Arrivò in Sicilia con Ulisse e creò Spaccaforno: Saraghina, la maga (beniamina) delle donne
Si dice che fosse arrivata sull'Isola a bordo della nave di Ulisse e che qui svolgesse magie che poi avrebbe tramandato ad altre donne, le cosiddette fattucchiere
Saraghina
La voce di Ecate la guida nel buio quando perde la via, le mani di Demetra estirpano dal suo cammino ogni radice sterile, instillando gocce di fertile sapienza. Dicono venga dall’Oriente e il mistero l’avvolge, Saraghina si chiama e per tutti maga siciliana è diventata.
A lei, l’Isola deve rispetto perché creatrice di Spaccaforno, nota come Ispica. Nel tempo in cui i grandi fondatori di città e terre erano uomini, secondo la tradizione popolare, lei arriva sulle coste siciliane a rompere un dogma millenario. Non si hanno informazioni sul suo nome, ma potrebbe derivare dall'arabo sharqiyyūn (orientali) o da sarqiyīn (abitanti del deserto). E proprio dall’Oriente intraprende quel viaggio che l’ha condotta fino a noi, ma non a bordo di una nave qualunque, quella del mitico Ulisse.
Dopo un lungo viaggio arriva nella “Isola del Sole”, detta anche Trinacia (XII Odissea), luogo in cui pascolano le sacre greggi del dio del Sole Elio, e dove avviene per l’eroe mitico la tragedia del furto dei buoi divini predetta da Circe. Ma quello di Ulisse è un altro destino, che non devia dalla strada Saraghina che sbarcherà proprio nel porto Ulisse di Ispica, a punta Cirica, dal nome della maga Circe.
Giunta in questo paradiso di grotte e falesie, guidata da Ecate, madre della notte e della magia e dalle ninfe di Demetra, madre della terra, apprende l’uso curativo delle piante e dei misteri della natura. Paga di insegnamenti e conoscenza raggiunge Cava d’Ispica, la vallata custode di necropoli preistoriche, catacombe cristiane, oratori rupestri, eremi monastici e fonda proprio Spaccaforno, oggi nota come Ispica.
Forse dal latino gypsum ("calce") o dal greco gupsike kaminos ("fornace da calce"), che si ricollega alla zona vicina di Cava d’Ispica ricca di tombe a forno, qui la misteriosa Saraghina pare svolgesse i suoi riti e medicazioni, seguendo i cicli della natura e anche quelli delle stelle, iniziando pure altre donne alla cura e riti con erbe.
Lo storico ed etnologo palermitano Giuseppe Pitrè cita Saraghina, forse con uno sguardo rigido, quando parla in merito delle donne “fattucchiere” presenti a Spaccaforno. Figure terribilissime e che non hanno potuto estirpare, perché proprio in quella terra c’era la nostra maga che ha tramandato loro le magie.
Maga, curatrice e astronoma Saraghina, dunque, incarna tutto ciò che incute timore ai più, per mancanza di conoscenza e altra visione. Ma rimane una figura mitica e leggendaria per il destino di Ispica da non confondere con un’altra Saraghina. Quella felliniana che in "8 ½" è colei che inizia il protagonista alla sessualità.
Si dice che quando la terra la chiamò a sé venne sepolta dove per la prima volta mise radici nell’Isola: con lo sguardo e le membra rivolte verso Oriente dove cielo, mare e terra si fondono.
A lei, l’Isola deve rispetto perché creatrice di Spaccaforno, nota come Ispica. Nel tempo in cui i grandi fondatori di città e terre erano uomini, secondo la tradizione popolare, lei arriva sulle coste siciliane a rompere un dogma millenario. Non si hanno informazioni sul suo nome, ma potrebbe derivare dall'arabo sharqiyyūn (orientali) o da sarqiyīn (abitanti del deserto). E proprio dall’Oriente intraprende quel viaggio che l’ha condotta fino a noi, ma non a bordo di una nave qualunque, quella del mitico Ulisse.
Dopo un lungo viaggio arriva nella “Isola del Sole”, detta anche Trinacia (XII Odissea), luogo in cui pascolano le sacre greggi del dio del Sole Elio, e dove avviene per l’eroe mitico la tragedia del furto dei buoi divini predetta da Circe. Ma quello di Ulisse è un altro destino, che non devia dalla strada Saraghina che sbarcherà proprio nel porto Ulisse di Ispica, a punta Cirica, dal nome della maga Circe.
Giunta in questo paradiso di grotte e falesie, guidata da Ecate, madre della notte e della magia e dalle ninfe di Demetra, madre della terra, apprende l’uso curativo delle piante e dei misteri della natura. Paga di insegnamenti e conoscenza raggiunge Cava d’Ispica, la vallata custode di necropoli preistoriche, catacombe cristiane, oratori rupestri, eremi monastici e fonda proprio Spaccaforno, oggi nota come Ispica.
Forse dal latino gypsum ("calce") o dal greco gupsike kaminos ("fornace da calce"), che si ricollega alla zona vicina di Cava d’Ispica ricca di tombe a forno, qui la misteriosa Saraghina pare svolgesse i suoi riti e medicazioni, seguendo i cicli della natura e anche quelli delle stelle, iniziando pure altre donne alla cura e riti con erbe.
Lo storico ed etnologo palermitano Giuseppe Pitrè cita Saraghina, forse con uno sguardo rigido, quando parla in merito delle donne “fattucchiere” presenti a Spaccaforno. Figure terribilissime e che non hanno potuto estirpare, perché proprio in quella terra c’era la nostra maga che ha tramandato loro le magie.
Maga, curatrice e astronoma Saraghina, dunque, incarna tutto ciò che incute timore ai più, per mancanza di conoscenza e altra visione. Ma rimane una figura mitica e leggendaria per il destino di Ispica da non confondere con un’altra Saraghina. Quella felliniana che in "8 ½" è colei che inizia il protagonista alla sessualità.
Si dice che quando la terra la chiamò a sé venne sepolta dove per la prima volta mise radici nell’Isola: con lo sguardo e le membra rivolte verso Oriente dove cielo, mare e terra si fondono.
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