liquidata e, soprattutto, manca un analogo intervento finanziario per il 2026. È uno dei principali punti di scontro con l'Assessorato regionale della Salute.

La trattativa è ancora aperta. Nei mesi scorsi le rappresentanze del settore sono state ricevute dall'Assessorato regionale. L'incontro si è concluso senza decisioni operative immediate: l'Amministrazione si è riservata di approfondire le richieste avanzate dalle categorie, mentre le associazioni hanno ribadito la necessità di modificare il decreto regionale e individuare nuove risorse per evitare il peggioramento della situazione economica delle strutture.

Nel frattempo, a livello nazionale, continua il confronto sulle tariffe della specialistica ambulatoriale, con le organizzazioni di categoria che chiedono una revisione dei valori economici e una maggiore aderenza ai costi effettivi delle prestazioni. Ma cosa succederebbe in caso di serrata? L'ipotesi della serrata non significherebbe necessariamente la chiusura dei laboratori. Lo scenario più probabile riguarderebbe la sospensione delle prestazioni erogate in convenzione con il Servizio sanitario nazionale, mentre potrebbero continuare le attività in regime privatistico, secondo le decisioni delle singole strutture.

Per i cittadini questo potrebbe tradursi nella necessità di rinviare esami programmati, rivolgersi ad altre strutture o attendere tempi più lunghi nelle aziende sanitarie pubbliche. Le prestazioni maggiormente interessate sarebbero quelle di laboratorio, che rappresentano una parte significativa della diagnostica quotidiana, quindi esami ematochimici, analisi delle urine, test microbiologici e numerosi accertamenti prescritti dai medici di medicina generale e dagli specialisti.

Una questione che riguarda l'intero sistema sanitario. Al di là dello scontro sulle tariffe, la vicenda apre un tema più ampio: il rapporto tra sanità pubblica e strutture accreditate. Negli ultimi anni la rete dei laboratori privati è diventata un elemento fondamentale per garantire l'accesso rapido alla diagnostica sul territorio, soprattutto nelle aree dove il sistema pubblico fatica a soddisfare la domanda.

Per questo motivo il confronto tra Governo, Regione e associazioni di categoria assume un valore che va oltre la vertenza economica. Da una parte c'è l'esigenza di contenere la spesa sanitaria; dall'altra quella di garantire che le prestazioni essenziali possano continuare a essere erogate senza compromettere la sostenibilità delle strutture che le forniscono. La partita è ancora aperta. Sarà proprio l'esito del confronto istituzionale a stabilire se la protesta resterà una minaccia o si tradurrà in uno stop che potrebbe coinvolgere migliaia di cittadini siciliani in attesa di un esame diagnostico.
Ti è piaciuto questo articolo?
Seguici anche sui social
Iscriviti alla newsletter
Cliccando su "Iscriviti" confermo di aver preso visione dell'informativa sul trattamento dei dati.

LEGGI ANCHE