Bartolo candidato alla Regione: in Sicilia Renzi sconvolge gli alleati (e il campo largo)
Dal palco della Leopolda, il leader di Italia Viva lancia la candidatura del medico di Lampedusa. Prime tensioni. La Vardera: "Bene, ma io resto candidato"
Matteo Renzi e Pietro Bartolo sul palco della Leopolda
È dal palco della Leopolda 14 che arriva una delle novità politiche destinate a movimentare la prossima sfida per la Presidenza della Regione Siciliana. Matteo Renzi mette sul tavolo il nome di Pietro Bartolo e annuncia il sostegno di Italia Viva alla sua candidatura. Un’investitura arrivata al termine di tre giorni che hanno riunito a Firenze centinaia di giovani e migliaia di partecipanti, tra idee, proposte, esperienze e racconti, con la Sicilia che è tornata al centro del confronto politico.
Quello di Bartolo non è un nome qualunque. È un volto che la Sicilia e l’Italia hanno imparato a conoscere negli anni più drammatici degli sbarchi a Lampedusa, quando sull’isola arrivavano migliaia di persone dopo viaggi nel deserto e traversate del Mediterraneo. Un medico diventato testimone di una delle grandi emergenze umanitarie del nostro tempo e, oggi, un possibile candidato alla guida della Regione.
È stato protagonista degli anni più drammatici dell’emergenza migratoria, quelli successivi alla strage del 3 ottobre 2013 e alle grandi ondate di arrivi del 2014 e del 2015. Il suo nome è legato a Lampedusa, ma anche alla politica: dal 2019 al 2024 è stato europarlamentare nelle file del Partito democratico. Nel 2025 ha lasciato il Pd e, nel 2026, ha aderito al progetto Casa Riformista promosso da Matteo Renzi.
È proprio con Renzi che il rapporto affonda le radici negli anni in cui l’ex sindaco di Firenze era presidente del Consiglio. Bartolo fu insignito nel 2014 del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica. Due anni dopo, alla Leopolda 7, salì sul palco accanto a Renzi, ringraziandolo pubblicamente per l’impegno del governo italiano sul fronte dell’immigrazione. Un rapporto politico e personale che oggi riemerge con una candidatura destinata ad aprire una nuova partita nel centrosinistra siciliano.
Nel suo intervento è tornato alle origini, a quel molo Favaloro dove per anni ha incontrato persone arrivate dal mare. «Vengo da Lampedusa, sono un medico e mi sono occupato della migrazione ma non solo», ha detto. Poi il racconto dei suoi due «record»: il primo, quello di aver «visitato, curato e ascoltato, salvato quando è stato possibile più di 350 mila persone». Il secondo, quello che definisce con dolore e vergogna: essere stato tra i medici che hanno effettuato più ispezioni cadaveriche.
«Una cosa che ti stravolge e che ti fa male», ha spiegato Bartolo, ricordando come dietro quelle morti ci siano politiche e barriere. «C’è qualcuno che non li vuole, c’è qualcuno che crea delle barriere, c’è qualcuno che mette dei muri», ha detto, criticando anche gli accordi con Paesi terzi e con Stati nei quali, secondo la sua denuncia, «vige la dittatura».
Bartolo ha quindi indicato la condizione che, secondo lui, dovrà accompagnare la sfida: un centrosinistra capace di superare i veti e trovare una candidatura condivisa. «La Sicilia non può più aspettare. Merita il meglio, merita un centro-sinistra unito, merita risposte concrete», ha scritto.
Poi la precisazione: «Un grande passo avanti rispetto alla candidatura di Armao del 2022. La mia candidatura resta in campo, oggi più che mai».
La candidatura di Bartolo, dunque, è ufficialmente sul tavolo. Ora dovrà misurarsi con il percorso del centrosinistra siciliano, ancora alla ricerca di un’intesa unitaria. Da Lampedusa a Palermo, il medico che per anni ha raccontato al mondo le storie di chi arrivava dal mare si prepara a raccontare, e a provare a cambiare, la Sicilia da un altro punto di vista.
Quello di Bartolo non è un nome qualunque. È un volto che la Sicilia e l’Italia hanno imparato a conoscere negli anni più drammatici degli sbarchi a Lampedusa, quando sull’isola arrivavano migliaia di persone dopo viaggi nel deserto e traversate del Mediterraneo. Un medico diventato testimone di una delle grandi emergenze umanitarie del nostro tempo e, oggi, un possibile candidato alla guida della Regione.
