SANITÀ

Dove vaccinarsi contro la difterite a Palermo, parla Cascio: "L'assalto ai centri è positivo"

Abbiamo fatto il punto sulla situazione con Antonio Cascio, direttore della UOC Malattie Infettive del Policlinico per comprendere meglio l'emergenza. L'intervista

  • 25 agosto 2026

Il direttore della UOC Malattie Infettive del Policlinico di Palermo Antonio Cascio

L'ombra della difterite torna a scuotere Palermo: a trent'anni dalla sua scomparsa dai radar clinici italiani, la recente tragedia che ha colpito una bambina non vaccinata riaccende i riflettori sulla necessità di non abbassare mai la guardia contro malattie che consideravamo ormai relegate ai libri di storia.

Abbiamo deciso di fare il punto sulla situazione con il professore Antonio Cascio, direttore della UOC Malattie Infettive del Policlinico di Palermo per capire se ci troviamo di fronte ad un’emergenza che deve farci tenere l’asticella dell’allerta alta anche alla luce della recente corsa ai centri vaccinali.

«Per il calendario vaccinale, sono previste delle dosi a partire dal terzo mese di vita del bambino – spiega Cascio a Balarm -. Poi, bisogna fare dosi di richiamo al quinto e al dodicesimo mese. Successivamente, occorre effettuare una quarta dose intorno ai 5 anni e sono previste ulteriori dosi tra i 15 e i 18 anni, e, poi, ogni 10 anni. Nei bambini le vaccinazioni sono obbligatorie: altrimenti non si può essere ammessi a scuola. Se entro i primi mesi di vita non si è fatto il vaccino, bisogna cominciare un ciclo vaccinale per intero, anche se si è adulti».

La domanda che, ultimamente, tutti si pongono è come agisca il vaccino contro la difterite e a cosa serva nel concreto: «L'importanza del vaccino risiede nella protezione nei confronti degli effetti nocivi della tossina – prosegue il direttore della UOC Malattie Infettive del Policlinico di Palermo -. Il vaccino non protegge dall'infezione del batterio: quindi, anche una persona vaccinata può essere contagiata, tale infezione resterà asintomatica e questa persona potrà potenzialmente contagiare altre persone».

Secondo l’esperto, in un 10% dei casi delle persone vaccinate, si potrebbe sviluppare una forma prodromica, caratterizzata da lievi sintomi come mal di gola e tonsillite. Queste persone, poi, potranno andare incontro o alla guarigione, soprattutto se vengono somministrati gli antibiotici corretti, oppure alla difterite membranosa, in cui compaiono delle pseudomembrane aderenti alla mucosa delle tonsille. Si dovrebbe prendere, in questi casi, in considerazione la possibilità di fare il siero antidifterico, soprattutto nei casi in cui il paziente non ha una sufficiente quantità di anticorpi contro la tossina difterica.

Come si fa allora la diagnosi? «C’è un sospetto clinico quando compaiono placche grigiastre aderenti a tonsille e faringe o alla mucosa nasale -precisa Cascio -. Se non si è sicuri di essere stati vaccinati, è corretto somministrare il siero antidifterico. Nel recente caso specifico, in cui non c’erano casi clinici in Italia da 30 anni, fare la diagnosi diventa più complesso quando si pensa che la malattia non sia presente nell’area geografica».

Da qui una vera e propria corsa ai vaccini: «Ben venga che le persone capiscano l'importanza di essere vaccinate - conclude l’esperto -. È una notizia positiva l’assalto ai centri. Sicuramente è successo qualcosa di gravissimo: ci auguriamo che non ci sia nessun altro caso clinico.

È un evento che ci deve far riflettere sull’importanza del vaccino e sul fatto che questi microrganismi che credevamo scomparsi, in realtà, ci sono ancora. Ma facciamo chiarezza: il vaccino, come dicevo, non protegge dall’infezione. Chi è stato vaccinato può ospitare questo microbo nella gola occasionalmente.

Cosa è cambiato rispetto al passato? Magari abitudini, viaggi o arrivi, nell’Isola, di persone che non avevano effettuato il ciclo vaccinale provenienti da contesti epidemici diversi. Sono ipotesi, ovviamente. L’unica certezza è che è importante vaccinarsi.

Allo stato attuale è fondamentale anche individuare le persone, nell’ambito di familiari e amici dei bambini con difterite, che possono essere portatori sani: queste dovranno sottoporsi a un ciclo antibiotico per eradicare il microrganismo e far sì che queste persone non possano contagiarne altre».

È possibile inoltre prenotare il proprio appuntamento nei vari centri dell'Asp nel sito per sottoporsi alla vaccinazione.
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