Chi è Pietro Bartolo
Pietro Bartolo, classe 1956, è il medico di Lampedusa diventato uno dei volti più conosciuti della stagione degli sbarchi nel Mediterraneo. Per quasi trent’anni ha lavorato sull’isola, visitando e assistendo centinaia di migliaia di migranti arrivati dopo viaggi nel deserto e traversate del mare. Una storia diventata anche cinematografica grazie a "Fuocoammare" di Gianfranco Rosi, Orso d’oro alla Berlinale nel 2016.È stato protagonista degli anni più drammatici dell’emergenza migratoria, quelli successivi alla strage del 3 ottobre 2013 e alle grandi ondate di arrivi del 2014 e del 2015. Il suo nome è legato a Lampedusa, ma anche alla politica: dal 2019 al 2024 è stato europarlamentare nelle file del Partito democratico. Nel 2025 ha lasciato il Pd e, nel 2026, ha aderito al progetto Casa Riformista promosso da Matteo Renzi.
È proprio con Renzi che il rapporto affonda le radici negli anni in cui l’ex sindaco di Firenze era presidente del Consiglio. Bartolo fu insignito nel 2014 del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica. Due anni dopo, alla Leopolda 7, salì sul palco accanto a Renzi, ringraziandolo pubblicamente per l’impegno del governo italiano sul fronte dell’immigrazione. Un rapporto politico e personale che oggi riemerge con una candidatura destinata ad aprire una nuova partita nel centrosinistra siciliano.
L’investitura alla Leopolda
È stata la Leopolda 14, dal 2 al 4 ottobre a Firenze, a trasformare quella possibilità in un annuncio politico. Tre giorni di incontri, proposte e discussioni, con una forte partecipazione giovanile e migliaia di persone arrivate per ascoltare e confrontarsi. Dal palco Matteo Renzi ha detto chiaramente: «Sosterremo molto volentieri la presidenza della Regione Siciliana la candidatura di Pietro Bartolo». E Bartolo, accolto da una standing ovation, ha raccolto l'investitura senza nascondere la disponibilità alla sfida.Nel suo intervento è tornato alle origini, a quel molo Favaloro dove per anni ha incontrato persone arrivate dal mare. «Vengo da Lampedusa, sono un medico e mi sono occupato della migrazione ma non solo», ha detto. Poi il racconto dei suoi due «record»: il primo, quello di aver «visitato, curato e ascoltato, salvato quando è stato possibile più di 350 mila persone». Il secondo, quello che definisce con dolore e vergogna: essere stato tra i medici che hanno effettuato più ispezioni cadaveriche.
«Una cosa che ti stravolge e che ti fa male», ha spiegato Bartolo, ricordando come dietro quelle morti ci siano politiche e barriere. «C’è qualcuno che non li vuole, c’è qualcuno che crea delle barriere, c’è qualcuno che mette dei muri», ha detto, criticando anche gli accordi con Paesi terzi e con Stati nei quali, secondo la sua denuncia, «vige la dittatura».
«Grazie di cuore a Matteo Renzi»
Dopo l’intervento, Bartolo ha affidato ai social il suo ringraziamento a Renzi: «Vi ringrazio con tutto me stesso», ha scritto, definendo la Leopolda una «fucina di idee e speranza per il futuro del nostro Paese». E poi il passaggio più politico: «Ringrazio di cuore Matteo Renzi anzitutto per avermi invitato ad intervenire» e «per aver pubblicamente affermato di voler sostenere la mia candidatura alla Presidenza della Regione Siciliana».Bartolo ha quindi indicato la condizione che, secondo lui, dovrà accompagnare la sfida: un centrosinistra capace di superare i veti e trovare una candidatura condivisa. «La Sicilia non può più aspettare. Merita il meglio, merita un centro-sinistra unito, merita risposte concrete», ha scritto.
La Vardera resta in campo
L’investitura non chiude però la partita nel centrosinistra. Ismaele La Vardera, leader di Controcorrente e candidato alla presidenza della Regione, ha accolto la discesa in campo di Bartolo con un messaggio di apertura, ma senza fare un passo indietro. «In bocca al lupo a Pietro Bartolo candidato presidente», ha dichiarato. «Persona perbene e stimata. Sarà bello potersi confrontare con lui. A scegliere saranno i siciliani».Poi la precisazione: «Un grande passo avanti rispetto alla candidatura di Armao del 2022. La mia candidatura resta in campo, oggi più che mai».
La candidatura di Bartolo, dunque, è ufficialmente sul tavolo. Ora dovrà misurarsi con il percorso del centrosinistra siciliano, ancora alla ricerca di un’intesa unitaria. Da Lampedusa a Palermo, il medico che per anni ha raccontato al mondo le storie di chi arrivava dal mare si prepara a raccontare, e a provare a cambiare, la Sicilia da un altro punto di vista.
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